Sala Umberto
20 gennaio 2023
Oblivion Rhapsody arriva dirompente al Teatro Sala Umberto di Roma per festeggiare i primi dieci anni di tournée del gruppo musical-recitativo più dissacrante, con una summa di tutte le sue creazioni e interpretazioni in una versione inedita.
Uno spettacolo-concerto entusiasmante, esilarante e sorprendente creato con una chirurgica precisione nonostante, all’apparenza, possa sembrare un delirio musicale.
Delirio lo è, in effetti, ma di quelli buoni, di quelli “che ti prendono bene”e che rivivresti mille volte perché non hanno controindicazioni.
In Oblivion Rhapsody “i cinque miracolati dalla banda larga, i cinque punti del governo del cantare, i cinque anelli delle obliviadi, i cinque gradi di separazione fra Tito Schipa e Fabri Fibra, i cinque madrigalisti post-moderni” (così si definiscono nella bio sul loro sito), portano una rassegna folgorante della loro intera produzione in una versione acustica sorprendente e inedita.
Mettendo su un’orchestra a basso costo (low cost la definisce Lorenzo Scuda), si presentano sul palco del Sala Umberto con chitarra, cembalo, cajon, shaker, flauto traverso, sassofono, campanaccio e un’altro strumento forse creato da loro (una tavola di legno con tasti e piccoli piatti musicali da dita), dando vita a uno spettacolo-concerto in cui giocano con la musica, il teatro e la letteratura.
Con una maestria unica e senza precedenti, gli Oblivion scompongono e reinventano i loro successi e si dedicano con passione, gioia e divertimento a dissacrare quelli degli altri.
Tra parodie dei classici della letteratura, intrusioni nei brani celebri della musica italiana e straniera, rimaneggiati e riarrangiati ad arte, mescolando musica e parole in nuove creazioni geniali ed estrose, gli Oblivion giocano con il teatro e la musica inventando e reinventando, manipolando, accostando generi musicali a testi inediti, oppure utilizzando testi di altri su musiche di altri brani, fino ad arrivare (sarebbe più corretto dire cominciando da) al primo testo in volgare tra la gente italica.
Oblivion Rhapsody è uno show musicale e teatrale che naviga tra passato e presente, tra il serio e il faceto, tra sollazzo e satira di costume.
In un ritmo incalzante passano dal cantare i Promessi Sposi di Manzoni, ai titoli del telegiornale; da Giacomo Leopardi ai nostri cantanti del momento (tantissimi: Tiziano Ferro, Baglioni, Giusy Ferreri, Jovanotti, Noemi, Fiorella Mannoia, Ligabue, Emma Marrone, Giuliano Sangiorgi…); dalla rivista al Quartetto Cetra; da Shakespeare alla cronaca nera (sempre utilizzando testi di canzoni); dalle varie versioni più celebri dell’Ave Maria alla satira politica; dalla storia di Gesù (Dal Vangelo secondo JC – tra l’altro uno dei pezzi personalmente più entusiasmanti) alla storia del rock in cinque minuti.
Una vera e propria rapsodia!
Tutto questo lo fanno e lo possono fare solo in virtù di una preparazione non solo musicale, ma artistica e culturale di altissimo livello.
Dietro all’aspetto apparentemente solo ludico si riscontrano, infatti, una conoscenza approfondita e (forse) universale della musica e capacità creative fuori dal comune, dove testi, musica e interpretazioni sono creati, smontati e miscelati con un’intelligenza fina e una eccezionale capacità di gestire i riferimenti musicali, testuali e storici insieme agli strumenti non solo musicali.
Gli Oblivion sono un’encilcopedia vivente della musica (“Alexa scansate!” – si direbbe a Roma) che sanno prendere, interpretare, manipolare e plasmare con straordinaria abilità.
Posseggono un’inventiva delirante; ispirazioni folgoranti che riescono trasformare in fantastici successi grazie a capacità compositive e creative straordinarie.
Alla fine tutto questo percorso si realizza e prende vita sul palco attraverso le loro esuberanti e impeccabili interpretazioni.
Cinque voci bellissime quelle di Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda e Fabio Vagnarelli, che compongono incredibili armonie sinfoniche e giochi musicali difficilissimi, resi con leggerezza, rapidità ed esattezza, in una sincronia di movimenti e voci precisa al millimetro.
Gioco, ironia, divertimento e satira: dietro allo spettacolo di intrattenimento degli Oblivion c’è un talento eccezionale e una professionalità di grandissimo livello, che il pubblico ha saputo riconoscere a a cui ha tributato lunghissimi ed entusiasti applausi.
Non osiamo immaginare lo sforzo registico che deve aver impegnato Giorgio Gallione nel riuscire a coordinare e assemblare insieme i pezzi e le interpretazioni di questi cinque folli e talentuosi artisti che danno l’idea di essere piuttosto irrequieti e difficilmente domabili.
Da segnalare a fine spettacolo, a sipario chiuso e mentre il pubblico lentamente lasciava la sala, che in sottofondo veniva fatto ascoltare il brano cantato da Raffaella Carrà, “Ma che musica maestro”.
Un omaggio, forse, ma il cui testo potrebbe anche essere considerato un manifesto ideologico per questo straordinario gruppo di artisti.
AGIDI presenta
OBLIVION in
OBLIVION RHAPSODY
uno spettacolo di e con gli OBLIVION:
GRAZIANA BORCIANI, DAVIDE CALABRESE, FRANCESCA FOLLONI,
LORENZO SCUDA, FABIO VAGNARELLI
regia GIORGIO GALLIONE
scene LORENZA GIOBERTI
costumi ELISABETTA MENZIANI
luci ALDO MANTOVANI
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