pigalle

Pigalle, il quartiere più chiacchierato di Parigi, prende vita grazie a Tres Mixity, un gruppo di attori, musicisti, drag queen e trasformisti che si esibiscono dalle finestre della casa di Bruno Agati, promotore di questa iniziativa.

L’estate scorsa, Bruno Agati, fondatore della compagnia, attore, ballerino e insegnante di modern jazz, coreografo e regista teatrale, ha aperto le due finestre del suo appartamento a Pigalle, ha messo la musica e si è messo a ballare con un amico per un paio di minuti.

La gente si fermava, guardava, fotografava, applaudiva, così, la volta successiva, ha chiamato cinque dei suoi artisti per offrire uno spettacolo gratuito di un’ora per allietare i passanti in un momento storico in cui il Covid ha bloccato ogni esibizione dal vivo.

Lo spettacolo ha suscitato così tanto interesse e il sostegno dell’amministrazione pubblica, che si ripete ormai da un anno, ogni due settimane, il sabato e la domenica.

Le finestre a Pigalle ora sono cinque (la vicina di casa di Agati ha messo a disposizione le sue tre) da cui si affacciano cabarettisti, attori e drag queen che danno vita ad uno spettacolo sfavillante al ritmo dei grandi classici della canzone francese e internazionale.

Trasformisti che interpretano, con tanto di parrucche e costumi, Dalida, Charles Aznavour, Beyoncé, Lady Gaga, Cher, Liza Minelli, Freddie Mercury, Donna Summer o Johnny Hallyday.

Non ho potuto fare a meno di pensare ad un corrispettivo simile che in Italia va in scena da ben 14 anni: Dignità Autonome di Prostituzione, lo spettacolo di Luciano Melchionna, tratto dal format di Luciano Melchionna e Betta Cianchini.

Seppur con certe specifiche differenze, sono evidenti alcune nette similitudini: chissà se Agati abbia mai visto Dignità Autonome di Prostituzione.

Dignità Autonome di Prostituzione è un evento unico nel suo genere che ha scardinato le convenzioni classiche del teatro creando uno spettacolo fatto di testi drammaturgici, canzoni, danza, poesia, giocoleria, impegno politico, sociale e culturale e scatenando ogni volta emozioni, risate e lacrime.

In un Paese in cui lavorare in Teatro è sempre più difficile e sempre meno remunerativo, soprattuto poi in questo ultimo anno e mezzo, l’artista è costretto a “prostituirsi” per poter dare espressione alla propria arte, svendendo il proprio talento come in una qualsiasi contrattazione commerciale.

Gli artisti della “Casa Chiusa dell’Arte” sono alla mercé dello spettatore, protetti dalle regole della Casa. Abbigliati in vestaglia o giacca da camera, adescano i clienti/spettatori che, muniti di “dollarini” consegnati all’ingresso, contrattano per ricevere la propria prestazione.

Le performance sono monologhi della durata di dieci/quindici minuti circa nella stragrande maggioranza scritti da Luciano Melchionna, autore e regista geniale e prolifico, con la capacità di scrivere pezzi che arrivano dritti al cuore, scatenando un turbinio di emozioni.

Lo spettacolo di Luciano Melchionna è, inoltre, una festa della vita, dove le parole d’ordine sono partecipazione, coinvolgimento, empatia, emozione, tutto ciò che solo l’arte è in grado di donare in una sola volta.

In 14 anni di onorata carriera, Dignità Autonome di Prostituzione ha animato i luoghi dell’arte più vari, decostruendoli e riallestendoli in base alle proprie necessità.

Nel 2014 al Teatro Brancaccio la platea fu svuotata delle poltrone e furono creati spazi aperti dove potersi muovere e ballare.

Poteva capitare di assistere ad un monologo teatrale, detto anche “pillola di piacere”, in un camerino, su una balconata della galleria, nella biglietteria o in qualsiasi altro spazio reso disponibile per l’occasione.

Perché, un’altra caratteristica di DAdP è quella di essere uno spettacolo itinerante: lo spettatore si muove alla ricerca dell’attore/prostituto o dell’attrice/prostituta che poi deve seguire nello spazio ad esso/a dedicato.

Inoltre, prima ancora di entrare in teatro, gli attori e le attrici del bordello si esibivano in bella mostra dalle vetrate del teatro (come a Pigalle ora accade dalle finestre di Agati), affacciandosi direttamente sulla strada, illuminati da un gioco di luci suggestivo.

Non sarebbe stata quella la prima e unica volta in cui si sarebbero esposti agli occhi “lussuriosi” del pubblico: nell’estate del 2015, infatti, DAdP animò con la propria arte gli studi e i giardini di Cinecittà.

Dai balconi e dai tetti era un tripudio di vesti e sottovesti, vestaglie e lingerie, per cantare, ballare e vivere la festa della vita di Luciano Melchionna.

A Napoli, Il Teatro Bellini fu completamente occupato in ogni spazio dagli attori, attrici, cantanti, musicisti e performer di papi Luciano, dove lo spettacolo cominciava da fuori il teatro, con la strada invasa da centinaia di spettatori adoranti.

Gli esempi, in 14 anni di storia, potrebbero essere innumerevoli.

Rispetto a quanto sta accadendo a Parigi, DAdP propone uno spettacolo diverso, assolutamente originale: non si tratta di drag queen e performer che interpretano una star internazionale, bensì di artisti di diversa estrazione che portano un lavoro originale (i monologhi sono testi originali creati per lo spettacolo).

Vedere le immagini e i video di quello che accade a Pigalle, evento sicuramente glam e folle, mi ha fatto subito venire in mente le magiche suggestioni e le emozioni di DAdP.

Sarebbe bello se anche da noi si potesse creare un simile appuntamento fisso, seppur cadenzato nel tempo, magari anche qui sostenuto dalle amministrazioni locali, ancora di più ora che lo spettacolo dal vivo sta soffrendo enormemente per l’impossibilità di essere rappresentato in tutta la propria completezza e davanti ad una platea piena.

Ph Nina Borrelli

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