OffOff Theatre
15 marzo 2022
L’isola degli invertiti (Ricino) racconta la persecuzione degli omosessuali sotto il regime fascista
L’Isola degli Invertiti, di Antonio Mocciola e Pasquale Marrazzo, con Antonio D’Avino, Diego Sommaripa e Vincenzo Coppola diretti da Marrazzo è il racconto drammatico di uno dei periodi bui della nostra storia che, come altri, è stato dimenticato.
In Italia, con le leggi razziali del 1938, il regime fascista stabilisce che gli uomini accusati di sessualità non conforme alla norma, gli invertiti, vengano isolati al confino sulle isole, che verranno dette sataniche: Tremiti, Ponza, le Egadi.
L’omosessualità maschile viene considerata un peccato, una vergogna, un atteggiamento perverso contro la morale comune, nonostante la definizione di omosessuale fosse piuttosto incerta, ponendo una differenza di valore e, quindi, di reato e di pena, tra l’omosessuale attivo e quello passivo.
Le leggi fasciste non definivano esattamente il reato di omosessualità, ponendolo tra quelli contro il costume e declinandolo ogni volta in maniera diversa a seconda delle necessità accusatorie.
L’accusa di costumi sessuali deviati divenne anche un modo per porre al confino molti nemici del regime, cosicché sulle isole si ritrovarono omosessuali e prigionieri politici.
L’isola degli invertiti di Mocciola e Marrazzo parte da una vicenda familiare per tracciare lo spaccato di un’epoca tragica fatta di violenza e persecuzione.

Un padre-padrone (Antonio D’Avino), machista e violento, facente parte del corpo della polizia e fervente sostenitore per partito nazionalsocialista spinge affinché il figlio, anch’egli agente di polizia, si impegni a far carriera nel corpo di polizia e nel partito.
Umberto (Vincenzo Coppola), però, ha altri desideri per se stesso, ma non ha il coraggio né la forza di sostenere un confronto con il padre autoritario e violento.
Giovane, sposato e con due figli, ha da poco scoperto l’affetto e la sessualità con un altro uomo, in una casa di appuntamenti tenuta sotto controllo dalla polizia.

In Vito (Diego Sommaripa), ragazzo poco più grande di lui, ma con molta più esperienza in fatto di sesso, che non fa nulla per nascondere la propria effeminatezza, Umberto trova un dolce compagno con cui scoprire e svelare un lato che aveva tenuto nascosto per paura e vigliaccheria.
Il padre di Umberto, omosessuale represso o forse solo schifoso machista, scopre la frequentazione tra i due e affronta entrambi con minacce e violenze, costringendoli poi al confino alle Tremiti, sull’ “isola degli invertiti”.
Paradossalmente, le isole sataniche divennero un luogo di incontro e confronto in cui gli omosessuali, costretti alla convivenza, poterono condividere la loro natura più profonda, fatta di contraddizione e ambiguità e anche elaborare una consapevolezza maggiore di se stessi, scoprendo l’essenza dell’animo umano e riuscendo, magari, a liberarsi dal senso di colpa imposto dalla società fascista.
L’isola degli invertiti riporta alla memoria civile una delle tante orribili pagine della nostra storia, ma offre anche spunti di riflessione sulla natura umana e l’identità dell’individuo.
Il testo ha la capacità di mescolare pubblico e privato mettendo in risalto diversi aspetti della società e dell’individuo: la reputazione e l’onore; la prepotenza che nasce dall’insoddisfazione e dall’impotenza; la violenza, il terrore, il senso di colpa, l’umiliazione, ma anche il sentimento, l’affetto e la tenerezza.

Antonio D’Avino, Diego Sommaripa e Vincenzo Coppola sono bravi, interpretando ognuno a proprio modo non solo il personaggio, ma anche ciò che esso rappresenta.
Il primo è autoritario e violento, mosso da una cieca adesione al partito, ma roso da un’impotenza affettiva; espressioni e sentimenti che D’Avino riesce a rappresentare con carica spaventosa.
Vincenzo Coppola, invece, lavora in sottrazione, restituendo un personaggio remissivo e confuso, internamente sempre in conflitto e a cui non è mai concesso di esplodere.
Curioso vederlo in scena a pochi giorni da un altro spettacolo dove interpretava un personaggio diametralmente opposto, il giovane Hitler in Adolf prima di Hitler sempre di Mocciola.
Un’ulteriore occasione per potervalutare le potenzialità attoriali di questo giovane attore.

Diego Sommaripa in scena riesce a mutare aspetto e voce, divenendo davvero altro da se stesso. Interpreta con passione e intimità un femminiello napoletano che non scade mai nella caricatura e con accenti drammatici intensi.
Pasquale Marrazzo imposta una regia piuttosto pulita ed essenziale, centrata sui personaggi, ma un po’ frammentata.
Un eccessivo uso del buio per gli stacchi temporali e i cambi scena sarebbe potuto essere mitigato da un gioco di luci a contrasto e da un maggior utilizzo delle quinte poste di traverso, creando, così, maggiore continuità e movimento tra le scene.
L’ISOLA DEGLI INVERTITI
di Antonio Mocciola e Pasquale Marrazzo
con Antonio D’Avino, Diego Sommaripa e Vincenzo Coppola
Regia Pasquale Marrazzo
disegno luci Tommaso Vitiello
L’ISOLA DEGLI INVERTITI – OFF OFF THEATRE
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