Le Tre Cicoriane


Primavera de Teatri – Castrovillari
Teatro San Girolamo
30 maggio 2026
Prima nazionale

Le Tre Cicoriane: favola nera tra cannibalismo arcaico e violenza


Le Tre Cicoriane
è uno degli spettacoli in scena a Primavera dei Teatri, la rassegna di teatro, danza e musica giunta alla sua XXVIesima edizione a Castrovillari.

Testo, interpretazione, spazio scenico, disegno luci e regia sono di Dario De Luca, regista, autore e attore, dal 1999 direttore artistico del festival Primavera dei Teatri insieme a Saverio La Ruina con cui nel 1992 ha fondato la compagnia Scena Verticale.

Il testo è liberamente tratto dalla fiaba calabrese Le tre raccoglitrici di cicoria raccolta da Letterio Di Francia (“Fiabe e novelle calabresi” – Donzelli Editore, 2015) e presente anche nell’antologia di Italo Calvino con il titolo Le tre raccoglitrici di cicoria.

Una donna e le sue tre figlie sopravvivono, poverissime, raccogliendo cicoria. Un giorno, Teresina, la maggiore, strappando la cicoria a mazzetti, scopre una botola che conduce a una casa sotterranea e scompare.
Inutilmente e per lungo tempo la madre e la sorella la cercano, senza trovarla.

Dopo qualche tempo, Concetta, la secondogenita, parte alla sua ricerca, ma scompare a sua volta. La disperazione delle altre donne rimaste è grande.

Sarà Mariuccia, la sorella minore, che, seguendo le loro tracce, riuscirà a trovarle, scoprendo una verità orribile.

Le sorelle sono state imprigionate, ingannate e uccise da un terribile orco, che ora si appresta a fare lo stesso con Mariuccia.

La ragazza, però, è astuta e con furbizia e intelligenza scoprirà i segreti dell’orco. Guadagnatasi la sua fiducia, scoprirà con orrore che dietro l’unica porta della casa di cui non ha la chiave, si nasconde un’enorme stanza in cui sono nascosti i cadaveri di tutte le vittime dell’orco. Si tratta per lo più di donne, ma ci sono anche alcuni uomini.

Mariuccia troverà il modo di ingannare l’orco, ucciderlo e ridare la vita a tutti quei cadaveri, spartendosi le sue ricchezze accumulate nel tempo con le altre donne, comprese le sorelle.

Dopo Re Pipuzzu fattu a manu (2019) e I 4 desideri di Santu Martinu (2023), Dario De Luca chiude con Le tre Cicoriane una trilogia dedicata alla fiaba calabrese, ispirata alla raccolta di Letterio Di Francia. Al centro il personaggio di Mariuccia, eroina della tradizione orale, figura arcaica e potente che sconfigge il potere maschilista e patriarcale.

Le Tre Cicoriane è una favola nera sulla violenza di genere che affonda le sue radici nella tradizione popolare.

Un racconto gotico in cui l’orco rappresenta il dominio soverchiante dell’uomo sulla donna, padre e padrone che può fare e disfare, disponendo a proprio piacimento del mondo femminile in una società in cui “tutti si fanno gli affari loro come non fosse successo niente”.
Spetta allora alle donne ribellarsi, spezzare una catena di soprusi, abusi e umiliazioni.

“Noi dobiamo fare quello che nessuno ha provato a fare”: sono le donne a dover reagire alla violenza e al sopruso dell’uomo, abbattendo il muro dell’omertà che le circonda.

Le Tre Cicoriane è un racconto cupo e oscuro che oscilla tra cannibalismo arcaico e violenza: l’orco impone alle tre sorelle ogni volta un pezzo di corpo diverso da mangiare (una mano, un braccio, un piede) e uccide le prime due quando si accorge che hanno tentato di ingannarlo.

Ci prova anche con la terza sorella, ma lei è più furba e scaltra e riesce ad annientarlo, spezzando una catena di abusi e femminicidi.

Pur ambientata in un tempo lontano, Le Tre Cicoriane è una favola nera tragicamente contemporanea.

La lotta al patriarcato e al violento maschilismo non termina con la morte dell’orco. Mariuccia, una volta resuscitati tutti i corpi grazie ad una fiala dal contentuto magico, deve affrontare il re, il principe e gli altri pochi uomini vittime dell’orco, che, appena ridestati dalla morte, pensano bene di giocarsi a sorte le donne lì presenti.

Le Tre Cicoriane è un racconto potente contro la violenza di genere e a favore dell’autodeterminazione delle donne.

E’ una donna a ribellarsi al dominio dell’uomo; è una donna colei che salva altre donne e anche uomini ed è sempre una donna quella che si spartisce con le altre tutte le ricchezze dell’orco.

Il testo di Dario De Luca è evocativo e di forte impatto. L’uso del dialetto non impedisce minimamente una comprensione immediata, anzi, rende il racconto più reale e suggestivo immergendolo in un contesto realmente arcaico e rurale.

De Luca fornisce un’interpretazione di alto livello portando con sè lo spettatore nella grotta dell’orco, immergendolo nel racconto e nel mondo intimo dei personaggi, passando dall’uno all’altro con abilità, modulando il tono della voce, o mutando lo sguardo, impostando sorrisi sardonici alternati ad espressioni atterrite o attonite.

Con lui sul palco, Gianfranco De Franco si occupa delle sonorizzazioni elettroacustiche originali eseguite dal vivo attraverso un theramin e dei flauti riuscendo a creare un’atmosfera sospesa, cupa e carica di tensione.

Entrambi, De Luca e De Franco, indossano costumi che richiamano il mondo della dominazione e sottomissione sessuale.
Inoltre, De Luca ha il volto dipinto di bianco e indossa un collare bianco come un giullare di corte. De Franco ha manette di pelle ai polsi a cui sono legate delle catene e indossa una maschera nera in lattice.

La scenografia di Giovanni Spina è semplice, ma efficace. Il centro della scena è occupato da una grande porta con un vetro che nasconde all’interno inquietanti bambole che rappresentano i cadaveri nascosti in quella stanza.

Allo stesso tempo, ruotandola, la porta diventa un trono la cui seduta è anche il “cacatore”: simbolismo perfetto.

Ottimo il disegno luci di Vincenzo Parisi che contribuisce a creare quell’atmosfera gotica consona ad una favola nera.

Dario De Luca, con Le Tre Cicoriane, incastona una favola nera che affonda nel mondo arcaico e arriva a noi con la potenza dei secoli che hanno visto le donne subire il volere degli uomini e sottostare al loro potere, ma, allo stesso tempo, restituisce la forza del mondo femminile, la sua energia, la sua intelligenza, la sua capacità di resistere a ogni dolore e di trasformare la morte in vita.


Le Tre Cicoriane

Liberamente tratto dalla fiaba calabrese Le tre raccoglitrici di cicoria raccolta da Letterio Di Francia (“Fiabe e novelle calabresi” – Donzelli Editore, 2015)
Testo, interpretazione, spazio scenico, disegno luci e regia: Dario De Luca
Sonorizzazioni elettroacustiche originali eseguite dal vivo: Gianfranco De Franco
Luci: Vincenzo Parisi
Oggetti di scena e allestimento: Giovanni Spina
Organizzazione e amministrazione: Tiziana Covello
Distribuzione: Egilda Orrico
Produzione: Scena Verticale
Con il sostegno di: CURA (centro umbro delle residenze artistiche) e Spazio MAI – Movement Art Is – Perugia
Foto Angelo Maggio

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