Primavera

COMUNICATO STAMPA

PRIMAVERA DEI TEATRI 2026

Festival dei nuovi linguaggi della scena contemporanea 

XXVI edizione

📍 Castrovillari (CS), dal 26 al 31 maggio 2026
🎭 Festival ideato e diretto da Dario De Luca e Saverio La Ruina 

📅 Oltre 35 eventi tra teatro, danza, residenze artistiche, prime e anteprime nazionali, musica, incontri, workshop e mostre. 

Primavera dei Teatri 2026 – Castrovillari

Primavera

Il teatro, quando smette di essere solo architettura concettuale e torna a essere una forma di attenzione collettiva, produce un cortocircuito necessario: obbliga a guardare il presente senza schermi, senza alibi, senza distanza di sicurezza. In questo senso Primavera dei Teatri continua a porsi come un luogo di esposizione e di interrogazione più che come una semplice rassegna. Un campo di forze in cui le pratiche sceniche non illustrano il mondo, ma lo attraversano mentre accade. È dentro questa tensione che si colloca la XXVI edizione, in programma a Castrovillari (CS) dal 26 al 31 maggio 2026, ideata e diretta da Dario De Luca e Saverio La Ruina, articolata in oltre 35 eventi tra teatro, danza, musica, incontri, workshop e mostre.

La XXVI edizione si colloca dentro una condizione storica che non concede neutralità. Il teatro, oggi più che mai, torna a essere uno spazio pubblico in senso pieno: non perché rappresenti la politica, ma perché la attraversa nella sua sostanza più profonda, nei corpi, nei linguaggi, nelle fratture del contemporaneo. È in questa tensione che si muove il programma 2026, costruito come una costellazione di lavori, restituzioni e processi che mettono in discussione l’idea stessa di forma compiuta.

Questa edizione è dedicata a Laura Palmieri, Giancarlo Cauteruccio e Goffredo Fofi:tre figure che, in modi diversi e profondi, hanno intrecciato il proprio percorso umano e intellettuale con quello di Primavera dei Teatri, condividendone nel tempo visione, tensione etica e responsabilità culturale; una prossimità fatta non solo di stima, ma di ascolto, confronto e affetto reciproco, che ha contribuito a definire l’identità stessa del festival come spazio vivo di relazione, pensiero e comunità.

A firmare la direzione artistica sono Dario De Luca e Saverio La Ruina, che aprono il festival con una riflessione che non è cornice ma sostanza politica e poetica del progetto:

Ci sono stati tempi più bui, ma questo è sicuramente fosco: guerre, tifoserie da stadio su aspetti fondamentali della nostra vita, capi di stato che sovvertono le regole del vivere civile e fanno carta straccia del diritto internazionale, davanti all’inerzia di tutti. Regole che in un passato hanno arginato i più forti e salvaguardato i più deboli. Insomma, tempi in cui ti chiedi che valore e che senso abbiano il tuo lavoro, la tua azione, il tuo impegno nella cultura, in questa cosa immateriale che sembra così distante dalla concretezza del reale. E ti viene voglia di smettere e di fare cose appunto ‘concrete’. Poi ti ricordi di come i teatri rimasti aperti durante i grandi conflitti siano stati luoghi di resistenza culturale, coesione sociale e di salutare evasione. E realizzi che le arti sono ancora più vitali quando il mondo non sta bene. Come ci diceva con parole molto semplici uno dei protagonisti del nostro documentario Italianesi (ndr: sugli italiani rimasti intrappolati in Albania alla fine della seconda guerra mondiale e rimasti sotto la dittatura di Enver Hoxha per circa cinquant’anni). In quei decenni era molto popolare la musica italiana in Albania e i nostri cantanti erano amatissimi, le loro canzoni facevano sognare perché parlavano di sentimenti in un contesto in cui l’amore si poteva cantare solo verso una cosa fredda e astratta come il partito. Alla domanda su cosa aveva significato nelle loro vite la canzone e la cultura italiana, uno di loro ha risposto: “Visto che era tutto chiuso, è stata una brezza di aria fresca nella nostra vita. E vista la dittatura che abbiamo vissuto è stata una finestra straordinaria che ci ha mantenuti vivi spiritualmente”. Ecco, oggi, in questo mondo che non sta bene, bisogna continuare a coltivare lo spirito. Ed è con questo ‘spirito’ che andiamo a presentare la XXVI edizione di Primavera dei Teatri”.

Da questa traiettoria prende forma un programma che non si limita a presentare spettacoli, ma insiste sulla dimensione processuale del lavoro artistico: residenze, restituzioni, anteprime, scritture sceniche che si espongono nel momento esatto in cui ancora non sono definitive. Una geografia teatrale che attraversa spazi diversi della città e li trasforma in luoghi di ascolto e di produzione di senso.

Il programma 2026

26 MAGGIO

Il festival si apre come un attraversamento simultaneo di tre nuclei di ricerca. Al Teatro Sybaris la restituzione della residenza di Principio Attivo Teatro e Drama Teatro con Nervo Vago porta in superficie una scrittura scenica che lavora sulla fragilità percettiva del presente, mettendo al centro il dispositivo attoriale e la sua instabilità. Al Teatro Vittoria la restituzione della residenza coreografica di Aurelio Di Virgilio con Scented Panther prosegue questa indagine nei territori del corpo, tra esposizione e costruzione di immaginario. Al Teatro San Girolamo, in anteprima nazionale, Luna Cenere con Agape apre un lessico coreografico che interroga la prossimità, la relazione e la tensione tra gesto e comunità, inscrivendo la danza dentro una dimensione politica dello stare insieme.

27 MAGGIO

La giornata si articola come una mappa mobile. Al Castello Aragonese la restituzione della residenza di Maria Chiara Pederzini con Carmen si misura con la riscrittura del mito, lavorando sulle sue stratificazioni simboliche e corporee. Al Teatro Sybaris Rossella Pugliese, autrice e interprete, presenta PapàVeri sempre in piedi, una partitura scenica che affonda nella materia opaca del legame filiale, tra colpa, rimozione e un bisogno ostinato di riscatto, mentre al Teatro Vittoria Maiali rosa volanti di e con Giulia Carrara attraversa il quotidiano come dispositivo di deviazione e slittamento. Al Teatro San Girolamo – in anteprima nazionale – Daniela Vitale con Untitled n°22 insiste su una pratica coreografica che si sottrae alla nominazione definitiva. Il lavoro di Teatro delle Ariette, Noi siamo un minestrone, porta il discorso sul terreno della convivenza: un’esperienza condivisa in cui la scena si costruisce come gesto alimentare, relazione diretta e comunità temporanea.

28 MAGGIO

La giornata insiste sulla disseminazione. Teatro delle Ariette torna con due repliche di Noi siamo un minestrone, spostando il teatro nella dimensione del tempo lungo e della prossimità fisica tra artiste, artisti e pubblico. Al Teatro San Girolamo Bambole da Collezione di Erika Fusini — prima nazionale — vede protagonista una compagine tutta al femminile di artiste giovanissime: autrice, regista e cinque attrici lavorano insieme su una grammatica dell’identità esposta e costruita, mentre al Teatro Vittoria Giuseppe Provinzano e Giuseppe Massa con Sutta Scupa propongono – in prima nazionale – un nuovo allestimento a distanza di vent’anni, attraversando le tensioni della lingua e della memoria. Filippo Andreatta con Nuvolario/Elena  – in anteprima – apre una riflessione sul dispositivo scenico come architettura percettiva e ambientale. La giornata si chiude al Giardino Emi’s Bakery con il concerto di Marco Russo, che riporta il suono dentro la trama del festival come ulteriore forma di scrittura.

29 MAGGIO

Il rapporto tra forma e dissoluzione diventa centrale. Al Teatro Vittoria Mario Perrotta, autore, regista e interprete, presenta — in prima nazionale — Qualcuno, nessuno, centomila. Pirandello in loop, lavorando sulla reiterazione come dispositivo critico dell’identità. Al Teatro San Girolamo Scena Verticale presenta KR70M16 – Naufrago senza nome di e con Saverio La Ruina e con Dario De Luca, Cecilia Foti, musiche Gianfranco De Franco, costruendo una stratificazione di segni, memoria e presenza che insiste sulla responsabilità della testimonianza. Al Teatro Sybaris – in prima nazionale – Roberto Rustioni con Nada del amor me produce envidia, con protagonista Silvia D’Amico, continua questa linea di disarticolazione del discorso sentimentale presentando per la prima volta in Italia il testo di Santiago Loza, regista cinematografico, scrittore e drammaturgo argentino le cui opere, acclamate nei principali festival internazionali, intrecciano cinema e teatro in un linguaggio originale. La giornata si apre e si chiude nel suono con il concerto Marley Session al Giardino Emi’s Bakery, controcampo ritmico dell’intero programma.

30 MAGGIO

La scrittura scenica si fa esplicitamente politica nella sua forma quotidiana. Al Teatro San Girolamo, Scena Verticale presenta in prima nazionale Le Tre Cicoriane, spettacolo che completa la trilogia sulla fiaba calabrese di Dario De Luca, mantenendo una tensione costante tra radicamento territoriale e costruzione drammaturgica, e affrontando, in filigrana ma con incisività, il tema della violenza di genere. Al Teatro Vittoria, in prima nazionale, i Quotidiana.com con Vorrei morire non so come fare (Premio Tuttoteatro.com alle arti sceniche “Dante Cappelletti”) sviluppano una scrittura scenica di forte rigore formale, capace di rovesciare le attese e di aprire prospettive inattese su una materia che riguarda in modo radicale l’esperienza umana, trattata con uno sguardo lucido e spiazzante, attraversando la soglia tra vita e rappresentazione con una tensione insieme analitica e disincantata. Al Teatro Sybaris – in prima nazionale – Ivonne Capece con Casa di bambola rilegge il classico attraverso una lente di frattura contemporanea, insistendo sul dispositivo attoriale come campo di crisi. Anche qui il concerto Marley Session al Giardino Emi’s Bakery torna come elemento di continuità sonora, quasi a segnare una respirazione collettiva del festival.

31 MAGGIO

La giornata conclusiva si apre con una concentrazione dei processi. Alla Sala Varcasia la restituzione della residenza di Cecilia Foti con La Questione dell’imbuto si colloca dentro il farsi stesso della scrittura scenica, rendendo visibile il suo statuto instabile. Al Teatro San Girolamo Ateliersì con Armande sono io! — progetto che intreccia drammaturgia, regia e interpretazione in una dimensione autoriale condivisa, a partire da un testo di Carla Lonzi sul femminismo, che indaga le relazioni tra il movimento delle Preziose del XVII secolo e l’opera di Molière — con ideazione e regia di Fiorenza Menni, lavora sulla costruzione dell’identità come spazio plurale. Al Teatro Vittoria Dino Lopardo, autore e interprete, con Rigetto, in anteprima nazionale, porta il discorso su una soglia di resistenza corporea e linguistica. Al Teatro Sybaris il duo Fettarappa/Guerrieri con Scemi del Villaggio — in anteprima nazionale — chiude il percorso attraversando la figura del disallineamento come possibilità critica e politica dello sguardo.

EVENTI COLLATERALI 

Il cartellone si estende oltre la programmazione scenica in una costellazione di incontri — presentazioni di libri, dibattiti — che non svolgono una funzione accessoria, ma costituiscono un ulteriore livello di elaborazione del pensiero. Le presentazioni attraversano genealogie e linee critiche del teatro contemporaneo, aprendo percorsi di riflessione che ampliano e rilanciano le domande emerse dalla scena.

L’insieme di questi appuntamenti — insieme agli approfondimenti, ai contributi teorici e ai materiali che accompagnano il festival — sarà reso disponibile a breve sul sito ufficiale di Primavera dei Teatri https://primaveradeiteatri.it/primavera/ come estensione organica del progetto e spazio di consultazione e sedimentazione del lavoro complessivo.

Primavera dei Teatri 2026 si configura così come un organismo culturale che non si limita a ospitare lavori, ma li mette in relazione dentro una tensione continua tra presente e necessità, tra forma e instabilità, tra scena e mondo.

Programmazione completa giornaliera

Martedì 26 maggio

18.45 | Teatro Sybaris 

Nervo Vago 

Teatro – Residenza 

Regia e drammaturgia: Rita Frongia

Con: Isadora Angelini, Gianluca Balducci, Silvia Lodi, Giuseppe Semeraro

Scene, luci, assistenza tecnica: Gianluca Balducci

Elaborazioni sonore: Rita Frongia

Produzione: Drama Teatro, Principio Attivo Teatro

20.15 | Teatro Vittoria

Scented Panther 

Danza – Residenza

Performance Aurelio Di Virgilio 

Performer Elena Sgarbossa 

Musica Agnese Menguzzato

Con il sostegno di Boarding pass Plus dance 2024  – Tasdance, Launceston (Lavanderia a Vapore – Torino); Intercettazioni 2025, Circuito CLAPS – Brescia; MAB – Maison des Artistes – Bard; One gee in fog – Genève; Residenza HOME 2025 / Dance Gallery Perugia; Primavera dei Teatri – Castrovillari; NaoCrea25 Ariella Vidach.

Supporto esecutivo gruppo nanou

Supporto pre-produttivo Movimento Danza – Napoli.

21.45 | Teatro San Girolamo 

Agape | The cosmic ballroom 

Danza – Anteprima 

Coreografia e concetto Luna Cenere

Performer e collaboratori Ilaria Quaglia e Davide Tagliavini

Musica dal vivo e performance Renato Grieco

Disegno luci e direzione tecnica Nicola Mancini

Scena Sara Palmieri

Project manager Fulvia Orifici

Produzione Zebra | Cultural Zoo in coproduzione con Solares Fondazione delle Arti di Parma Teatro delle Briciole e Teatro di Napoli – Teatro Nazionale

Con il sostegno di Orbita|Spellbound Centro Nazionae di Produzione della Danza, IntercettAzioni – Centro di Residenza Artistica della Lombardia /Circuito CLAPS del progetto di cross-residency promosso da CINARS, NID – New Italian Dance Platform e l’Agorà de la Danse (Montréal); Körper | Centro Nazionale di Produzione della Danza; Teatro Pubblico Campano; TAN – Teatri Associati di Napoli.

Mercoledì 27 maggio

10:30 | Giardino Emi’s Bakery

Oltre, incontro

Cemento Armato

Di Angelo Maggio

11:30 | Giardino Emi’s Bakery

Oltre, incontro

Rotte di terra 

BUSSOLA / Under 35 & parità di genere

Con le giovani compagnie in residenza artistica a Primavera dei teatri (Maria Chiara Pederzini, Aurelio Di Virgilio, Rossella Pugliese, Giulia Carrara)

A cura di R.A.C.

16:30 | Castello Aragonese

Carmen

Residenza – Danza

Ideazione a cura di: Maria Chiara Pederzini

Performer: Giulia Bellentani, Anna Biscaro

Hailsham (testi): Giulia Bellentani, Anna Biscaro, Anna Briotto, Giulia Busnello, Sofia Carlesso, Beatrice Centenaro, Luca De Giorgi, Arianna Gallo, Aurora Perusin, Veronica Rizzo, Lorenzo Sogna

Referenti tecnici: Stefano Lattanzio, Andrea Marini

Foto di scena: Giulio Favotto

Assistente alla fotografia: Elena Andreato

Da un progetto nato con: PRIMO AMORE

18.45 | Teatro Sybaris

PapàVeri sempre in piedi

Teatro

Coreografia: Aurelio di Virgilio 

Di e con: Rossella Pugliese

Direttore tecnico e disegno luci: Enrico Quagliozzi

Costumi: Giuseppe Avallone

Aiuto regia: Beatrice Gattai 

Assistente alla regia: Arianna Zarri

Idealizzazione scenografica: Rossella Pugliese

Consulenza scenografica: Paolo Iammarrone

Produzione: DENEB ETS

Foto: Salvatore Pastore

20:15 | Teatro Vittoria

Maiali rosa volanti

Teatro

Di e con: Giulia Carrara 

Regia: Giulia Carrara

Supervisione artistica di: Andrea Cosentino

Sound design: Antonio Aprile

Light design: Antonella Bellocchio

Foto di scena: Marco Costantino

Produzione: Adexo Arti Creative

21:45 | Teatro S. Girolamo 

UNTITLED#22

Landscape for disappearing angels

Teatro – Anteprima

Uno spettacolo del collettivo POLKA DOTS

Drammaturgia e regia: Daniela Vitale

Con: Daniela Vitale

Video: Salvatore Insana e Daniela Vitale

Musiche originale: Daniel Calvi (con la collaborazione di Sara Simeoni per la traccia Fragments) 

Scenografia: Francesca Innocenzi

Drammaturgia del movimento: Giselda Ranieri e Daniela Vitale, con la collaborazione di Valentina Squarzoni

Disegno Luci: Salvatore Insana, Daniela Vitale

Produzione: Teatro del Carro, col sostegno produttivo di Dracma Teatro e Progetto Cura (Teatro del Lemming, Florian Metateatro) 

Trailer: Mariano Monea

21.30 | Spazio Agorà

Noi siamo un minestrone 

Teatro

Di, con, regia: Paola Berselli e Stefano Pasquini 

Organizzazione: Irene Bartolini 

Ufficio stampa e comunicazione: Raffaella Ilari 

Creazione: Teatro delle Ariette 2024

23:00 | Giardino Emi’s Bakery 

Frankestein reading session

Oltre, Reading performance

Di: OHT|Filippo Andreatta  

Reading session con: Filippo Andreatta  

Produzione: Office for a Human Theatre 

Con il supporto di: MiC, Fondazione Caritro, di Trento e Rovereto, Provincia Autonoma di Trento

Giovedì 28 maggio

10:30 | Giardino Emi’s Bakery

Oltre, incontro 

Rotte di terra

MAPPA / Rapporto tra regia e realtà

Con Giuseppe Provinzano, Cristiana Vaccaro, Filippo Andreatta

A cura di R.A.C.

13:00 e 21:30 | Spazio Agorà

Noi siamo un minestrone 

Teatro 

Di, con, regia: Paola Berselli e Stefano Pasquini 

Organizzazione: Irene Bartolini 

Ufficio stampa e comunicazione: Raffaella Ilari 

Creazione: Teatro delle Ariette 2024

18.45| Teatro S. Girolamo

Bambole da collezione 

Teatro – Prima Nazionale

Di: Erica Fusini 

Con: Alessia Debandi, Erica Fusini, Sara Morassut, Miriam Nicolosi, Marta Porfiri 

Regia: Cristiana Vaccaro 

Produzione: Compagnia Le Lila 

Aiuto regia: Veronica Buccolieri, Giulia Balboni 

Costumi: Eleonora Lipuma 

Si ringraziano per la collaborazione: Daniele Pilli e Giulia Balboni

20.15 | Teatro Vittoria

Sutta Scupa 

Teatro  – Prima Nazionale

Di: Giuseppe Massa 

Diretto e interpretato da: Giuseppe Massa e Giuseppe Provinzano 

Collaborazione artistica Simona Malato 

Luci: Cristian Zucaro 

Tecnico: Jean-Mathieu Marie 

Una produzione: BABEL con SUTTA SCUPA

21.45 | Teatro Sybaris

Nuvolario – Elena

Teatro – Anteprima

Di: OHT / Filippo Andreatta 

Regia, scena e scrittura: Filippo Andreatta 

Con: Maria Isidora Vincentelli 

Testo: Prathima Muniyappa 

Musica e suono: Davide Tomat 

Scenografo associato: Cosimo Ferrigolo 

Ricerca drammaturgica: Veronica Franchi 

Tecnica: Consuelo Donati, Marco Filippone 

Creative producer: Elisa Pezza, Kseniia Prokofeva 

Sguardo curatoriale: Aditi Kapoor 

Amministrazione: Lucrezia Stenico 

Fotografie: Giacomo Bianco 

Co-produzione Office for a Human Theatre, La Contrada Teatro stabile di Trieste residenza artistica saari residence / Kone foundation (FI), Teatro alla Cartiera Rovereto, Grand Theatre Groningen (NL), Centro di Residenza delle Arti Performative del  Friuli Venezia Giulia / La Contrada Teatro stabile di Trieste con il supporto di MiC, Fondazione Caritro, Provincia Autonoma di Trento, Comune di Rovereto

Venerdì 29 maggio

10.30 | Giardino Emi’s Bakery 

Pubblicazione sui festival del ‘900

Oltre, libri 

Di Carlo Fanelli 

11:00 | Giardino Emi’s Bakery 

Oltre, incontro

Rotte di terra 

BINOCOLO / diritto di regia

Con l’avv. Iazeolla, Dario De Luca, Saverio La Ruina, Roberto Rustioni e Mario Perrotta

A cura di R.A.C.

18.45 | Teatro Vittoria

Qualcuno, nessuno, centomila. Pirandello in loop 

Teatro – Prima Nazionale 

Regia: Mario Perrotta 

Con: Paola Roscioli, Dalila Cozzolino 

Drammaturgia: Mario Perrotta, Dalila Cozzolino 

Da: Luigi Pirandello 

Produzione: Permàr Compagnia Mario Perrotta

20.15 | Teatro S. Girolamo 

KR70M16 – Naufrago senza nome

Teatro

Scritto, diretto e interpretato da: Saverio La Ruina 

Con: Cecilia Foti e Dario De Luca 

Musiche originali: Gianfranco De Franco 

Disegno luci e illustrazione: Dario De Luca 

Luci e audio: Daniele Nocera 

Costumi: Cecilia Foti 

Responsabile allestimento: Giovanni Spina 

Assistente alla regia: Rosy Parrotta 

Organizzazione: Egilda Orrico 

Amministrazione: Tiziana Covello 

Produzione: Scena Verticale

21:45 | Teatro Sybaris 

Nada del amore me produce envidia

Teatro – Prima Nazionale

Di: Santiago Loza 

Regia: Roberto Rustioni 

Con: Silvia D’Amico 

Dramaturg e sound design: Gabriele Gerets Albanese 

Traduzione: Francesco Fava 

Produzione: Compagnia Mauri/Sturno

Testo inedito per l’Italia

Sabato 30 maggio

10:30 | Giardino Emi’s Bakery 

Amleto va alla Kalsa

Oltre, Libri 

Di Matteo Bavera

11:00 | Giardino Emi’s Bakery 

Oltre, incontro 

Rotte di terra 

ZAINO / Formazione registica in Italia

Con Ivonne Capece, Quotidiana.com 

A cura di R.A.C.

17:00 | Giardino Emi’s Bakery 

Ricordi intorno al Teatro di Giancarlo Cauteruccio 

Oltre, incontro 

18:45 | Teatro S. Girolamo 

Le Tre Cicoriane

Teatro – Prima Nazionale

Liberamente tratto dalla fiaba calabrese Le tre raccoglitrici di cicoria raccolta da Letterio Di Francia (“Fiabe e novelle calabresi” – Donzelli Editore, 2015) 

Testo, interpretazione, spazio scenico, disegno luci e regia: Dario De Luca 

Sonorizzazioni elettroacustiche originali eseguite dal vivo: Gianfranco De Franco 

Luci: Vincenzo Parisi 

Oggetti di scena e allestimento: Giovanni Spina 

Organizzazione e amministrazione: Tiziana Covello 

Distribuzione: Egilda Orrico 

Produzione: Scena Verticale 

Con il sostegno di: CURA (centro umbro delle residenze artistiche) e Spazio MAI – Movement Art Is – Perugia

20:15 | Teatro Vittoria

Vorrei morire non so come fare

Teatro – Prima Nazionale

Roberto Scappin | Paola Vannoni 

Produzione: quotidianacom, Tuttoteatro.com, Kronoteatro 

In collaborazione con: Sala Teatro Poggio Torriana RN 

Con il sostegno di: Regione Emilia Romagna

21:45 | Teatro Sybaris

Casa di Bambola

Teatro – Prima Nazionale

Da: Henrik Ibsen 

Regia: Ivonne Capece 

Adattamento drammaturgico: Mattia Favaro 

Interpreti: Maria Laura Palmeri, Massimo di Michele, Stefano Braschi 

Scene: Micol Vighi, Ivonne Capece 

Luci: Ivonne Capece 

Costumi e concept visivo: Micol Vighi 

Sound designer: Simone Arganini 

Realizzazione costumi: Giorgia Piatta Dell’Abbondio 

Assistenza alla regia: Sofia Sironi 

Produzione: Elsinor Centro di Produzione Teatrale

Domenica 31 maggio

10:00 | Giardino Emi’s Bakery

Aleksandr Tairov: il teatro delle emozioniOltre, Libri

Di Silvana De Vidovich

11:00 | Giardino Emi’s Bakery 

Affogo 

Dino Lopardo 

Oltre, Libri

12:00 | Giardino Emi’s Bakery 

Pavese&Tenco     

Sasà Calabrese e Domenico Dara   

Musica  

16:30 | Sala Varcasia

La questione dell’imbuto 

Residenza – Teatro

Testo e regia: Cecilia Foti 

Con: Cecilia Foti e Nunzia Lo Presti 

Assistenti: Manuela Boncald, Federica D’Andrea 

Scenografia: Officina CREAB 

Tecnico: Daniele Nocera

17:30 | Sala Varcasia

Omaggio a Laura Palmieri

18:45 | Teatro S. Girolamo

Armande sono io! 

Teatro

Di: Carla Lonzi 

Ideazione e regia: Fiorenza Menni 

Drammaturgia: Sara De Simone, Caterina Venturini, Fiorenza Menni 

Consulenza storica: Lorenza Moretti 

Con: Fiorenza Menni e Luce Sant’Ambrogio 

Creazione musicale: Vincenzo Scorza 

Voce di Armande: Sarah Saidi 

Realizzazione costume di Armande: Umberta Burroni 

Una produzione: Ateliersi 

In coproduzione con: Festival dell’Eccellenza al Femminile 

In collaborazione con: Festival della Violenza Illustrata 

Con il sostegno di: Ministero della Cultura, Regione Emilia-Romagna e Comune di Bologna

20:15 | Teatro Vittoria

Rigetto

Teatro – Anteprima

Regia, drammaturgia, scene e luci: Dino Lopardo 

Attrici: Angela Ciaburri, Claudia A. Marsicano 

Aiuto regia: Valentina Medda 

Costumi: Annamaria Porcelli 

Ambienti sonori: Mario Russo 

Produzione: Viola Produzioni – Centro di Produzione teatrale 

Con il supporto di: Centro di Residenza della Toscana (Armunia – CapoTrave/Kilowatt)

21:45 | Teatro Sybaris

Scemi del villaggio 

Teatro – Anteprima

Regia: Niccolò Fettarappa e Lorenzo Guerrieri 

Con: Niccolò Fettarappa e Lorenzo Guerrieri 

Progetto teatrale di: Niccolò Fettarappa e Lorenzo Guerrieri 

Aiuto regia: Maria Chiara Arrighini 

Contributo intellettuale: Christian Raimo 

Sound designer: Lorenzo Minozzi 

Co-produzione: Agidi – ArtistiAssociati 

Con il sostegno di: MiC e SIAE nell’ambito del programma “Per Chi Crea” 2024

 Primavera dei Teatri

Castrovillari, 26 maggio > 31 maggio 2026

XXVI edizione

Martedì 26 maggio

18.45 | Teatro Sybaris 

Nervo Vago 

Teatro – Residenza 

Regia e drammaturgia: Rita Frongia

Con: Isadora Angelini, Gianluca Balducci, Silvia Lodi, Giuseppe Semeraro

Scene, luci, assistenza tecnica: Gianluca Balducci

Elaborazioni sonore: Rita Frongia

Produzione: Drama Teatro, Principio Attivo Teatro

Nervo Vago si ispira al racconto Dimensioni di Alice Munro. Quando la storia inizia, la tragedia è già accaduta. La protagonista – qui Flora – ha cambiato nome, città,  vita. Lavora in un motel, attraversa spazi anonimi, aspetta. Il suo corpo è sospeso: le gambe ferme, l’attesa come condizione. 

Flora incontra una psicologa, Viola, a cui non racconta la verità: inventa sogni per non tradirsi. Intanto torna da Anteo, l’uomo che le parla di una dimensione altra, in cui è possibile vedere e ascoltare i figli morti. Un dono, dice. Una possibilità di accesso al dolore che diventa dipendenza: Flora si lega proprio a chi ha distrutto la sua vita. 

Lo spettacolo attraversa questo paradosso: evitare il dolore o abitarlo fino a trasformarlo. Come nel racconto di Munro, il punto di svolta è un “No”. In Nervo Vago non c’è un incidente, ma un gesto: il rifiuto diventa azione, atto performativo che modifica la realtà. 

Se le gambe sono immobili, le braccia si attivano: il corpo trova un’altra via. Il movimento nasce dall’alto, dalle mani che afferrano le ossessioni e le riducono. Il lavoro immagina una possibile emersione: uscire dall’immobilità, attraversare l’incubo, trasformare la percezione. 

Il nervo vago – che connette voce, respiro e organi vitali – diventa metafora: un sistema che reagisce al trauma tra fuga, lotta e paralisi. Come un animale che si finge morto per sopravvivere, Flora attraversa la soglia tra finzione e verità. Perché, a volte, “fare finta” è l’unico modo per rendere reale un cambiamento. 

20.15 | Teatro Vittoria

Scented Panther 

Danza – Residenza

Performance Aurelio Di Virgilio 

Performer Elena Sgarbossa 

Musica Agnese Menguzzato

Con il sostegno di Boarding pass Plus dance 2024  – Tasdance, Launceston (Lavanderia a Vapore – Torino); Intercettazioni 2025, Circuito CLAPS – Brescia; MAB – Maison des Artistes – Bard; One gee in fog – Genève; Residenza HOME 2025 / Dance Gallery Perugia; Primavera dei Teatri – Castrovillari; NaoCrea25 Ariella Vidach.

Supporto esecutivo gruppo nanou

Supporto pre-produttivo Movimento Danza – Napoli.

Scented Panther è una performance che punta lo sguardo sull’allegoria medievale della pantera profumata: animale iconico, resistente, feroce, seducente e elusivo, immaginato come l’incarnazione della poesia. Questa nuova ricerca prende l’avvio dal desiderio di lavorare sulla sparizione e l’estinzione. Scented Panther è un’indagine coreografica sulla resistenza e sulla persistenza di corpi che lasciano tracce. La figura della pantera profumata, antica allegoria medievale, diventa emblema di un’animalità sfuggente, capace di evocare forza e seduzione, di attrarre senza mai concedersi del tutto. Questa creatura è simbolo di poesia incarnata: esprime potere, dolcezza e ferocia allo stesso tempo, e raramente si mostra allo sguardo umano.  Chi afferma di averla vista, probabilmente si sbaglia. Questi elementi si tradurranno in un solo coreografico e performativo essenziale che esplora la plasticità di un corpo capace di evocare l’eco di una presenza animale. Scented Panther si vuole concertare su una trasformazione lenta e ipnotica del corpo, che progressivamente incorpora e modifica elementi connotanti per evocare o richiamare una ferinità immaginaria.

21.45 | Teatro San Girolamo 

Agape | The cosmic ballroom 

Danza – Anteprima 

Coreografia e concetto Luna Cenere

Performer e collaboratori Ilaria Quaglia e Davide Tagliavini

Musica dal vivo e performance Renato Grieco

Disegno luci e direzione tecnica Nicola Mancini

Scena Sara Palmieri

Project manager Fulvia Orifici

Produzione Zebra | Cultural Zoo in coproduzione con Solares Fondazione delle Arti di Parma Teatro delle Briciole e Teatro di Napoli – Teatro Nazionale

Con il sostegno di Orbita|Spellbound Centro Nazionae di Produzione della Danza, IntercettAzioni – Centro di Residenza Artistica della Lombardia /Circuito CLAPS del progetto di cross-residency promosso da CINARS, NID – New Italian Dance Platform e l’Agorà de la Danse (Montréal); Körper | Centro Nazionale di Produzione della Danza; Teatro Pubblico Campano; TAN – Teatri Associati di Napoli.

L’Àgape è un concetto complesso e sfuggente, intriso di profonda risonanza umana e spirituale. Rappresenta un amore trascendente, che supera le convenzioni terrene ed è inteso come energia divina. Questo lavoro è una riflessione sull’ordine dell’universo, dove tutto si muove su una frequenza, un’ energia sottile, invisibile, che si manifesta nel tempo e nella cura. Luna Cenere conduce gli interpreti Ilaria Quaglia e Davide Tagliavini attraverso un’esplorazione artistica, in accordo con la musica e la performance dal vivo del compositore di elettroacustica di fama internazionale Renato Grieco. La performance sonora, in contrappunto e in dialogo con la coreografia, completa l’esperienza sensoriale con una profondità che muove oltre lo sguardo.

Mercoledì 27 maggio

10:30 | Giardino Emi’s Bakery

Oltre, incontro

Cemento Armato

Di Angelo Maggio

Mas Ruido è il nome di un “collettivo” che nasce da incontri sparsi e dalla ostinazione di Cristian Urzino e Francesco Lesce. Questo nome dà ora vita a una rivista, qui al suo Numero Zero col titolo “Non finito”. Lo spunto è tratto dall’opera fotografica di Angelo Maggio sul Non Finito Calabro: un prisma di sguardi gettati su una realtà oscura e inconcepibile, eppure figlia di un mondo civile. Come scrive Stefano Portelli: «queste foto ci portano al mondo reale, invece di astrarre uno stereotipo dalla realtà, come spesso fa la fotografia». Un simile capovolgimento è dovuto alla cruda sincerità dello sguardo che scuote le immagini e alla materia del dramma che ne informa i contenuti. Osservando le foto di Angelo si ha l’impressione che la realtà abbia investito le immagini, forzandole a rivelare i segni storici di un passaggio di civiltà dai mille scompensi. Non sorprende che in queste immagini si cerchi talvolta di intuire un tratto poetico, o il dettaglio di una condizione generale; né stupisce che la loro visione susciti sentimenti avversi: di apertura e rassegnazione, di speranza e di afflizione, di riso e commozione. Ovvio che i non finiti hanno un luogo, dove ogni fabbricato si fa sintomo di un dramma sociale covato in seno al trauma migratorio. A quel luogo appartengono i miti che hanno acceso le aspettative smisurate di un popolo migrante, quindi lo scontento nell’essere riusciti solo in parte a realizzare una dimora. Tuttavia, oggi il cliché ci rende ciechi di fronte al significato delle più profonde delusioni. La “Calabria” diventa altro: un marchio luminoso che si applica a prodotti vendibili. Nel grande mercato delle cose umane, di Calabria e di Meridione d’Italia si parla come di altre frivolezze che un tempo senza storia affida all’esibizione e al chiacchiericcio di vedette e ciarlatani. Della Calabria si dice che è “margine”, “creatività”, “risorsa”, “eccellenza”, “innovazione”, “bellezza”: parole enfatiche in un gioco di pose che si spera possa rendere. Il non-finito è catturato solo in parte in questa spirale dell’estetismo e delle vanità, del detto a contenuto zero, mostrando, nelle pagine che seguono, il suo tratto ineludibile. Il non-finito ci rivela infatti che dalla storia non si può saltar fuori, né si può cambiare realtà cambiando loghi, retoriche e narrative. Accanto a ciò, il nonfinito perde il suo carattere di eccezionalità – quasi fosse il frutto marcio di un popolo incline all’abusivismo – e si manifesta come un pericolo che altre realtà, geograficamente distanti dal Sud d’Italia, devono saper fronteggiare. Questo pericolo rinasce ad esempio nel mito della città “attrattiva”: con Milano in testa a far da modello in quel che resta del Bel Paese. In tal senso, nel parlarci di un dramma locale, il non-finito ci avverte sulla possibilità di un rischio utopico e senza tempo: che i miti sociali possano generare, sempre e ovunque, rovine e delusioni, diaspore e abbandoni. Nel selezionare i suoi temi, Mas Ruido suggerisce un modo di leggere la realtà: a) cercando di tenere insieme l’alto e il basso della vita culturale: le forme raffinate e i motivi prosaici; b) mostrando che esistono sentieri storici e coerenze culturali dietro modi stravaganti e condotte apparentemente irragionevoli; c) provando sempre a tessere insieme il racconto e l’esperienza, l’analisi e la biografia, le parole e le cose. Anche nel focus sulle “interferenze”, o produzioni d’arte e di pensiero, vale il bisogno di non farsi vincere dai feticismi dei personaggi e dei prodotti: contano le ricerche, le inquietudini, gli esperimenti, l’audacia e l’ebbrezza. Conta quel che accade in una realtà più ricca delle teorie che la riguardano; tra persone che sempre reagiscono al sistema che le riduce a personaggi o strumenti. Questo spirito lega idealmente a un solo filo le scritture, le testimonianze e le immagini qui raccolte. Grazie a Gioacchino Criaco, Felice D’Agostino, Marco D’Angelo, Domenico Lagano, Francesco Lesce, Angelo Maggio, Gianni Miraglia, Fabio Pirrotta, Alessia Rubino, Agostino Tilotta, Lucia Tozzi e Francesco Villari per aver offerto il loro contributo a questo esperimento.

11:30 | Giardino Emi’s Bakery

Oltre, incontro

Rotte di terra 

BUSSOLA / Under 35 & parità di genere

Con le giovani compagnie in residenza artistica a Primavera dei teatri (Maria Chiara Pederzini, Aurelio Di Virgilio, Rossella Pugliese, Giulia Carrara)

A cura di R.A.C.

Con Rotte di terra, R.A.C. prosegue gli appuntamenti di Rotte imperfette – Esercizi di orientamento tra etica e pratiche della regia contemporanea, un ciclo di incontri ed eventi per discutere e partecipare attivamente a un approccio etico, consapevole e rispettoso alla regia teatrale. Le nostre rotte sono imperfette, ma perfettibili: per questo è essenziale continuare a formarsi e confrontarsi. A Primavera dei Teatri approfondiremo temi caldi come under 35 & parità di genere, il rapporto tra regia e realtà, e la formazione registica in Italia, con un focus sul “diritto di regia” a cura dell’Avv. Giovanbattista Iazzeolla, primo presidente di R.A.C.

16:30 | Castello Aragonese

Carmen

Residenza – Danza

Ideazione a cura di: Maria Chiara Pederzini

Performer: Giulia Bellentani, Anna Biscaro

Hailsham (testi): Giulia Bellentani, Anna Biscaro, Anna Briotto, Giulia Busnello, Sofia Carlesso, Beatrice Centenaro, Luca De Giorgi, Arianna Gallo, Aurora Perusin, Veronica Rizzo, Lorenzo Sogna

Referenti tecnici: Stefano Lattanzio, Andrea Marini

Foto di scena: Giulio Favotto

Assistente alla fotografia: Elena Andreato

Da un progetto nato con: PRIMO AMORE

Dalle note di Maria Chiara Pederzini  

Due allieve si concedono a vari giochi di aberrazione per rompere la cortina del gelo. La routine è soffocata dal catechismo delle emozioni, dalla repressione del corpo, del comportamento. La creazione è stata guidata originariamente dal romanzo Non Lasciarmi di Ishiguro, che solleva una riflessione bioetica per parlare della caduta morale della civiltà, e più intimamente del nostro rapporto con il morire, illustrando un collegio idilliaco che presto si deforma in un mattatoio. Il lavoro in residenza è diviso in due parti: 1.Hailsham, un gioco performativo del silenzio. 2.Carmen, un’appendice che raccoglie i diari di bordo e può essere presentata in lecture performance o affissa sui muri come un manifesto scolastico. Il testo è quasi il memoriale di un processo creativo, di un modo di intendere la sala prove, come disciplina della catarsi. Lo spazio performativo incarna un paesaggio mentale proiettivo, Hailsham è l’immagine riflessa della formazione del nostro gruppo. La partitura simbolica di azioni raggiunta in modalità di regia collettiva, riscrive le idee di dieci persone sotto i venticinque anni che hanno aderito al progetto di ricerca. Ricomponendo la visione del collegio attraverso la revisione fantastica di una convivenza, travasando l’esperienza personale di essere un gruppo indipendente in un rituale scenico, si potrebbe dire che Carmen non è uno spettacolo ma un progetto di performance in movimento, che enfatizza lo scambio tra la vita e la forma della restituzione pubblica.

18.45 | Teatro Sybaris

PapàVeri sempre in piedi

Teatro

Coreografia: Aurelio di Virgilio 

Di e con: Rossella Pugliese

Direttore tecnico e disegno luci: Enrico Quagliozzi

Costumi: Giuseppe Avallone

Aiuto regia: Beatrice Gattai 

Assistente alla regia: Arianna Zarri

Idealizzazione scenografica: Rossella Pugliese

Consulenza scenografica: Paolo Iammarrone

Produzione: DENEB ETS

Foto: Salvatore Pastore

Papàveri – Sempre in piedi è un monologo tragicomico che chiude la trilogia sui rapporti parentali. All’alba, sulla battigia, un uomo scava una fossa. Poco dopo, un paese intero viene scosso da un presunto omicidio, Felice Mondo è accusato di aver ucciso il padre. Felice è un uomo semplice, incapace di difendersi con le parole. Il suo racconto svela un rapporto padre-figlio segnato da rigidità, aspettative e incomprensione. Al centro del conflitto, un terreno mai coltivato, simbolo di un’eredità negata e di un dialogo mai avvenuto. Tra ironia e tensione, prende forma un confronto umano e disarmante tra Felice e il suo avvocato, sospeso tra verità e dubbio. Lo spettacolo indaga il peso delle aspettative e il bisogno di essere riconosciuti, il tentativo di diventare ciò che non si è, l’impossibilità di aderire ai desideri altrui, la difficoltà di esistere fuori dallo sguardo di un padre. Felice cade e si rialza continuamente, come un “misirizzi”, il giocattolo che non resta mai a terra.

20:15 | Teatro Vittoria

Maiali rosa volanti

Teatro

Di e con: Giulia Carrara 

Regia: Giulia Carrara

Supervisione artistica di: Andrea Cosentino

Sound design: Antonio Aprile

Light design: Antonella Bellocchio

Foto di scena: Marco Costantino

Produzione: Adexo Arti Creative

Che significa “farcela?” Se “uno su mille ce la fa” che fine fanno gli altri novecentonovantanove? Giulia, una cantante di trentadue anni della provincia romana (Ladispoli) non esce più di casa, non va più all’università e non ha nemmeno un lavoro fisso come vorrebbe la madre, ad esempio, alle Poste Italiane. Ma Giulia non ha un lavoro fisso perché vuole fare la cantante; perché vuole essere come i Pink Floyd, la sua più grande passione. “Perché Roger Waters sì e io no?”. Un grido di dolore in chiave comica e monologante dentro quattro mura.

21:45 | Teatro S. Girolamo 

UNTITLED#22

Landscape for disappearing angels

Teatro – Anteprima

Uno spettacolo del collettivo POLKA DOTS

Drammaturgia e regia: Daniela Vitale

Con: Daniela Vitale

Video: Salvatore Insana e Daniela Vitale

Musiche originale: Daniel Calvi (con la collaborazione di Sara Simeoni per la traccia Fragments) 

Scenografia: Francesca Innocenzi

Drammaturgia del movimento: Giselda Ranieri e Daniela Vitale, con la collaborazione di Valentina Squarzoni

Disegno Luci: Salvatore Insana, Daniela Vitale

Produzione: Teatro del Carro, col sostegno produttivo di Dracma Teatro e Progetto Cura (Teatro del Lemming, Florian Metateatro) 

Trailer: Mariano Monea

Dalle note di Daniela Vitale. 

Lo spettacolo nasce dal mio incontro con Francesca Woodman. Artista americana nata nel ’58, comincia a fotografarsi a 13 anni e muore a 22 -“per eccesso di vita” come dice il suo amico G. Casetti- lanciandosi dalla finestra di un attico di New York. Osservando i suoi scatti si ha la sensazione di guardarsi allo specchio: esplorando l’infinito potenziale simbolico del proprio corpo Woodman spalanca un abisso. La sua identità femminile è oltre il genere, è nella sua relazione con lo spazio, nel confine tra vita e morte, è un modo di gioire, soffrire e desiderare, una misteriosa forma di godimento che ‘ha a che fare con l’infinito ed è fuori legge ma non fuori corpo’. Lo spettacolo esplora l’universo biografico e artistico di Woodman, attraverso un gioco di specchiamenti e corrispondenze tra l’immaginario della fotografa e quello dell’attrice/ performer in scena e di altre figure femminili incontrate durante il processo di creazione. Il racconto si anima attraverso le parole dei diari, le fiabe e i miti che appaiono epifanicamente negli scritti di Francesca, e grazie alle testimonianze di chi è ancora in vita e di chi non c’è più, alla potenza narrativa delle immagini fotografiche che, interrogate, prendono vita. Una narrazione fatta di segni che svaniscono, memorie che sfuggono alla vista, traiettorie di corpo e parola tracciate dentro zone di confine. Per ritrovarsi Altro. Altrove. Proviamo a “creare un nuovo mondo dentro un mondo che non esiste più”, un mondo lacerato, in cui ogni frammento, ogni fotogramma entra in dialogo con l’altro per riportare in vita una storia che parla a noi, al nostro inconscio, facendo emergere desideri e paure, orrore e bellezza, violenza e delicatezza. È un progetto che, come le foto di Woodman, mette al centro il corpo, un corpo che si fa linguaggio, “il corpo come eccesso che lotta nella sua resistenza alla norma” (A.Kohan) che disturba, perturba, che resiste ai tentativi di addomesticarlo, di neutralizzarlo. Perché “il potere della civiltà, il suo primo fine” come diceva Lacan, “è sempre stato ed è ancora la neutralizzazione del corpo”. Incarnando le immagini diamo vita alla narrazione, attraverso la parola, il suono, la danza, il video.

21.30 | Spazio Agorà

Noi siamo un minestrone 

Teatro

Di, con, regia: Paola Berselli e Stefano Pasquini 

Organizzazione: Irene Bartolini 

Ufficio stampa e comunicazione: Raffaella Ilari 

Creazione: Teatro delle Ariette 2024

In uno spazio quadrato, al centro su tavoli bassi, ci sono due pentole e tutto il necessario per fare il minestrone. Attorno, attori e spettatori, seduti sulle sedie. Più che uno spettacolo, meglio pensarlo come un incontro, un pezzo di tempo, un’ora di tempo vissuta poeticamente cercando quello che c’è prima delle parole e quello che resta dopo che sono state pronunciate e dimenticate. Un pezzo di vita per tutte le cose da raccontare, sull’amore, sul teatro, sulla forza delle piante e l’energia degli animali, su come sarebbe facile, in fondo, essere felici. La relazione cambia le cose. Acqua e farina, nell’incontro, perdono le rispettive identità e ne trovano una nuova chiamata pane. Carote, patate, bietole e zucchine fanno lo stesso. Si incontrano in una pentola, dentro l’acqua che bolle, non saranno mai più quello che erano prima, ne conserveranno solo un ricordo. Ora, insieme, stanno diventando un minestrone. Così, entriamo e ci trasformiamo nello spazio magico del Teatro. L’io diventa noi, la mia storia la tua, la tua vita la mia.  In questo tempo di guerre abbiamo fatto uno spettacolo per raccontare l’amore. Aspettando il minestrone, piatto così umile e quotidiano, da appartenere alla vita di tutti.

23:00 | Giardino Emi’s Bakery 

Frankestein reading session

Oltre, Reading performance

Di: OHT|Filippo Andreatta  

Reading session con: Filippo Andreatta  

Produzione: Office for a Human Theatre 

Con il supporto di: MiC, Fondazione Caritro, di Trento e Rovereto, Provincia Autonoma di Trento

Con Frankenstein Filippo Andreatta ha affrontato un classico della letteratura occidentale. Ruotando attorno al momento dell’esperimento di Victor Frankenstein sono operati affondi parziali e verticali nel testo, senza limiti di forma, linguaggio e durata.  Il romanzo di Shelley diventa materiale da esaminare, sezionare, ricucire, corpo disponibile per esperimenti diversi: uno spettacolo teatrale, una readingsession, un’installazione e infine un libro sono stati generati come parti della stessa operazione che avanza orizzontalmente nella storia per indagarne le sue molteplici ramificazioni.   Proprio nel cuore del romanzo l’incontro tra Frankenstein e la sua creatura dà vita a pagine che sembrano lontane dai tratti più conosciuti. Sul Monte Bianco, davanti ad un piccolo fuoco la creatura si espone, prende parola e racconta del lungo apprendimento del linguaggio, del mondo, di sé stesso; in questa narrazione sono la voce con la sua unicità e la parola nella sua dimensione relazionale a svelare aspetti del testo spesso trascurati nelle tante trasposizioni. La reading session appare come forma primigenia dell’indagine performativa di Filippo Andreatta nel materiale letterario di Mary W. Shelley: la lettura collettiva ad alta voce attiva il libro nella sua possibilità di incontro e genera uno spazio informale in cui condividere parti del testo spesso escluse dall’immaginario comune e tracce della ricerca drammaturgica.

Giovedì 28 maggio

10:30 | Giardino Emi’s Bakery

Oltre, incontro 

Rotte di terra

MAPPA / Rapporto tra regia e realtà

Con Giuseppe Provinzano, Cristiana Vaccaro, Filippo Andreatta

A cura di R.A.C.

Con Rotte di terra, R.A.C. prosegue gli appuntamenti di Rotte imperfette – Esercizi di orientamento tra etica e pratiche della regia contemporanea, un ciclo di incontri ed eventi per discutere e partecipare attivamente a un approccio etico, consapevole e rispettoso alla regia teatrale. Le nostre rotte sono imperfette, ma perfettibili: per questo è essenziale continuare a formarsi e confrontarsi. A Primavera dei Teatri approfondiremo temi caldi come under 35 & parità di genere, il rapporto tra regia e realtà, e la formazione registica in Italia, con un focus sul “diritto di regia” a cura dell’Avv. Giovanbattista Iazzeolla, primo presidente di R.A.C.

13:00 e 21:30 | Spazio Agorà

Noi siamo un minestrone 

Teatro 

Di, con, regia: Paola Berselli e Stefano Pasquini 

Organizzazione: Irene Bartolini 

Ufficio stampa e comunicazione: Raffaella Ilari 

Creazione: Teatro delle Ariette 2024

In uno spazio quadrato, al centro su tavoli bassi, ci sono due pentole e tutto il necessario per fare il minestrone. Attorno, attori e spettatori, seduti sulle sedie. Più che uno spettacolo, meglio pensarlo come un incontro, un pezzo di tempo, un’ora di tempo vissuta poeticamente cercando quello che c’è prima delle parole e quello che resta dopo che sono state pronunciate e dimenticate. Un pezzo di vita per tutte le cose da raccontare, sull’amore, sul teatro, sulla forza delle piante e l’energia degli animali, su come sarebbe facile, in fondo, essere felici. La relazione cambia le cose. Acqua e farina, nell’incontro, perdono le rispettive identità e ne trovano una nuova chiamata pane. Carote, patate, bietole e zucchine fanno lo stesso. Si incontrano in una pentola, dentro l’acqua che bolle, non saranno mai più quello che erano prima, ne conserveranno solo un ricordo. Ora, insieme, stanno diventando un minestrone. Così, entriamo e ci trasformiamo nello spazio magico del Teatro. L’io diventa noi, la mia storia la tua, la tua vita la mia.  In questo tempo di guerre abbiamo fatto uno spettacolo per raccontare l’amore. Aspettando il minestrone, piatto così umile e quotidiano, da appartenere alla vita di tutti.

18.45| Teatro S. Girolamo

Bambole da collezione 

Teatro – Prima Nazionale

Di: Erica Fusini 

Con: Alessia Debandi, Erica Fusini, Sara Morassut, Miriam Nicolosi, Marta Porfiri 

Regia: Cristiana Vaccaro 

Produzione: Compagnia Le Lila 

Aiuto regia: Veronica Buccolieri, Giulia Balboni 

Costumi: Eleonora Lipuma 

Si ringraziano per la collaborazione: Daniele Pilli e Giulia Balboni

Aprire o non aprire? Giocare o restare intatte? È questo il dilemma delle cinque bambole rinchiuse nelle loro scatole da collezione. Ma conta ancora la verginità per una donna? Spoiler: sì. Il testo, scritto da Erica Fusini con la supervisione e la regia di Cristiana Vaccaro, nasce da una serie di testimonianze reali raccolte attorno al tema della verginità: un concetto ancora carico di significati simbolici in una società che continua a giudicare il corpo femminile, educandolo all’attesa ma non al desiderio. Tra gioco e cortocircuito, leggerezza e attrito, le cinque Bambole attraversano un immaginario condiviso e lo deformano, portando in superficie ciò che solitamente resta fuori campo. Il linguaggio ironico e surreale conduce il pubblico in un universo abitato da figure apparentemente perfette, immobili, definite dallo sguardo altrui. Ma proprio queste bambole si troveranno a confrontarsi con un impulso inatteso: il desiderio di trasformazione, di crescita, di autodeterminazione, fino a mettere in discussione stereotipi ed etichette imposte. Televendite di saponi che promettono improbabili ritorni alla verginità. Quiz paradossali. Maternità perfette. Fiabe che si inceppano, in cui le principesse non vogliono più restare addormentate in attesa del principe azzurro. La realtà si intreccia all’immaginazione per dare voce a ciò che ancora fatica a essere detto. Senza istruzioni per l’uso.

20.15 | Teatro Vittoria

Sutta Scupa 

Teatro  – Prima Nazionale

Di: Giuseppe Massa 

Diretto e interpretato da: Giuseppe Massa e Giuseppe Provinzano 

Collaborazione artistica Simona Malato 

Luci: Cristian Zucaro 

Tecnico: Jean-Mathieu Marie 

Una produzione: BABEL con SUTTA SCUPA

Sala d’attesa di un’azienda. Due amici disoccupati attendono. Da oltre vent’anni. Aspettano un colloquio che potrebbe cambiare le loro vite. Trovare un lavoro. Ad accompagnarli, a scandire regole e speranze, c’è una Voce: una sorta di fata contemporanea che somiglia fin troppo a un’Intelligenza Artificiale, capace di stabilire tempi, possibilità, illusioni. Quelle di Giovanni e Vito sono due esistenze rimaste ai margini di una società che, negli ultimi discapiti delle promesse di progresso ha prodotto solo stallo, nonostante una delle regole imposte sia quella di non guardarsi indietro, loro ricordano. Ricordano per istinto, per necessità, forse per sopravvivere. Ed è proprio attraverso il ricordo che inizia la loro personale e laica Via Crucis.

21.45 | Teatro Sybaris

Nuvolario – Elena

Teatro – Anteprima

Di: OHT / Filippo Andreatta 

Regia, scena e scrittura: Filippo Andreatta 

Con: Maria Isidora Vincentelli 

Testo: Prathima Muniyappa 

Musica e suono: Davide Tomat 

Scenografo associato: Cosimo Ferrigolo 

Ricerca drammaturgica: Veronica Franchi 

Tecnica: Consuelo Donati, Marco Filippone 

Creative producer: Elisa Pezza, Kseniia Prokofeva 

Sguardo curatoriale: Aditi Kapoor 

Amministrazione: Lucrezia Stenico 

Fotografie: Giacomo Bianco 

Co-produzione Office for a Human Theatre, La Contrada Teatro stabile di Trieste residenza artistica saari residence / Kone foundation (FI), Teatro alla Cartiera Rovereto, Grand Theatre Groningen (NL), Centro di Residenza delle Arti Performative del  Friuli Venezia Giulia / La Contrada Teatro stabile di Trieste con il supporto di MiC, Fondazione Caritro, Provincia Autonoma di Trento, Comune di Rovereto

Secondo una versione del mito, fu a causa di Elena di Sparta, della sua bellezza, che deflagrò una delle guerre più violente, sanguinose e miticizzate della cultura occidentale. Secondo una versione alternativa, Elena non andò mai a Troia. Fu un eidolon ad andarci: un pezzo di cielo, un fantasma d’aria con le sembianze di Elena creato dagli dei; un inganno celestiale. La pareidolia è così uno stratagemma, una labile allucinazione o una nebulosa scusa per iniziare una guerra. 

In una scena sospesa che diventa cielo, la performer evoca Elena come una meteora, una figura evanescente che sfida ogni classificazione e riflette sulla sottile violenza insita in ogni tentativo di ridurre o rappresentare la realtà. nuvolario – Elena è parte della ricerca sviluppata da nuvolario, progetto di Filippo Andreatta che osserva la potenza trasformativa delle nuvole nel più illusorio dei meccanismi: vedere quello che non c’è.

Venerdì 29 maggio

10.30 | Giardino Emi’s Bakery 

Pubblicazione sui festival del ‘900

Oltre, libri 

Di Carlo Fanelli 

I festival teatrali hanno assunto un ruolo decisivo nella storia dello spettacolo contemporaneo, contribuendo a ridefinire le modalità di produzione, fruizione e trasmissione del teatro e aprendo un dialogo fecondo tra maestri riconosciuti, giovani artisti, studiosi e comunità locali. I contributi qui raccolti intrecciano prospettive storiche, estetiche, socioantropologiche e organizzative, evidenziando come la formula festivaliera sia diventata un dispositivo culturale capace di rinnovare lo spazio scenico e di favorire una più profonda penetrazione del teatro nel corpo sociale. Il volume offre dunque una riflessione corale sul valore dei festival come crocevia di linguaggi e catalizzatori di processi creativi, ma anche come spazi in cui il pubblico diventa parte attiva di un dialogo più ampio che attraversa i territori dell’arte, della politica e della vita sociale. Un invito a ripensare il festival non soltanto come evento, ma come esperienza culturale capace di incidere nel presente e di immaginare il futuro del teatro.

11:00 | Giardino Emi’s Bakery 

Oltre, incontro

Rotte di terra 

BINOCOLO / diritto di regia

Con l’avv. Iazeolla, Dario De Luca, Saverio La Ruina, Roberto Rustioni e Mario Perrotta

A cura di R.A.C.

Con Rotte di terra, R.A.C. prosegue gli appuntamenti di Rotte imperfette – Esercizi di orientamento tra etica e pratiche della regia contemporanea, un ciclo di incontri ed eventi per discutere e partecipare attivamente a un approccio etico, consapevole e rispettoso alla regia teatrale. Le nostre rotte sono imperfette, ma perfettibili: per questo è essenziale continuare a formarsi e confrontarsi. A Primavera dei Teatri approfondiremo temi caldi come under 35 & parità di genere, il rapporto tra regia e realtà, e la formazione registica in Italia, con un focus sul “diritto di regia” a cura dell’Avv. Giovanbattista Iazzeolla, primo presidente di R.A.C.

18.45 | Teatro Vittoria

Qualcuno, nessuno, centomila. Pirandello in loop 

Teatro – Prima Nazionale 

Regia: Mario Perrotta 

Con: Paola Roscioli, Dalila Cozzolino 

Drammaturgia: Mario Perrotta, Dalila Cozzolino 

Da: Luigi Pirandello 

Produzione: Permàr Compagnia Mario Perrotta

L’interesse di Mario Perrotta per Luigi Pirandello è un rapporto antico, viscerale, quasi inevitabile. Un legame che affonda le radici nella formazione filosofica di Perrotta e nel suo stesso debutto sulle scene, e che negli anni si è trasformato in un dialogo vivo, necessario, capace di rinnovarsi a ogni incontro con il presente.

Questa relazione artistica trova oggi una nuova forma e una rinnovata energia nello spettacolo Qualcuno, nessuno, centomila. Pirandello in loop, che si configura come un’indagine teatrale intensa e attuale sul tema dell’identità.

Al centro, la molteplicità delle maschere che ciascuno indossa per esistere, una riflessione che, se nel Novecento aveva un carattere rivoluzionario, oggi trova una risonanza ancora più potente nell’epoca digitale. I social media amplificano all’infinito questo gioco di travestimenti, generando un loop continuo di rappresentazioni di sé e trasformando la rete in una zona franca in cui è possibile essere, contemporaneamente, qualcuno, nessuno e centomila.

Ma lo spettacolo non si limita a tradurre Pirandello in chiave contemporanea. Si costruisce piuttosto su uno slittamento continuo tra piani diversi: tra teatro e vita, tra finzione e realtà, tra i personaggi pirandelliani e le nostre esperienze quotidiane. Figure come Enrico IV, L’uomo dal fiore in bocca, Ciampa de Il berretto a sonagli, il Signor Mostarda di Uno, nessuno, centomila non vengono semplicemente evocati, ma interrogati nella loro capacità di parlarci ancora oggi. Cosa resta delle loro inquietudini? Quanto ci appartengono le loro fratture interiori?

In questo attraversamento, le intuizioni di Pirandello si rivelano ancora vive e necessarie: mettono in crisi l’idea di un io stabile, mostrando invece un’identità fragile, plurale, continuamente ridefinita nello sguardo degli altri. Lo spettacolo si muove proprio dentro questa instabilità, senza offrire risposte né soluzioni, ma scegliendo di osservare — qua-si spiare — le nostre abitudini più quotidiane. È lì, nei gesti ripetuti e apparentemente innocui, che si manifesta forse una nuova incrinatura: una frattura sottile nel rapporto tra noi stessi e il mondo.

20.15 | Teatro S. Girolamo 

KR70M16 – Naufrago senza nome

Teatro

Scritto, diretto e interpretato da: Saverio La Ruina 

Con: Cecilia Foti e Dario De Luca 

Musiche originali: Gianfranco De Franco 

Disegno luci e illustrazione: Dario De Luca 

Luci e audio: Daniele Nocera 

Costumi: Cecilia Foti 

Responsabile allestimento: Giovanni Spina 

Assistente alla regia: Rosy Parrotta 

Organizzazione: Egilda Orrico 

Amministrazione: Tiziana Covello 

Produzione: Scena Verticale

Una nuova scrittura che continua il lavoro di scavo dentro le ferite aperte della Storia, sul fronte reale, concreto, delle Differenze là dove il Mediterraneo restituisce corpi senza vita, nomi cancellati, storie spezzate. Senza rinunciare all’ironia, l’autore ci presenta l’incontro in un cimitero tra una vittima della migrazione clandestina e una della shoah in una dimensione visionaria e surreale. Fin dal titolo, dove «KR» indica la provincia, «70» il settantesimo ritrovamento, «M» che si tratta di un maschio e «16» l’età, il lavoro porta l’attenzione su quanto è difficile l’esercizio della memoria storica, quanto è facile ricordare i vincitori, arduo dare una voce agli sconfitti. Dietro ogni naufragio c’è un nome che non verrà mai inciso su una lapide e senza un corpo su cui piangere non ci può essere l’elaborazione del lutto, come ci insegna la struggente supplica di Priamo, re di Troia, quando chiede ad Achille la restituzione del corpo del figlio Ettore. L’insulto finale è la cancellazione dell’identità, quella appunto che reclama KR70M16.

21:45 | Teatro Sybaris 

Nada del amore me produce envidia

Teatro – Prima Nazionale

Di: Santiago Loza 

Regia: Roberto Rustioni 

Con: Silvia D’Amico 

Dramaturg e sound design: Gabriele Gerets Albanese 

Traduzione: Francesco Fava 

Produzione: Compagnia Mauri/Sturno

Testo inedito per l’Italia

Secondo me il vestito era perfetto, non c’ erano difetti, era tra le cose migliori che avevo creato con le mie mani…allora ho alzato lo sguardo ,perché ero chinata, e dal basso mi son scappate le parole: “ma perchè?”…”perché?”…mi ascoltavo mentre domandavo insolente, c’era un silenzio di tomba… ero pentita, giuro che ero pentita della domanda, però ormai era troppo tardi, le parole mi erano scappate di bocca e Libertad, stringendo gli occhi nel silenzio, sussurrò: ”non mi convince, al massimo potrebbe essere un vestito per la Duarte.” Questo è quello che mi sembra di aver sentito. Era meglio se mi mordevo la lingua fino a farla sanguinare pur di non parlare, restare mutilata delle mie parole. Poi lei ha lasciato cadere il viso, in quel modo, di lato, come fa nei film quando si prepara a cantare, come se stesse per svenire. Non completamente, un semi svenimento, uno svenimento  che si ferma a metà strada. Era dalla profondità di quel corpo quasi abbandonato che usciva la sua voce.

 Da NADA DEL AMOR ME PRODUCE ENVIDIA di Santiago Loza                     

Nada del amor me produce envidia è una leggenda metropolitana, una favola dark che sfiora un pezzo di storia argentina del’900,e che, attraverso la scrittura poetica e leggera di Santiago Loza, prende un respiro universale.

La protagonista è una sarta di quartiere dalle mani di fata che crea abiti unici. È la storia di una donna umile che scopriamo nella sua assoluta solitudine, una voce che narra e canta, ma una voce di solito abituata a tacere. La sarta ammira Libertad Lamarque – attrice, cantante, acclamata diva argentina – canta le sue canzoni, la imita, la idolatra. La vita le offre l’opportunità di realizzare un abito da ballo per la star, ma un’altra figura importante dell’epoca reclama il vestito: Eva Peron. Evita, la patria. Quell’abito speciale è conteso da Libertad ed Evita: per chi non ha mai avuto scelta, è arrivato il momento di scegliere. Nada del amor me produce envidia è un monologo che ha un tono da melò commovente e divertente al tempo stesso, in una struttura da teatro musicale minimalista. Sento che nel testo c’è anche una qualità politica forte. La sarta prende una decisione sorprendente. Solo una minuscola presa di coscienza intorno a se stessa all’inizio, un fugace momento di lucidità che acquista sempre piu’ forza e fa emergere una consapevolezza che ha a che fare con la tragedia forse: le sue piccole parole ed i suoi umili gesti esplodono in un fuoco vitale che consuma tutto. Il potere da un lato e la sua dignità (tragica) dall’altra parte.

In questo percorso mi accompagneranno Silvia D’Amico, che andrà ad interpretare la protagonista della pièce – il testo è inedito per l’Italia -, insieme a Gabriele Gerets Albanese, autore delle musiche e del tappeto sonoro. Andremo a costruire un panorama musicale contemporaneo in cui la tradizione argentina non è ricostruita ma rilavorata: il tango, la cumbia, la cultura popolare restano come radici vive da cui attingere timbri e memorie, che si innestano su una scrittura elettronica dinamica ed attuale dove il suono e la voce cantata si collocano in uno spazio presente e non museale.

                                                                                                                                                      (Roberto Rustioni)

Quando ho cominciato a scrivere per il teatro, ho scritto subito un monologo. Questo tipo di scrittura per una voce sola è molto naturale e stimolante per me, è qualcosa che continuo a scoprire e non mi esaurisco. Sono attratto dall’apparizione di quella voce, così posso seguirla ed accompagnarla. C’è qualcosa di piacevole in questo, e di doloroso anche. Quello che intendo è che c’è molta intensità una volta che quella voce appare. In genere, quello che mi interessa è una certa area vulnerabile dei personaggi, una certa fragilità o esposizione emotiva. Mi piace dipingere quadri di piccole dimensioni, mondi molto concentrati.

                                                                                                                                                           (Santiago Loza)

Sabato 30 maggio

10:30 | Giardino Emi’s Bakery 

Amleto va alla Kalsa

Oltre, Libri 

Di Matteo Bavera

Inaugurato nel 1861 da Giuseppe Garibaldi, l’omonimo teatro sorge nel cuore della Kalsa, una delle zone più difficili e segnate dalla violenza di Palermo. Rimasto chiuso per lungo tempo e devastato da anni di abbandono e vandalismi, è stato riportato in vita negli anni Novanta grazie a una serie di progetti straordinari, tra cui spicca la trilogia shakespeariana diretta da Carlo Cecchi, composta da Amleto, Sogno di una notte di mezza estate e Misura per misura. Cecchi, affiancato da una compagnia di figure che sembrano esse stesse uscite da un dramma shakespeariano — ora comiche, ora tragiche, sempre profondamente umane — ha saputo trasformare questo spazio unico, facendo del degrado parte integrante della scenografia, incorporando i suoni persistenti del quartiere e persino il rischio costante di crolli all’interno della rappresentazione. Ne è nata un’esperienza immersiva senza precedenti, una manifestazione concreta di quella magia teatrale che pochi hanno la fortuna di vivere. Artefice della rinascita del Garibaldi e suo direttore artistico, Matteo Bavera racconta con ricchezza di dettagli e aneddoti una delle vicende più affascinanti del teatro italiano, soffermandosi non solo sulle produzioni artistiche ma anche sul rapporto con gli abitanti del quartiere, sul dialogo — spesso complesso — con l’amministrazione cittadina e con una società civile determinata a liberarsi dall’oppressione mafiosa dopo le stragi di Strage di Capaci e di Strage di via d’Amelio, oltre che su polemiche, conflitti, successi e tournée internazionali, dando vita a un racconto a metà tra reportage, memoria personale e meta-teatro, capace di restituire, anche solo per un istante, l’eco di un incanto irripetibile.

11:00 | Giardino Emi’s Bakery 

Oltre, incontro 

Rotte di terra 

ZAINO / Formazione registica in Italia

Con Ivonne Capece, Quotidiana.com 

A cura di R.A.C.

Con Rotte di terra, R.A.C. prosegue gli appuntamenti di Rotte imperfette – Esercizi di orientamento tra etica e pratiche della regia contemporanea, un ciclo di incontri ed eventi per discutere e partecipare attivamente a un approccio etico, consapevole e rispettoso alla regia teatrale. Le nostre rotte sono imperfette, ma perfettibili: per questo è essenziale continuare a formarsi e confrontarsi. A Primavera dei Teatri approfondiremo temi caldi come under 35 & parità di genere, il rapporto tra regia e realtà, e la formazione registica in Italia, con un focus sul “diritto di regia” a cura dell’Avv. Giovanbattista Iazzeolla, primo presidente di R.A.C.

17:00 | Giardino Emi’s Bakery 

Ricordi intorno al Teatro di Giancarlo Cauteruccio 

Oltre, incontro 

Giancarlo Cauteruccio è stato una presenza luminosa e inquieta del teatro contemporaneo, un artista capace di immaginare mondi e attraversarli con radicale libertà. Dalla scena di ricerca degli anni ’80 in poi, ha aperto varchi tra teatro, arti visive e tecnologia, costruendo visioni in cui luce, spazio e corpo diventavano materia viva, pulsante. Visionario calabrese, ha portato con sé la forza e il respiro della sua terra, trasformandoli in un linguaggio universale, riconoscibile e profondamente umano. Il festival lo ricorda con affetto, per l’amicizia che ci ha legati e per i percorsi condivisi: tracce vive di un dialogo che continua, oltre il tempo, dentro ciò che resta e ancora ci attraversa. Interverranno i direttori artistici, la moglie Anna Giusy Lufrano – Cauteruccio, critici teatrali e artisti, per condividere ricordi, visioni e frammenti di un cammino umano e creativo che continua a risuonare.

18:45 | Teatro S. Girolamo 

Le Tre Cicoriane

Teatro – Prima Nazionale

Liberamente tratto dalla fiaba calabrese Le tre raccoglitrici di cicoria raccolta da Letterio Di Francia (“Fiabe e novelle calabresi” – Donzelli Editore, 2015) 

Testo, interpretazione, spazio scenico, disegno luci e regia: Dario De Luca 

Sonorizzazioni elettroacustiche originali eseguite dal vivo: Gianfranco De Franco 

Luci: Vincenzo Parisi 

Oggetti di scena e allestimento: Giovanni Spina 

Organizzazione e amministrazione: Tiziana Covello 

Distribuzione: Egilda Orrico 

Produzione: Scena Verticale 

Con il sostegno di: CURA (centro umbro delle residenze artistiche) e Spazio MAI – Movement Art Is – Perugia

Una madre e tre figlie, poverissime, sopravvivono raccogliendo cicoria. Un giorno la maggiore, Teresina, scopre una botola che conduce a una casa sotterranea e scompare. Concetta, la secondogenita, parte alla sua ricerca ma svanisce a sua volta. L’ultima sorella, Mariuccia, segue le loro tracce e, con astuzia, svela i segreti dell’abitazione e del suo oscuro inquilino. Una favola nera, tra cannibalismo arcaico e violenza, ambientata in un tempo remoto ma inquietantemente vicino. 

Dopo Re Pipuzzu fattu a manu (2019) e I 4 desideri di Santu Martinu (2023), Dario De Luca chiude con Le tre Cicoriane una trilogia dedicata alla fiaba calabrese, ispirata alla raccolta di Letterio Di Francia. Al centro Mariuccia, eroina impavida della tradizione orale, figura arcaica e potente che guida e supera i coprotagonisti maschili. 

La fiaba è presente anche nell’antologia di Italo Calvino con il titolo Le tre raccoglitrici di cicoria.

20:15 | Teatro Vittoria

Vorrei morire non so come fare

Teatro – Prima Nazionale

Roberto Scappin | Paola Vannoni 

Produzione: quotidianacom, Tuttoteatro.com, Kronoteatro 

In collaborazione con: Sala Teatro Poggio Torriana RN 

Con il sostegno di: Regione Emilia Romagna

Tira è un lui. Molla una lei. Stanno procedendo incredibilmente vivi verso la morte, anche se la citano con desiderio. Ma è forse solo una curiosità capricciosa. Analizzano e inventano il reale, sovrapponendosi alle vite di altri per affiorare, sbeffeggiati, da se stessi. Si scambiano parole, domande essenziali che generano discorsi spiantati, ma se si vigilasse si aprirebbero fenditure sull’estensione della loro giornaliera concretezza. Le cose ordinarie entrano nel mulinello dei dubbi radicali, il raziocinio oscilla serrato, sverniciato da un’ironia che reclama rettitudine. In sottofondo occhieggia, a ritmare la scansione delle parole, a separare i disordini della mente, un ritmo, una percussione quasi involontaria che i corpi producono all’unisono avvicinandosi a, aspettando che, lottando per. Tutto si ammanta di una tensione all’autodeterminazione, del vivere, del morire, di addormentarsi cullati da una ninnananna. Vorrei morire non so come fare si è aggiudicato il Premio di Tuttoteatro.com “Dante Cappelletti” 2025 come miglior studio scenico con la seguente motivazione: per la qualità della scrittura scenica, sempre tesa a rovesciare le attese e ad aprire prospettive inedite, per l’acuminato trattamento di una tematica, quella della malattia e della morte, che ci coinvolge tutti, sviluppata con algida, nichilistica potenza.

21:45 | Teatro Sybaris

Casa di Bambola

Teatro – Prima Nazionale

Da: Henrik Ibsen 

Regia: Ivonne Capece 

Adattamento drammaturgico: Mattia Favaro 

Interpreti: Maria Laura Palmeri, Massimo di Michele, Stefano Braschi 

Scene: Micol Vighi, Ivonne Capece 

Luci: Ivonne Capece 

Costumi e concept visivo: Micol Vighi 

Sound designer: Simone Arganini 

Realizzazione costumi: Giorgia Piatta Dell’Abbondio 

Assistenza alla regia: Sofia Sironi 

Produzione: Elsinor Centro di Produzione Teatrale

Nora se n’è andata. E adesso? In un Casa di bambola che sembra il suo sequel, lo sguardo si ribalta: al centro non c’è più la donna che fugge, ma l’uomo che resta. Torvald Helmer è solo, intrappolato nella prima notte dopo l’abbandono, mentre tenta disperatamente di ricostruire un’identità che non esiste più. Tra allucinazioni, ricordi distorti e incubi lucidi, affiora il ritratto feroce di una maschilità in crisi: fragile, smarrita, incapace di sopravvivere alla libertà dell’altro. Il femminile emancipato è una presenza perturbante che costringe a guardarsi senza difese. Con una regia tagliente e un linguaggio scenico ibrido e immersivo, lo spettacolo attraversa il crollo del patriarcato come un campo di rovine fumanti. Cosa rimane di un uomo quando perde il ruolo su cui ha costruito tutto?

Domenica 31 maggio

10:00 | Giardino Emi’s Bakery

Aleksandr Tairov: il teatro delle emozioniOltre, Libri

Di Silvana De Vidovich

Tra i più importanti registi teatrali del Novecento, la fama di Tairov ha tuttavia vissuto fortune alterne: schiacciato tra Stanislavskij, creatore del Metodo per l’attore, e Mejerchol’d, ideatore della biomeccanica e iconico martire del regime sovietico, per Tairov il teatro è innanzitutto l’arte dell’attore, e dedizione e cura dei dettagli scenici.

Grazie anche all’apporto dell’attrice Alisa Koonen, sua musa e compagna, il suo teatro riuscirà a ritagliarsi un importante spazio tra i diktat del regime, con capolavori come le messinscena di Fedra (1922), Desiderio sotto gli olmi (1926) e Tragedia ottimistica (1933).

Il volume, con un ricco apparato iconografico, non solo racconta la parabola artistica di Tairov, la vita e la fortuna dei suoi spettacoli, ma riporta anche alcune sue preziose lezioni per gli aspiranti attori.

11:00 | Giardino Emi’s Bakery 

Affogo 

Dino Lopardo 

Oltre, Libri

Ho visto “Affogo” in uno di quei teatri di frontiera dove mi reco interrompendo la catena delle “certezze” che segna il mio lavoro quotidiano. Meglio andare ogni tanto alla ricerca di qualche spettacolo-sorpresa. “Affogo” lo è stato, perché è stata per me la scoperta della scrittura di Dino Lopardo e del suo piccolo gruppo di attori/performer. Lopardo, capo di una banda semiclandestina (non per merito o volontà sua) di “ragazzi del Sud”, dotato di fantasia e lingua bastarda, quindi viva e gustosa, di nascita lucano, amici calabresi, solide radici distribuite e formate andando in giro per l’Italia a creare sinergie e passioni. Scrittura dura la sua, non conciliante, ma affascinante, sintassi rigorosa, idea precisa della struttura da mettere in scena, consapevolezza visionaria di oggetti, persone, situazioni, suoni, rumori, desideri. Da quella sera non ho più spento la mia attenzione per la scrittura di Dino Lopardo, alla scoperta di precedenze costruite sulla “sgradevolezza” non ruffiana, dando attenzione ai nuovi segmenti di una trilogia della disperazione del nostro tempo. La vita per Lopardo è racconto da rappresentare, anche oscuro, ma senza lagne, energico e con qualche sorriso. Possiamo parlare allora di un “tragicomico scorretto” nelle parole e nei gesti, di rapidità del racconto, di percorsi che mescolano inorridite memorie d’infanzia contadina capaci di giustificare ogni successiva incertezza di vita e tenerezze d’affetto elargito di pari passo con punitive ossessioni trascinate avanti nel tempo della vita. Questo di Lopardo è racconto che vaga sulle spalle di una generazione che lascia lontani certi umori di campagna, certe necessità di piccoli paesi di provincia, certe ricchezze familiari che diventano macigni del cuore, diventati il nostro esitare tra tenerezze smargiasse ed esitanti. Davvero credo che non si possa parlare di filiazione della lezione del grande Testori, ma di misterioso ascolto si, di affinità misteriose, di non dichiarato ma sicuro ascolto sì. 

Giulio Baffi

12:00 | Giardino Emi’s Bakery 

Pavese&Tenco     

Sasà Calabrese e Domenico Dara   

Musica  

Pur appartenendo a mondi diversi, i destini di Cesare Pavese e Luigi Tenco sembrano in qualche modo sovrapporsi. Nati a pochi chilometri di distanza, tra le colline del Monferrato, entrambi rimasti presto orfani di padre, hanno vissuto un’esistenza inquieta conclusasi con la tragica scelta del suicidio. Le loro parabole umane e artistiche sono qui raccontate a partire dal rapporto tormentato che avevano con l’amore, un tema rispetto al quale le opere di Pavese e le canzoni di Tenco appaiono sovrapponibili. In realtà, i due artisti non si sono mai incontrati. Prima d’ora. Attraverso il racconto di Domenico Dara – che segue la traccia del suo ultimo volume pubblicato per Feltrinelli – e le canzoni di Sasà Calabrese – da Vedrai vedrai a Mi sono innamorato di te, da Se potessi amore mio a Ho capito che ti amo – finalmente quell’incontro ha luogo: le note di Tenco e le parole di Pavese coincidono fino a diventare una voce unica, profonda, indimenticabile.

16:30 | Sala Varcasia

La questione dell’imbuto 

Residenza – Teatro

Testo e regia: Cecilia Foti 

Con: Cecilia Foti e Nunzia Lo Presti 

Assistenti: Manuela Boncald, Federica D’Andrea 

Scenografia: Officina CREAB 

Tecnico: Daniele Nocera

Anna e Rosy, vicine di letto, si raccontano in libertà l’ospedale femminile. Il tempo si ferma, il mondo è fuori. Condivisione di sperienze vissute, riflessioni su paradossi e incongruenze che vive chi ha bisogno di cure. Continue le decisioni da prendere su quesiti e ripetuti imbarazzi, soprattutto se la “questione” è femminile, intima, qualcosa che però pervade la quotidianità e invade i rapporti interpersonali, l’amore. Davanti a una recidiva la medicina delude e incastra in un cerchio che ricomincia. L’esistenza sembra congelarsi, invece gli anni scorrono e c’è la paura di avere perso dei treni, mentre si deve vivere e lavorare per curarsi. Ma mai esaurita è la voglia di scoprire la gioia di vivere e di innamorarsi del corpo, questo sconosciuto!

17:30 | Sala Varcasia

Omaggio a Laura Palmieri

Un momento di omaggio e ricordo dedicato a Laura Palmieri, pensato non come commemorazione in senso stretto ma come restituzione della sua vitalità intellettuale e umana, della sua energia critica e della sua presenza generativa all’interno del percorso di Primavera dei Teatri. I direttori Dario De Luca e Saverio La Ruina prenderanno parte a questo passaggio condiviso di memoria attiva, che si aprirà all’ascolto della poesia che Mariangela Gualtieri ha dedicato a Laura, interpretata in un contesto di prossimità e partecipazione. Interverrà la figlia Bianca Palmieri, in un gesto di parola e presenza che restituisce la continuità affettiva e poetica di un’eredità ancora pienamente operante nel lavoro del festival.

18:45 | Teatro S. Girolamo

Armande sono io! 

Teatro

Di: Carla Lonzi 

Ideazione e regia: Fiorenza Menni 

Drammaturgia: Sara De Simone, Caterina Venturini, Fiorenza Menni 

Consulenza storica: Lorenza Moretti 

Con: Fiorenza Menni e Luce Sant’Ambrogio 

Creazione musicale: Vincenzo Scorza 

Voce di Armande: Sarah Saidi 

Realizzazione costume di Armande: Umberta Burroni 

Una produzione: Ateliersi 

In coproduzione con: Festival dell’Eccellenza al Femminile 

In collaborazione con: Festival della Violenza Illustrata 

Con il sostegno di: Ministero della Cultura, Regione Emilia-Romagna e Comune di Bologna

Armande sono io! costituisce la prima creazione di un dittico che Ateliersi dedica a Carla Lonzi, a cui seguirà nel 2026 Taci, anzi parla. Due opere attraverso cui la compagnia compone un’autobiografia di quegli anni dove il personale si fa davvero politico: la vita di una singola donna, fatta di sogni, poesie, riflessioni impietose sui propri rapporti, risuona con la vita di tante altre e si fa specchio di un’intera società che appare intorno a lei. Lo spettacolo Armande sono io! parte dall’ultima ricerca di Carla Lonzi sul movimento delle Preziose, sviluppatosi in Francia a metà del XVII secolo. Il volume omonimo pubblicato dieci anni dopo la sua scomparsa, nel 1992 a Milano per Scritti di Rivolta Femminile, raccoglie tre testi in cui l’autrice riconosce nell’esperienza delle Preziose un punto di riferimento centrale per il movimento delle donne, la trascrizione di un suo lungo dialogo con Anna Piva del 1981, e gli appunti dei taccuini riempiti durante il lavoro in biblioteca, a stretto contatto con le fonti dirette. Pur essendo un incompiuto, il libro viene considerato oggi come l’opera conclusiva del pensiero della studiosa, un ulteriore capitolo della costruzione del femminismo. Convinta che il teatro rifletta situazioni reali, l’autrice ricerca nell’esperienza scenica quella qualità delle relazioni che riconosce anche nella vita: la rivendicazione di un proprio erotismo, l’autocoscienza, l’autoinvestitura del giudizio, quando «non si vogliono concedere determinati privilegi all’uomo». Inizialmente cerca nelle trame delle tragedie classiche, ma è nella lettura delle pièce Les Précieuses ridicules e Les Femmes Savantes di Molière che vede rappresentata la condizione che sta indagando. Lonzi scrive: «Mi hanno fatto pensare all’autocoscienza, una moltitudine di coincidenze mi ha sbalordita, sento miei molti aspetti, molti tratti, penso al senso del gruppo come portatore di una nuova cultura determinata dall’apporto femminile».

20:15 | Teatro Vittoria

Rigetto

Teatro – Anteprima

Regia, drammaturgia, scene e luci: Dino Lopardo 

Attrici: Angela Ciaburri, Claudia A. Marsicano 

Aiuto regia: Valentina Medda 

Costumi: Annamaria Porcelli 

Ambienti sonori: Mario Russo 

Produzione: Viola Produzioni – Centro di Produzione teatrale 

Con il supporto di: Centro di Residenza della Toscana (Armunia – CapoTrave/Kilowatt)

Rigetto è il secondo capitolo, dopo Affogo, della Trilogia dell’odio di Dino Lopardo. Al centro della vicenda, due sorellastre – Anna e Clara intrappolate in un vuoto emotivo ed esistenziale che si manifesta attraverso il rapporto con il cibo e con il corpo. Il contrasto tra le due protagoniste e la loro continua lotta interiore danno vita a una tragicommedia che esplora l’infelicità nascosta dietro il cibo e il corpo. La grottesca realtà delle loro abitudini alimentari si riflette in ogni loro interazione, dai gesti alle parole, come se il cibo fosse l’unico modo con cui possano affrontare il mondo che le circonda. Nel corso dell’atto unico le protagoniste si confrontano costantemente con la loro dipendenza dal cibo. L’incapacità di sfuggire a questi meccanismi disfunzionali diventa una vera e propria “battaglia” tra di loro, ma anche una lotta interna con se stesse. La tensione cresce man mano che Anna, in preda alla ricaduta nella bulimia, e Clara, con il suo bisogno di conferme esterne, iniziano a sfidarsi, con il cibo che diventa il mezzo attraverso cui misurano il proprio valore. Anna cerca di tenere tutto sotto controllo, nascondendo la sua sofferenza, mentre Clara si mostra più esplicitamente in lotta con il corpo e la solitudine, spesso prendendosi in giro in maniera macabra, anche attraverso la sua immersione nel feederism: pratica erotica su piattaforme online in cui si mangia di fronte a una webcam su richiesta di feticisti disposti a pagare. Il linguaggio è tragicomico e grottesco, con forti elementi di black humor, alternati a momenti di estrema tensione emotiva. Il frigorifero “REX” (vero e proprio personaggio) diventa presenza attiva e simbolica in contrasto ai corpi storici e politici, attraversati da rituali, compulsioni e ripetizioni.

21:45 | Teatro Sybaris

Scemi del villaggio 

Teatro – Anteprima

Regia: Niccolò Fettarappa e Lorenzo Guerrieri 

Con: Niccolò Fettarappa e Lorenzo Guerrieri 

Progetto teatrale di: Niccolò Fettarappa e Lorenzo Guerrieri 

Aiuto regia: Maria Chiara Arrighini 

Contributo intellettuale: Christian Raimo 

Sound designer: Lorenzo Minozzi 

Co-produzione: Agidi – ArtistiAssociati 

Con il sostegno di: MiC e SIAE nell’ambito del programma “Per Chi Crea” 2024

Scemi del villaggio è un progetto teatrale che vuole riscoprire la città come per la prima volta con uno sguardo satirico e beffardo. Protagonista è il territorio e il nostro rapporto conflittuale con gli spazi sociali, dai paesi di provincia, alle metropoli e ai luoghi di villeggiatura. Ci proponiamo come scemi del villaggio, aedi non richiesti che cantano le nevrosi del vivere cittadino, in città sempre più omologate dal mercato e dal turismo. Ci interroghiamo sul significato di “spazio pubblico”: come stiamo insieme nelle città? Male. Nell’attuale contesto sociale siamo più insoddisfatti e ossessionati dalla fuga e dal viaggio, ormai ridotto a routine consumistica. In quadri comico-picareschi raccontiamo questa nevrosi che ci rende goffi e disadattati, tra ansie urbane e processi di gentrificazione sempre più diffusi. 

Le città diventano inabitabili: spazi ridotti a non-luoghi, prevedibili e solitari. La relazionità, il dibattito, sono esclusi dai luoghi pubblici. L’Altro è confinato nel privato. Strade e piazze diventano luoghi di consumo. L’urbanistica si piega al turismo e alla pubblicità, mentre lo spazio pubblico scompare. 

Lo spazio urbano sta andando alla malora, perde vitalità, si fa anonimo, e tutti noi, in ambienti urbanisticamente così depressi, ci scopriamo più smorti. Ci chiediamo se, morendo, le nostre città siano almeno ancora in grado di un ultimo grido.

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