william and elizabeth

Silvano Toti Globe Theatre

22 luglio 2019

William and Elizabeth è un bellissimo ed un illuminante percorso nel Teatro e nel senso della sua esistenza.

Melania Giglio immagina con potenza visionaria, ma grande vividezza, un ipotetico incontro tra il Bardo dell’Avon e la regina Elisabetta I: William Shakespeare, il più grande drammaturgo e poeta inglese, le cui opere resistono ai secoli mantenendo un’attualità sconcertante e sul quale infinite pagine sono state scritte e teorie elucubrate, ed Elisabetta I, sulla quale, invece, poco o niente è stato scritto, soprattutto sul ruolo fondamentale che ha avuto per il Teatro.

E’ sulla sua figura che ruota l’intero spettacolo.

Elisabetta I regnò per quasi mezzo secolo trasformando la debole Inghilterra cattolica in una potente nazione protestante. Ella permise al teatro inglese e al teatro in genere di godere di un’immensa fioritura tanto che quello elisabettiano è considerato uno dei periodi artistici di più grande splendore per il teatro mondiale e per la storia dell’intera umanità.

Fu in quel periodo che nacquero i primi teatri pubblici, la figura dell’impresario, le compagnie di attori professionisti, e una produzione drammaturgica di incredibile ricchezza e versatilità. Il teatro elisabettiano fu innovativo, introducendo nuove tecniche e lasciando ampio spazio all’improvvisazione. Questo processo di innovazione fu opera di una piccola donna che fu, per molti versi, una grande sovrana, ma di cui poco la storia si è occupata.

L’incontro tra Elisabetta I e William Shakespeare raccontato nello spettacolo avviene, ovviamente, in un teatro, durante le prove di Sogno di una notte di mezza estate.

Mentre gli attori sono impegnati a provare una scena di Sogno di una notte di mezza estate, sotto lo sguardo attento e scontento di Shakespeare, una figura misteriosa, minuta e curva, coperta da un lungo mantello, fa il suo ingresso in teatro e sale sul palco interrompendo le prove. E’ la regina Elisabetta I, arrivata in incognito per chissà quale motivo.

Da qui prende il via un serrato dialogo tra il poeta e la regina che li porterà a ragionare del Teatro e della sua essenza. E’ l’incontro tra il Potere e il Teatro,  tra regalità e umanità, in un viaggio vorticoso nel senso dell’esistenza del teatro. In questo loro concitato duello verbale, che passa con affascinante duttilità dai toni del tragico al comico, dal dramma alla farsa, si incontrano e si scontrano realtà e finzione, verità e rappresentazione.

Il Regno e il Teatro diventano due facce della stessa medaglia, in una stretta e difficile interconnessione che si muove per contraddizioni.

I diversi personaggi di Shakespeare vengono ogni volta evocati per rappresentare i concetti espressi: il peso e la responsabilità del potere, l’adesione o la ribellione allo stesso, l’amore (ad ampio spettro), il tradimento (d’amore, verso la famiglia e verso la patria)…

Vengono così citati o recitati passaggi di Sogno di una notte di mezza estate, dell’Enrico IV, Amleto, Antonio e Cleopatra, Otello, Molto rumore per nulla.

Progressivamente si delinea sempre più marcatamente la figura e il valore di Elisabetta I: una donna sola (non sposata e senza figli) che ha portato il regno alla potenza, guida del popolo, ma anche soldato (“Ho combattuto come un uomo, più di un uomo”), strenua e attiva sostenitrice del Teatro che senza di lei non avrebbe avuto probabilmente lo stesso destino.

Di questa donna forte e sola vengono messi in luce tutti gli aspetti, da quelli più regali, il potere, la sovranità, l’austerità, a quelli più intimi, come l’umanità, la debolezza e la solitudine.

Per un momento nello spazio scenico della storia non ci sono più il Poeta e la Regina, ma l’uomo e la donna. Elisabetta si siede a terra a fianco a William, si sfila la parrucca e ammette di essere consapevole che la fine è vicina. Per un attimo depone la regalità per essere solo una donna, pur consapevole che di essere sempre una regina. Le parole  “una regina è sempre una regina” da lei proferite esprimono non tanto il valore nobiliare, quanto il peso di una vita passata a governare e a servire il Regno.

E’qui che, forse, si potrebbe trovare il motivo della visita della Regina in teatro: nel teatro Elisabetta trova rifugio alla solitudine, sollievo alle pene personali, perché il Teatro è sogno, immaginazione e ricovero dell’anima. Ed è alla donna Elisabetta, non alla Regina, che Shakespeare vuole dedicare un ultimo spettacolo, per “fare guerra al tempo e prolungare il ricordo” di una donna che ha fatto tanto per il Teatro.

William and Elizabeth è un testo sapientemente costruito in cui persone e personaggi si intrecciano, realtà e finzione si scambiano continuamente il posto, in una narrazione suggestiva e avvincente.

Melania Giglio è Elisabetta I in un’interpretazione appassionata, ricca di colori e mai eccessiva. Voce, gesto ed espressione mutano al passo coi pensieri del personaggio, sempre diviso tra volere e dovere, gravato dal peso del Regno.

Ad Alfonso Veneroso il compito di interpretare uno Shakespeare impegnato  a fronteggiare l’avanzata della regina, in difesa del suo teatro, e sostenere la fragilità della donna, per la quale nutre stima e gratitudine. Il suo è uno Shakespeare, mai irruento con lei, diversamente che coi suoi attori, e sempre accogliente.

In scena con loro i due bravissimi attori Sebastian Gimelli Morosini nei panni di Ned, un attore della compagnia, e Francesca Mària in quelli di Rosalind. Loro sono gli attori di William e i personaggi; sono l’elemento fresco e divertente dello spettacolo attraverso il loro reciproco battibeccare e il loro adulare e giocosamente ingannare la Regina.

Lo spettacolo è poi arricchito da brani in inglese con le musiche di Marco Podda, Michael Nyman, Henry Bishop, Arthur Sullivan cantati dal vivo dalle bellissime e diversissime voci di Melania Giglio, profonda e grave, e Francesca Mària, più fresca e ariosa, eppure calda.

Molto interessante l’interpretazione di Greensleeves, canzone scritta da Enrico VIII, padre di Elizabeth, per la moglie Anna Bolena,

Le scene di Fabiana Di Marco giocano col teatro nel teatro, raffigurando un piccolo teatro elisabettiano con una scenografia funzionale alle varie scene, con luci, teli rossi e pannelli a vetri che compaiono all’occorrenza.

I costumi, sempre belli e appropriati, sono di Susanna Proietti.

William and Elizabeth è un racconto suggestivo, leggero, ma serio, né vero, né falso, magari verosimile, alla scoperta di quel grandissimo personaggio che fu Elisabetta I e di ciò che significò per l’Inghilterra, per il Teatro e, di conseguenza, per tutto il mondo.

William and Elizabeth

Ideazione e regia Melania Giglio

Con Melania Giglio, Sebastian Gimelli Morosini, Francesca Mària, e Alfonso Veneroso

Musiche Marco Podda, Michael Nyman, Henry Bishop, Arthur Sullivan

Costumi Susanna Proietti

Scene Fabiana Di Marco

Assistente alla regia Roberta Russo