Primavera dei Teatri – Castrovillari
Teatro Vittoria
Anteprima
31 maggio 2026
Rigetto: cibo, memoria familiare e rifiuto del corpo
Rigetto di Dino Lopardo è uno degli spettacoli in scena in anteprima nazionale a Primavera dei Teatri, la rassegna di teatro, danza e musica giunta alla sua XXVIesima edizione a Castrovillari.
Si tratta del secondo capitolo, dopo Affogo, della Trilogia dell’Odio.
Due sorellastre, Anna e Clara, sono prigioniere di un inganno mentale feroce e letale che si manifesta nei loro diversi disturbi del comportamento alimentare.
Entrambe hanno un rapporto distorto e malato con il cibo e con il proprio corpo e vivono una continua lotta interiore a cui si aggiunge una sorta di perversa competizione.
Anna è bulimica: alterna grandi abbuffate in solitudine a comportamenti di rimedio o compenso come il vomito.
E’ illuminante e ironico il fatto che nel suo lavoro lei debba pulire un bagno pubblico.
Clara, invece, è obesa. Affamata d’amore, estremamente debole e insicura, cerca conferme nel cibo come atto liberatorio e di rivalsa che trovano espressione nel suo dedicarsi al feederism, pratica erotica su piattaforme online in cui si mangia di fronte a una webcam su richiesta di feticisti disposti a pagare.
Nel corso dell’atto unico, le due sorellastre si confrontano con la propria dipendenza dal cibo. Continuamente in lotta con se stesse e in contrasto tra loro, sono immerse in una competizione assurda e crudele e incapaci di sfuggire a questi meccanismi disfunzionali.
Anna e Clara sono due sorelle in prestito, figlie della stessa fame: le loro sregolate ed estreme abitudini alimentari le dominano totalmente, come se
il cibo fosse strumento con cui misurare il proprio valore.
In scena interagiscono costantemente con due oggetti: il “cacatore” per Anna e il frigo per Clara.
Annarella, “nata regina e diventata schiava”, vive abbracciata a un cesso: a casa vi vomita tutto quello di cui si è precedentemente abbuffata, al lavoro deve pulirlo da tutte le schifezze che ci fanno quelli che ci passano.
Clara, invece, dialoga col vecchio frigorifero REX che è lì dai tempi di sua nonna e nasconde un terribile segreto.
Ne apre gli sportelli, ne viene inondata dalla luce, lo osserva, lo contempla, ci parla, e Rex, il frigo, quasi fosse un terzo personaggio in scena, le parla.
Rigetto è una storia nera, di forte tensione emotiva che alterna momenti grotteschi dando vita ad uno spettacolo tragicomico.
Il linguaggio è autentico, diretto, feroce, scorretto; bastardo come bastardi sono i disturbi del comportamento alimentare che imprigionano le due ragazze in un loop psicologico deviato.
Anna e Clara, nascondendo la propria sofferenza, cercano di esorcizzarla attraverso l’ironia, ma essa è solo uno scudo per difendersi dal dolore sordo e profondo che provano e dall’immensa solitudine in cui sono sprofondate.
Angela Ciaburri e Claudia A.Marsicano restituiscono molto bene il mondo interiore di queste due donne.
Annarella “tiene la raggia in corpo” (la rabbia); è mossa da sentimenti accesi e brucianti. Clara è umiliata dalla propria obesità e cerca di trasformarla in valore.
Lo stomaco, per loro, diventa luogo di memoria, che accumula tristezze, fallimenti, delusioni, paure che Anna cerca di buttare fuori vomitando, mentre in Clara si stratificano nel grasso corporeo.
Lopardo racconta la vita senza censure, rifiutandosi di addolcire la pillola, anzi, affondando il colpo attraverso parole dure, azioni esasperate, immagini forti, ma inserendo, anche, elementi comici che trasformano il cupo in grottesco.
Quando la tensione scenica aumenta, Lopardo cerca di ristabilire un equilibrio introducendo un elemento ironico che ne attenui l’intensità e crei un effetto di compensazione.
Questa stessa ricerca di equilibrio si riflette nel suo rigoroso lavoro preliminare sulla struttura drammaturgica, in cui ogni elemento — persone, oggetti, situazioni, suoni e immagini — è pensato in relazione agli altri e accuratamente bilanciato.
In questa prospettiva, anche la scena diventa parte integrante della drammaturgia. Gli oggetti scenici, infatti, assumono un ruolo fondamentale: per Lopardo non sono semplici elementi decorativi, ma veri e propri strumenti espressivi con cui le attrici sono chiamate a interagire e a “giocare”.
Se Annarella ha un rapporto speciale col “cacatore” è, Rex, il frigorifero, a divenire presenza attiva e simbolica capace di dialogare con Clara.
L’uso dei dialetti, napoletano e milanese, consente al testo di arrivare con maggiore musicalità e di esprimere oscenità che in italiano non sarebbero tollerate (o lo sarebbero meno), rendendo tutto più vivo e autentico.
Un altro elemento drammaturgico fondamentale è la luce. Per Lopardo, l’oggetto scenico acquista pieno significato solo attraverso l’illuminazione, e in Rigetto questo principio trova una concreta e precisa applicazione.
Parola, oggetto, luce e suono concorrono alla costruzione di un equilibrio complessivo: tutto, nel teatro di Lopardo, è una questione di sintesi e armonizzazione degli elementi. Non è un caso che regia, drammaturgia, scene e luci siano curate direttamente da lui, a testimonianza di una visione artistica unitaria.
Un ruolo significativo è svolto anche dai costumi realizzati da Annamaria Porcelli: dalla divisa da lavoro di Anna alle parrucche, alle vestaglie e alle unghie di Clara, ogni dettaglio contribuisce alla definizione dei personaggi e del loro universo simbolico.
A completare questo quadro intervengono infine le musiche e le ambientazioni sonore di Mario Russo, che arricchiscono ulteriormente la dimensione simbolica dello spettacolo e ne rafforzano la coerenza espressiva.
Rigetto è uno spettacolo sfrontato, feroce, coraggioso, autentico e doloroso, capace di affrontare con forza e sensibilità temi profondamente umani.
Lopardo dimostra la sua attitudine a lavorare sui testi con attenzione e rigore, affinandoli nel tempo alla ricerca di un equilibrio sempre più efficace tra scrittura, emozione e scena.
Lo spettacolo è apprezzabilissimo nella sua forma attuale ed è riconoscibile già oggi la solidità della sua proposta artistica. Proprio per questo, siamo convinti che il percorso di maturazione che caratterizza il lavoro di Lopardo potrà valorizzare ulteriormente alcuni aspetti, approfondendo la dimensione umana dei personaggi e rendendo ancora più tangibile il sentimento di rifiuto che attraversa la vicenda.
Cibo, rapporto con il corpo e memoria familiare costituiscono i tre pilastri di questa storia: nuclei tematici ricchi e potenti che offrono ampie possibilità di sviluppo. La sensazione è che, attraverso il naturale processo di evoluzione dello spettacolo, questi elementi possano acquisire una forza emotiva ancora maggiore, coinvolgendo il pubblico con un’intensità sempre più profonda e partecipata.
Regia, drammaturgia, scene e luci: Dino Lopardo
Attrici: Angela Ciaburri, Claudia A.Marsicano
Aiuto regia: Valentina Medda
Costumi: Annamaria Porcelli
Ambienti sonori: Mario Russo
Produzione: Viola Produzioni – Centro di Produzione teatrale
Con il supporto di: Centro di Residenza della Toscana (Armunia – CapoTrave/Kilowatt)
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