Sala Umberto
7 ottobre 2026
Storia di un cinghiale. Qualcosa su Riccardo III: l’istinto del potere e l’ambizione dell’attore.
Storia di un cinghiale. Qualcosa su Riccardo III attraversa e rilegge in chiave contemporanea il Riccardo III di Shakespeare, a partire dalla scrittura del pluripremiato drammaturgo e regista uruguaiano Gabriel Calderón.
A dare corpo e voce a questo personaggio complesso e affascinante è Francesco Montanari, protagonista di un’interpretazione intensa e magnetica.
Montanari vive il personaggio dall’interno, lo attraversa con passione e lo porta sul terreno del presente, restituendolo al pubblico in una forma sorprendentemente vicina e attuale.
Al centro del testo c’è un attore che, dopo aver interpretato per anni ruoli marginali, ha finalmente l’occasione di essere protagonista. È deciso a sfruttarla fino in fondo, ma il nuovo ruolo lo porta anche a confrontarsi con un ambiente dal quale si è sentito a lungo escluso. Comincia così a giudicare colleghi e colleghe, a contestare il regista, a considerarsi circondato da incompetenti.
Ed è proprio qui che il confine tra attore e personaggio comincia lentamente a sfumare.
Interpretando il celebre Riccardo III, l’attore scopre dentro di sé qualcosa del Duca di Gloucester: ambizione, rabbia, desiderio di riscatto, calcolo, aggressività. Le passioni del personaggio sembrano trasferirsi nell’attore e arrivare fino al presente, riducendo progressivamente la distanza tra Shakespeare e la contemporaneità.
Montanari entra ed esce continuamente dal personaggio, passando dalla prosa ai versi, dalle rime al pentametro giambico, con un ritmo serrato e una precisione che non lascia spazio a pause superflue. Attore e Riccardo finiscono così per sovrapporsi, fino quasi a confondersi.
Intensi e coinvolgenti i monologhi che lo vedono protagonista nelle vesti della Regina Margherita, poi Lady Anna e infine in quelli della severa, rigida e austera madre, la Duchessa di York.
Storia di un cinghiale, nella sua rilettura di Riccardo III, assurge a riflessione sul mestiere dell’attore, sul teatro e sul rapporto con il pubblico.
Montanari diventa progressivamente “l’Attore”, quello ambizioso, sanguigno, insofferente alla mediocrità, ma anche quello che rivendica la necessità di un teatro capace di confrontarsi con spettatori intelligenti e partecipi.
E il cinghiale? È l’animale che richiama la dimensione più istintiva e animalesca di Riccardo e, in qualche modo, dello stesso attore: selvatico, sgraziato, potente, difficile da addomesticare.
Il testo di Calderón è intenso, ironico e provocatorio. Alterna registri quotidiani e momenti lirici e visionari, trasformando il monologo in una vera e propria riflessione metateatrale sulla rappresentazione e sul ruolo di chi sta in scena.
Montanari affronta tutto questo con grande energia. La sua presenza scenica è potente, il ritmo incalzante, la parola sempre sostenuta da una forte fisicità.
Lo spettatore resta catturato, sospeso tra la storia di Riccardo, quella dell’attore e quella del teatro stesso.
Storia di un cinghiale. Qualcosa su Riccardo III è uno spettacolo sincero, diretto e provocatorio.
La scenografia di Paolo Di Benedetto è fortemente evocativa: una struttura a baldacchino fatta di corde, ingranaggi, pedane e impalcature, sulla quale Montanari si muove con sicurezza e grande padronanza. Una carrucola raccoglie in alto i fili, mentre sul fondo un vecchio sipario verde, sbiadito e consunto, restituisce immediatamente l’idea di un teatro fragile, precario, quasi sul punto di cedere. A terra, alcuni libri di “Agita Lancia” (Shake speare) completano l’impianto scenico.
Affascinanti e suggestivi i costumi, di Gianluca Sbicca; sorprendente l’abito della Duchessa di York che rivela autorità e ferocia.
Anche il disegno luci di Manuel Frenda entra nel gioco scenico, accompagnando e amplificando il continuo passaggio tra luce e ombra, realtà e finzione, persona e personaggio.
Montanari dialoga con le luci e con le ombre, entrando e uscendo continuamente da Riccardo, inserito in una scena che partecipa a quel continuo gioco di sovrapposizioni e contrasti che è il cuore dello spettacolo: dentro e fuori dal personaggio, vero e falso, attore e Riccardo.
Produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa
Carnezzeria In collaborazione con IILA – Organizzazione Internazionale Italo-Latino Americana
FRANCESCO MONTANARI
STORIA DI UN CINGHIALE
QUALCOSA SU RICCARDO III
Liberamente ispirato a Riccardo III di William Shakespeare
traduzione Teresa Vila
scene Paolo Di Benedetto ▪ costumi Gianluca Sbicca ▪ luci Manuel Frenda
coordinamento e distribuzione Aldo Miguel Grompone
scritto e diretto da GABRIEL CALDERÓN
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