TEATRO OSTIA ANTICA FESTIVAL
25 giugno – 18 luglio 2026
IL TEATRO DI ROMA TORNA IN SCENA A OSTIA ANTICA:
AL VIA LA SECONDA EDIZIONE DEL FESTIVAL TRA MITO, ARCHETIPO E CONTEMPORANEITÀ
NEL SEGNO DELLE CREAZIONI DI QUATTRO GRANDI MAESTRI DEL PALCOSCENICO:
THEODOROS TERZOPOULOS
dirige Le Baccanti di Euripide, un rito metafisico sull’archetipo dello straniero – 25 I 26 giugno
ASTERIOS PELTEKIS
in prima nazionale con Lysistrata di Aristofane, una commedia politica sulla disobbedienza civile – 4 I 5 luglio
ANGELIN PRELJOCAJ
presenta Requiem(s), una danza di corpi tra finitudine ed eternità – 10 I 11 luglio
FILIPPO DINI
con Alcesti di Euripide, un affondo sul sacrificio e il ritorno – 17 l 18 luglio
TEATRO OSTIA ANTICA FESTIVAL
Il senso del passato
2026. seconda edizione
comunicato stampa
Teatro Ostia Antica Festival 2026: al via la seconda edizione I 25 giugno – 18 luglio 2026






Il Teatro di Roma inaugura la seconda edizione del TEATRO OSTIA ANTICA FESTIVAL. Il Senso del Passato che, dal 25 giugno al 18 luglio, torna ad animare il palcoscenico millenario del Teatro Romano di Ostia. Un cartellone d’eccellenza internazionale che, attraverso la potenza del mito classico e il fermento dei linguaggi contemporanei, si pone come strumento d’elezione per interpretare e interrogare le complessità e le sfide del nostro tempo.
Forte di un riscontro di pubblico straordinario nella passata edizione – che ha registrato un’affluenza inedita di 11.000 presenze complessive e un tasso di occupazione del 100%, segnando il ritorno della Fondazione nel sito archeologico dopo venticinque anni – il Festival si conferma una realtà artistica capace di agire come motore di sviluppo culturale e potente aggregatore di valore ed energie creative, valorizzando il territorio metropolitano nel più ampio contesto nazionale.
Tra archetipo e attualità: il cuore della seconda edizione consolida una formula culturale volta a rilanciare la sfida di un dialogo serrato tra classicità e modernità, attraverso una programmazione che prosegue lungo la linea della ricerca tragica, intesa non come esercizio accademico, ma come strumento vivo per esplorare le sfaccettature umane.
Dalla tragedia greca alla danza d’avanguardia, l’identità artistica del Festival è definita dall’incontro tra il rigore della tradizione e l’innovazione della scena contemporanea nel segno delle creazioni di quattro grandi maestri della scena nazionale e internazionale: Theodoros Terzopoulos, Asterios Peltekis, Angelin Preljocaj, Filippo Dini.
Un’odissea di visioni e sensi, sospesa tra antico e presente, lega il mosaico in sequenza dei quattro spettacoli attraverso un percorso artistico che, muovendosi dal rito metafisico alla tensione spirituale, dall’impegno civile al mistero profondo del sacrificio, rilegge l’oggi attraverso la lente del mito.
Teatro Ostia Antica Festival 2026
Il viaggio artistico del Festival si inaugura celebrando la radice dionisiaca e rituale del teatro con Le Baccanti di Theodoros Terzopoulos (25 e 26 giugno), una messa in scena monumentale che spoglia il tragico euripideo di ogni storicismo per trasformarlo in un’esperienza metafisica e in un’urgente riflessione sull’archetipo dello “straniero”. Da questo rigore arcaico si approda alla forza civile e dirompente della Lysistrata di Asterios Peltekis (4 e 5 luglio), in prima nazionale, dove la commedia aristofanea si proietta nello specchio dei conflitti moderni, trasformando lo storico “sciopero del sesso” in un atto di disobbedienza politica contro l’entropia della guerra. Il percorso si eleva poi verso le riflessioni spirituali e l’estetica potente di Angelin Preljocaj con Requiem(s) (10 e 11 luglio), un’architettura di corpi e bellezza che esplora il confine tra la finitudine umana e l’eternità dell’arte, tramutando la ferita del lutto in una celebrazione della vita. Il Festival giunge infine all’indagine psicologica sull’ambiguità dell’amore e del sacrificio nell’Alcesti di Filippo Dini (17 e 18 luglio), una rilettura visionaria che scava nelle zone d’ombra del mito per scandagliare le implicazioni umane più profonde e il mistero perturbante della soglia tra vita e morte.
Ne emerge una costellazione multidisciplinare composta da quattro tasselli che riconducono al mito universale riletto attraverso le urgenze della contemporaneità, tra istanze di pace e nuove forme di partecipazione collettiva. Non semplici frammenti, ma stazioni di un’unica geografia creativa che ridefinisce il Teatro Romano di Ostia come un palcoscenico globale e un’agorà comune, dove l’identità storica millenaria incontra la visione artistica più avanzata del nostro tempo.
Il consolidamento del Teatro Ostia Antica Festival come palcoscenico d’arte nazionale e internazionale è reso possibile dal fondamentale contributo della Regione Lazio, che rinnova con forza il sostegno al Teatro di Roma, anche per la seconda edizione, potenziando la qualità di una proposta artistica pensata per valorizzare un sito di inestimabile pregio storico e accogliere un pubblico sempre più eterogeneo, vasto e trasversale.
In continuità con questa direttrice di alleanze strategiche, prosegue la collaborazione del Comune di Roma, un raccordo necessario che consente di proiettare e radicare l’esperienza creativa sul territorio.
Teatro Ostia Antica Festival 2026
Nel solco della dialettica istituzionale che anima la manifestazione, l’incontro tra il patrimonio archeologico e l’arte teatrale si realizza anche grazie alla collaborazione con il Ministero della Cultura – attraverso il Dipartimento per la Valorizzazione Culturale e la Direzione Generale Musei – e con il Parco archeologico di Ostia antica, quest’ultimo al servizio di un’esperienza rinnovata dei luoghi della cultura rendendoli accessibili e trasformandoli in un volano di crescita per tutto il territorio.
Teatro Ostia Antica Festival 2026
2026. seconda edizione
DAL RITO ALLE VIBRAZIONI CONTEMPORANEE:
TERZOPOULOS, PELTEKIS, PRELJOCAJ, DINI
QUATTRO VISIONI, QUATTRO SPETTACOLI TRA ANTICO E PRESENTE
TEATRO OSTIA ANTICA FESTIVAL
Il senso del passato
Il programma
Il Teatro Ostia Antica Festival inaugura la sua programmazione con un evento di portata mondiale, affidandone l’apertura al maestro greco Theodoros Terzopoulos, figura monumentale del teatro contemporaneo e architetto di un linguaggio scenico unico, che porta sul palco per la settima volta Le Baccanti di Euripide, il 25 e il 26 giugno.
Quella di Terzopoulos è una ricerca incessante che riconduce il teatro alle radici del tragico e che qui approda a una sintesi tra rigore e furia dionisiaca. Attraverso una regia visionaria e una direzione attoriale che scava nelle profondità del corpo e della voce, il maestro spoglia il conflitto tra ordine e caos di ogni storicismo per trasformarlo in un’esperienza metafisica e rituale.
Nelle note di regia, Terzopoulos definisce le Baccanti come una tragedia emblematica per la propria visione estetica, sottolineando l’urgenza di destinare questo testo al presente: «È di estrema importanza proporre Baccanti in questo momento, laddove Dioniso incarna l’archetipo del rifugiato, partito da Tmolos tremila anni fa; ha viaggiato nelle zone di guerra del Medio Oriente, per finire, oggi, nel Mar Mediterraneo, sulle coste di Creta o Lampedusa».
L’archetipo del rifugiato e il teatro come metamorfosi sono le direttrici che condensano lavisione monumentale del maestro su Dioniso, non solo quale divinità del passato, ma figura errante in continua trasformazione che sfida le frontiere del tempo e dello spazio. Questo “straniero” riemerge oggi come un fantasma del presente, dopo aver attraversato le ferite dei conflitti in Medio Oriente per approdare sulle coste del Mediterraneo. In questo rito di passaggio, l’arte del teatro diventa un viaggio infinito compiuto da persone in fuga e in continua trasformazione, dove Dioniso ci invita a frantumare lo specchio del narcisismo, lasciando che i suoi frammenti diano vita a una nuova immagine: «torna da noi come uno straniero e ci invita a sacrificare il nostro corpo sull’altare dell’Ignoto e del Trascendente». In un’epoca di incertezze, il teatro di Terzopoulos riapproda così alla sua natura rituale, offrendo una riflessione universale sulla figura dello “straniero” e sul potere trasformativo dell’arte, chiamando a illuminare il futuro con la luce della vita attraverso il senso del Mito.
L’interpretazione di questa visionaria messa in scena è affidata a un cast di assoluto rilievo, che vede Roberto Latini (Dioniso), Alvia Reale (Agave), Enzo Vetrano (Cadmo), Stefano Randisi (Tiresia), Marco Cacciola (Penteo), Paolo Musio (Corifeo), Gemma Carbone (Corifea), Giulio Germano Cervi (Primo Messaggero) e Rocco Ancarola (Secondo Messaggero) dare corpo e voce ai protagonisti. Il Coro, elemento fondante della struttura drammaturgica di Terzopoulos, è composto da Francesco Cafiero, Bianca Cavallotti, Brigida Cesareo, Riccardo Dell’Era, Davide Giabbani, Federico Girelli, Bianca Mangelli, Marica Nicolai, Nicoletta Nobile, Giorgio Ronco, Matteo Sangalli e Magdalena Soldati.
Lo spettacolo è frutto di un sinergico impegno coproduttivo che vede il Teatro di Roma – Teatro Nazionale al fianco di Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale e della Attis Theatre Company, una collaborazione internazionale che ne consolida la qualità artistica e il valore culturale.
Dal rigore rituale della tragedia si passa alla forza dirompente della commedia politica con Lysistrata di Aristofane nell’adattamento dell’artista greco Asterios Peltekis, in prima nazionale il 4 e 5 luglio. Una lettura scenica contemporanea che, attraverso la risata, si rivolge a noi con autentica serietà lirica ma al contempo comica, parlando dell’entropia incui le società spesso sprofondano. Il mito classico viene proiettato, così, nello specchio deformante dei conflitti moderni, trasformando l’opera in una riflessione sulle dinamiche del potere e della resistenza.
In questa visione registica, lo storico “sciopero del sesso” evolve in un atto di disobbedienza civile, una richiesta politica universale che sposta l’azione sulle linee di faglia del nostro tempo. Nelle sue note di regia, Peltekis definisce Lysistrata «un’opera profondamente politica e profondamente umana, incentrata su quel momento in cui una società, stremata dalla sofferenza, cerca urgentemente un nuovo modo di organizzarsi». È questa una prospettiva che, pur muovendosi sul terreno dell’ironia, riesce a toccare corde di estremo lirismo, svelando come il registro comico sia spesso la chiave più efficace per comprendere la profondità del tragico.
Al centro della sua visione c’è il concetto di entropia, intesa quale disfacimento dell’ordine e incapacità di un sistema di autoregolarsi: in Lysistrata, la tragedia della città-stato aristofanea risiede nel suo decadimento, dove la guerra perpetua se stessa e la politica recide ogni legame con l’esperienza umana, espellendo di fatto il corpo dal discorso pubblico. In questo contesto, l’astinenza dell’atto d’amore proposta dall’eroina non è una punizione, ma un gesto di «sospensione dell’entropia». L’approccio di Peltekis si fonda sul ripristino del corpo, del desiderio e della responsabilità collettiva come azioni politiche, compiute non attraverso la violenza, ma mediante il rifiuto di partecipare al circolo vizioso del conflitto. Le donne si impadroniscono del tempo e della logica stessa della calamità, ricordandoci che ogni società che perde il contatto con il corpo è inevitabilmente spinta alla violenza. Questa Lysistrata aspira, così, a riemergere come «evento politico vivo», un monito per ricordare che il rinnovamento rimane possibile anche nel più profondo declino.
Teatro Ostia Antica Festival 2026
A dare vita all’allestimento prodotto da NTNG.GR è un nutrito ensemble di interpreti guidato da Asterios Peltekis, anche sul palco con Asterios Peltekis, Korina Legaki, Iordanis Aivazoglou, Antonis Antonakos, Nikos Georgakis, Dimitris Diakosavvas, Chryssa Zafeiriadou, Sofia Kalemkeridou, Krateros Katsoulis, Katerina Kaukoula, Anastasia Kelesi, Thanos Kontogiorgis, Elisavet Konstantinidou, Tatiana Melidou, Dimitris Morfakidis, Chrysi Bachtsevani, Dimitris Naziris, Alexandra Paleologou, Katerina Papoutsaki, Efthymis Pappas, Vaso Pavlou, Panagiotis Petrakis, Christina Petroleka, Marieta Protopappa, Kostas Santas, Evi Sarmi, Giannis Tsemperlidis, Giannis Harisis.
A consolidare la vocazione multidisciplinare del Festival si colloca, nelle serate del 10 e 11 luglio, la danza internazionale del visionario e iconico coreografo Angelin Preljocaj con la sua opera Requiem(s). Questa creazione nasce da un desiderio antico e profondo, emerso nel coreografo francese dopo la perdita dei propri cari: il bisogno di dare corpo ai sentimenti legati all’assenza, trasformando la danza in una riflessione spirituale che trova nella solennità del sito archeologico la sua collocazione ideale.
La danza di Preljocaj si distingue per un’estetica potente, capace di coniugare il rigore tecnico con la forza viscerale e l’espressività della ricerca contemporanea. Su questo solco, il movimento diventa una preghiera laica, una scrittura coreografica colta e vibrante che esplora il corpo non solo come strumento estetico, ma come archivio di memoria e dolore. In Requiem(s), il linguaggio coreografico si nutre di fonti altissime per indagare il mosaico di emozioni che seguono una perdita. Preljocaj intreccia suggestioni tratte da Mourning Diary di Roland Barthes con le profonde riflessioni di Gilles Deleuze nel suo Abécédaire, toccando in particolare il tema della “vergogna di essere uomo” vissuta da Primo Levi al ritorno dai campi.
A queste ombre si contrappone la “gioia tragica” di Nietzsche e il pensiero del pastore Louis Pernot o del filosofo Clément Rosset, per i quali la gioia è una forza maggiore, capace di contenere sia gli aspetti negativi dell’esistenza sia il loro antidoto. In Requiem(s) — titolo al plurale per indicare una trama musicale eterogenea e non un unico rito religioso — convivono la memoria, il sollievo e persino la gioia del ricordo: qui, una processione di corpi rende visibile l’invisibile, trasformando la ferita del lutto in una celebrazione miracolosa della vita. È una danza di bellezza dove le fonti d’ispirazione saranno presenti in scena in modo diffuso, offrendo al pubblico un’esperienza di rara intensità che esplora il confine tra la finitudine umana e l’eternità dell’arte.
La complessa trama emotiva e coreografica di Requiem(s) prende corpo attraverso il talento di diciannove interpreti, un ensemble d’eccellenza che vedrà in scena Lucile Boulay, Elliot Bussinet, Araceli Caro Regalon, Leonardo Cremaschi, Lucia Deville, Isabel García López, Mar Gómez Ballester, Paul-David Gonto, Béatrice La Fata, Tommaso Marchignoli, Théa Martin, Víctor Martínez Cáliz, Ygraine Miller-Zahnke, Max Pelillo, Agathe Peluso, Romain Renaud, Mireia Reyes Valenciano, Redi Shtylla e Micol Taiana.
Il progetto è realizzato grazie alla produzione del Ballet Preljocaj in sinergia coproduttiva con La Villette – Paris, Chaillot – Théâtre National de la danse, Festival Montpellier Danse 2024, Grand Théâtre de Provence e Vichy Culture-Opéra de Vichy: una rete internazionale che ne sottolinea l’ampio respiro artistico.
Questo dialogo tra la vita e l’ombra del lutto si arricchisce con l’indagine sull’ambiguità dell’amore e del sacrificio che rivive nell’Alcesti di Euripide, riletta attraverso la lente visionaria e psicologica di Filippo Dini che il 17 e il 18 luglio chiude il Festival.
In questo allestimento, il mito classico si spoglia della sua distanza temporale, scavando nei confini tra la devozione e l’egoismo, per scandagliare le implicazioni umane più profonde e contraddittorie che portano lo spettatore a interrogarsi su cosa significhi realmente sacrificarsi per amore. La regia di Filippo Dini scava nelle zone d’ombra di una donna che sceglie di morire al posto del marito, decidendo di affrontare l’orrore dell’Ade per un atto di devozione che confina con l’enigma. Questa Alcesti non è solo la cronaca di un sacrificio, ma diventa un’occasione per una riflessione profonda sulla condizione femminile e sul suo percorso storico di morti e rinascita: «Accostarsi ad Alcesti fa paura — spiega il regista — perché significa accostarsi a una morte inaccettabile, quella di una vittima sacrificale. Ma fa paura anche perché lei ritorna. Penso al percorso della donna nella storia, alle sue tragiche morti quotidiane e alla possibilità di riemergere per affrontare, finalmente, l’oggetto del suo infinito amore». Su tutta la rappresentazione incombe l’ombra di Ananke, la divinità del fato ineluttabile, che lega indissolubilmente i destini dei personaggi. La figura di Alcesti, tornata dall’Ade, non è più la stessa donna che è partita: ha visto l’orrore oltre ogni limite, diventando l’essere più sacro e misterioso immaginabile, un’icona che sfida il tempo e le convenzioni.
Prodotto dallo Stabile del Veneto con INDA – Istituto Nazionale del Dramma Antico, lo spettacolo si impreziosisce delle musiche firmate da Paolo Fresu, tessendo una trama sonora capace di dialogare con il mistero della soglia tra vita e morte. Filippo Dini, oltre alla regia, vestirà i panni di Ferete, guidando un notevole cast che vede Deniz Ozdogan nel ruolo della protagonista Alcesti, Aldo Ottobrino (Admeto), Denis Fasolo (Eracle), Alessio Del Mastro (Apollo) e Luigi Bignone (Thanatos). Completano la compagnia Sandra Toffolatti, Bruno Ricci, Carlo Orlando e un folto coro di interpreti, che contribuiscono a creare un’atmosfera sospesa, dove l’indagine intima sulle relazioni umane risuona con forza nel contesto contemporaneo.
Teatro Ostia Antica Festival 2026
FONDAZIONE TEATRO DI ROMA – www.teatrodiroma.net
Teatro Romano di Ostia _ Via dei Romagnoli, 717 – 00119 – Roma
Info e Prezzi Biglietti: promozione@teatrodiroma.net
- Teatro Romano di Ostia Antica:
Primo Settore: intero 35€ – ridotto 20€ – Secondo Settore: intero 25€ – ridotto 10€ – Terzo Settore: intero 15€ – ridotto 8€
- Prezzi spettacolo REQUIEM(S)
Primo Settore: intero 50€ – ridotto 25€ – Secondo Settore: intero 40€ – ridotto 20€ – Terzo Settore: intero 30€ – ridotto 15€
- TdR Card “Il senso del passato”: 4 ingressi a 80,00€
- La vendita dei biglietti per il Festival sarà attiva a partire dalla fine di aprile; A breve verranno rese note le agevolazioni e le convenzioni dedicate ai possessori dei biglietti
TEATRO OSTIA ANTICA FESTIVAL
Il senso del passato
2026. seconda edizione
Calendario
Teatro Romano di Ostia
25 – 26 giugno 2026
LE BACCANTI
di Euripide
traduzione Edoardo Sanguineti
regia, adattamento, scene, luci e costumi Theodoros Terzopoulos
musiche originali Panagiotis Velianitis
regista assistente e collaboratore alla drammaturgia Savvas Stroumpos
assistente alla regia Stravos Papadopoulos – assistente alla drammaturgia Michalis Traitsis
ruoli e interpreti
Dioniso Roberto Latini
Agave Alvia Reale
Cadmo Enzo Vetrano
Tiresia Stefano Randisi
Penteo Marco Cacciola
Corifeo Paolo Musio
Corifea Gemma Carbone
Primo Messaggero Giulio Germano Cervi
Secondo Messaggero Rocco Ancarola
coro (in o.a.)
Francesco Cafiero, Bianca Cavallotti, Brigida Cesareo, Riccardo Dell’Era, Davide Giabbani, Federico Girelli, Bianca Mangelli, Marica Nicolai, Nicoletta Nobile, Giorgio Ronco, Matteo Sangalli, Magdalena Soldati
produzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Attis Theatre Company
Orario spettacoli: ore 21,00
Teatro romano di Ostia
4 – 5 luglio 2026
LYSISTRATA
di Aristofane
Adattamento e regia Asterios Peltekis
Traduzione Konstantinos Bouras
Scenοgrafia Froso Lytra – Costumi Nikos Charlautis
Coreografia Konstantinos Rigos – Luci Stelios Tzolopoulos
Assistente scenografa e costumista: Danai Pana – Aiuto coreografa Anastasia Kelesi
Aiuto regia Evi Sarmi
Coordinatrice di produzione Marina Chatziioannou
Con Asterios Peltekis, Korina Legaki, Iordanis Aivazoglou, Antonis Antonakos, Nikos Georgakis,
Dimitris Diakosavvas, Chryssa Zafeiriadou, Sofia Kalemkeridou, Krateros Katsoulis, Katerina Kaukoula, Anastasia Kelesi, Thanos Kontogiorgis, Elisavet Konstantinidou, Tatiana Melidou, Dimitris Morfakidis,
Chrysi Bachtsevani, Dimitris Naziris, Alexandra Paleologou, Katerina Papoutsaki, Efthymis Pappas, Vaso Pavlou, Panagiotis Petrakis, Christina Petroleka, Marieta Protopappa, Kostas Santas, Evi Sarmi,
Giannis Tsemperlidis, Giannis Harisis
Cantante: Korina Legaki
Produzione NTNG.GR
* Assistenti scenografe/costumiste (in contesto di tirocinio): Angeliki Voutsina, Mairi Gkouma, Ilektra Liontou
Orario spettacoli: ore 21,00
Teatro romano di Ostia
10 – 11 luglio 2026
REQUIEM(S)
CREAZIONE 2024 Per 19 ballerini
Coreografia Angelin Preljocaj
Musica G.Ligeti, W.A.Mozart, System of a Down, J-S.Bach, H.Guonadottir,
Chants médiévaux (anonymes),
O.Messiaen, G.F Haas, J.Jóhannsson, 79D
Design LuciÉric Soyer
Costumi Eleonora Peronetti
Video Nicolas Clauss
Scenografia Adrien Chalgard
Assistente, Vice Direttore Artistico Youri Aharon Van den Bosch
Assistente alle prove Cécile Médour
Coreologia Dany Lévêque
Interpreti Lucile Boulay, Elliot Bussinet, Araceli Caro Regalon, Leonardo Cremaschi,
Lucia Deville, Isabel García López, Mar Gómez Ballester, Paul-David Gonto, Béatrice La Fata,
Tommaso Marchignoli, Théa Martin, Víctor Martínez Cáliz, Ygraine Miller-Zahnke, Max Pelillo,
Agathe Peluso, Romain Renaud, Mireia Reyes Valenciano, Redi Shtylla, Micol Taiana
Produzione Ballet Preljocaj
Coproduzione La Villette – Paris, Chaillot – Théâtre National de la danse,
Festival Montpellier Danse 2024, Grand Théâtre de Provence, Vichy Culture-Opéra de Vichy
Orario spettacoli: ore 21,00
Teatro romano di Ostia
17 – 18 luglio 2026
ALCESTI
Opera di Euripide
Regia Filippo Dini
Traduzione Elena Fabbro
Scene Gregorio Zurla
Costumi Alessio Rosati
Musiche Paolo Fresu
Disegno luci Pasquale Mari
Movimenti Alessio Maria Romano
Assistente alla regia Arianna Sorci
Assistente costumista Giulia Giannino
Ruoli e interpreti
Apollo – Alessio Del Mastro
Thanatos – Luigi Bignone
Ancella – Sandra Toffolatti
Alcesti – Deniz Ozdogan
Admeto – Aldo Ottobrino
Eracle – Denis Fasolo
Ferete – Filippo Dini
Servo – Bruno Ricci
Capo coro – Carlo Orlando
Coro: Simonetta Cartia – Gennaro Di Biase – Riccardo Gamba – Lucia Limonta – Margherita Mannino
Carolina Rapillo – Ottavia Sanfilippo – Roberto Serpi – Chiarastella Sorrentino – Dalila Toscanelli
Produzione Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale,
Fondazione INDA – Istituto Nazionale del Dramma Antico
Orario spettacoli: ore 21,00
Teatro Romano di Ostia
25 – 26 giugno 2026
LE BACCANTI
di Euripide
traduzione Edoardo Sanguineti
regia, adattamento, scene, luci e costumi Theodoros Terzopoulos
musiche originali Panagiotis Velianitis
regista assistente e collaboratore alla drammaturgia Savvas Stroumpos
assistente alla regia Stravos Papadopoulos
assistente alla drammaturgia Michalis Traitsis
ruoli e interpreti
Dioniso Roberto Latini
Agave Alvia Reale
Cadmo Enzo Vetrano
Tiresia Stefano Randisi
Penteo Marco Cacciola
Corifeo Paolo Musio
Corifea Gemma Carbone
Primo Messaggero Giulio Germano Cervi
Secondo Messaggero Rocco Ancarola
coro (in o.a.)
Francesco Cafiero, Bianca Cavallotti, Brigida Cesareo, Riccardo Dell’Era, Davide Giabbani,
Federico Girelli, Bianca Mangelli, Marica Nicolai, Nicoletta Nobile, Giorgio Ronco,
Matteo Sangalli, Magdalena Soldati
produzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, Teatro di Roma – Teatro Nazionale,
Attis Theatre Company
Orario spettacoli: ore 21,00
Il grande Maestro greco Theodoros Terzopoulos porta in scena per la settima volta il testo di Euripide. Dioniso è l’archetipo del rifugiato e l’arte del teatro un viaggio di rifugiati con continue trasformazioni.
«Baccanti è una tragedia emblematica per la mia visione teatrale. È di estrema importanza proporre Baccanti in questo momento, laddove Dioniso incarna l’archetipo del rifugiato, partito da Tmolos tremila anni fa, ha viaggiato nelle zone di guerra del Medio Oriente, per finire, oggi, nel mar Mediterraneo, sulle coste di Creta o Lampedusa. Il suo tragitto ci ricorda che l’arte del teatro è un viaggio infinito, percorso da persone in fuga, in continua trasformazione, che il Male si può mascherare da Merito e viceversa, e che l’enigma della morte racchiude una prospettiva di vita; ci ricorda che la Parola è Terra, che la Conoscenza è Consapevolezza, la Passione è Negazione e l’Armonia è la sua Contraddizione. Dioniso sale sul palco e ci invita a rompere, insieme, lo specchio del narcisismo, lasciando che i suoi frammenti diano vita a una nuova immagine. Torna da noi come uno straniero e ci invita a sacrificare il nostro corpo sull’altare dell’Ignoto e del Trascendente. In tempi difficili, come i nostri, mentre il faro del teatro continua a illuminare se stesso, Dioniso ci invita a illuminare il futuro con la luce della vita, e ricostruirci, insieme, come Mito».
Theodoros Terzopoulos
Teatro romano di Ostia
4 – 5 luglio 2026
LYSISTRATA
di Aristofane
Adattamento e regia Asterios Peltekis
Traduzione Konstantinos Bouras
Scenοgrafia Froso Lytra – Costumi Nikos Charlautis
Coreografia Konstantinos Rigos – Luci Stelios Tzolopoulos
Assistente scenografa e costumista: Danai Pana – Aiuto coreografa Anastasia Kelesi
Aiuto regia Evi Sarmi
Coordinatrice di produzione Marina Chatziioannou
Con Asterios Peltekis, Korina Legaki, Iordanis Aivazoglou, Antonis Antonakos, Nikos Georgakis,
Dimitris Diakosavvas, Chryssa Zafeiriadou, Sofia Kalemkeridou, Krateros Katsoulis,
Katerina Kaukoula, Anastasia Kelesi, Thanos Kontogiorgis, Elisavet Konstantinidou, Tatiana Melidou, Dimitris Morfakidis, Chrysi Bachtsevani, Dimitris Naziris, Alexandra Paleologou, Katerina Papoutsaki, Efthymis Pappas, Vaso Pavlou, Panagiotis Petrakis, Christina Petroleka, Marieta Protopappa,
Kostas Santas, Evi Sarmi, Giannis Tsemperlidis, Giannis Harisis
Cantante: Korina Legaki
Produzione NTNG.GR
*Assistenti scenografe/costumiste (in contesto di tirocinio): Angeliki Voutsina, Mairi Gkouma, Ilektra Liontou
Produzione NTNG.GR
Orario spettacoli: ore 21,00
«Lysistrata non è semplicemente una commedia sulla guerra e sull’amore. Si propone come un’opera profondamente politica e profondamente umana, incentrata su quel momento in cui una società, stremata dalla sofferenza, cerca urgentemente un nuovo modo di organizzarsi. Una lettura scenica contemporanea della commedia di Aristofane che, attraverso la risata, si rivolge a noi con un’autentica serietà lirica ma al contempo comica, parlando dell’entropia in cui le società spesso sprofondano. In “Lysistrata”, la città-stato esiste in uno stato di prolungato decadimento, in cui la guerra è diventata fine a se stessa, la politica ha reciso i suoi legami con l’esperienza umana vissuta e il corpo è stato espulso dal discorso pubblico. La figura archetipica/eroina non propone riforme, né introduce nuovi riarrangiamenti istituzionali. Al contrario, Lysistrata propone qualcosa di completamente diverso: il ripristino del corpo, del desiderio, della cura e della responsabilità collettiva come azione politica. L’astinenza dall’atto d’amore non si traduce in punizione, ma in un gesto di “sospensione dell’entropia”, un “congelamento” temporaneo del sistema affinché la sua ripartenza rimanga possibile».
Asterios Peltekis
Al centro dell’approccio registico di Asterios Peltekis si trova proprio questo gesto, compiuto non attraverso la violenza o la coercizione, ma attraverso il rifiuto consapevole di partecipare a questo circolo vizioso. Le donne non si limitano a occupare l’Acropoli; si impadroniscono del tempo, del flusso degli eventi, della stessa logica che si cela dietro l’inestricabile calamità. Qui, la commedia non funge da valvola di sfogo, ma da generatore di rivelazione. Aristofane ci ricorda che ogni società che perde il contatto con il corpo e con la gioia è inevitabilmente spinta alla violenza. Inoltre, questa ricostituzione non inizia dai vertici del potere, ma da un istinto di sopravvivenza primordiale, da quell’istante in cui un essere umano osa dire “basta”.
Teatro romano di Ostia
10 – 11 luglio 2026
REQUIEM(S)
CREAZIONE 2024 Per 19 ballerini
Coreografia Angelin Preljocaj
Musica G.Ligeti, W.A.Mozart, System of a Down, J-S.Bach, H.Guonadottir, Chants médiévaux (anonymes), O.Messiaen, G.F Haas, J.Jóhannsson, 79D
Design LuciÉric Soyer
Costumi Eleonora Peronetti
Video Nicolas Clauss
Scenografia Adrien Chalgard
Assistente, Vice Direttore Artistico Youri Aharon Van den Bosch
Assistente alle prove Cécile Médour
Coreologia Dany Lévêque
Interpreti Lucile Boulay, Elliot Bussinet, Araceli Caro Regalon, Leonardo Cremaschi,
Lucia Deville, Isabel García López, Mar Gómez Ballester, Paul-David Gonto, Béatrice La Fata, Tommaso Marchignoli, Théa Martin, Víctor Martínez Cáliz, Ygraine Miller-Zahnke, Max Pelillo,
Agathe Peluso, Romain Renaud, Mireia Reyes Valenciano, Redi Shtylla, Micol Taiana
Produzione Ballet Preljocaj
Coproduzione La Villette – Paris, Chaillot – Théâtre National de la danse,
Festival Montpellier Danse 2024, Grand Théâtre de Provence, Vichy Culture-Opéra de Vichy
Orario spettacoli: ore 21,00
«Ho perso mio padre, mia madre e alcuni amici molto cari nel 2023. Questo ha fatto emergere in me un desiderio antico e profondo di coreografare i sentimenti legati alla perdita di una persona amata. In The Elementary Forms of Religious Life, il sociologo Émile Durkheim mostra come le civiltà si formino attraverso rituali di memoria. Il requiem appartiene a questa filiazione e a questa strutturazione della nostra società, della nostra comunità. Voglio esplorare tutte le emozioni che ci attraversano quando siamo in lutto. Non si tratta solo di tristezza o devastazione. C’è anche la memoria, la traccia della persona amata che continua a vivere dentro di noi. Quando partecipiamo a un funerale, ricordiamo, condividiamo pensieri, e a volte persino ridiamo. Dalla ferita, che non si rimarginerà mai, può nascere una sorta di gioia: la gioia di ravvivare il ricordo della persona che abbiamo perso. La morte può così offrire anche sollievo e ulteriore profondità alla vita. Vorrei provare a trasmettere il sentimento che la vita sia un miracolo. In un certo senso, una celebrazione della vita. Mi sono ispirato a Roland Barthes e il suo Mourning Diary, Gilles Deleuze e il suo Abécédaire, in particolare sul tema della vergogna di essere uomo vissuta da Primo Levi al ritorno dai campi. Ma anche la gioia di Nietzsche, che lui definisce tragica, quella del pastore Louis Pernot o del filosofo Clément Rosset, per i quali la gioia è una forza maggiore, capace di contenere sia gli aspetti negativi dell’esistenza sia il loro antidoto. Tutte queste fonti di ispirazione mi hanno fatto riflettere, emozionare, e saranno presenti in scena in modo diffuso. Queste riflessioni nutrono il mio lavoro e danno vita a una scrittura coreografica specifica. Per me la creazione non consiste nell’applicare un piano prestabilito, ma nel confrontarsi con la materia, in dialogo con i danzatori, per trovare percorsi inattesi. Come parlare questa lingua senza parole del lutto e rendere visibili sentimenti così complessi? La scrittura coreografica è un linguaggio universale che esprime ciò che le parole non riescono a dire. Non volevo coreografare il requiem di Mozart, Fauré o Ligeti, ma proporre una trama musicale eterogenea, arricchita anche da creazioni sonore. Si tratta piuttosto di requiem(s) coreografici, una processione di corpi che cerca di mettere in prospettiva il mosaico di sentimenti vissuti dopo una perdita».
Angelin Preljocaj
Teatro romano di Ostia
17 – 18 luglio 2026
ALCESTI
Opera di Euripide
Regia Filippo Dini
Traduzione Elena Fabbro
Scene Gregorio Zurla
Costumi Alessio Rosati
Musiche Paolo Fresu
Disegno luci Pasquale Mari – Movimenti Alessio Maria Romano
Assistente alla regia Arianna Sorci – Assistente costumista Giulia Giannino
Ruoli e interpreti
Apollo – Alessio Del Mastro
Thanatos – Luigi Bignone
Ancella – Sandra Toffolatti
Alcesti – Deniz Ozdogan
Admeto – Aldo Ottobrino
Eracle – Denis Fasolo
Ferete – Filippo Dini
Servo – Bruno Ricci
Capo coro – Carlo Orlando
Coro: Simonetta Cartia – Gennaro Di Biase – Riccardo Gamba – Lucia Limonta – Margherita Mannino
Carolina Rapillo – Ottavia Sanfilippo – Roberto Serpi – Chiarastella Sorrentino – Dalila Toscanelli
Produzione Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale,
Fondazione INDA – Istituto Nazionale del Dramma Antico
Orario spettacoli: ore 21,00
«Accostarsi ad Alcesti di Euripide fa paura, perché significa accostarsi alla Morte. Ad una morte inaccettabile, forse la più inaccettabile di tutte: la morte di una vittima sacrificale. Al tempo stesso Alcesti è, per i filosofi, la prima meditazione sulla morte nella storia dell’Occidente; quindi, una pratica di valorizzazione di tutto ciò che c’è di prezioso e sacro nell’atto di vivere, proprio perché Alcesti è una “tragedia a lieto fine”. Che di lieto in realtà conserva ben poco. Come Hitchcock farà un paio di millenni dopo in Psyco, Euripide fa morire la sua protagonista a metà del dramma. Alcesti muore e, in un certo senso, il percorso tragico della nostra storia si conclude. L’arrivo di Eracle, così goffo, così incerto, così grottesco, così fuori luogo e scandaloso, riapre in modo tutto nuovo il racconto destabilizzandoci a tal punto che non siamo nemmeno più sicuri di riconoscerla in quanto tragedia. Alcesti fa paura perché su tutto, fin dal principio, sopra a tutta questa portentosa e irresistibile macchina teatrale, perfetta nella sua struttura, chiarissima e allo stesso tempo sfuggente, incombe l’ombra di Ananke, la divinità che personifica il sistema di pensiero della tragedia antica: il nodo del fato che nessuno può sciogliere, nemmeno gli dei e che lega tutti a tutto. Alcesti fa paura perché è la storia di una donna che, spinta soltanto dalla furia beata del suo amore per il marito, sceglie di morire al suo posto. E fa paura perché ritorna dall’Ade. Quattro secoli prima di Cristo, una donna straordinaria si sacrifica per amore e ritorna dalla morte. La donna che torna da laggiù non è quella che è partita, ora questa Alcesti ha visto e fatto esperienza dell’orrore e della disperazione oltre ogni limite, quella che si ricongiunge al marito è l’essere più sacro e misterioso che si possa immaginare nella letteratura e nell’arte di tutti i tempi. Penso alla tragedia di Euripide e non posso non pensare, oggi, al percorso della donna nella storia, dall’inizio dei tempi ad oggi, alla sua evoluzione, alle sue tragiche morti quotidiane, alla sua possibilità di tornare indietro dall’orrore e poter affrontare finalmente, l’oggetto del suo infinito amore». Filippo Dini
Le foto di Requiem Didier-PHILISPART
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