la regola dei giochi

La regola dei giochi

Teatro Basilica

23 e 24 ottobre 2021

La regola dei giochi – minimalismo e ferocia

“Anche i momenti più ardui della nostra esistenza, se guardati da un punto di vista appropriato, celano il loro elemento ludico. La vita è un gioco e sta a voi scoprirne la regola: la regola dei giochi”

La regola dei giochi è la nuova produzione del Gruppo della Creta in scena al TeatroBasilica

Cinque atti unici, scritti da Anton Giulio Calenda, diretti da Alessandro di Murro e interpretati da Valeria Almerighi, Matteo Baronchelli, Jacopo Cinque, Alessandro De Feo, Alessio Esposito, Amedeo Monda, Laura Pannia e Bruna Sdao.

Ucronìa o va tutto bene, Soldato, Il Regno, Matteo e Squali, uno studio marino sono i titoli che compongono la pentalogia di Calenda nata con l’intento di portare qualcosa di nuovo nel modo di fare teatro.

Cinque capitoli a sé stanti eppure in qualche modo sottilmente connessi, divisi in due serate.

Pentalogia o antologia seriale, come lo si voglia chiamare, il lavoro rispecchia la necessità del Gruppo della Creta di cimentarsi con forme sceniche prossime al racconto breve e al gesto minimale, richiamando la struttura di certi programmi televisivi contemporanei.

I cinque atti unici differiscono in tutto, (tematiche, storie, ambientazioni, periodi storici) eppure sono sottilmente interconnessi da un stessa regola, La regola dei giochi.

In Soldato, due uomini in equipaggiamento da guerra marciano in territori nemici. Non hanno nome: si rivolgono l’uno all’altro appellandosi solo col sostantivo che indica il loro status: “Soldato”.

Nella infinita marcia contro un nemico invisibile, all’interno di due esagoni inseriti l’uno nell’altro e riempiti di sassi e terra, il più giovane rivolge una raffica di domande all’altro nel tentativo di comprendere le “logiche” della guerra.

In questo vortice di quesiti il giovane soldato affronta un percorso verso una nuova consapevolezza che raggiungerà l’acme nell’epilogo.

In Ucronìa una donna bambola è rinchiusa in una Google – scatola illuminata da luci al neon e, assistita dal Google – amico, rassicura un interlocutore virtuale e, quindi, universale, su quanto la guerra appena conclusa, che ha devastato popoli e nazioni, abbia portato benessere per coloro che sono rimasti.

In Squali, uno studio marino quattro amici sono in barca per una battuta di pesca quando il motore va in panne e si ritrovano circondati da squali. Saranno costretti a prendere delle decisioni che faranno emergere le singole personalità.

In Matteo, una coppia borghese è distrutta da un passato che ne ha stravolto la vita. Attraverso scambi feroci, sprezzanti, ironici, provocatori e stizzosi, i due protagonisti manifestano l’incapacità di comunicare, di vivere il presente e affrontare il futuro.

Ne Il Regno un uomo, seduto sulla sua amata sedia (s.a.s.) ammira, estasiato e inebetito, i propri minuscoli, ma per lui preziosissimi, confini, blaterando minacce contro chiunque li minacci. 

Una voce, però, ne segue ogni gesto e ne registra ogni biascicato lamento, quasi fosse in un assurdo reality.

I cinque atti unici de La regola dei giochi costituiscono un’analisi e una riflessione profonda e allarmante sulla nostra società, proponendo cinque scenari e situazioni completamente differenti, ma accomunati dal alcuni determinanti elementi. 

In tutti c’è una lotta contro un nemico che è sempre invisibile e che, il più delle volte, è dentro di noi ed è solo una proiezione delle nostre debolezze, fragilità e paure.

C’è sempre un richiamo all’altro: un altro diverso da noi che ci è sconosciuto, che si teme e va tenuto in scacco, sotto dominio, se non eliminato.

In tutti è continuo il riferimento alla territorialità, ad uno spazio nostro che ci fa sentire protetti e che sentiamo di dover proteggere dagli altri.

In modi diversi, il linguaggio di tutti e cinque questi atti unici è concitato,  conciso, frammentato, spesso feroce, ma anche ironico. Domina una retorica spesso illogica in cui si cela l’incomunicabilità tra le persone.

I cinque atti unici richiamano un mondo distopico, ma poi non così lontano. 

Le dinamiche sono spesso surreali, eppure emergono con forza profonde riflessioni e domande aperte sulla libertà dell’individuo, sul libero arbitrio, sulla necessità di acquisire consapevolezza di essere umani.

Il lavoro di Anton Giulio Calenda è sorprendente e spaventoso nella misura in cui riesce ad aprire gli occhi attraverso l’esasperazione di gesti e linguaggi che oggi sono per noi talmente comuni da non rendercene conto.

Anche là dove il testo sembra più lineare, si possono sempre rintracciare dei sottotesti che si insinuano subdolamente nei pensieri.

La regia di Alessandro Murro, o, forse, dovremmo dire le regie di Alessandro Murro, sfruttando a pieno le risorse in scena, riescono a mettere in luce ciò che in scena non c’è, l’invisibile di cui però si avverte sempre la presenza.

Il tutto avviene grazie anche all’interpretazione degli attori in scena, Valeria Almerighi, Matteo Baronchelli, Jacopo Cinque, Alessandro De Feo, Alessio Esposito, Amedeo Monda, Laura Pannia e Bruna Sdao,

LA REGOLA DEI GIOCHI

di Anton Giulio Calenda

cinque atti unici: “Ucronìa o va tutto bene”, “Soldato”, “Il Regno”, “Matteo”, “Squali, uno studio marino”

drammaturgia Anton Giulio Calenda

regia Alessandro Di Murro

aiuto regia Tommaso Cardelli

assistenti di regia Ilaria Iuozzo e Jessica Miceli

luci Matteo Ziglio

musiche Enea Chisci

costumiRita Guardabascio e Beatrice Nobili

direttore di Produzione Pino Le Pera

produzione Gruppo della Creta

coproduzione Fattore K

con

Ucronia: Amedeo Monda, Laura Pannia

Soldato: Matteo Baronchelli, Alessandro De Feo

Il Regno: Valeria Almerighi, Jacopo Cinque

Matteo: Alessio Esposito, Bruna Sdao

Squali: Matteo Baronchelli, Jacopo Cinque, Alessio Esposito, Amedeo Monda

Teatro Basilica: La Regola dei Giochi di Anton Giulio Calenda, regia Alessandro Di Murro

Foto di Pino Le Pera

FacebookTwitterPinterestGoogle +Stumbleupon