Spazio Diamante
8 marzo 2026
Confini, un amore ai “limiti”
Confini è lo spettacolo di Nimrod Danishman regista teatrale, drammaturgo e insegnante israeliano, in scena allo Spazio Diamante di Roma.
Lo spettacolo è stato prodotto a New York, Londra e Würzburg e ha ricevuto la nomination come migliore opera teatrale al New York Summer Festival.
Confini è la storia di due ragazzi che si conoscono su una chat di incontri e si innamorano, ma che, pur stando a pochi km di distanza, non possono vedersi perché vivono in due paesi nemici.
George (Daniele Alan Carter) è un giovane libanese non completamente dichiarato e molto romantico; Boaz (Claudio Cammisa) è uno studente universitario di Gerusalemme, un ragazzo fragile che si nasconde dietro a una maschera di grande irruenza e che cerca facili incontri su una app.
Dapprima solamente incuriositi dall’incontro on line, i due giovani, piano piano, instaureranno un dialogo fitto e serio che farà emergere problematiche profonde.
George si troverà coinvolto in una storia romantica da cui inizialmente cercherà di scappare, ma alla quale, poi, non riuscirà a sottrarsi, rimanendo sopraffatto dall’amore.
Boaz, invece, cercherà di mostrarsi duro, nascondendo tanto di sé, ma con George riuscirà finalmente ad aprirsi.
I due ragazzi e il loro giovane amore si troveranno divisi non solo da un confine fisico e territoriale, ma anche da confini mentali e sociali.
Con le loro deboli forze cercheranno di combattere i limiti e le restrizioni imposti quotidianamente al loro amore dalla situazione politica e sociale dei Paesi in cui vivono.
George e Boaz vivranno la loro storia d’amore virtuale attraverso i devices elettronici. La voglia di vedersi e stare insieme è grande, l’amore è forte, eppure un evento ineluttabile cambierà tutto.
Confini è un testo che racconta un’umanità bellissima che diventa straziante se consideriamo i personaggi nella realtà geopolitica in cui si trovano.
Un testo universale che parla non ad una comunità in particolare o a un genere in particolare, ma a tutti e che, soprattutto, tenta di abbattere un confine mentale, un pregiudizio che alberga nel cuore e nella testa delle persone, cercando di far vedere quanto sia bello ciò che si trova oltre il confine.
Lo spettacolo diretto da Enrico Maria Lamanna si dimostra, purtroppo, molto fragile.
I due giovani attori sono ancora acerbi e non sono sostenuti da una regia che si rileva debole e li costringe in uno spazio buio illuminato da due lampade da tavolo che vengono accese e spente ossessivamente ogni volta che uno dei due prende la parola e da una luna di cartapesta che li sovrasta.
Daniele Alan Carter e Claudio Cammisa provano a fare ciò che possono, ma sono evidentemente spaesati e confusi all’interno di una scena che non riescono ad abitare.
Le dinamiche tra i personaggi sono insicure, flebili e mancano di incisività e immediatezza.
Se si considera che le conversazioni avvengono per scritto tramite messaggi su una app e non a voce, faccia a faccia, l’esposizione, le movenze e la cadenza devono essere ragionate in tal senso.
Si segnala, poi, una grande confusione nella postazione della regia che ha reso fastidiosa la permanenza in sala.
CONFINI
di Nimrod Danishman
Regia di ENRICO MARIA LAMANNA
Traduzione di MADDALENA SCHIAVO
con DANIELE ALAN CARTER e CLAUDIO CAMMISA
Musiche originali eseguite dal vivo LUIGI MAS
Video EMANUELCARLO MAS
Titoli e progetto grafico AUGUSTO CASELLA
Produzione Viola Produzioni
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