Roma Fringe Festival
18 giugno 2015
To be or not to be Chaplin è una produzione del teatro dei Limoni di Foggia scritto da Francesco Nikzad, diretto da Roberto Galano e interpretato da Giuseppe Rascio.
Come riportato nelle note di regia, To be or not to be Chaplin non è una biografia del famoso attore inglese, bensì un viaggio nel suo mondo interiore.
La scena si apre con un piccolo tavolino e una corda legata a cappio: un patibolo sul quale decidere se sacrificare se stesso oppure il proprio personaggio. Una corda che ti lega al terreno, ti àncora, ma che, terminando a cappio, è anche simbolo di un salto verso la fine, se di qualcosa o di qualcuno è da vedere.
La vita è un rebus di cui si cerca continuamente la soluzione e la vita di Chaplin è stato un continuo conflitto tra l’attore e il personaggio, tra l’attore e il mondo che lo circondava.
To or not to be Chaplin è un lavoro sull’universo interiore di Chaplin che muove dalle radici del dubbio shakespeariano.
Charlie Chaplin – Charlot – Charlie Chaplin, essere o non essere: il grande mondo emotivo e la malinconia disincantata di fronte alle ingiustizie della società moderna fecero di Charlot il simbolo della difesa di essere altro rispetto alle convenzioni.
Chaplin, nel 1931, dichiarò: “..nella mia mente, i suoi indescrivibili pantaloni rappresentavano una rivolta contro le convenzioni, i suoi baffi la vanità dell’uomo, il cappello e il bastone erano tentativi di dignità, e i suoi scarponi gli impedimenti che lo intralciavano sempre “
Allora, in questo spettacolo ci viene raccontato il mondo interiore di Chaplin nel suo conflitto col mondo esterno; il suo rapporto con le donne, il rapporto con la madre, ricoverata in ospedale per una depressione causata dalla denutrizione; l’influenza del padre alcolizzato.
Charlie Chaplin non era solo Chaplin, ma nemmeno solamente Charlot: egli voleva essere ancora altro. La sua è stata una continua lotta contro le proprie paure: paura della vecchiaia, paura della morte, paura della solitudine, paura di essere dimenticato.
L’immortalità del suo personaggio non garantiva a Charlie l’immortalità della propria persona e questo lo tormentava e lo atterriva.
La personalità di Chaplin è molto complessa e ricca di sfumature; nonostante la sua dolce malinconia e la sua tristezza, Chaplin non smetteva mai di difendere la vita incitando gli altri a resistere ai colpi della vita, esortandoli a credere nei sogni, perché “i sogni sono come l’edera, non smettono mai di crescere”.
Chaplin era un uomo curioso della vita che sapeva vedere e vivere nella sua ambivalenza; egli voleva essere “punto” dalla felicità che considerava come “un fiore visto dagli occhi di una ragazza cieca: può durare in eterno o puoi non vederlo mai”.
Tutto questo mondo interiore di Chaplin in conflitto con tutto ciò che era fuori di lui, viene reso vivo e presente dalla vis interpretativa di Giuseppe Rascio che recita un testo poetico e suggestivo, e arricchito da una forte espressività mimica e da una eloquente gestualità, come quando segue con lo sguardo il sasso lanciato nel Tamigi imitandone i balzelli con la testa.
Un testo intimo, ben scritto e intenso che racconta le molteplici emozioni e soprattutto le paure di un uomo e un artista complesso e straordinario.
Condividi:
- Fai clic per condividere su Facebook (Si apre in una nuova finestra)
- Fai clic qui per condividere su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra)
- Fai clic qui per condividere su Twitter (Si apre in una nuova finestra)
- Fai clic per inviare un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra)
- Fai clic qui per stampare (Si apre in una nuova finestra)



