L’albergo del libero scambio. Teatro Sala Fontana di Milano, 9 maggio 2017.
Recensione di Carlo Tomeo
“L’albergo del libero scambio “, una delle più famose e graffianti commedie di Feydeau, fu rappresentata per la prima volta nel 1894: dopo più di cento anni ha ancora motivo di essere rappresentata perché se la società borghese perbenista di fine ‘800 viveva egregiamente di sotterfugi e compromessi, la società di oggi non è differente, anzi ha peggiorato il proprio modo di agire, perché quello che poteva apparire discutibile più di un secolo fa, nei nostri anni è considerato quasi naturale.
E così oggi si possono rappresentare tranquillamente le commedie di Feydeau con tutte le caratteristiche che le contraddistinguono perché la società odierna non solo non è migliorata rispetto a quella di ieri ma è peggiorata. E lo è soprattutto culturalmente: quante persone, tra gli spettatori che si sbellicano dal ridere nell’assistere a una commedia di Feydeau, riescono a capire che stanno in realtà ridendo di loro stessi? Sì, perché i personaggi che si ritrovano sul palcoscenico non fanno altro che rappresentare, portandoli all’eccesso, i vizi maggiori e più o meno nascosti di oggi.
Così Davide Carnevali ha riscritto il testo di Feydeau portandolo nei nostri anni e ambientandone l’azione a Torino. Naturalmente i costumi sono quelli di oggi e la scena è un’unica enorme stanza, che potrebbe essere un living o un gran salotto di un appartamento (quello dei Signori Pinglet (interpretati da Raffaele Musella e Silvia Giulia Mendola), o anche una hall o un punto d’incontro comune di un albergo (quello, naturalmente, del libero scambio), arredato da un ammasso di divani e poltrone e da un tavolinetto traballante. Un arredamento moderno dove si svolgono i dialoghi. Non mancano naturalmente le famose porte di Feydeau: a sinistra e a destra quelle delle camere dell’albergo e in fondo quelle di un paio di armadi e dell’ingresso di casa Pinglet.
Per il resto Davide Carnevali ha fatto tesoro della drammaturgia di Feydeau, rendendola ancora più snella, travolgendola, quasi buttandola addosso al pubblico che si sbellicava dal ridere per le situazioni più assurde che gli capitava di vedere rappresentate. Battute pungenti ed equivoche dette a bella posta (specialmente quelle pronunciate da Marcella, la bravissima Barbara Mazzi, che non a caso nella commedia fa il mestiere dell’attrice). E poi tutte le surreali caratterizzazioni fisiche e verbali di altri personaggi portate al limite, come quelle di Mathieu e di sua figlia (gli attori Federico Manfredi e Alba Porto), di Massimo (l’attore Yuri D’Agostino), di Paillardin (L’attore Elio D’Alessandro).
La denuncia più o meno velata dei vizi della borghesia in Feydeau diventa satira vera e propria nella scrittura di Davide Carnevali. Feydeau denunciava con l’ausilio dell’umorismo, Carnevali, pur adottandolo, e con abbondanza, oltre che accelerandolo, lo rende quasi drammatico nel momento in cui fa pesare i discorsi sulla crisi matrimoniale delle due coppie protagoniste. E il regista Marco Lorenzi mette bene in luce quest’aspetto. Quindi non solo i vizi della società odierna benestante sono denunciati ma anche il fallimento di storie sentimentali i cui protagonisti hanno bisogno dei surrogati dell’avventura che “si fa, ma non si dice”. E anche l’economia presenta il conto, dal momento che Pinglet per fare accettare il suo prototipo di casa mostra un modellino d’architetto povero qualitativamente ma che potrebbe essere abbellito da nomi come “vintage glam” o “new rustic” o anche “restyling out the door”
Se all’inizio, nelle azioni dei protagonisti, si poteva parlare di ironia, alla fine il disordine mentale che essi raggiungono si manifesta fisicamente sulla scena, quando vengono disfatti i cuscini che coprono la struttura base posta nel centro scena e che simbolicamente dava l’idea di un ordine che in realtà era solo esteriore e quindi apparente: il desiderio di cambiare le cose, oppure un atto di ribellione isterico contro chi vorrebbe modificare il loro “modus vivendi”?
Caldo successo alla prima e diverse chiamate in scena per il gruppo di attori, tutti bravissimi.
L’albergo del libero scambio
da George Feydeau
riscrittura di Davide Carnevali
con Elio D’Alessandro, Yuri D’Agostino, Roberto Calia,
Christian Di Filippo, Federico Manfredi, Barbara Mazzi,
Silvia Giulia Mendola, Raffaele Musella, Alba Maria Porto
regia Marco Lorenzi
scene Nicolas Bovey
costumi Erika Carretta
luci Francesco Dell’Elba
musiche originali Elio D’Alessandro
regista assistente Yuri D’Agostino
foto di scena Giuseppe DIstefano
produzione Il Mulino di Amleto – Tedacà
Si ringrazia Martina Parenti dell’uff. Stampa del Teatro
In scena al Teatro Sala Fontana di Milano fino al 14 maggio 2017.
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