Teatro di Roma, al via la nuova Stagione 2026/27 con la riapertura del Teatro Valle
Francesco Siciliano
Presidente del Teatro di Roma – Teatro nazionale
La nuova Stagione 2026/2027 del Teatro di Roma non è solo un cartellone di spettacoli, ma il compimento di un progetto culturale che restituisce allo Stabile la sua statura di istituzione d’eccellenza, nazionale e internazionale.
La riapertura dello storico Teatro Valle, dopo dodici anni di attesa, rappresenta in questo senso un punto di svolta. È un traguardo raggiunto grazie a uno sforzo straordinario condiviso con Roma Capitale, che oggi permette alla nostra città e al Paese intero di riappropriarsi di uno spazio prestigioso, trasformandolo in un faro per la drammaturgia contemporanea. Il Teatro di Roma si conferma, così, perno imprescindibile nel panorama culturale italiano: un luogo dove la cultura ha finalmente la possibilità di darsi “in più”, con maggiore forza e capillarità. Questo luogo è un luogo dove la cultura moltiplica le proprie visioni, diventando motore di crescita collettiva.
Oggi, con quattro sale teatrali e il festival estivo di Ostia, ci posizioniamo tra le realtà più fertili della prosa nazionale. Questa nuova dimensione ci impone responsabilità profonde, non solo artistiche ma civili. Abbiamo lavorato su una doppia direttrice: la qualità della proposta e la capacità del pubblico di diventarne parte integrante; un dialogo costante tra il ricevere e l’offrire che crea un ecosistema in cui il teatro non è un oggetto immobile, ma un organismo vivo che cresce con la sua comunità.
Ci piace immaginare che i confini dei nostri palcoscenici si facciano sempre più sfumati, come se le pareti stesse dei nostri quattro teatri si aprissero per accogliere l’intera città: uno spazio condiviso dove il respiro dell’arte si fonde con quello delle piazze e delle persone. È l’idea di un teatro che sconfina nella sua comunità, trasformando Roma in un unico scenario di meraviglia, dove la città intera si fa teatro e i suoi cittadini un unico, grande pubblico.
I numeri ci danno ragione, ma è la qualità della partecipazione e del coinvolgimento a renderci orgogliosi. Abbiamo intercettato un pubblico intergenerazionale ed eterogeneo. Vedere le nuove generazioni affollare i nostri palcoscenici ci conferma che lo spettacolo dal vivo è tornato a essere centrale e identitario nel ragionamento collettivo.
E questo certifica che siamo un teatro forte, soprattutto perché siamo un teatro solido nelle sue fondamenta umane. La stabilizzazione dei lavoratori, con l’innesto anche di nuove assunzioni, è stato un risultato straordinario, ottenuto grazie al sostegno congiunto dei Soci, del Governo e del Parlamento. Un traguardo raggiunto oltre ogni steccato ideologico, con l’obiettivo di garantire dignità al lavoro e stabilità a un progetto artistico di lungo termine.
Inoltre, grazie al lavoro di questi anni, anche l’impatto economico generato dalla nostra attività è cresciuto. Ci avviamo verso una fase di ulteriore sviluppo, pronti ad attrarre nuovi investimenti e sponsorizzazioni private che individuano nel Teatro di Roma un’eccellenza capace di generare valore e capitale per l’intero Paese.
Il Teatro di Roma è oggi una realtà solida, aperta e coraggiosa.
Luca De Fusco
Direttore artistico del Teatro di Roma – Teatro nazionale
La stagione che presentiamo ha dimensioni imponenti. Il numero di sale, spettacoli, rassegne collaterali, tournée nazionali e internazionali non ha precedenti nella storia del Teatro di Roma.
Se siamo in grado di presentarla al pubblico si deve al sostegno dei nostri soci, che hanno di molto aumentato i finanziamenti al Teatro anno dopo anno, al Ministero, che pure stenta fino ad ora a prendere atto della grande crescita dell’attività della Fondazione e non fa crescere parallelamente la nostra sovvenzione, all’arrivo di nuovi sostegni privati. Se siamo cresciuti così tanto lo dobbiamo naturalmente a questo Cda e a questo collegio sindacale che ci hanno incoraggiato a questa accelerazione e alle due persone che hanno pigiato con me sul pedale dell’accelerazione, il Presidente Francesco Siciliano e il mio collega Maurizio Roi.
Per molti mesi la Fondazione avrà più di una prima alla settimana e non conoscerà pause estive con le rassegne di Ostia, India, Torlonia. Tanta offerta al nostro pubblico ma tanta fatica in più per i nostri lavoratori. Non posso citarli tutti e mi limiterò a tutte le figure di vertice, da Sandro Pasquini, la cui passione per il nostro Teatro non è inferiore a quella della squadra del suo cuore. Ogni sfida che ho proposto è stata sempre raccolta da Sandro e dalla vasta squadra dei “suoi” tecnici con entusiasmo, professionalità e competenza.
Le stesse capacità, lo stesso entusiasmo misto ad un sano tentativo di tenere ancorata alla realtà la mia bulimia, l’ho sempre riscontrato in Carolina Pisegna e in tutto lo staff della produzione. Non riesco a spiegare ai nostri interlocutori come sia enorme lo sforzo di chi si occupa di riempire tutte le nostre sale sera dopo sera, teatro dopo teatro. Paola Folchitto, e tutto il suo vitalissimo staff hanno riempito Argentina, Ostia e le altre sale in percentuali che al termine di questa stagione non mancheremo di comunicare e che comunque oltrepassano spesso il 90%. Tutte queste persone in più, sono lavoro in più per i nostri servizi di sala e di botteghino. Grazie a Maurizio Todaro che li guida.
Ma anche le nostre attività didattiche e culturali si sono arricchite delle serie de “Le verità sospese” e “Psiche e mito”, senza che Silvia Cabasino e le sue entusiaste e entusiasmanti collaboratrici non mancassero di tuffarsi in queste nuove attività con crescente energia. Altre nuove iniziative sono in programma in questa stagione, anche grazie al sostegno della Fondazione Roma.
Potete immaginare come sia aumentato il lavoro dell’ufficio stampa che praticamente ogni giorno dell’anno diffonde comunicati di cui bisogna ottenere la pubblicazione, accoglie critici italiani e stranieri o troupe televisive. Con molte meno persone di altri Teatri questa attività viene svolta con successo da Amelia Realino e Raffaella Tramontano e dal loro staff.
Il budget complessivo della Fondazione è passato da 12 mln di euro di prima del nostro arrivo ai quasi 20 mln che toccheremo nel 2026. Questo grande balzo in avanti, che ci fa intravedere il raddoppio nel 2027, significa il raddoppio dell’attività amministrativa di Patrizia Babusci, che affronta sempre col sorriso anche le strettoie più stressanti trasmettendo un misto di fermezza e serenità tipico dell’azione sua e del suo prezioso team.
Anche dal punto di vista mio personale l’aumento della nostra attività comporta che spesso io dovrei essere contemporaneamente a vedere due spettacoli in due nostre sale diverse, in uno dei teatri nazionali o internazionali che visitiamo coi nostri spettacoli, in una sala prove ad allestire una nuova produzione. Se riesco a tenere più o meno il ritmo di tutto ciò lo devo innanzitutto a Lucia Rocco, che diventa un altro me stesso nel vedere coi miei occhi e col mio gusto spettacoli, oppure a rimpiazzarmi alle prove o in tournée. Anche la nuova arrivata Federica Alegi ha imparato a viaggiare alla mia velocità.
Partiamo in questa stagione per un nuovo Viaggio, che comprende una sala in più e un festival di danza che, con la direttrice junior Lea Giamattei, spero diventi un appuntamento abituale. Abbiamo nella nostra squadra dirigente finalmente anche una donna e una giovane, cosa che ci mancava e di cui sentivamo la mancanza. Benvenuta Lea!
Sono felice che una attività così più estesa rispetto a pochi anni fa non perda, anzi acquisti maggiormente, una linea precisa dando identità a ciascuno dei nostri spazi.
Come più volte annunciato il Teatro Valle si occuperà prevalentemente di drammaturgia contemporanea, ovvero del periodo che va dal secondo dopoguerra ad oggi. Metteremo assieme donne come Lisa Ferlazzo Natoli, Silvia Costa, Daria Deflorian ed Emma Dante, che raccontano del presente e del futuro della nostra scena insieme a figure ormai consacrate come Gabriele Lavia, Franco Branciaroli, Ruggero Cappuccio, Massimo De Francovich. Partiamo con coproduzioni improntate ad una scrittura recentissima e con una forte impronta femminile. Ma non dimentichiamo che questo glorioso teatro ospitò la prima assoluta di “Sei personaggi in cerca d’autore” che Francesco Piccolo rievocherà in una serata di anteprima. Ci sarà spazio poi per scritture italiane contemporanee e novecentesche. Slogan di questa sala potrebbe essere “Storie di cui non si conosce il finale”. Dei nuovi testi infatti non si conosce la trama, contrariamente a quanto succede coi grandi classici che resteranno prerogativa del Teatro Argentina, il quale sarà inaugurato da un dittico elisabettiano a mia firma e vedrà poi avvicendarsi Goldoni, Shakespeare e Cechov ma dedicherà molto spazio anch’esso a testi recenti, ovvero a spettacoli le cui dimensioni obbligano a farci scegliere il nostro palcoscenico più grande. Ne è un esempio “La pazzia di Re Giorgio” di Alan Bennett, grande testo della drammaturgia anglosassone affidato al talento attoriale e registico di Massimo Popolizio. Potremmo denominare questo cartellone “Non solo classici”, titolo, ancora più appropriato visto che l’Argentina sarà la sede principale di un inedito festival di danza contemporanea che dobbiamo al buon gusto e alla solerzia della nostra direttrice junior Lea Giamattei.
Con tanta drammaturgia contemporanea nelle nostre sale maggiori abbiamo potuto dedicare India in modo più organico alla sperimentazione, cioè a nuove forme di scrittura scenica. Sotto questa parola si allineano lavori di taglio più nettamente avanguardistico, basato cioè sulla ricerca di nuovi linguaggi teatrali, e lavori che si rivolgono invece in modo anche più leggero e ironico ad un pubblico più giovanile. In una parola “Off”.
Infine Torlonia proseguirà nella sua linea concentrata sulla scrittura spesso nettamente poetica e dedicata prevalentemente alle donne. Il nostro teatro più piccolo, ma di una bellezza preziosa ed evocativa, è infatti particolarmente adatto al regno della parola pura e immaginifica. Potremmo chiamarlo “Le donne dei sogni”.
Concludo con le tournée. Questo teatro ha ripreso con maggior vigore l’attività di circolazione dei propri spettacoli. Saremo quindi presenti nei maggiori Teatri Nazionali e nei principali teatri stabili pubblici e privati con molti dei nostri spettacoli di questa stagione e della precedente e in alcune significative escursioni internazionali.
Credo che non si possa non convenire che la Fondazione Teatro di Roma, quella della gestione di questo Cda e di questa direzione, non è paragonabile al “vecchio” Teatro di Roma. Ha quasi raddoppiato il suo bilancio, quasi raddoppiato il numero delle sale, aumentato notevolmente il suo pubblico. Nessuno ha mai capito come funziona esattamente il famoso algoritmo che regola le sovvenzioni ministeriali. É uno dei segreti meglio custoditi d’Italia. Dato che per il progetto triennale il nostro teatro ha ricevuto il maggiore aumento di punteggio artistico dalla commissione ministeriale, ma non la propria sovvenzione, se anche in questa stagione tanti aumenti non saranno premiati bisognerà riflettere sull’ipotesi che l’algoritmo oltre che molto misterioso sia anche abbastanza sbagliato. Non è stato inventato da questa gestione ministeriale; è una ragione in più per cambiarlo.
Maurizio Roi
Direttore Generale del Teatro di Roma – Teatro Nazionale
Riapre il Teatro Valle, è decisamente questo il segno della prossima stagione della Fondazione Teatro di Roma.
Riapre con un programma e un profilo che ben ne rappresentano la storia antica e recente.
Per Roma tutta, per i Romani, un’attesissima restituzione. Per il Teatro di Roma, un grande onore e responsabilità.
Con la riapertura e l’acquisizione del Vale, cambia il profilo stesso del Teatro di Roma, per ampiezza e articolazione della proposta artistica, per ruolo e presenza nella città e nel paese.
I due teatri storici, Argentina e Valle, più antichi di Roma, carichi di storia e di presente, per secoli luogo primario della vita culturale e artistica d’Italia; India, realtà post-industriale tra le più originali d’Europa, frutto di una stagione di innovazione che nella contemporaneità della programmazione e nella qualità del sito ha la sua assoluta unicità; il Festival nell’area archeologica di Ostia Antica; il teatro-salotto di Villa Torlonia, fanno di noi il degno Teatro di Roma Capitale, nonché un’eccellenza tra i Teatri Nazionali Italiani.
Una sfida e una opportunità.
Fianco a fianco con la proposta artistica, dovremo costruire il teatro del futuro, dalle radici antiche. Lo faremo forti del sostegno dei nostri soci, Comune di Roma e Regione Lazio, del Ministero della Cultura, dei sostenitori privati, del pubblico, degli artisti, di Roma e del suo tessuto culturale, dei lavoratori del teatro.
STAGIONE 2026/2027 DEL TEATRO DI ROMA
IL teatro è vita
quattro sale, quattro visioni, un solo grande teatro
La riapertura del Valle come Casa della Drammaturgia inaugura una grande stagione:
un ecosistema di regie d’eccellenza, tra classici e ricerca contemporanea,
visioni internazionali, nuove geografie artistiche e l’ingresso del festival Capitale Danza
teatro Valle
FRANCESCO PICCOLO I lacasadargilla I SILVIA COSTA I DARIA DEFLORIAN IRUGGERO CAPPUCCIO/CLAUDIO DI PALMA
CARLO SCIACCALUGA/LUCA LAZZARESCHI i ALESSANDRO GASSMANN I GIUSEPPE DIPASQUALE-ALESSIO VASSALLO/NINNI BRUSCHETTA GABRIELE LAVIA I VALERIO SANTORO-FRANCO BRANCIAROLI/GIOVANNA DI RAUSO I RAPHAEL TOBIA VOGEL/AMBRA ANGIOLINI
PIERO MACCARINELLI-MASSIMO DE FRANCOVICH/MAXIMILIAN NISI I EMMA DANTE I GIORGIO SANGATI/MARIA PAIATO I LUCIA ROCCO
teatro argentina
WIM VANDEKEYBUS I MICHIEL VANDEVELDE I ROMEO CASTELLUCCI I LUCA DE FUSCO I MASSIMO POPOLIZIO I VALERIO BINASCO
ROBERTO ANDò /LINO MUSELLA I LEONARDO LIDI I STEFANO MASSINI I PETER STEIN I EMMA DANTE I LeOnardo Petrillo/MARIANO RIGILLO
teatro india
CATERINA FILOGRANO IFRANCESCA ASTREI I KEPLER 452 IPASCAL RAMBERT/ SANDRO LOMBARDI I VALERIO VESTOSO/ANTONIO BANNò
GABOR TOMPA IMATTHIAS MARTELLI ITINDARO GRANATA IJACOPO GASSMANN I CLAUDIO FAVA ILINO GUANCIALE I ALICE SINIGALIA
GABRIELE RUSSO/ARIANNA D’ANGIO’ I DAVIDE SACCO IMargarita Mladenova I ARTURO ARMONE CARUSO I MALICHO VACA VALENZUELA
teatro torlonia
GIUSEPPE PESTILLO I VIRGINIA LANDI I GAIA GINEVRA GIORGI I DANILO CAPEZZANI I MAXIMILIAN NISI/VIOLA GRAZIOSI
ELENA ARVIGO I SIMONETTA SOLDER i Sabrina Scuccimarra I LUISA MERLONI/MANUELA CHERUBINI I SERENA SINIGALIA
ALESSIO PIZZECH/MARIO INCUDINE I RICCARDO CAPOROSSI I ENRICO TORZILLO
CAPITALE DANZA
MEHDI KERKOUCHE I OHAD NAHARIN I MARAH HAJ HUSSEIN/NUR GARABLI I GABRIELLA STAZIO I MARTIN HARRIAGUE
SIMONE REPELE/SASHA RIVA I BALLETTO DI ROMA I DIMITRI/CANESSA I MICHELA LUCENTI I DIEGO TORTELLI I BORNA BABIC/ELIANA STRAGAPEDE
nuove generazioni
piero gabrielli IMARINELLA ANACLERIO I PATRIZIO DALL’ARGINE ICOMPAGNIA RODISIO I EMANUELE DI GIACOMO/DAVIDE DORO
COMPAGNIE L’ALINèA IVALENTINA DAL MAS IFRANCESCO NICCOLINI/LUIGI D’ELIA I I SACCHI DI SABBIA I JORDI BERTRAN
comunicato stampa
IL TEATRO è VITA. La nuova Stagione 2026/2027 segna per il Teatro di Roma una trasformazione storica, inaugurando una fase di rinascita che trova la sua piena espressione nella restituzione alla collettività del Teatro Valle.
Dopo dodici anni di attesa — un tempo sospeso che durava dal 2014 —lo storico teatro settecentesco riapre le sue porte per farsi Casa della Drammaturgia contemporanea. Più che una riapertura, la riconsegna del Valle rappresenta un atto di responsabilità civile e artistica che riverbera nell’anima della Capitale e dell’intero Paese, completando l’architettura culturale del Teatro di Roma che, oggi, si definisce attraverso quattro spazi e un solo teatro: un presidio plurale e un crocevia del pensiero capace di distinguersi come un unicum nel panorama nazionale.
Sotto la direzione artistica di Luca De Fusco – coadiuvato dalla presidenza di Francesco Siciliano edal Consiglio di Amministrazione, dalla direzione generale di Maurizio Roi e, da quest’anno, dalla prospettiva della direttrice junior under 35 Lea Giamattei – il Teatro di Roma si ricompone in un progetto organico e policentrico su quattro palcoscenici.
In questo ecosistema, la lezione dei maestri dialoga con la ricerca più radicale, valorizzando ogni spazio attraverso la forza della regia, le scritture più evolute e il talento femminile. Un’identità quadriforme che abita quattro vocazioni specifiche: il grande teatro di regia dell’Argentina, dove la tradizione incontra l’avanguardia; l’officina di sperimentazione dell’India, fucina di drammaturgie emergenti; lo scrigno del Torlonia, dedicato alle narrazioni “da camera”; e la ritrovata centralità del Valle, cuore pulsante della parola contemporanea.
Questo disegno multidisciplinare edifica ponti tra generazioni, estetiche e istituzioni attraverso un impegno produttivo di oltre 90 titoli – tra cui 22 produzioni e coproduzioni, 50 ospitalità e circa 20 proposte di teatro per le nuove generazioni – che trova una significativa novità nell’esordio della prima edizione del festival Capitale Danza, a cui si uniscono le eccellenze internazionali e i cicli di divulgazione, fondendosi in un’unica, coerente narrazione dell’umano.
I quattro volti del contemporaneo: Quattro Palcoscenici, Un Solo Teatro
Il cuore produttivo del Teatro di Roma batte nel dialogo serrato tra la potenza di testi universali e una visione scenica capace di rinnovarne le sfumature più profonde, puntando sul rigore di maestri e artisti di consolidata esperienza.
Teatro Valle: la scommessa sulla drammaturgia contemporanea. Questa missione si irradia nella nuova vita della storica sala, che rinasce con un presidio produttivo affidato a una costellazione di sguardi ed eccellenze artistiche. L’inaugurazione è affidata a Francesco Piccolo, che rievoca la “prima” dei Sei personaggi proprio nel luogo in cui, tra scandalo e rivoluzione, nacque il mito del teatro moderno: un atto necessario per riconnettere la memoria del Valle alle sfide della scena contemporanea. La Stagione prosegue con un trittico capace di trasfigurare la letteratura in corpo vivo: la ricerca di Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni (lacasadargilla) in Escaped Alone di Caryl Churchill si intreccia alle opere di due Premi Nobel, attraverso la memoria che si fa carne nella regia di Silvia Costa per Memoria di ragazza di Annie Ernaux, e l’indagine sulla fragilità umana di Daria Deflorian per Che dolore terribile è l’amore di Han Kang. Il filo rosso prosegue con la cifra pirandelliana di Emma Dante nell’irrisolto confine tra vita e scena del suo Studio sui sei personaggi in cerca d’autore, trovando un contrappunto nella delicatezza registica di Lucia Rocco per Bella figura di Yasmina Reza e nell’affondo familiare di Piero Maccarinelli in Visita al padre di Norm Foster.
Teatro Argentina: il magistero della regia. L’impegno produttivo si proietta sulle creazioni di maestri d’esperienza nell’esaltare la profondità dei classici. Su questa linea corre il dittico firmato da Luca De Fusco, che esplora i territori dell’ossessione tra un Otello shakespeariano – ambientato in un Sud coloniale dove lo scontro tra l’anima demoniaca di Iago e la purezza di Desdemona si fa conflitto di civiltà – e l’affondo sul desiderio proibito in Peccato che fosse una sgualdrina di John Ford. Il dialogo con la storia prosegue con il maestro Peter Stein, che affronta la parabola dell’uomo “superfluo” nel Platonov di Čechov, e con Massimo Popolizio, regista e interprete de La pazzia di Re Giorgio di Alan Bennett, con ventuno attori per trasformare il declino del sovrano in una riflessione universale sulla dignità. Una ricerca sulle vulnerabilità umane che trova approdo nella modernità goldoniana riletta da Valerio Binasco con Una delle ultime sere di Carnovale e nella radicale esperienza scenica di Romeo Castellucci che, in co-realizzazione con il Romaeuropa Festival, interroga con il suo Faust. Fatto, non detto l’abisso della conoscenza.
Teatro India: i linguaggi del presente. Il percorso produttivoneabita gli spazi con produzioni-specchio delle complessità sociali, affidando a una nuova generazione di talenti e registi dalla consolidata forza innovativa il compito di esplorare la responsabilità della memoria: dall’estro di Francesca Astrei con Gli elefanti nella stanza, che rompe il silenzio sul mondo dei siblings (fratelli e sorelle di persone con disabilità); alla ricerca viva e matura di Jacopo Gassmann con The Body of an American di Dan O’Brien che, partendo da un celebre scatto di guerra a Mogadiscio, trasforma il dolore in documento; fino alla regia di Davide Sacco con Lettera di una sconosciuta di Stefan Zweig, dove il corpo si fa archivio di un amore mai riconosciuto. In questo solco si inserisce l’omaggio a Paolo Grassi con Logorante, ma vivo, diretto da Arturo Armone Caruso, per rievocarne la visione e la sua idea di teatro pubblico come strumento di crescita collettiva.
Teatro Torlonia: spazio di narrazione e prossimità. Declina un progetto produttivo che lascia emergere figure “altre” per restituirle a una centralità umana e politica. Dai Racconti Romani diretti da Danilo Capezzali per un viaggio nelle pieghe della grande narrativa del Novecento; all’indagine sulla condizione umana condotta con il rigore concettuale di Riccardo Caporossi in Vita a rate; fino alla sfida interattiva di Enrico Torzillo con Spettacolo politicamente scorretto che si può interrompere premendo un tasto, un invito provocatorio allo spettatore a farsi parte critica del dispositivo teatrale.
Capitale Danza. È la novità della Stagione che affonda radici profonde nella programmazione, trasformando il corpo in strumento di indagine filosofica e civile. Un festival dedicato alla coreografia contemporanea che a maggio 2027 abiterà gli spazi dello Stabile, la cui cura è affidata a Lea Giamattei, unica coreografa e danzatrice nel panorama nazionale a ricoprire il ruolo di direttrice Junior. All’Argentina transiteranno il talento di Mehdi Kerkouche con Portrait, tra hip hop ed electro-pop, e il prestigio della Batsheva Dance Company con l’ipnotico MOMO; mentre all’India la danza si fa memoria politica con le artiste palestinesi Marah Haj Hussein e Nur Garabli impegnate In Relation to Whom?, per diventare poi spazio sospeso tra l’atteso e l’immaginato nel Rendez-vous di Riva & Repele, e ancora rito intimo con Martin Harriague in Crocodile e approdo alla matrice del sentimento con OUTBREAK del Balletto di Roma. Il festival accoglie una riflessione sul ruolo della coreografia con La Mezzanotte della Danza a cura di Gabriella Stazio e guarda alle nuove generazioni con Cuor di coniglio della Compagnia Dimitri/Canessa. Fuori dai confini del festival, la danza attraversa la Stagione come un filamento continuo: all’Argentina rivive la fisicità di Wim Vandekeybus e il concerto coreografico di Michiel Vandevelde, all’India il movimento si sposta sull’impegno civile di Diego Tortelli (Bodies on Glass), sul poema fisico di Michela Lucenti (Balletto Civile) con Asfalto e sulla codipendenza umana del duo Stragapede/Babić con AMAE NO KŌ ZŌ.
Le ospitalità: un mosaico di sguardi e linguaggi. Una fitta programmazione integra la linea produttiva in un dialogo costante tra generazioni che attraversa tutti i palcoscenici. Al Valle, la vocazione al teatro di parola è confermata dalle presenze di Ruggero Cappuccio (Casanova dell’infinita fuga), Gabriele Lavia (Dopo la prova) e Alessandro Gassmann (Stato contro Nolan), arricchendosi di un coro di voci che celebra il testo come luogo di resistenza attraverso opere come Equus di Peter Shaffer, Il male oscuro di Giuseppe Berto, La governante di Vitaliano Brancati, La reginetta di Leenane di Martin McDonagh e Il delirio del particolare di Vitaliano Trevisan. All’Argentina, lo sguardo si espande sulla memoria e il potere: dal tributo di Roberto Andò a Moscato (Non posso narrare la mia vita), alla riflessione sulla Storia di Stefano Massini (Lo Zar), fino a Leonardo Lidi (Amleto), Emma Dante (L’Angelo del focolare) e l’omaggio a Ezra Pound con Mariano Rigillo. All’India la geografia si fa contemporanea: dal Teatro Nazionale di Cluj-Napoca (Romania) con I am the wind diretto da Gábor Tompa, alla saga onirica dello Sfumato Theatre Laboratory di Sofia (Bulgaria) con Crazy Grass di Margarita Mladenova, fino alla ricerca dei cileni di Cuerpo Sur con Reminiscencia; a cui si affiancano la diaspora georgiana dei Kepler-452 (Gone), la dolcezza dell’oblio di Pascal Rambert per Sandro Lombardi (Viaggio a Hong Kong), la satira di Valerio Vestoso (La Firma) e Caterina Filograno sull’abito come scultura vivente (Anche in casa si possono provare emozioni forti); si prosegue con la modernità della rivoluzione francescana nel centenario di Dario Fo con Matthias Martelli (Lu Santo Jullàre Françesco), il diritto al sogno di Tindaro Granata (Vorrei una voce), il viaggio lirico di Lino Guanciale (Flusso) e le indagini familiari di Claudio Fava (La firma. Non ti fidare), il duo Russo/D’Angiò (Neanche parenti) e il talento della penna di Diego Pleuteri con un dittico su regie di Alice Sinigaglia (Madri) e Leonardo Lidi (Resteremo per sempre qui buone ad aspettarti). Lo scrigno del Torlonia scardina i codici tradizionali con una forte trazione femminile: Virginia Landi (Witch is), Gaia Ginevra Giorgi (May falling asleep never open our mouth), Elena Arvigo (Crisotemi) ed Eleonora Mazzoni (Gertrude, Lucia e le altre) a riabilitare esistenze silenziate; il percorso approda nell’ironia di Luisa Merloni (Lei non sa cosa vuole), nella solitudine di Sabrina Scuccimarra (Week-end) e nella libertà radicale di Serena Sinigaglia (Beata Oscenità), aprendosi alle sfide identitarie di Maximilian Nisi (Quartet), all’azione nomade di Giuseppe Pestillo (Pazzo ad Arte) e alla resistenza del pensiero di Alessio Pizzech (Archimede).
Oltre il palcoscenico: un incubatore di cittadinanza. Il confine tra scena e città si dissolve in un programma di attività che trasforma lo Stabile in un presidio di partecipazione inclusiva. Gli spazi teatrali si riscoprono attraverso le Visite Spettacolo con drammaturgie site-specific; mentre il senso di comunità si rinnova in diversi cicli divulgativi: Luce sull’archeologia (dal titolo Voci di donne straordinarie. Il ruolo femminile nella storia e nella cultura di Roma), a cui si affiancano Tra psiche e mito, Le verità sospese, per arricchirsi di nuove bussole per interpretare il presente con Che ne sarà di noi? e Ledonne della Costituente e gli incontri su Le stagioni del Teatro di Roma. Volti, memorie e visioni e Il Teatro Valle: trecento anni di spettacoli. L’investimento sul futuro si riflette nella formazione con il Corso di perfezionamento per attrici e attori e si declina per le nuove generazioni attraverso una stagione dedicata al pubblico dei più giovani, il festival Contemporaneo Futuro curato da Fabrizio Pallara e il volo degli storni del Premio Nobel Giorgio Parisi ne La mosca Verdolina, trasformata in avventura scenica. In questo orizzonte, il Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli prosegue la sua storica missione d’integrazione tra teatro e disabilità agendo concretamente contro la povertà educativa. Dal progetto di welfare sociale Sciroppo di Teatro allo Young Board in collaborazione con Dominio Pubblico fino ai Blitz nelle scuole e università, dai Circoli di lettura agli Atelier per i cittadini, il Teatro di Roma si conferma un luogo permeabile dove la cultura diventa un’esperienza collettiva di scoperta.
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IL TEATRO VALLE: IL RITORNO NELLA CASA DELLA DRAMMATURGIA CONTEMPORANEA
La riapertura del Teatro Valle segna il ritorno alla collettività di un bene pubblico che rinasce come Casa della Drammaturgia, dove la memoria pirandelliana dialoga con le voci più potenti della ricerca contemporanea. Cuore della stagione 2026-2027, questa riapertura non è solo un atto di reinvenzione creativa, ma una riaffermazione identitaria che mette al centro il confronto tra il pensiero moderno e la sensibilità di una geografia di artiste e artisti del nostro tempo.
Il sipario si alza ricordando proprio quella burrascosa serata del 1921 che cambiò la storia del teatro, con Francesco Piccolo a inaugurare la sala con “LA SERA DELLA PRIMA”. Sei personaggi in cerca d’autore al Teatro Valle (16 – 18 ottobre), un racconto che ricostruirà l’impatto rivoluzionario del capolavoro di Pirandello proprio nel luogo in cui nacque tra le grida di “Manicomio!”, diventando in pochi mesi un testo irrinunciabile in tutto il mondo.
Produzioni: la forza delle autrici e il rigore della regia
L’inaugurale omaggio pirandelliano introduce un mosaico di produzioni caratterizzato dal rigore della regia e dalla forza della scrittura, con una linea progettuale che rivolge una profonda attenzione alle voci della letteratura internazionale. Il segno della rinascita del Valle è infatti marcatamente femminile e internazionale: un percorso che attraversa il pensiero di figure iconiche e due Premi Nobel, trasformando il palcoscenico in uno spazio di riflessione sul presente.
L’apertura è affidata a un trittico produttivo che trasforma la letteratura in materia scenica vibrante, partendo dalle scritture di tre massime autrici contemporanee. Il sipario si alza sul progetto de lacasadargilla, una coproduzione Teatro di Roma con Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, con regia di Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni, per immergerci in Escaped Alone di Caryl Churchil (23 ottobre – 1 novembre), autorevole drammaturga inglese vivente, che ci conduce nello scandalo gioioso della vecchiaia femminile: in un insolito pomeriggio estivo quattro donne – Caterina Carpio, Tania Garribba, Arianna Gaudio e Alice Palazzi – compongono un’acuta istantanea di una piccola apocalisse umana sospesa tra chiacchiericcio e inquietudine.
A questa indagine sulla condizione umana si affiancano le scritture di due Premi Nobel. Si inizia da Annie Ernauxcon Memoria di ragazza (10 – 22 novembre), che l’adattamento e la regia di Silvia Costa traspone in una scenografia concepita come una “camera oscura”, dove i ricordi della diciottenne autrice si fanno palcoscenico aperto all’ignoto delle pulsioni umane. L’esplorazione del vuoto ineffabile della vergogna e del desiderio di liberazione è affidata a un trio di interpreti d’eccezione — Federica Fracassi, Francesca Mazza ed Emanuela Villagrossi — per un allestimento che approda in prima nazionale al Teatro di Roma dopo un prestigioso percorso europeo, nato al Residenztheater di Monaco e successivamente accolto dalla Comédie-Française.
Il filo rosso della rievocazione prosegue con Che dolore terribile è l’amore (26 novembre – 6 dicembre), progetto di Daria Deflorian, ispirato al romanzo Non dico addio della scrittrice sudcoreana Han Kang (Premio Nobel 2024). Qui la scena si fa “archivio d’amore” per indagare la crudeltà della Storia e il trauma collettivo del massacro dell’isola di Jeju nel 1948: il legame profondo tra due amiche e quello, più travagliato, tra madre e figlia emergono come disperato rifugio contro l’oblio. A dare corpo a questa indagine sulla fragilità dei sentimenti è la stessa Daria Deflorian accanto ad Anna Coppola e Monica Piseddu, in una produzione INDEX che vive di una trama di collaborazioni internazionali tra il Teatro di Roma, Emilia Romagna Teatro ERT, il Piccolo Teatro di Milano, il Festival d’Avignon e il Théâtre Garonne di Tolosa.
La linea produttiva si espande dalla memoria che resiste alla Storia, alla memoria che reclama la vita, con la visione di Emma Dante che, con il suo Studio sui Sei personaggi in cerca d’autore (20 – 30 aprile), scava nell’irrisolta questione tra essere e apparire. Un’alleanza coproduttiva nel segno della grande regia – che vede il Teatro di Roma con Sud Costa Occidentale/Carnezzeria, il Piccolo Teatro di Milano, Teatro di Napoli ed Emilia Romagna Teatro ERT –per restituire un rito in cui vita e scena si incontrano in un cortocircuito magnetico: qui i personaggi si impossessano dei corpi degli attori per chiedere di essere rappresentati nel proprio dramma umano; la loro verità si scontra con l’impossibilità degli attori di restituirne l’autenticità sul palcoscenico, rendendo evidente la tragica distanza tra la vita vissuta e la sua rappresentazione.
Questo scavo pirandelliano sulle identità frammentate affonda nel presente con lo sguardo registico di Lucia Rocco che, in prima nazionale, porta in scena Bella Figura di Yasmina Reza (20 – 30 maggio), con interpreti Pierluigi Corallo, Manuela Mandracchia, Orietta Notari, Galatea Ranzi e Stefano Santospago, per un’esplorazione del collasso delle maschere sociali che trasforma il bisogno di apparire in un peso insostenibile. Attraverso una postura funambolica affacciata sull’abisso, la regia svela la fragilità di esseri ipermoderni, interrogandosi su cosa rimanga dell’identità quando il gioco delle convenzioni si infrange e il confine tra ciò che mostriamo e ciò che siamo svanisce.
Il cerchio delle riflessioni sui legami familiari si chiude indagando l’universo paterno di Visita al padre (8 – 18 aprile) dello scrittore e drammaturgo canadese Norm Foster, che la regia di Piero Maccarinelli, orchestrata conun duo d’eccezione — Massimo De Francovich e Maximilian Nisi —, propone come una perlustrazione del rapporto tra un padre e un figlio. In equilibrio tra commedia e tragedia, il dramma ci introduce alla storia di Donald Wellner, un tempo acclamato Premio Pulitzer e oggi smarrito tra le nebbie di una demenza avanzata; e di suo figlio Blake, scrittore di viaggi, che torna periodicamente da lui nel tentativo di ricostruire un dialogo e dimostrare il proprio valore. Lungo l’arco di sette anni, il loro legame si dipana tra momenti di tenerezza, dolore e la scoperta di un segreto inquietante dal passato.
Ospitalità d’eccellenza: tra indagine e dialoghi sull’inquietudine e la storia
Le produzioni immaginate al Valle si completano con una serie di ospitalità che ne riaffermano il ruolo di osservatorio sulla complessità dell’animo umano e sulle tensioni della Storia.
Il percorso accoglie Ruggero Cappuccio che scrive e dirige Casanova dell’infinita fuga (9 -13 dicembre), restituendo un Giacomo Casanova insolito rispetto allo stereotipo del seduttore vanesio, in un’atmosfera senza tempo, dove il confronto con un enigmatico mondo femminile diventa per il protagonista interpretato da Claudio Di Palma un lucido appuntamento con la propria identità. A questa indagine sulla natura profonda dell’uomo si lega il ritorno di un classico della drammaturgia psicologica, EQUUS (15 – 20 dicembre) di Peter Shaffer, che Carlo Sciaccaluga riporta in scena a cinquant’anni dal debutto curato dal padre Marco, affidandone l’interpretazione a Luca Lazzareschi, per esplorare la lotta tra l’istinto selvaggio e il peso del conformismo sociale, che trasforma un fatto di cronaca in un rito iniziatico sul desiderio.
Tensione civile e impegno etico con Alessandro Gassmann che dirige Stato contro Nolan (un posto tranquillo) (14 – 24 gennaio) di Stefano Massini, un incalzante processo al giornalismo manipolatorio dei primi anni Sessanta. Il tema della manipolazione e del controllo sociale si sposta poi dal piano pubblico a quello intimo con Il male oscuro (26 – 31 gennaio), successo editorialedi Giuseppe Berto del 1964, con la regia di Giuseppe Dipasquale e l’interpretazione di Alessio Vassallo e Ninni Bruschetta, per un viaggio nella depressione e nell’inettitudine contemporanea, dove il protagonista cerca nella psicanalisi una via d’uscita dai propri sensi di colpa. Si torna al rito assoluto della scena con Gabriele Lavia che firma la regia di Dopo la prova (4 – 14 febbraio), anche interprete con Federica Di Martino di quest’opera tratta dal film di Ingmar Bergman, per una riflessione sul mestiere dell’attore e sul senso della rappresentazione, addentrandosi nelle pieghe di una vita che ha trascinato altre esistenze nel proprio declino.
Valerio Santoro approccia a un testo storico del 1952, vittima della censura per oltre un decennio, La governante (23 – 28 febbraio) di Vitaliano Brancati, interpretato da Franco Branciaroli e Giovanna Di Rauso, per interrogarci su quanto siamo disposti a tollerare la verità, scavando nel perbenismo e nella colpa come strumenti di oppressione e controllo sociale.
Il tema della famiglia come polveriera emotiva trova espressione in La Reginetta di Leenane (11 – 21 marzo) del drammaturgo irlandese Martin McDonagh, con la regia di Raphael Tobia Vogel e l’interpretazione di Ambra Angiolini, per un thriller psicologico dalle tinte noir, dove un legame madre-figlia avvelenato dal rancore, mette a nudo una solitudine disperata. Infine, Giorgio Sangati con Il delirio del particolare (4 – 13 maggio) di Vitaliano Trevisan trasforma l’enigma dell’architetto Carlo Scarpa in una riflessione metafisica sull’arte e la fine, attraverso il flusso di coscienza di una vedova interpretata da Maria Paiato, tra passato teatrale e ossessione per il dettaglio.
TEATRO ARGENTINA: IL MAGISTERO DELLA REGIA TRA TRADIZIONE E PRESENTE
Il Teatro Argentina si conferma lo spazio d’elezione per le opere di “grande formato”, dove il confronto con la tradizione incontra la sfida del contemporaneo, offrendo un palcoscenico per la parola, la visione registica e il rigore interpretativo che si fanno specchio critico della storia e della società odierna. Il progetto culturale per il 2026-2027 si delinea come una sfaccettata esplorazione delle dinamiche umane: un intreccio di produzioni, coproduzioni e ospitalità che rivelano una pluralità di prospettive sulla capacità del teatro di interpretare il presente e attraversare le zone d’ombra dell’animo umano, affidandosi a maestri della regia e a interpreti di assoluto rilievo.
Produzioni: il dittico di Luca De Fusco e le grandi visioni dei maestri della scena
La stagione produttiva è segnata dal dittico in prima nazionale firmato dal direttore artistico del Teatro di Roma Luca De Fusco, che sceglie la via dell’ambiguità e del “nero” per scandagliare l’umano. Si parte con Otello (4 – 29 novembre), una coproduzione che vede il Teatro di Roma fare sistema con lo Stabile di Torino e il Biondo di Palermo, per restituire il dramma shakespeariano ambientato in un immaginario sud coloniale del secolo scorso. In questa visione, dove il vero demone non è il Moro, ma il “bianco” Jago, l’azione è affidata a un cast d’esperienza, tra gli altri: Federico Vanni presta la sua maturità al ruolo del protagonista, affiancato da un profondo conoscitore del bardo come Luca Lazzareschi e dalla giovane e premiata Mersila Sokoli, intensa interprete nel ruolo della vittima sacrificale Desdemona.
Il raccordo si compie con Peccato che fosse una sgualdrina (2 – 13 dicembre), opera di John Ford che De Fuscotrasforma in una sorta di “Romeo e Giulietta in versione nera”, indagando il tabù dell’incesto – attraverso un’ambientazione astratta fatta di specchi e proiezioni – per mostrare come l’amore proibito tra due fratelli sia paradossalmente l’unico sentimento puro in una società corrotta e ipocrita, con in scena la coppia di interpreti formata da Mersila Sokoli e Gianluca Merolli.
A nutrire il quadro delle grandi produzioni, il ritorno di un maestro del palcoscenico, Massimo Popolizio, che dirige e interpreta in prima nazionale La pazzia di Re Giorgio (9 – 31 gennaio) di Alan Bennett, in coproduzione con il Piccolo di Milano, il Teatro della Toscana ed Emilia Romagna Teatro ERT, intrecciando il registro della commedia alla riflessione su malattia e potere con in scena ventuno interpreti. L’opera esplora la vulnerabilità di un leader politico che perde il controllo delle proprie facoltà, tra intrighi di corte e manipolazione dell’informazione. Spogliando il sovrano della sua regalità, Popolizio mette a nudo un uomo spaventato e umiliato, trasformando il declino mentale in un poema universale sulla solitudine e sulla dignità umana.
Ancora una riflessione sulla fragilità umana trova un’eco ideale nell’eredità di Carlo Goldoni che Valerio Binasco decide di indagare con Una delle ultime sere di Carnovale (2 – 14 febbraio), un’opera che evidenzia una modernità sorprendente, dove la comicità nasce da una “patologia” del vivere e da una profonda vulnerabilità, in coproduzione con lo Stabile di Torino, lo Stabile del Veneto e il Teatro di Bolzano.
Questo percorso tra le pieghe dell’identità e della crisi del soggetto culmina con il ritorno di Peter Stein, maestro tedesco, fondatore della Schaubühne, che dirige Platonov (31 marzo – 11 aprile), opera giovanile di Anton Čechov prodotta in collaborazione con Tieffe Teatro Milano, lo Stabile di Catania e il Biondo di Palermo. Stein affronta la storia dell’uomo “superfluo”, smarrito nei propri pensieri e incapace di scegliere, avvalendosi di una compagnia di quindici attori – tra cui Maddalena Crippa, Alessandro Averone e Gianluigi Fogacci – al servizio di una messa in scena che attraversa cinque spazi diversi per restituire la ricchezza poetica di un mondo che crolla senza rinunciare alla bellezza.
Ospitalità: traiettorie dell’anima, dal potere al silenzio
Le ospitalità dell’Argentina dialogano idealmente con le produzioni, allargando lo sguardo verso la commedia umana, il teatro civile e la memoria. Si inizia con Non posso narrare la mia vita (18 – 28 febbraio) con cui Roberto Andò rende un tributo a Enzo Moscato attraverso un lavoro che intreccia alcuni dei suoi testi più rappresentativi con Gli anni piccoli, affidandone la guida a Lino Musella, per restituire un appuntamento postumo con la scrittura quasi sciamanica di un poeta capace di fondere l’invisibile con le viscere dell’essere, rammendando i brandelli di una memoria che si fa materia scenica e confessione universale.
Il potere e la Storia, indagati attraverso due sguardi radicalmente diversi sul comando, occupano la scena: da un lato, Amleto (2 – 14 marzo) secondo Leonardo Lidi, che con un cast di “7 possibili Amleti” capitanati da Mario Pirrello, trasforma il dramma di Shakespeare in una trappola per smascherare le nefandezze del tempo, raccontata dalla distanza indispensabile con il personaggio e contestualmente dall’adesione all’anima del principe di Danimarca; dall’altro, Lo Zar (16 – 25 marzo) di Stefano Massini, il racconto della scalata al Cremlino di Vladimir Putin, una storia agghiacciante che assume i toni di un dramma storico elisabettiano.
Segue il teatro di Emma Dante, con il femminile e la sua ferita, nell’Angelo del focolare (14 – 25 aprile), per raccontare un femminicidio che si ripete ogni giorno in un girone infernale domestico: una donna uccisa che non trova pace perché nessuno crede alla sua morte, costretta a una routine eterna di sottomissione e silenzio.
Il percorso prosegue con Ezra in gabbia o il caso Ezra Pound (28 – 30 aprile), scritto e diretto da Leonardo Petrillo, con l’interpretazione di Mariano Rigillo che incarna il conflitto di un uomo che si sente inadeguato nel’ “rendere le cose coerenti”, ma difende la propria poesia come strumento per svelare le incongruenze del mondo.
TEATRO INDIA: ARCHEOLOGIE DEL PRESENTE TRA RICERCA E Identità
Il Teatro India si conferma fabbrica di visioni contemporanee, un osservatorio sulle evoluzioni performative, dove la scrittura scenica si “sporca” con la realtà, tra giovani talenti e creatori più affermati della rappresentazione. È l’anima mobile e sperimentale del Teatro di Roma, un ecosistema dove i linguaggi del presente si intrecciano alla ricerca di nuove geografie artistiche, esplorando i legami invisibili, le fratture dell’identità e la forza della parola.
Le produzioni: l’indagine sull’umano
Il percorso produttivo dell’India riflette la vocazione del teatro a farsi specchio delle complessità sociali e dell’inespresso, dando corpo a ciò che spesso rimane invisibile.
Si parte con Gli elefanti nella stanza (16 – 1 novembre), un monologo in prima nazionale di Francesca Astrei, prodotto dal Teatro di Roma, in cui l’autrice e attrice raccoglie un coro di testimonianze per dare voce ai siblings (i fratelli e le sorelle di persone con disabilità), per esplorare con delicatezza l’amore profondo e la solitudine silenziosa di chi cresce all’ombra di una fragilità altrui, trasformando l’interrogativo sul “dopo di noi” in una riflessione coraggiosa sulla responsabilità e sul senso più autentico del prendersi cura.
Una riflessione sulla memoria collettiva si apre con The Body of an American (20 – 28 febbraio), per la regia di Jacopo Gassmann, con Danilo Nigrelli e Paolo Mazzarelli interpreti del testo di Dan O’Brien, che racconta l’incontro tra lo stesso drammaturgo statunitense e il fotoreporter canadese Paul Watson, autore del celebre scatto che ritraeva il corpo di un soldato americano trascinato tra le strade di Mogadiscio nel 1993. In questa coproduzione – in sinergia con LAC Lugano Arte e Cultura, Teatro di Napoli e Teatro Nazionale di Genova — la scrittura teatrale si fa stratificata, analizzando come il dolore, una volta divenuto immagine, continui a lavorare nella coscienza collettiva. Attraverso un viaggio che tocca il Ruanda, l’Afghanistan e l’Artico canadese, Gassmann indaga l’etica dello sguardo in un’epoca satura di informazioni, mettendo a nudo la difficoltà di mantenere una visione non anestetizzata di fronte alla tragedia.
L’indagine sull’identità e l’invisibilità si concentra su Lettera di una sconosciuta (13 – 18 aprile), una coproduzione Teatro Roma con LVF/Teatro Manini di Narni, su testo e regia di Davide Sacco, che affida a Giordana Faggiano l’interpretazione di una donna che ha consumato l’esistenza nell’ombra di un amore mai riconosciuto. In un’ambientazione asettica — un bagno d’ospedale che si fa stanza della memoria tra piastrelle bianche e riflessi freddi — la protagonista diventa spettatrice della propria vita, diretta da una regia che lavora su un doppio sguardo: quello di una donna che si racconta e, al contempo, si guarda vivere, trasformando un amore invisibile in un evento scenico carnale e struggente.
Il percorso si chiude con Logorante, ma vivo (21 – 23 maggio), un viaggio nella visione di Paolo Grassi, su drammaturgia di Katia Ippaso e regia di Arturo Armone Caruso, con interpretazione di Sara Valerio che, attraverso lo sguardo di una sarta-partigiana, rievoca la nascita del Piccolo di Milano nei locali di via Rovello, dove le tracce della Resistenza convivono con i primi costumi di scena. Una coproduzione che coinvolge il Piccolo con il Teatro di Roma, Saval Spettacoli e la Fondazione Paolo Grassi per celebrare il “poeta dell’organizzazione” e la sua idea di teatro pubblico come strumento necessario di crescita collettiva.
Ospitalità: architetture dell’io e rituali di appartenenza
Le ospitalità della stagione disegnano un itinerario attraverso la memoria e il senso di sradicamento, indagandocome i luoghi che abitiamo finiscano per definire i confini della nostra libertà.
Ad aprire il percorso è Anche in casa si possono provare emozioni forti (8 – 11 ottobre), un incontro tra moda e arti performative che vede la regia e la drammaturgia autobiografica di Caterina Filograno dialogare con la visione del designer Giuseppe Di Morabito che, firmando scene e costumi, trasforma l’abito in una scultura vivente: un labirinto dell’inconscio in cui diverse generazioni di donne abitano una casa che si fa architettura interiore, per esplorare il peso di un’eredità familiare tutta al femminile, dove memorie personali e archetipi si fondono in un’ipnotica esperienza estetica.
Il tema dell’allontanamento si fa politico con Gone (28 ottobre – 1 novembre) della compagnia bolognese Kepler-452, insieme agli interpreti del teatro Tumanishvili di Tbilisi, per indagare la diaspora georgiana — in cui “lasciare il paese” è sinonimo di morire — intrecciando biografie degli interpreti e interviste in una istantanea che diventa un addio collettivo. Al cuore della fragilità maschile e senile si colloca invece Viaggio a Hong Kong (3 – 8 novembre), scritto e diretto da Pascal Rambert per Sandro Lombardi, un monologo sulla dolcezza e sul vuoto lasciato dalla perdita, immaginato come un’ultima, commovente sfilata di ricordi.
Il registro vira verso il surreale con La Firma (11 – 15 novembre), scritto e diretto da Valerio Vestoso, dove Antonio Bannò interpreta un uomo che cita in giudizio una coppia di divorziandi per aver tradito il “contratto” di cui lui fu testimone di nozze: una questione di principio che diventa un’analisi tragicomica sulla tenuta dei legami.
Il valore della tradizione popolare torna con Lu Santo Jullàre Françesco (27 – 31 gennaio), spettacolo di Dario Fo e Franca Rame, interpretato da Matthias Martelli nell’anno del centenario di Fo, un racconto toccante e ironico di una storia divenuta un archetipo del nostro patrimonio narrativo, per recuperare la modernità della rivoluzione francescana attraverso un teatro fisico e satirico di straordinaria vitalità. Tindaro Granata porta in scena Vorrei una voce (9 – 14 febbraio), monologo ispirato all’incontro con le detenute-attrici del carcere di Messina che, utilizzando le canzoni di Mina cantate in playback, racconta il diritto al sogno e al riscatto, prestando il proprio corpo a chi ha visto la propria femminilità annullata dalla reclusione.
La stagione esplora poi il lato oscuro dell’amore e della filiazione con Ninni Bruschetta e Federica De Benedittis, protagonisti de La Firma. Non ti fidare (3 – 7 marzo), tratto dal testo di Claudio Fava, anche regista della messinscena del drammatico confronto in un parlatorio carcerario tra un padre e una figlia su un segreto e una violenza che ne riscrivono le loro intere esistenze. A questo scontro generazionale fa eco Flusso (6 – 14 marzo) di Christian Di Furia, con la regia di Lino Guanciale, impegnato sul palco con Gianmarco Saurino,un “monologo per due attori” che trasforma la scena in una stanza della memoria sospesa tra realtà e invenzione, in un viaggio lirico e ironico dove i due interpreti danno voce alle diverse età di un unico personaggio esplorando lo scorrere del tempo e il senso dell’identità.
Il talento del giovane Diego Pleuteri si conferma con un dittico che ne rivela la versatilità della scrittura e la capacità di indagare le pieghe più sottili e feroci delle relazioni umane: dalla ricerca dell’identità in Madri (17 – 21 marzo), per la regia di Alice Sinigaglia, con Valentina Picello e Vito Vicino ad abitare le macerie di un inconscio che sprofonda in un salotto pieno di ossessioni ricercando una citazione dimenticata; all’attesa beckettiana di Resteremo per sempre qui buone ad aspettarti (19 – 23 maggio), con la regia di Leonardo Lidi, una tragica commedia dove tre animali domestici diventano maschere di una solitudine assoluta: il cane, il gatto e il pesce rosso, chiusi in una casa-prigione, esplorano la crudeltà della dipendenza e il bisogno vitale dell’altro attraverso un urlo silenzioso che interroga l’assenza.
Infine, Neanche parenti (1 – 4 aprile) di Gabriele Russo e Arianna D’Angiò, con la Compagnia Bellini Teatro Factory, porta sul palco uno spettacolo corale che scrive la scena in diretta, esplorando la famiglia non come destinazione, ma come frattura necessaria, un “attraversamento fragile” che segna l’inizio di una nuova consapevolezza.
Orizzonti internazionali: le mappe della memoria
La programmazione del Teatro India si apre a una dimensione internazionale, ospitando tre eccellenze della ricerca contemporanea d’oltre confine che interrogano il rapporto tra identità, tecnologia e oblio.
Si approda al Teatro Nazionale di Cluj-Napoca, tra le istituzioni più innovative della Romania, con I am the wind (25 – 29 novembre), per la regia di Gábor Tompa che, partendo dalla scrittura del Premio Nobel Jon Fosse, mette in scena una confessione lirica sulla scomparsa, dove i protagonisti si muovono tra preghiera e abisso, dando corpo alla fragilità dei legami umani e al mistero di una presenza-assenza che interroga il senso dell’esistere.
Il viaggio prosegue verso i Balcani con Crazy Grass (23 – 24 aprile), opera dello Sfumato Theatre Laboratory di Sofia, eccellenza della ricerca teatrale nell’Est Europa, per la regia visionaria di Margarita Mladenova che traspone i testi di Yordan Radichkov in una saga onirica: un manipolo di abitanti vive l’ultima notte prima che il proprio villaggio venga sommerso da una diga, opponendo alla “barbarie civilizzata” i piccoli rituali quotidiani raccolti in un’Arca di Noè della memoria. Una resistenza spirituale dove il folklore bulgaro diventa linguaggio universale contro l’oblio.
L’orizzonte si allarga al Sudamerica con la produzione cilena di Cuerpo Sur, Reminiscencia (25 – 26 maggio), dove la visione di Malicho Vaca Valenzuela trasforma un esperimento personale sugli archivi in un oggetto teatrale sedotto dalle piattaforme digitali. L’autore scava nella propria biografia e in quella di Santiago del Cile, rintracciando tra le mappe virtuali le ferite delle dittature e la storia d’amore dei suoi nonni; un viaggio immobile che trasmuta lo schermo in una topografia emotiva e in un archivio sensibile, interrogandosi su cosa resterà delle nostre impronte quando non ci saremo più.
Teatro Torlonia: scrigno della parola tra memoria, provocazione e alterità
Il Teatro Torlonia, con la sua architettura intima e raccolta, si connota come un osservatorio del margine e delle voci sommerse, dove il teatro si fa rito di prossimità e indagine antropologica. Il progetto culturale lascia emergere figure storicamente “altre” — la strega, la folle, la sonnambula, la donna “superflua” — per restituirle su uno spazio scenico inteso come luogo mentale e rituale, dove il confine tra attore e spettatore si dissolve.
Produzioni: parola e anatomia delle esistenze
Il cuore dell’attività produttiva al Torlonia si concentra su proposte che esplorano l’alienazione, la rottura degli schemi sociali, la scomposizione dei codici scenici, trasformando lo spazio teatrale in un osservatorio sulle crepe dell’esistenza.
Il percorso si apre con Racconti Romani (3 – 13 dicembre), un dittico affidato alla regia di Danilo Capezzani che, dopo l’inaugurazione del ciclo di mise-en-scène nella passata stagione, torna a trasformare il teatro in un tempio della letteratura. Un viaggio nella parola e nell’incontro tra pagina scritta e voce recitante che si fa carne attraverso una teatralità minima e sobria, che quest’anno abita le opere di altri due significativi autori del Novecento: la prima parte attraversa le atmosfere de Il ladro dei lumi di Elsa Morante, mentre la seconda si immerge nella scrittura di Roma amara e dolce di Ercole Patti.
La perlustrazione sulla condizione umana prosegue con Vita a rate (16 – 30 aprile), dove Riccardo Caporossi, maestro del rigore concettuale, firma in prima nazionale la scrittura e la regia di un lavoro interpretato da Nadia Brustolon e Vincenzo Preziosa. Prigionieri di due comignoli che ne lasciano scorgere solo il torace, i personaggi Modì e Madì appaiono come invenzioni nate dal fumo, particelle che tentano di condividere frammenti di storia in un isolamento disarmante, pronunciando “parole al vento” in una scansione dell’esistere meccanica e inesorabile.
A completare questo quadro di riflessione è Spettacolo politicamente scorretto che si può interrompere premendo un tasto (21 – 30 maggio), diretto da Enrico Torzillo, con Jacopo Carta, Francesco Petruzzelli e Maria Grazia Trombino. La produzione si pone come un atto di disturbo contro le ipocrisie del linguaggio, mettendo alla prova i limiti dell’indignazione attraverso un format interattivo: ogni spettatore avrà la possibilità di premere un tasto in sala per interrompere la messinscena non appena si sentirà colpito nella propria sensibilità, trasformando il teatro in un estremo esercizio di democrazia e reazione.
Ospitalità: una geografia del femminile e dei corpi in rivolta
Le ospitalità della stagione disegnano una potente riscrittura del corpo e della voce, interpretati come luoghi di ribellione ai codici patriarcali e spazi di giustizia postuma.
Il sipario si apre con Pazzo ad Arte (15 -18 ottobre), un’azione scenica per un solo attore con cui Giuseppe Pestillo scardina l’Amleto shakespeariano attraverso il Metodo Mimico di Orazio Costa, trasformando gli spettatori in interlocutori diretti — Ofelia, Gertrude, Laerte — testimoni di un dubbio che si fa nomade per scovare la verità nella finzione.
Questa ricerca sulla verità negata prosegue con Witch is (29 ottobre – 1 novembre), scritto da Francesca Mignemi per la regia di Virginia Landi, finalista al Bando Regist* Under 35 della Biennale di Venezia, lo spettacolo-concerto trasforma il palco in un tribunale della memoria, dove le attrici ripercorrono la criminalizzazione di levatrici e prostitute, “streghe” solo perché padrone della propria sessualità, intrecciando i verbali degli inquisitori con le riflessioni di tre donne di oggi.
Dalla caccia alle streghe al disciplinamento scientifico dei corpi, si approda a May falling asleep never open our mouth (19 – 22 novembre), spettacolo nato dalla ricerca di Gaia Ginevra Giorgi, con al centro Hélène Smith che, nella Ginevra del 1894, trasformava lo stato di trance in un atto di pirateria linguistica: in una fake lecture che scivola in una seduta spiritica, la performance dà voce a quelle esistenze femminili che, tra fenomeni metafonici e allucinazioni sonore, hanno sabotato i codici patriarcali del sapere medico.
A questo scavo sulle zone d’ombra dell’identità si lega Quartet (21 – 24 gennaio) di Heiner Müller, con la regia di Maximilian Nisi, che lo interpreta accanto a Viola Graziosi, un duello serrato, feroce e carnale tra due esseri in rovina: la Marchesa di Merteuil e il Visconte di Valmont, due figure emblematiche del XVIII secolo che, spogliate di ogni maschera sociale e chiuse in un bunker fuori dal tempo, non raccontano una storia ma scavano un abisso. Questa tensione tra parola e silenzio trova un approdo intimo in Crisotemi (28 – 31 gennaio), dove Elena Arvigo prosegue la sua ricerca su Ghiannis Ritsos, per indagare non l’eroina ribelle, ma la sorella invisibile che resta nella casa degli Atridi cercando di rimanere umana tra le macerie della storia.
Il femminile dialoga poi con le grandi ombre del patriarcato letterario e scientifico come in Gertrude, Lucia e le altre (3 – 7 febbraio), dove Eleonora Mazzoni – diretta da Simonetta Solder e con la voce di Lino Guanciale – libera l’universo di Manzoni dalla polvere scolastica, rivelando dietro l’autore austero un uomo inquieto e ribelle, capace di dar vita a figure di straordinaria modernità. Segue lo sguardo dissacrante di Luisa Merloni, autrice e interprete in Lei non sa cosa vuole (25 – 28 febbraio), diretta da Manuela Cherubini, per un faccia a faccia ironico con le donne reali della vita di Freud — dalla moglie alla paziente Dora —, catapultate nel presente per scardinare il potere dello psicoanalista e mettere in crisi i ruoli maschili scolpiti dalla tradizione.
L’indagine sui frammenti identitari e sulla “scomodità” dell’esistere confluisce in due ritratti di vibrante alterità: da un lato Week-end (11- 14 febbraio) di Annibale Ruccello, dove Sabrina Scuccimarra incarna la solitudine torva e struggente di una professoressa trapiantata a Roma, sfidando il voyeurismo dello spettatore tra Mozart e i Ricchi e Poveri; dall’altro, l’inno alla libertà di Beata Oscenità (4 – 7 marzo) con Gianluca Ferrato, diretto da Serena Sinigaglia, che porta in scena la vita di Giò Stajano, nipote di un gerarca fascista e tra le prime donne transessuali italiane, raccontata dalla scrittura di Massimo Sgorbani come una sfida lanciata al mondo con ironia tagliente, ricordandoci che la grazia risiede nel coraggio di mostrarsi per ciò che si desidera essere.
A sigillare questa riflessione sul coraggio dell’alterità e sulla resistenza del pensiero è Archimede. La solitudine di un genio (18 – 21 marzo) di Costanza DiQuattro con protagonista Mario Incudine che,diretto da Alessio Pizzech, dà voce e canto al celebre matematico siracusano, in un equilibrio tra teatro e canzone, per trasformare il mito scientifico in un testamento morale contro la mediocrità e l’ipocrisia del mondo.
CAPITALE DANZA
La nuova Stagione innesta organicamente la danza nel proprio corpo progettuale, ibridandola con la prosa in un dialogo costante tra gesto e parola. In questa visione, il movimento diventa strumento di indagine filosofica e civile, capace di esplorare la caratura internazionale dei grandi ensemble e la ricerca radicale delle nuove coreografie, lungo un asse che congiunge idealmente le scene di Argentina e India. Su questo solco, a maggio 2027 si apre a un vero e proprio festivalintitolato CAPITALE DANZA che invaderà gli spazi del Teatro di Roma.
Il palcoscenico dell’Argentina si fa cuore del festival accogliendo due appuntamenti di prestigio, capaci di tradurre le complessità dell’identità in quadri plastici di straordinaria forza espressiva: il talento di Mehdi Kerkouche, che in Portrait (8 – 9 maggio) dipinge un ritratto di famiglia tra isolamento e vitalità, svela la verità dei personaggi oltre le apparenze attraverso una “tribù” di danzatori hip hop, circensi e jazzisti che si muovono sulle note electro-pop di Lucie Antunes. Segue una delle eccellenze della danza contemporanea israeliana, Batsheva Dance Company, con MOMO (15 – 16 maggio), un viaggio ipnotico tra archetipi ancestrali e ricerca di un DNA individuale sulle note di Laurie Anderson e del Kronos Quartet, che dispiega una danza estatica dove le imperfezioni del movimento si rivelano materiale libero e giocoso.
Questa esplorazione dei confini prosegue negli spazi di India, dove il corpo si fa memoria politica e archeologica, a partire dalle artiste palestinesi Marah Haj Hussein e Nur Garabli, impegnate nella coreografia In Relation to Whom? (4 – 5 maggio), a decostruire la violenza interiorizzata e i linguaggi del movimento influenzati dalla militarizzazione, riscrivendo una grammatica fisica capace di abitare il presente oltre ogni confine. Si celebra la prossimità del contatto con Crocodile, (7 – 8 maggio), un’anatomia dell’attrazione e della repulsione di Martin Harriague, artista eclettico del panorama europeo, già interprete per il Ballet National de Marseille e la Kibbutz Contemporary Dance Company, che sceglie qui la dimensione intima dell’incontro tra due corpi mediato da un duetto, creato e interpretato insieme a Emilie Leriche, per dissezionare il dialogo che scaturisce da una relazione. Segue il Balletto di Roma con OUTBREAK (11 – 12 maggio), una coreografia di James Florendo che scava oltre l’estetica per raggiungere la matrice del sentimento, risalendo dal gesto alla domanda che lo precede. In questo ecosistema si inserisce il duo Riva & Repele, composto da Sasha Riva e Simone Repele, con Rendez-vous (14 – 15 maggio), per un’esperienza poetica in cui danza, musica e teatro si fondono in uno spazio sospeso in quadri coreografici che dialogano con la voce e il violino di Leonardo Mazzarotto, una presenza ibrida che amplifica il gesto e trasforma la scena in una costellazione di relazioni in mutamento.
Spazio anche alle nuove generazioni con l’inno alla libertà di Cuor di coniglio (16 maggio) della Compagnia Dimitri/Canessa; mentre con La Mezzanotte della Danza (6 maggio), a cura di Gabriella Stazio, si apre uno spazio performativo dedicato a coreografi under 35 e di riflessione collettiva sul ruolo e sul futuro della danza.
Oltre il Festival: radici storiche e nuovi innesti
La stagione si snoda anche attraverso appuntamenti che ne costituiscono le radici profonde.
All’Argentina, in alleanza con il Romaeuropa Festival, la memoria dei classici dialoga con il presente grazie al celebre coreografo e regista belga Wim Vandekeybus, che torna alle origini con What the Body Does Not Remember (8 – 9 ottobre), spettacolo che nel 1987 segnò il debutto della compagnia Ultima Vez sconvolgendo la danza europea per la sua fisicità e il confronto brutale tra corpo e musica, oggi riletto in una veste sonora inedita. In dialogo con questa rilettura si pone Michiel Vandevelde con Four Seasons Changed (11 ottobre), un concerto coreografico che attraversa la riscrittura delle Quattro Stagioni di Vivaldi firmata da Max Richter, con i musicisti di BRYGGEN, guidati dalla violinista Jolente De Maeyer, per una partitura che si muove in traiettorie ipnotiche attorno a un danzatore solitario, mentre le musiche elettroniche di Didem Coskunseven trasformano il rituale in un’esperienza immersiva.
A India, la danza si sposta su un piano di esperimento e prossimità, trasformando il palcoscenico in un laboratorio di scritture fisiche che preparano il terreno ai nuovi linguaggi. Tra le voci più lucide della coreografia italiana, Diego Tortelli presenta Bodies on Glass (18 – 19 novembre), un processo creativo che intreccia l’universo minimale di Philip Glass, eseguito dal vivo da Andrea Rebaudengo, con una ricerca radicale sulla memoria e sulla fiducia, dove i corpi si muovono su geometrie fragili lasciando una sensazione sospesa. Questa indagine sulle dinamiche umane si arricchisce con il pluripremiato duo composto da Eliana Stragapede e Borna Babić (21 – 22 novembre) che, in AMAE NO KŌZŌ, esplora le trame della co-dipendenza e il desiderio di essere amati incondizionatamente, con una performance che naviga nella tensione tra protezione e libertà, svelando la complessità dei legami emotivi in equilibrio tra attaccamento e autonomia. Il percorso si fa atto civile con Asfalto. Poema fisico e musicale per sette attori (2 – 4 aprile), con regia e coreografia di Michela Lucenti, su drammaturgia di Balletto Civile, che trasforma la tragica cronaca di un giovane rider caduto sul lavoro in un rito collettivo di resistenza, per indagare la fragilità di una generazione precaria.
Nuove Generazioni: una Stagione di sogni, scienza e meraviglia
L’offerta dedicata alle nuove generazioni disegna una mappa di storie che attraversano generi e palcoscenici, trasformando il teatro in un laboratorio di scoperta per spettatori di ogni età. È un invito a un viaggio multidisciplinare che, attraversando le sale di Torlonia e India, spazia dall’indagine scientifica al mito, dalla resistenza civile alla poesia del quotidiano, offrendo visioni in cui la meraviglia si fa strumento di conoscenza e comprensione del mondo.
Il cuore di questa proposta è La mosca verdolina (17 dicembre – 6 gennaio), una produzione del Teatro di Roma tratta dal libro di Giorgio Parisi, che andrà in scena al Teatro Torlonia. Lo spettacolo traduce per un pubblico dai 6 ai 10 anni i concetti scientifici del Premio Nobel, trasformandoli in un’avventura poetica restituita dall’adattamento teatrale di Emanuele Di Giacomo, con regia di Davide Doro e interpretazione di Jacopo Olesen. Intorno alla figura di un “nonno scienziato” un po’ pasticcione, il volo degli storni, le leggi della fisica e il rapporto tra ordine e caos diventano i nuclei di un racconto disordinato e vitale, capace di stimolare nei bambini la curiosità verso i misteri che governano il mondo.
Il Teatro Torlonia – tra burattini, scienza e resilienza – ospita una stagione ricca di linguaggi che interrogano il limite umano e la forza del pensiero. Il percorso si apre con Albert eD IO (10 – 11 ottobre), un viaggio poetico tra Einstein e la meccanica quantistica firmato dalla Compagnia del Sole, un dialogo socratico tra un anziano scienziato e un bambino speciale sulla meraviglia dell’invisibile. La ricerca continua con il burattinaio Patrizio Dall’Argine in Charlie Gordon (24 – 25 ottobre) per una riflessione visionaria sull’intelligenza ispirata a Daniel Keyes attraverso cinque burattini d’intaglio classico (un Dottore, un Matto, un Teppista, una Morte e un Topo). Il tema della fragilità e della forza interiore torna in Ode alla vita (14 – 15 novembre) della Compagnia Rodisio, un inno alla follia dell’arte e dell’infanzia come omaggio alla straordinaria forza d’immaginazione dei più piccoli, e in Ho un pezzettino in gola (20 – 21 febbraio) de La Piccionaia, che racconta con delicatezza la danza delle vulnerabilità infantili. L’avventura si sposta poi tra le nevi dello Yukon in Fare un fuoco (13 – 14 marzo), thriller nella natura selvaggia firmato da Francesco Niccolini e Luigi D’Elia, un monito sull’individualismo dell’uomo di fronte alla crudeltà della natura e alla potenza degli elementi. A impreziosire questa esplorazione della figura e del simbolo, si inserisce l’approdo della compagnia francese Cie Alinéa con Petites Histoires sans paroles (16 – 17 gennaio), un’antologia di brevi atti per burattini a guanto che spazia dal mito di Sisifo a quello di Edipo, dove la manipolazione diventa metafora del rapporto tra creazione e libertà.
Al Teatro India – dove l’immaginario si muove tra classico e innovazione –la scena si fa territorio di riscritture audaci in cui i nuovi linguaggi incontrano il mito. L’indagine prende vita con I Sacchi di Sabbia e il loro Marmocchio (23 – 24 gennaio), un radiodramma animato che riscrive Pinocchio nella durezza del marmo, trasformando il burattino in un mariolo spaccone privo di morale. Il respiro internazionale si amplia con lo spagnolo Jordi Bertran in CLÀSSICS. Uno spettacolo di marionette in sette scene (6 – 7 febbraio), un cabaret di marionette curato dal maestro della scena mondiale con oltre 45 anni di carriera, che porta in scena icone come Louis Armstrong e Bon Scott in un vortice di musica e poesia visiva. Completa l’offerta Cuor di coniglio della Compagnia Dimitri/Canessa (16 maggio) inserito all’interno di Capitale Danza.
Il Laboratorio Piero Gabrielli: l’arte dell’integrazione
Fiore all’occhiello del Teatro di Roma è il Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli, diretto da Roberto Gandini, da anni un’eccellenza nel panorama nazionale per la sua capacità di coniugare ricerca artistica e inclusione sociale, coinvolgendo ragazzi con e senza disabilità in un percorso di crescita collettiva che trasforma la diversità in risorsa creativa. La stagione del Teatro India propone un dittico che parte con Ending (16 – 27 novembre), scritto dallo stesso Gandini con Roberto Scarpetti, una riflessione coraggiosa e ironica sulla capacità di congedarsi dal passato: attraverso un gruppo di ascolto teatrale, cinque protagonisti affrontano la fine di amori, lutti o fallimenti, imparando a gestire l’emozione del distacco come n passaggio necessario alla crescita. Il percorso prosegue con il tradizionale appuntamento di Storie di Natale (22 dicembre – 6 gennaio), un elisir per lo spirito che intreccia i classici di Rodari a inediti contemporanei: seguendo le formule della Grammatica della Fantasia, il palco si trasforma in uno spazio interattivo dove attori e pubblico improvvisano insieme, riscoprendo il piacere del racconto e della condivisione tra grandi e piccini.
Festival CONTEMPORANEO FUTURO
L’offerta si completa con la VII edizione del Festival CONTEMPORANEO FUTURO (7 – 11 aprile), sotto la cura di Fabrizio Pallara: un cantiere di ricerca che si distingue nel panorama dei Teatri Nazionali con al centro l’infanzia come territorio di indagine intergenerazionale, confermandosi anche come vetrina di opere inedite per sostenere e favorire lo scambio virtuoso tra operatori. Un osservatorio necessario che non si limita ad attraversare il presente, ma ne riscrive i linguaggi decodificandone la complessità, per trasformare il palco in uno spazio di riflessione collettiva sul tempo che verrà.
TEATRO VALLE
16 – 18 OTTOBRE
“LA SERA DELLA PRIMA”. Sei personaggi in cerca d’autore al Teatro Valle
di e con Francesco Piccolo
Produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale
PRODUZIONE
23 OTTOBRE – 1° NOVEMBRE
ESCAPED ALONE
di Caryl Churchill
traduzione Monica Capuani
un progetto di lacasadargilla
regia Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni
con Caterina Carpio, Tania Garribba, Arianna Gaudio, Alice Palazzi
dramaturg Margherita Mauro
paesaggi sonori e ideazione spazio scenico Alessandro Ferroni
drammaturgia del movimento Marta Ciappina
scene Marco Rossi e Francesca Sgariboldi
ambienti visivi Maddalena Parise,
drammaturgia delle luci Luigi Biondi
costumi Anna Missaglia
accompagnamento alla ricerca Marco D’Agostin
assistente alla regia Matteo Finamore
produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Teatro di Roma – Teatro Nazionale
COPRODUZIONE
10 – 22 NOVEMBRE
MEMORIA DI RAGAZZA
tratto dal libro Mémoire de fille di ANNIE ERNAUX © Gallimard
traduzione di Lorenzo Flabbi
regia e adattamento Silvia Costa
drammaturgo Ewald Palmetshofer
con Federica Fracassi, Francesca Mazza, Emanuela Villagrossi
musica Ayumi Paul
scenografia e luci Silvia Costa
collaborazione alla scenografia Thomas Lauret e Michele Taborelli
costumi Rebecca Stange e Silvia Costa
assistente alla regia Jacopo Panizza
produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale in corealizzazione con Romaeuropa Festival
Questo spettacolo è stato originariamente realizzato dal Teatro di Stato Bavarese, il Residenztheater di Monaco, nella stagione 2020–21, adattato dalla Comédie Française per la stagione 2022–23 e dal Teatro di Roma – Teatro Nazionale per la stagione 2026 – 2027
PRODUZIONE
26 NOVEMBRE – 6 DICEMBRE
CHE DOLORE TERRIBILE È L’AMORE
a partire da “Non dico addio” di Han Kang
drammaturgia e regia Daria Deflorian
con Anna Coppola, Daria Deflorian, Monica Piseddu
progetto condiviso con Monica Piseddu e Andrea Pizzalis
dramaturg Eric Vautrin
scene e aiuto regia Andrea Pizzalis
luci Giulia Pastore
suono Emanuele Pontecorvo
costumi Ettore Lombardi
direzione tecnica Enrico Maso
consulenza artistica Attilio Scarpellini
collaborazione alla drammaturgia Nikolai Palmieri e Blu Silla
per INDEX Valentina Bertolino, Francesco Di Stefano
produzione INDEX
in coproduzione con Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale; Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa; Teatro di Roma – Teatro Nazionale; Festival d’Avignon; théâtre Garonne, scène européenne – Toulouse
distribuzione in Francia théâtre Garonne, scène européenne – Toulouse
con la collaborazione di Istituto Culturale Coreano in Italia; L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino | Centro di Residenza Emilia-Romagna; Residenza Olinda/TeatroLaCucina
con il supporto di MiC – Ministero della Cultura
COPRODUZIONE
9 – 13 DICEMBRE
CASANOVA
dell’infinita fuga
scritto e diretto da Ruggero Cappuccio
con Claudio Di Palma
voci delle donne Sonia Bergamasco
e con Emanuele Zappariello, Francesca Cercola, Viviana Curcio, Eleonora Fardella, Claudia Moroni, Gaia Piatti, Estelle Maria Presciutti
e le acrobate Maria Anzivino, Sara Lupoli, Marianna Moccia, Viola Russo Coreografie Aeree FUNA
musiche Marco Betta, Ivo Parlati
costumi Carlo Poggioli
progetto scenico Ruggero Cappuccio
scenografi Paolo Iammarrone Vincenzo Fiorillo
aiuto regia e progetto Luci Nadia Baldi
produzione Teatro Segreto srl in coproduzione con Teatro di Napoli- Teatro Nazionale
OSPITALITÀ
15 – 20 DICEMBRE
EQUUS
di Peter Shaffer
traduzione di Marco e Carlo Sciaccaluga
con Luca Lazzareschi, Pietro Giannini, Paolo Cresta, Pia Lanciotti, Camilla Semino Favro,
Giulia Prevedello, Michele De Paola
regia Carlo Sciaccaluga
scene e Costumi Anna Varaldo; Luci Aldo Mantovani
produzione Teatro Nazionale di Genova in accordo con la Concessionaria Antonia Brancati srl
OSPITALITÀ
14 – 24 GENNAIO
STATO CONTRO NOLAN
(un posto tranquillo)
di Stefano Massini
uno spettacolo di Alessandro Gassmann
con Daniele Russo, Gaetano Bruno, Mauro Marino, Emanuele Maria Basso, Gaia Benassi, Davide Dolores, Giuseppe Gandini, Stefano Guerrieri, Alessia Santalucia, Angelo Zampieri
scene Gianluca Amodio
luci Marco Palmieri
costumi Mariano Tufano
musiche di Pivio e Aldo De Scalzi
video Marco Schiavoni
produzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, Teatro Biondo Palermo
OSPITALITÀ
26 – 31 GENNAIO
IL MALE OSCURO
di Giuseppe Berto
riduzione per il teatro e regia Giuseppe Dipasquale
scene Antonio Fiorentino
costumi Dora Argento
musiche Germano Mazzocchetti
movimenti coreografici Rebecca Murgi
con Alessio Vassallo, Ninni Bruschetta
(in o. a.) Cesare Biondolillo, Lucia Fossi, Luca Iacono, Viviana Lombardo, Consuelo Lupo, Ginevra Pisani
Produzione Teatro Biondo Palermo / Teatro Stabile di Catania / MARCHE TEATRO
OSPITALITÀ
4 – 14 FEBBRAIO
DOPO LA PROVA
Dall’omonimo film di Ingmar Bergman
regia Gabriele Lavia
con Gabriele Lavia e Federica De Martino
e con Eleonora Bernazza
scene Carmelo Giammello
costumi Andrea Viotti
suono Riccardo Benassi
produzione Compagnia Gabriele Lavia– Teatro Stabile di Catania
OSPITALITÀ
23 – 28 FEBBRAIO
LA GOVERNANTE
di Vitaliano Brancati
regia Valerio Santoro
con Franco Branciaroli, Giovanna Di Rauso
e cast in via di definizione
aiuto regia Nicasio Catanese
produzione Teatro Biondo Palermo
OSPITALITÀ
11 – 21 MARZO
LA REGINETTA DI LEENANE
di Martin McDonagh
traduzione italiana Marta Gilmore
regia Raphael Tobia Vogel
con Ambra Angiolini, Ivana Monti, Stefano Annoni, Edoardo Rivoira
scene Angelo Linzalata
luci Oscar Frosio
costumi Simona Dondoni
musiche Andrea Cotroneo
produzione Teatro Franco Parenti in accordo con Arcadia & Ricono Ltd per gentile concessione di Knight Hall Agency Ltd
OSPITALITÀ
8 – 18 APRILE
VISITA AL PADRE
di Norm Foster
regia Piero Maccarinelli
traduzione e adattamento Pino Tierno
musica Antonio Di Pofi
con Massimo De Francovich e Maximilian Nisi
produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale
PRODUZIONE
20 – 30 APRILE
STUDIO SUI SEI PERSONAGGI IN CERCA D’AUTORE
di Luigi Pirandello
regia Emma Dante
produzione Sud Costa Occidentale/Carnezzeria, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, Emilia Romagna Teatro ERT – Teatro Nazionale
COPRODUZIONE
4 – 13 MAGGIO
IL DELIRIO DEL PARTICOLARE
di Vitaliano Trevisan
regia Giorgio Sangati
con Maria Paiato, Carlo Valli e Alessandro Mor
scene Alberto Nonnato – costumi Gianluca Sbicca
musiche Michele Rabbia – luci Cesare Agoni – assistente alla regia Valeria de Santis
produzione Emilia Romagna Teatro ERT/ Teatro Nazionale in coproduzione con Centro Teatrale Bresciano
OSPITALITÀ
20 – 30 MAGGIO
BELLA FIGURA
di Yasmina Reza
traduzione Donatella Punturo
regia Lucia Rocco
con Pierluigi Corallo, Manuela Mandracchia, Orietta Notari, Galatea Ranzi, Stefano Santospago
produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale
PRODUZIONE
TEATRO ARGENTINA
8 – 9 OTTOBRE
WHAT THE BODY DOES NOT REMEMBER (REVIVAL 2026)
di Wim Vandekeybus
Ultima Vez
In corealizzazione con Romaeuropa Festival 2026
Con il sostegno di Dance Reflections by Van Cleef & Arpels
REF – DANZA
11 OTTOBRE
FOUR SEASONS CHANGED
Max Richter, Didem Coskunseven, Jolente De Maeyer, BRYGGEN – Bruges String
coreografia, concept, scenografia, disegno luci Michiel Vandevelde
concept, direzione musicale, violino solista Jolente De Maeyer
danza Amanda Barrio Charmelo o Sophia Dinkel
esecuzione musicale BRYGGEN – Bruges Strings
violini primi Veronique De Raedemaeker, Paula Carmona Caminos, Eva Ackerman, Bérénice Awouters
violini secondi Isabel Dhallé, Femke Verstappen / Natalia Kotarba, Dominika Karbowniczek, Asude Ata
viole Oleksandr Petryakov, Ana Sofia Sousa, Eva Van de Ven, Natalie Glas
violoncelli Julia Kotarba, Suzanne Vermeyen, Lieselot Watté
contrabbasso Lisa De Boos
arpa Leen Van der Roost
clavicembalo Jan Devlieger
musica Max Richter – Recomposed: The Four Seasons; Didem Co?kunseven – Traveler on a Winter’s Night, parti 1 e 2
costumi Milk of Lime
produzione BRYGGEN – Bruges Strings
con il supporto del Tax Shelter belga tramite Flanders Tax Shelter
in corealizzazione con Romaeuropa Festival 2026
REF – DANZA
15 – 18 OTTOBRE
FAUST- FATTO, NON DETTO
Romeo Castellucci
SOCIETAS
concezione e regia Romeo Castellucci
musiche originali Scott Gibbons
con cast in via di definizione
drammaturgia Piersandra Di Matteo
produzione e tournée Giulia Colla
immagini Anna Paola Guerra, Juan Manual Castro Prieto
ritratto Francesco Raffaelli
in corealizzazione con Romaeuropa Festival 2026
REF
4 – 29 NOVEMBRE
OTELLO
di William Shakespeare
traduzione Gianni Garrera
adattamento Luca De Fusco e Gianni Garrera
regia Luca De Fusco
con (con o. a.) Alessandro Balletta, Francesco Biscione, Paolo Cresta, Rossella De Martino,
Luca Lazzareschi, Gianluca Merolli, Pierluigi Misasi, Sara Putignano, Mersila Sokoli, Federico Vanni
aiuto regia Lucia Rocco
scene e costumi Marta Crisolini Malatesta
luci Gigi Saccomandi – proiezioni Alessandro Papa
musiche Ran Bagno
produzione Teatro di Roma -Teatro Nazionale,
Teatro Stabile di Torino-Teatro Nazionale, Teatro Biondo di Palermo
PRODUZIONE
2 – 13 DICEMBRE
PECCATO CHE FOSSE UNA SGUALDRINA
di John Ford
adattamento Luca De Fusco e Gianni Garrera
regia Luca De Fusco
con (in o. a.) Alessandro Balletta, Debora Bernardi, Francesco Biscione, Andrea Codognato, Pierluigi Corallo,
Paolo Cresta, Rossella De Martino, Gianluca Merolli, Pierluigi Misasi, Sara Putignano, Mersila Sokoli
aiuto regia Lucia Rocco
scene e costumi Marta Crisolini Malatesta
luci Gigi Saccomandi
musicheRan Bagno
Produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale
PRODUZIONE
9 – 31 GENNAIO
LA PAZZIA DI RE GIORGIO
di Alan Bennett
traduzione Franco Salvatorelli
regia Massimo Popolizio
con Massimo Popolizio, Sandra Toffolatti, Raffaele Esposito, Michele Nani, Massimo Nicolini, Paolo Serra, Alberto Onofrietti, Giampiero Cicciò, Francesco Migliaccio, Tommaso Cardarelli, Riccardo Bocci
e con Adriano Exacoustos, Luca Carbone, Michele Lisi, Paolo Minnielli, Michele Montironi, Eros Pascale, Arianna Pozzi, Giorgio Sales
produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa,
Teatro della Toscana, ERT Emilia-Romagna Teatro Fondazione
PRODUZIONE
2 – 14 FEBBRAIO
UNA DELLE ULTIME SERE DI CARNOVALE
di Carlo Goldoni
regia Valerio Binasco
cast in via di definizione
produzione Teatro Stabile Di Torino – Teatro Nazionale, Teatro di Roma – Teatro Nazionale,
TSV – Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Bolzano
COPRODUZIONE
18 – 28 FEBBRAIO
NON POSSO NARRARE LA MIA VITA
da Gli anni piccoli e altri testi di Enzo Moscato
drammaturgia e regia Roberto Andò
con Lino Musella
e con Tonino Taiuti, Flo, Lello Giulivo, Giuseppe Affinito
Vincenzo Pasquariello, Ivano Battiston, Lello Pirone, Eleonora Limongi
voci e corpi della città Nikita Abagnale, Mariarosaria Bozzon, Francesca Cercola, Gabriella Cerino,
Nicola Conforto, Mattia Coppola, Vincenzo D’Ambrosio, Matteo Maria D’Antò, Ciro Giacco,
Eleonora Fardella, Mariano Nicodemo, Maurizio Oliviero
scene e luci Gianni Carluccio
costumi Daniela Cernigliaro
musiche Pasquale Scialò
suono Hubert Westkemper
coreografie Luna Cenere
trucco Vincenzo Cucchiara
parrucchiera Sara Carbone
aiuto regia Luca Bargagna
produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale
OSPITALITÀ
2 – 14 MARZO
AMLETO
di William Shakespeare
traduzione e adattamento Diego Pleuteri
regia Leonardo Lidi
con (in o. a.) Alfonso De Vreese, Ilaria Falini, Christian La Rosa, Rosario Lisma, Nicola Pannelli, Mario Pirrello, Giuliana Vigogna
scene e luci Nicolas Bovey
costumi Aurora Damanti
suono Claudio Tortorici
cura movimenti scenici Riccardo Micheletti
puppets Damiano Augusto Zigrino e Silvia Fancelli
regista assistente Alba Porto
assistente regia Eleonora Bentivoglio
assistente scene Nathalie Deana
produzione Teatro Stabile Torino – Teatro Nazionale
con il sostegno di Fondazione CRT
OSPITALITÀ
16 – 25 MARZO
LO ZAR
di e con Stefano Massini
e con Luca Roccia Baldini e Mariel Tahiraj (musicisti in corso di definizione)
scene Paolo Di Benedetto disegno luci Manuel Frenda suoni Andrea Baggio costumi Elena Bianchini
produzione Teatro della Toscana
OSPITALITÀ
31 MARZO – 11 APRILE
PLATONOV
di Anton Čechov
traduzione adattamento e regia Peter Stein
con Alessandro Averone, Maddalena Crippa, Sergio Basile, Gianluigi Fogacci, Andrea Nicolini, Francesco Santagada, Maria Chiara Centorami, Odette Piscitelli, Alessandro Sampaoli, Emilia Scatigno,
Tommaso Garrè, Davide Lorino, Sebastian Gimelli Morosini, Giulio Petushi
scene Ferdinand Woegerbauer
costumi Anna Maria Heinreich
luci Mattia De Pace
assistente regista Carlo Bellamio
produzione Tieffe Teatro Milano, Fondazione Teatro di Roma,
Teatro Stabile di Catania, Teatro Biondo Stabile di Palermo
COPRODUZIONE
14 – 25 APRILE
L’ANGELO DEL FOCOLARE
testo e regia di Emma Dante
con Leonarda Saffi, Ivano Picciallo, David Leone, Giuditta Perriera
scene e costumi Emma Dante luci Cristian Zucaro
coproduzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa / Teatro di Napoli – Teatro Nazionale / Châteauvallon-Liberté Scène Nationale / Les Célestins Théâtre de Lyon / Comédie de Clermont-Ferrand / La Scène Nationale d’ALBI-Tarn / Le Cratère, Scène Nationale d’Alès en Cévennes / L’Estive, scène nationale de Foix et de l’Ariège / Théâtre + Cinéma Scène nationale Grand Narbonne / Théâtre de l’Archipel, scène nationale de Perpignan / Théâtre Molière, Sète – Scène Nationale Archipel de Thau / Le Parvis, scène nationale de Tarbes Pyrénées / Compagnia Sud Costa Occidentale / Carnezzeria
coordinamento e distribuzione Aldo Miguel Grompone, Roma
organizzazione Daniela Gusmano
tecnico in tournée Marco Guarrera
OSPITALITÀ
28 – 30 APRILE
EZRA IN GABBIA
scritto e diretto da Leonardo Petrillo
con Mariano Rigillo, Anna Teresa Rossini
scene Gianluca Amodio
costumi Lia Francesca Morandini
disegno luci Enrico Berardi
musiche Carlo Covelli
aiuto regia Mario Rinaldoni
produzione TSV – Teatro Nazionale, OTI – Officine del Teatro Italiano
OSPITALITÀ
TEATRO INDIA
8 – 11 OTTOBRE
ANCHE IN CASA SI POSSONO PROVARE EMOZIONI FORTI
regia e drammaturgia Caterina Filograno
scene e costumi Giuseppe Di Morabito
con Gloria Busti, Caterina Filograno, Francesca Porrini, Simona Senzacqua, Maria Grazia Sughi
sound design Gerets
light design Stefano Bardelli
movement coach Ester Guntıń
aiuto regia e collaborazione artistica Ksenija Martinović
produzione Sardegna Teatro / Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale/ Teatri di Bari
OSPITALITÀ
16 OTTOBRE – 1 NOVEMBRE
GLI ELEFANTI NELLA STANZA
di e con Francesca Astrei
produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale
PRODUZIONE
28 OTTOBRE – 1 NOVEMBRE
GONE
uno spettacolo di Kepler-452
ideazione e drammaturgia Enrico Baraldi, Nicola Borghesi, Riccardo Tabilio
regia Enrico Baraldi, Nicola Borghesi
con Nino Burduli, Temo Natroshvili, Nika Tserediani, Luka Chibukhaia, Kato Kalatozishvili,
Paata Inauri, Keta Shatirishvili, Liza Nikvashvili, Giorgi Chachanidze
traduzione e adattamento in Georgia Tatia Mtvareldize
scene e costumi Simon Machabeli
musiche Gogi Dzodzuashvili
assistente alla regia Mariam Jamerashvili
direttore tecnico Anuki Khoshtaria
coordinamento Roberta Gabriele
produzione Lepl Mikheil Tumanishvili Film Actors Professional State Theatre (Tbilisi- Georgia)
coproduzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale
con il contributo del Ministero della Cultura della Georgia
in collaborazione con GIFT Festival, ATER Fondazione e Kepler-452
Spettacolo in georgiano sovratitolato in italiano
OSPITALITÀ
3 – 8 NOVEMBRE
VIAGGIO A HONG KONG
testo e regia Pascal Rambert
traduzione Chiara Elefante
con Sandro Lombardi
scenografia Aliénor Durand
produzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale
in collaborazione con Compagnia Lombardi-Tiezzi
OSPITALITÀ
11 – 15 NOVEMBRE
LA FIRMA
testo e regia di Valerio Vestoso
con Antonio Bannò
produzione BAM teatro
OSPITALITÀ
18 – 19 NOVEMBRE
BODIES ON GLASS
coreografia Diego Tortelli
in collaborazione con i danzatori Cristian Cucco e Thomas Van de Ven
interpreti Cristian Cucco e Thomas Van de Ven
musica dal vivo Andrea Rebaudengo/brani dal repertorio di Philip Glass
costumi ETRO by Marco de Vincenzo
coproduzione Triennale Milano, Volvo Studio Milano e Teatro Grande di Brescia
si ringrazia Fattoria Vittadini
OSPITALITÀ – DANZA
21 – 22 NOVEMBRE
AMAE NO KŌZŌ
concept, coreografia e performance Borna Babić e Eliana Stragapede
drammaturgia Margherita Scalise
musica Nenad Kovačić
voce Teresa Campos
musica originale Lola Beltràn
light design Joaquín Hernández
Produzione Paper Bridge
ringraziamenti speciali RV, Akira Yoshida and Mathieu Minjoulat-Rey
OSPITALITÀ – DANZA
25 – 29 NOVEMBRE
I AM THE WIND
di Jon Fosse
regia Gábor Tompa
scene e costumi Gyopár Bocskai
coreografia Enikő Györgyjakab
musiche di Csaba Boros
luci Romeo Groza
spettacolo in rumeno con sopratitoli in italiano
OSPITALITÀ
27 – 31 GENNAIO
LU SANTO JULLARE FRANCESCO
di Dario Fo e Franca Rame
diretto e interpretato da Matthias Martelli
Teatro Stabile Torino – Teatro Nazionale / Teatro Stabile dell’Umbria
Spettacolo inserito nelle Celebrazioni per i Cento anni di Dario Fo promosse dalla Fondazione Fo Rame
OSPITALITÀ
9 – 14 FEBBRAIO
VORREI UNA VOCE
di e con Tindaro Granata
con le canzoni di Mina
ispirato dall’incontro con le detenute-attrici del teatro Piccolo Shakespeare all’interno della Casa Circondariale di Messina nell’ambito del progetto Il Teatro per Sognare di D’aRteventi diretto da Daniela Ursino
disegno luci Luigi Biondi
costumi Aurora Damanti
regista assistente Alessandro Bandini
produzione LAC Lugano Arte e Cultura in collaborazione con Proxima Res
partner di produzione Gruppo Ospedaliero Moncucco
OSPITALITÀ
20 – 28 FEBBRAIO
THE BODY OF AN AMERICAN
di Dan O’Brien
traduzione Enrico Luttmann Marco Maria Casazza
regia Jacopo Gassmann
con Danilo Nigrelli e Paolo Mazzarelli
produzione LAC Lugano Arte e Cultura, Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, Teatro Nazionale di Genova
Teatro di Roma – Teatro Nazionale
COPRODUZIONE
3 – 7 MARZO
LA FIRMA. NON TI FIDARE
tratto da Non ti fidare di Claudio Fava
regia Claudio Fava
con Ninni Bruschetta e Federica De Benedittis
produzione Teatro della Città Marche Teatro
OSPITALITÀ
6 – 14 MARZO
FLUSSO
di Christian di Furia
regia Lino Guanciale
con Lino Guanciale e Gianmarco Saurino
videoanimazione Iole Cilento, Cristina Zanoboni
scenografia Iole Cilento
foto e video Peperonitto film
Coproduzione Teatri di Bari, Wrong Child Production in collaborazione con Premio Riccione
OSPITALITÀ
17 – 21 MARZO
MADRI
di Diego Pleuteri
regia Alice Sinigaglia
con Valentina Picello e Vito Vicino
sound designer Federica Furlani
scenografo Alessandro Ratti
luci Luca Scotton
produzione La Corte Ospitale
coproduzione SCARTI Centro di Produzione Teatrale d’Innovazione
con il contributo della Regione Emilia-Romagna
con il sostegno del MiC e di SIAE, nell’ambito del programma “Per Chi Crea”
OSPITALITÀ
1 – 4 APRILE
NEANCHE PARENTI
testo e regia Gabriele Russo e Arianna D’Angiò
con la Compagnia Bellini Teatro Factory:
Greta Bertani, Filippo D’Amato, Daniela De Riso, Miriam Giacchetta,
Gaia Napoletano, Matteo Ronconi, Umberto Serra
assistente alla regia Bellini Teatro Factory Martina Abate
progetto sonoro Antonio Della Ragione
disegno luci Giuseppe Di Lorenzo
scene Accademia di Belle Arti di Napoli Cattedra di Scenografia Luigi Ferrigno
con gli studenti Alessia Di Pace, Claudia Pugliese, Roberta Fierro, Laura lloret Garcia, Sabrina Oliva, Alessandra Avitabile, Salvatore Esposito, Emanuela Bartoli, Lucrezia Maria Aita, Claudia Sabella
costumi Enzo Pirozzi
produzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini
OSPITALITÀ
2 – 4 APRILE
ASFALTO
Poema fisico e musicale per sette attori
regia e coreografia di Michela Lucenti
con la Compagnia Bellini Teatro Factory
Sofia Celentani Ungaro, Cristoforo Iorio, Tarek Ismail, Valeria Martire,
Giuseppina Ruggiero, Luigi Savinelli, Lucia Straccamore
assistente alla regia Antonio Basile
assistenza alla creazione Maurizio Camilli
drammaturgia Balletto Civile
testi Emanuela Serra
musiche e progetto sonoro Antonio Della Ragione
collaborazione al progetto sonoro Rainer Monaco
disegno luci Michela Lucenti / Balletto Civile e Maurizio Di Maio
scene Accademia di Belle Arti di Napoli Cattedra di Scenografia Luigi Ferrigno
con gli studenti Alessia Di Pace, Claudia Pugliese, Roberta Fierro, Laura lloret Garcia, Sabrina Oliva, Alessandra Avitabile, Salvatore Esposito, Emanuela Bartoli, Lucrezia Maria Aita, Claudia Sabella
costumi Enzo Pirozzi
produzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini
OSPITALITÀ – DANZA
13 – 18 APRILE
LETTERA DI UNA SCONOSCIUTA
da Stefan Zweig
testo e regia Davide Sacco
con Giordana Faggiano
scene Luigi Sacco
luci Luigi Della Monica
costumi Luciana Donadio
musiche Arturo Annecchino
assistente alla regia Enrico Spelta – direttore di produzione Luigi Cosimelli
produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale e LVF / Teatro Manini di Narni
COPRODUZIONE
23 – 24 APRILE
CRAZY GRASS
testi di Yordan Radichkov
versione scenica e regia Margarita Mladenova
scenografia Boris Dalchev, Mihaela Dobreva
musica Hristo Namliev
foto Yana Lozeva
con Albena Georgieva, Jana Rasheva, Antonio Dimitrievski, Katalin Stareishinska, Ivan Nikolov, Nadya Keranova, Dimitar Krumov, Rumen Draganov, Bilyana Georgieva, Galya Kostadinova, Georgi A. Bogdanov
spettacolo in bulgaro con soprattitoli in italiano
OSPITALITÀ
19 – 23 MAGGIO
RESTEREMO PER SEMPRE QUI BUONE AD ASPETTARTI
di Diego Pleuteri
regia Leonardo Lidi
con Marta Malvestiti, Beatrice Verzotti, Teresa Castello, Hana Daneri
scene Fabio Carpene
cura dei movimenti scenici Riccardo Micheletti
assistente alla regia Nicolò Tomassini
produzione Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale
con il sostegno del MiC e di SIAE nell’ambito del programma “Per Chi Crea”
OSPITALITÀ
21 – 23 MAGGIO 2027
LOGORANTE, MA VIVO – Viaggio tra le parole di Paolo Grassi
drammaturgia Katia Ippaso
regia Arturo Armone Caruso
con Sara Valerio
produzione Piccolo teatro di Milano, Teatro di Roma,
Saval Spettacoli, Fondazione Paolo Grassi-La voce della cultura.
COPRODUZIONE
25 – 26 MAGGIO 2027
REMINISCENCIA
ideazione e creazione Malicho Vaca Valenzuela
con Malicho Vaca Valenzuela
in video Rosa Alfaro, Lindor Valenzuela
assistente alla regia Ébana Garín Coronel
produzione esecutiva MC2: Maison de la Culture de Grenoble – Scène nationale
produzione artistica Ébana Garín, Luis Guenel, Roni Isola – Collectif Cuerpo Sur
spettacolo in spagnolo cileno con sopratitoli in italiano
OSPITALITÀ INTERNAZIONALE (Cile)
TEATRO TORLONIA
15 – 18 OTTOBRE
PAZZO AD ARTE
frammenti di vita che ci ri-guardano
liberamente tratto da alcune scene del dramma The Tragedy of Hamlet, Prince of Denmark di William Shakespeare
di Alessandra Niccolini e Giuseppe Pestillo
con Giuseppe Pestillo
OSPITALITÀ
29 OTTOBRE – 1 NOVEMBRE
WITCH IS
progetto di LANDI/MIGNEMI/PARIS
drammaturgia di Francesca Mignemi
regia Virginia Landi
con Giorgia Iolanda Barsotti, Eleonora Paris, Cristiana Tramparulo
costumi di Rossana Gea Cavallo – musiche e sound design di Andrea Centonza
produzione IL TEATRO DELLE DONNE, Firenze
con il sostegno del Centro di Residenza della Toscana Armunia-Capotrave/Kilowatt e Z.I.A. – Zona Indipendente Artistica
OSPITALITÀ
19 – 22 NOVEMBRE
MAY FALLING ASLEEP NEVER OPEN OUR MOUTH
ricerca, ideazione Gaia Ginevra Giorgi Performance Gaia Ginevra Giorgi, Denise Tosato Dialogo drammaturgico Giada Cipollone Accompagnamento artistico Stella Succi
pratiche vocali Veza Fernández
consulenza coreografica Asher O’Gorman
luci e direzione tecnica Andrea Sanson
suoni Devid Ciampalini – abiti Gianni Mattaruccoconsulenza live electronics Emanuele Pontecorvo Cura e diffusione Edoardo Lazzari
organizzazione e amministrazione Giusy Guadagno ProduzioneExtragarbo Snaporazverein (CH),
Lavanderia a Vapore – Centro di Residenza per la Danza (IT), Murmuris (IT), IntercettAzioni – Centro di Residenza Artistica della Lombardia (IT), Linha de fuga (PT),
con il sostegno di Premio Vienna (Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, d’intesa con la Direzione Generale per la Diplomazia Pubblica e Culturale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e l’Istituto Italiano di Cultura di Vienna), Phonogrammarchiv (AT)
OSPITALITÀ
3 – 6 DICEMBRE
RACCONTI ROMANI – prima parte
regia di Danilo Capezzani
tratto da Ladro dei lumi di Elsa Morante
PRODUZIONE
10 – 13 DICEMBRE
RACCONTI ROMANI – seconda parte
regia di Danilo Capezzani
tratto da Roma amara e dolce di Ercole Patti
PRODUZIONE
21 – 24 GENNAIO
QUARTET
di Heiner Müller
traduzione Saverio Vertone
regia Maximilian Nisi
con Viola Graziosi, Maximilian Nisi
musiche originali Stefano De Meo
scene e costumi Vincenzo La Mendola
produzione Teatro della Città
OSPITALITÀ
28 – 31 GENNAIO
CRISOTEMI
di Ghiannis Ritsos traduzione di Nicola Crocetti
diretto e interpretato da Elena Arvigo
disegno luci Pietro Sperduti
scene e costumi Elena Arvigo in collaborazione con Maria Alessandra Giuri
produzione SantaRita & Jack Teatro
si ringrazia la gentile collaborazione di Eleonora Bossi
OSPITALITÀ
3 – 7 FEBBRAIO
GERTRUDE, LUCIA E LE ALTRE
liberamente tratto da Il cuore è un guazzabuglio di Eleonora Mazzoni (Einaudi 2023)
di e con Eleonora Mazzoni
regia di Simonetta Solder
voce recitante fuori campo Lino Guanciale
disegno luci Camila Chiozza sound design Lorenzo Danesin
produzione 369gradi
OSPITALITÀ
11 – 14 FEBBRAIO
WEEK-END
di Annibale Ruccello
con Sabrina Scuccimarra
e con Manuel Severino e Matteo D’Incoronato
scene Alessandra Solimene costumi Easy Costumes
luci Marco Linari
aiuto regia Matteo D’Incoronato assistente regia Elia Colacchio
produzione Compagnia Lombardi-Tiezzi in collaborazione con Ass. Cult. Padiglione Ludwig
OSPITALITÀ
25 – 28 FEBBRAIO
LEI NON SA COSA VUOLE
di Luisa Merloni
regia Manuela Cherubini
con Luisa Merloni e Daniele Natali
disegno luci Camila Chiozza
produzione Bluemotion/Angelo Mai – Psicopompoteatro
OSPITALITÀ
4 – 7 MARZO
BEATA OSCENITA’
di Massimo Sgorbani
regia Serena Sinigaglia
con Gianluca Ferrato
scene Andrea Belli
luci e suono Roberta Faiolo
costumi Valeria Bettella
video Fabio Brusadin
produzione Teatro Stabile di Bolzano
OSPITALITÀ
18 – 21 APRILE
ARCHIMEDE
di Costanza DiQuattro
con Mario Incudine
e con Antonio Vasta e Tommaso Garré
regia Alessio Pizzech
scene e costumi Andrea Stanisci
assistente alla regia Tommaso Garré
musiche Mario Incudine
eseguite dal vivo da Antonio Vasta
produzione Centro Teatrale Bresciano, La Contrada Teatro Stabile di Trieste / Teatro della Città,
in collaborazione con Teatro Donnafugata
produzione esecutiva A.S.C. Production Arte Spettacolo Cultura
OSPITALITÀ
16 – 30 APRILE
VITA A RATE
di Riccardo Caporossi
interpreti Nadia Brustolon, Vincenzo Preziosa
scena e regia Di Riccardo Caporossi
luci Nuccio Marino
PRODUZIONE
21 – 30 MAGGIO
SPETTACOLO POLITICAMENTE SCORRETTO CHE SI PUO’ INTERROMPERE PREMENDO UN TASTO
regia Enrico Torzillo
con Jacopo Carta, Francesco Petruzzelli, Maria Grazia Trombino
produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale
PRODUZIONE
CAPITALE DANZA 2027
TEATRO ARGENTINA
8 – 9 MAGGIO
PORTRAIT
concept e coreografia Mehdi Kerkouche
composizione musicale Lucie Antunes
assistente alla coreografia Alexandra Trovato
light design Judith Leray
scenografia Mehdi Kerkouche e Judith Leray
costumi Guillaume Boulez
trucco Sabine Leib
vocal coaching Nathalie Dupuy
stage e sound management Frédéric Valtre e Vincent Henry
lighting management Marine Stroeher e Henri Coueignoux
danzatori (a rotazione) Marilou Bévis, Margot Bouchet, Maxime Gomard, Jaouen Gouevic, Matteo Lochu, Sacha Neel, Paul Redier, Amy Swanson, Nina Vernin, Titouan Wiener-Durupt et Timothée Zig
produzione Centre chorégraphique national de Créteil et du Val-de-Marne| EMKA
coproduzione Festival Suresnes Cités Danse 2023 avec le soutien de Cités Danse Connexions I Théâtre- Sénart, scène nationale I Chaillot – Théâtre national de la Danse I Visages du monde, Cergy I L’Archipel, Scène nationale de Perpignan
15 – 16 MAGGIO
MOMO
coreografia Ohad Naharin
con la collaborazione dei danzatori della Batsheva Dance Company e Ariel Cohen
danzatori Yarden Bareket, Emil Brukman, Adi Blumenreich, Nathan Chipps, Holden Cole, Guy Davidson, Iyar Elezra, Eddieomar Gonzalez Castillo, Sean Howe, Londiwe Khoza, Adrienne Lipson, Bo Matthews, Sofiia Pikalova, Danai Porat, Igor Ptashenchuk, Leann Reizer, Kelis Robinson, Yoni (Yonatan) Simon, Gili Yaniv Amodai, Yarden Zana.
light design Avi Yona Bueno (Bambi)
scenografia Gadi Tzachor
costumi Eri Nakamura – sound design & design e editing dei brani musicali Maxim Waratt
con il supporto di Batsheva New Works Fund, American Friends of Batsheva, L’Association Pluriel pour l’Art Contemporain, The Zita and Mark Bernstein Family Foundation, Factory54
TEATRO INDIA
4 – 5 MAGGIO
IN RELATION TO WHOM?
concept, coreografia e performance Marah Haj Hussein e Nur Garabli
drammaturgia Krystel Khoury
light design Pôl Seif
scenografia Agnese Forlani
esecuzione e composizione musicale Verena Rizzo
tecnico suono Korin Rizzo – costumi Smila Zinecker – manager di produzione Ehren Verrelst
produzione Monty – coproduzione Kunstencentrum BUDA, Saraya Theater, Theater Rotterdam, Points communs, Nouvelle scène nationale Cergy-Pontoise / Val-d’Oise, Fondation Royaumont, EPPGHV La Villette, Centre national de la danse (CND), De Singel, La Briqueterie CDCN, Les Halles de Schaerbeek, Frascati Producties, Le Maillon – Théâtre de Strasbourg. Con il supporto di Ammodo, De Vlaamse Overheid. Si ringrazia Rabeah Morkus Dance Studio – Kofor Yasif, The Work Room – Glasgow, Battersea Arts Centre – London, KAAP – Bruges, Hana Dance House – Haifa
6 MAGGIO
LA MEZZANOTTE DELLA DANZA (che non è una Cenerentola)
concept e direzione artistica Gabriella Stazio
interverranno artisti e coreografi under 35
talk e panel a cura di AGIS – Associazione Generale Italiana dello Spettacolo
7 – 8 MAGGIO
CROCODILE
coreografia e drammaturgia Martin Harriague in collaborazione con Emilie Leriche
musica Canto Ostinato di Simeon Ten Holt
interpreti Emilie Leriche e Martin Harriague
musica dal vivo Julien e Stéphane Garin – Ensemble 0
arrangiamento Petar Klanac – scenografia e light design Martin Harriague – costumi Vanessa Ohl
assistente alla drammaturgia Françoise Dubuc
regia luci Peïo Lamarque – regia suono Alexandre Maillet – regia generale Alexandre Maillet
produzione Scène Nationale Sud Aquitain, Scène 55 Mougins, Temps d’Aimer la Danse Biarritz, Malandain Ballet Biarritz. Con il sostegno del Ministère de la Culture / DRAC Nouvelle-Aquitaine.
11 – 12 MAGGIO
OUTBREAK
coreografia James Florendo
nuova produzione per 8 danzatori
musiche James Florendo e AA.VV.
light design Emanuele De Maria
ideazione costumi James Florendo
produzione Balletto di Roma
14 – 15 MAGGIO
RENDEZ- VOUS
coreografia Simone Repele e Sasha Riva
con Leonardo Mazzarotto
produzione Riva & Repele
16 MAGGIO
Nuove Generazioni dai 6 anni
CUOR DI CONIGLIO
creazione Compagnia Dimitri/Canessa
regia Elisa Canessa
danzatori Federico Dimitri e Francesco Manenti
collaborazione artistica Giorgio Rossi
light design Marco Oliani – sound design Tommaso Marzini Della Ragione
scenografia e costumi Matilde Gori / Atelier Zaches
produzione Associazione Sosta Palmizi, Pilar Ternera / Nuovo Teatro delle Commedie e Straligut Teatro con il sostegno residenziale di Centro di Residenza della Toscana (Fondazione Armunia Castiglioncello –CapoTrave/Kilowatt Sansepolcro), Wintergarten – Atelier di teatro permanente e In Tel Fade
NUOVE GENERAZIONI
TEATRO INDIA
16 – 27 NOVEMBRE
ENDING
di Roberto Gandini e Roberto Scarpetti
regia Roberto Gandini
con Iulia Bonagura, Edoardo Maria Lombardo, Fabio Piperno, Tiziana Scrocca, Carolina Sisto
produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale
PRODUZIONE
22 DICEMBRE – 6 GENNAIO
STORIE DI NATALE
di Gianni Rodari, Bernard Friot, Andrea Valente, Roberto Gandini
adattamento e regia Roberto Gandini
con Irene Ciani, Edoardo Maria Lombardo, Paolo Minnielli, Giulia Navarra, Fabio Piperno
produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale
PRODUZIONE
23 – 24 GENNAIO
MARMOCCHIO
una specie di Pinocchio di marmo
Radiodramma animato per i ragazzi di tutte le età
progetto scenico e regia I Sacchi di Sabbia
con Serena Guardone
e le voci di Gabriele Carli, Giulia Gallo, Giovanni Guerrieri, Enzo Illiano, Carlo Ipata, Federico Polacci, Giulia Solano, Daniele Tarini
disegno luci Luca Tessieri
costruzione scene Antonio Calandrino disegno e progetto grafico Enrico Pantani
produzione Fondazione Sipario Toscana | I Sacchi di Sabbia
dai 7 anni
6 – 7 FEBBRAIO
CLÀSSICS
uno spettacolo di marionette in sette scene
autore, regista e performer Jordi Bertran
suoni e luci Isabel Martinez
costumi Ma Dolors Fernandez
produzione Companyia Jordi Bertran
dai 5 anni
TEATRO TORLONIA
10 – 11 OTTOBRE
ALBERT eD IO
di Francesco Niccolini
drammaturgia Flavio Albanese, Marinella Anaclerio, Francesco Niccolini
direzione scientifica Marco Giliberti
regia Marinella Anaclerio
con Flavio Albanese
produzione Compagnia del Sole, Fondazione Sipario Toscana Onlus, Fondazione TRG
dagli 11 anni
24 – 25 OTTOBRE
CHARLIE GORDON
di Patrizio Dall’Argine
liberamente ispirato al racconto Fiori per Algernon di Daniel Keyes
costumi Veronica Ambrosini
burattinaio Patrizio Dall’Argine
produzione Teatro Caverna
dai 6 anni
14 – 15 NOVEMBRE
ODE ALLA VITA
di e con Manuela Capece e Davide Doro
un progetto della compagnia rodisio
in collaborazione con Unicorn Theatre (London, UK), Espace600 (Grenoble, FR) Centre d’Animation de la Cité (Lausanne, CH), VolterraTeatro Festival
dai 3 agli 8 anni
17 DICEMBRE – 6 GENNAIO
LA MOSCA VERDOLINA
di Giorgio Parisi
regia Davide Doro
ddattamento drammaturgico Emanuele Di Giacomo
con Jacob Olesen
produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale
PRODUZIONE
16 – 17 GENNAIO
PETITES HISTOIRES SANS PAROLES
con Brice Coupey e Jean-Luc Ponthieux
produzione Compagnie l’Alinéa
dai 5 anni
20 – 21 FEBBRAIO
HO UN PEZZETTINO IN GOLA
di e con Valentina Dal Mas
testo originale Valentina Dal Mas
direzione tecnica Federico Fracasso
consulenza luci Alessio Guerra
produzione La Piccionaia Centro di Produzione Teatrale
in collaborazione con Compagnia Abbondanza/Bertoni
produzione 2025
dai 6 anni
13 – 14 MARZO
FARE UN FUOCO
di Francesco Niccolini e Luigi D’Elia
molto liberamente ispirato ai Racconti dello Yukon di Jack London
con Luigi D’Elia
regia Francesco Niccolini e Luigi D’Elia
disegno luci Francesco Dignitoso
assistenti alla produzione Elisabetta Aloia, Adalgisa Vavassori, Susanna Zoccali le musiche originali sono di Giorgio Lazzarini
produzione Teatri di Bari | Fondazione Sipario Toscana – La Città del Teatro In collaborazione con INTI
dai 9 anni
7 – 11 APRILE
FESTIVAL CONTEMPORANEO FUTURO
VII EDIZIONE
a cura di Fabrizio Pallara
Teatro India, Teatro Torlonia
RASSEGNE CULTURALI 2026/2027
GENNAIO – APRILE
anteprima domenica 8 novembre 2026
LUCE SULL’ARCHEOLOGIA
Voci di donne straordinarie. Il ruolo femminile nella storia e nella cultura di Roma
TEATRO ARGENTINA
FEBBRAIO – APRILE
TRA PSICHE E MITO. Dialoghi sull’essere
TEATRO VALLE, ARGENTINA
NOVEMBRE – MAGGIO
LE VERITA’ SOSPESE
TEATRO VALLE
NOVEMBRE – APRILE
CHE NE SARA’ DI NOI?
TEATRO VALLE
NOVEMBRE – MAGGIO
IL TEATRO VALLE: TRECENTO ANNI DI SPETTACOLI
TEATRO ARGENTINA – TEATRO VALLE
NOVEMBRE – MAGGIO
LE STAGIONI DEL TEATRO DI ROMA. Volti, memorie e visioni
TEATRO ARGENTINA – TEATRO VALLE
GENNAIO – MAGGIO
LE DONNE DELL’ASSEMBLEA COSTITUENTE
TEATRO TORLONIA










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