L’esperimento

Sala Umberto

29 luglio 2021

La protagonista di questa storia è una donna.

E’ una psicologa in attesa di un paziente. Prima era una curatrice d’arte, poi decise di seguire un’ispirazione più personale.

Era mossa dal bisogno e dal desiderio di cambiare; per se stessa e, forse, anche per suo marito.

Eppure, il matrimonio è finito, forse anche per questo, e questa donna si trova a riflettere e rimuginare su questa fine.

Con rammarico, senza lacerazioni strazianti e con un po’ di curiosità e tanta ironia, questa donna parla. Parla tanto, parla da sola o forse parla ad un pubblico (reale o immaginario).

Parla del suo divorzio, cercando di capire come ci sia arrivata e come salvarsene, tra aneddoti comici e tragicomici.

E’nel proprio salotto, o forse nel suo studio; si muove da una sedia a un tavolinetto su cui è poggiato un fornello; sul fornello una pentola; nella pentola dell’acqua che si sta scaldando.

Sta svolgendo un esperimento, ma questo lo si capirà solo poco più avanti.

Dietro di lei una vetrata colorata da cui si intuisce un bagnetto.

Mentre parla si muove; va spesso a controllare cosa bolle in pentola.

La sua è un’analisi lucida, puntuale e ironica del disfacimento coniugale; una riflessione sui dettagli, su quelle piccole cose che ci sono, ma che spesso non vediamo o non sappiamo o vogliamo vedere.

Minuscoli granelli di sabbia invisibili che, però, sommandosi, formano qualcosa di grande e di importante.

Tra un ricordo, una riflessione e un cioccolatino, la donna riflette cercando di individuare in quale momento nel matrimonio si passi dall’abitudine alla dipendenza e su cosa sia effettivamente una dipendenza.

Attraverso questa riflessione ad alta voce, questo flusso di coscienza, la donna elabora la fine del proprio matrimonio, riuscendo a comprendere che, ad un certo punto, se non ci si fa più del bene, se si tratta solo di adattarsi ogni volta all’altro, è meglio finirla.

Però, realizza anche che si tratta non della fine, ma di una fine: solo la fine di qualcosa, non la fine di tutto e che anche una fine, non la fine, va ricordata e festeggiata, perché ogni fine è anche un nuovo inizio.

Si finisce una cosa per cominciarne un’altra. Perché non dobbiamo fare come il rospo.

Monica Nappo interpreta questo monologo, di cui è autrice, acuto e intelligente, ricco di ironia. 

Anche se parla di una fine non è nulla di triste: c’è sicuramente un po’ di malinconia, ma quello che conta maggiormente è lo scorrere e l’alternarsi di pensieri, ricordi e considerazioni fino ad una presa di coscienza magari dolorosa, ma necessaria.

Monica Nappo dimostra una bella scrittura e una capacità di analisi e di racconto semplici, ma efficaci e il suo modo di raccontare e interpretare è spontaneo e diretto, riflessivo, ma anche partecipativo.

Monica Nappo

in

L’ESPERIMENTO

di Monica Nappo

regista assistente Elena Gigliotti

costumi e scene Barbara Bessi

Una produzione OTI – Officine del Teatro Italiano

Sala Umberto – giovedì 29 luglio ore 21

L’Esperimento – Monica Nappo – Sala Umberto

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