Roberto D’Alessandro autore, attore, regista, produttore, direttore artistico, si è diplomato al Laboratorio di Esercitazioni Sceniche di Roma diretto da Gigi Proietti.

E’ tra i fondatori del gruppo I Picari che ha segnato il teatro-cabaret dalla seconda metà degli anni ’90 per più di dieci anni

Appassionato della causa meridionalista, ci racconta come è nato questo suo grande impegno:

Nel 2010, mentre cercavo un’idea per un lavoro sui 150 anni dell’Unità di Italia, studiando Garibaldi e il meridionalismo mi sono imbattuto nel libro di Pino Aprile, “Terroni”, un saggio che ha venduto 500.000 mila copie diventando un best seller che mi ha sconvolto.

Lo spettacolo ha debuttato al Teatro Quirino il 21 marzo 2011, cioè a quasi 150 anni precisi dalla proclamazione del Regno di Italia. Se ci si pensa l’Unità d’Italia è avvenuta con la sola annessione del Regno delle Due Sicilie: mancavano il Lombardo Veneto e lo Stato Pontificio, eppure hanno proclamato il Regno di Italia.

Vittorio Emanuele II, il Re sabaudo ha continuato a chiamarsi Vittorio Emanuele II, mentre iI Re d’Italia avrebbe dovuto essere il primo; ma, alla fine, ripeto, è stata una annessione, una conquista, un baratto.

Tutto quello di marcio che abbiamo in Italia nasce da questo; la stessa costituzione dell’Italia è una rapina, una frode.

Poi ho incontrato un grande poeta calabrese Dante Maffia che ha scritto  “Milano non esiste” e ho voluto portarlo in scena: parla di un calabrese che se ne va a Milano diciottenne con il sogno che alla pensione tornerà, con tutta la famiglia che intanto si sarà fatto, a casa, nella sua Calabria. Dopo 40 anni a Milano, sposato e con 6 figli, arriva alla pensione e comunica questa sua decisione, di cui mai aveva fatto parola, alla famiglia e nessuno vuole seguirlo.

Vorrei portare l’idea del meridionalismo a teatro facendo una spettacolo su Tomhas Sankara, leader del Burkina Faso, ucciso anni ’80 in seguito ad un famoso discorso che fece all’ONU in cui diceva che il Burkina Faso non avrebbe pagato il debito pubblico perché lo aveva già pagato in termine di sangue e di tutto quello che gli è stato preso in centinaia di anni.

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Sei ideatore ed organizzatore della prima edizione del Testaccio Comic Off, settembre 2015:

Sì, è stato un grande evento, un grosso successo inaspettato. Cinquanta compagnie iscritte e sei teatri e l’anno prossimo sarà ancora più grande.

Un festival del comico in tutte le sue forme; teatro comico off perché nei teatrini, una cosa assolutamente privata (privata di tutto). Per la nuova edizione già in molti hanno dato l’appoggio.

Esiste una poetica di D’Alessandro?

Non esiste una poetica, però seguo un modo di lavorare.

A suo tempo avevo sintetizzato un’idea di manifesto culturale con Dante Maffia, nell’idea della dissolvenza, cioè raccontare il nostro tempo che è dissolvenza: ci stiamo dissolvendo, la società occidentale sta svanendo, sparisce lentamente, scolorisce, si dissolve. Avevo tentato di raccontarlo. Poi non siamo stati capaci di trovare un’idea di manifesto culturale: quello per eccellenza è quello futurista, ma quello era una cosa forte. Loro lanciavano una cosa forte. Poi siamo andato troppo al di là: l’arditezza delle forme è arrivata talmente al di là, che ha perso il senso dell’arditezza e del gesto.

Alla fine ti dico, quello che faccio è molto informato a quello che sono io culturalmente; molto capita casualmente, molto no.

Provengo dalla scuola di Proietti, andavo in quella direzione e continuo in quella direzione, un percorso di matrice popolare nel senso che va verso il popolo.

Parliamo di questo spettacolo di cui sei regista e che sarà in scena fino al 14 febbraio 2016 al Teatro degli Audaci: 3 Papà e un Bebè.

Antonio Grosso ha scritto questa commedia ispirato al film francese Tre Uomini e una culla di cui poi gli americani hanno fatto il remake Tre scapoli e un bebè. Mentre nei film si focalizzava l’attenzione sulla paternità, raccontando la storia di tre uomini scapoli, benestanti che si davano al divertimento che con l’arrivo del bambino scoprono le responsabilità della paternità e poi questo bambino viene portato via dalla madre, qui Antonio Grosso ha eliminato delle cose e aggiunte altre, dando maggiore movimento e dinamicità. Viene introdotto anche il tema della famiglia di fatto, trattato con delicatezza e semplicità.

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Arriviamo a Forza Venite Gente.

Due anni fa Michele Paulicelli mi ha chiesto di fare Forza Venite Gente e lo abbiamo portato al Festival di Albano; era una formazione nuova, c’era un ragazzo che faceva San Francesco.

Adesso Michele Paulicelli è tornato a interpretare San Francesco.

Il riferimento al grandissimo Silvio Spaccesi viene necessariamente.

Mi sono dovuto confrontare necessariamente con lui: andavo a fare i monologhi e vedevo che il mio durava quattro minuti e il suo nove e mi chiedevo come mai. Poi, vedendo, mi sono accorto che lui creava ogni volta cose nuove, aggiungendo.

Chiaramente non potevo né inseguirlo né imitarlo.

Il tuo Pietro di Bernardone parlerà in dialetto?

No, non parlerà in dialetto; non sarebbe stato giusto parlare in dialetto, sarebbe stato scimmiottare Silvio Spaccesi. Pietro di Bernardone è un padre e lo interpreterò come un padre che parla agli altri padri. Riguarda tutti i padri con tutti i  figli. Dice Pietro: “Io come facevo a capire di avere un figlio Santo?”. E’ un uomo burbero, ma anche un personaggio tenero, che ti dà la possibilità di lavorarci, scavarci, essere vero e poi farti fare una risata.

Pietro di Bernardone è un personaggio pieno di coloriture, sfaccettatto.

, però Michele in questa versione non vuole un personaggio troppo divertente; sarà diverso dal Pietro di Silvio; Silvio era molto divertente, spesso si allungava inaspettatamente nei monologhi con esiti notevoli; in questo allestimento sarà un po’ più trattenuto.

Io mi sono innamorato di questo personaggio. Forza Venite Gente è un grande musical, uno spettacolo dei record: le canzoni sono belle e sempre di grande attualità. I monologhi di Pietro sono veramente belli. Ha sempre una grandissima presa sul pubblico sia per il messaggio che lancia, ma anche perché è uno spettacolo molto divertente. E’ uno spettacolo che coinvolge sempre chi lo fa e vi assiste.

Ringrazio Roberto D’Alessandro per la sua disponibilità e per averci reso partecipi dei suoi progetti e dei propri pensieri e lo aspettiamo con trepidazione in scena nei panni di Pietro di Bernardone in Forza Venite Gente.