Teatro Lo Spazio

9 aprile 2022

Le cinque rose di Jennifer è l’opera teatrale di esordio di Annibale Ruccello, scritta in italiano e napoletano e rappresentata per la prima volta nel 1980 con protagonista lo stesso Ruccello, allora ventiquattrenne, nel ruolo della protagonista.

Leandro Amato e Fabio Pasquini riportano in scena lo spettacolo, con la regia di Agostino Marfella al Teatro Lo Spazio di Roma, nel trentaseiesimo anniversario dalla morte dell’autore.

le cinque

Jennifer (Leandro Amato) è un travestito sensibile e malinconico che vive in un monolocale a Napoli.

Ogni giorno attende la telefonata di Franco, un ingegnere di Genova conosciuto tempo prima e con cui pare abbia intrapreso una relazione.

Purtroppo, il telefono di Jennifer intercetta tutte le telefonate del quartiere, tanto che ormai lei conosce tutte le persone che lo abitano e i loro numeri di telefono, intrattenendo spesso l’interlocutore con le proprie chiacchiere.

Chi non sembra mai incappare nelle interferenze telefoniche è uno sconosciuto che si diverte a fare telefonate anonime a Jennifer.

Nel frattempo il quartiere è scosso da una serie di omicidi ai danni dei travestiti e presumibilmente per mano della stessa persona, ma Jennifer non sembra preoccuparsi per se stessa.

le cinque

Una sera Anna (Fabio Pasquini), un altro travestito del quartiere, arriva da Jennifer: sta attendendo una telefonata e chiede di poterla aspettare a casa sua, per via del problema con le linee telefoniche.

Le due parlano di se stesse e delle loro vite; il telefono continua a squillare spesso, ma non è mai Franco.

In un crescendo di suspense, gli eventi precipitano verso una dimensione drammatica e surreale in cui Jennifer e Anna si confrontano aspramente e in maniera pericolosa.

Eventi misteriosi e angoscianti coinvolgono le due vicine insinuando nelle loro menti paure e sospetti e culminando in un finale tragico.

Le cinque rose di Jennifer è un bellissimo spettacolo che, pur in una continuità drammaturgica, muta toni e registro con cesure improvvise.

L’avvio dà l’idea quasi di una commedia brillante, dai tratti leggeri e pittoreschi: il travestito nella sua piccola casa, circondato dai suoi mille oggetti, parrucche e trucchi; la radio accesa da cui Jennifer segue canzoni, notiziari e i racconti degli ascoltatori.

Presto, però, l’apparenza si trasforma in una realtà diversa, cruda e drammatica, fatta di solitudine e disperazione.

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Il susseguirsi delle telefonate tra le quali non arriva mai quella di Franco; il tentativo di Jennifer di trattenere un po’ di tempo l’interlocutore parlando di se stessa e flirtando anche un po’; i notiziari alla radio che aggiornano sulle vittime del serial killer nel suo quartiere; l’incontro con la misteriosa Anna che cerca di trattenersi a casa di Jennifer.

In una narrazione progressiva e dinamica, nel susseguirsi di eventi quotidiani e imprevisti, arrivano squarci improvvisi a far luce sulla miseria della vita di Jennifer e di Anna, sul loro disperato bisogno d’amore, sulla loro solitudine vasta, profonda e desolante che cercano di far passare per indipendenza.

Ruccello racconta il dramma cupo della solitudine tratteggiando un quartiere degradato e pericoloso e una realtà in cui è difficile e doloroso cercare di affermare un’identità non conforme alla maggioranza.

Jennifer e Anna sono due anime sole e disperate, in cerca di affetto e compagnia.

Le cinque rose di Jennifer è un thriller psicologico in cui realtà e illusione si confondono in continuazione.

Gli stessi personaggi sembrano recitare la propria vita trasformando la realtà in storie a cui finiscono per credere essi stessi.

Tutto si svolge in un unico ambiente, intimo e raccolto, in cui le emozioni si amplificano e le reazioni improvvise dei personaggi arrivano con l’immediatezza del qui e ora.

Lo spettatore assiste da vicino ad una situazione privata, potendo osservare con attenzione ogni dettaglio, ogni gesto, ogni sfumatura ed espressione.

La grande capacità di Amato e Pasquini è proprio quella di rappresentare un mondo emotivo frastagliato, penoso e tragico attraverso una mimica ed un’espressività che mettono in risalto la psicologia dei personaggi.

A questo, poi, contribuisce il disegno luci che, attraverso la penombra e certi tagli di luce, si concentra sui volti dei protagonisti.

E’ quasi tutto lì e, ovviamente, nelle doti interpretative di Leandro Amato e Fabio Pasquini, impegnati in una dialettica di contrari, ognuno impostato su un registro diverso e opposto a quello dell’altro. 

Leandro Amato riesce a costruire momenti di vera commozione sapendoli alternare con carattere a momenti di colore e battute in napoletano, mentre Fabio Pasquini interpreta con trasporto un personaggio misterioso e delirante carico di disperazione.

La regia di Agostino Marfella ha il pregio di saper mantenere l’aspetto intimistico della storia lasciando aperto un varco verso l’esterno.

Le scene di Carlo De Marino danno un valore aggiunto a tutta la rappresentazione attraverso un’ abbondanza di oggetti che si fanno segno.

Il perimetro della casa di Jennifer è delimitato ai quattro lati da petali di rose a terra. Un tavolinetto coperto da un drappo rosso su cui poggia la radio; una sedia in velluto rosso su cui sono poggiati degli abiti; il telefono anni ’80 (quello con la rotella o disco); una cornice poggiata a terra; dei sandali col pelo; il vaso con le cinque rose rosse.

Gli stessi riflettori a sinistra e destra del palco sembrano far parte della scena, a sottolineare la messa in scena che le due donne fanno della loro vita.

I costumi, sempre di Carlo De Marino, completano la caratterizzazione e la distanza tra i personaggi: eleganti e sgargianti quelli di Jennifer, neri e cupi quelli di Anna.

Le cinque rose di Jennifer è una riflessione cruda e dolorosa, quanto mai attuale, su quanto la solitudine possa essere disperante e possa condurre la mente a creare fantasmi a cui aggrapparsi fino a che la realtà non torna a chiedere il conto.

Ed è lì che si gioca il finale.

LE CINQUE ROSE DI JENNIFER

Compagnia Teatro Il Quadro

di Annibale Ruccello 

con  Leandro Amato  e   Fabio Pasquini 

scene e costumi Carlo De Marino

voci della radio Gioia De Marchis Giannini e Enzo Avolio

foto Pino Le Pera

Luci Zothause

regia Agostino Marfella 

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