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Cristian Ruiz sei attore, cantante, ballerino, insomma un performer fantastico e completo.

Il tuo primo amore è stato la recitazione, nato da piccolino quando guardavi coi tuoi genitori le sit-com; poi è arrivata la danza che ha preso il sopravvento ed è diventato il tuo nuovo primo amore; infine il canto grazie a Saverio Marconi che ti ha scelto per West Side Story.

Raccontaci come è andata.

Io ero un ballerino quando Saverio Marconi mi scelse per West Side Story; lì, anche se avevo una piccola parte, dovevo recitare. Io ballavo, non recitavo, non ero un attore. Ricordo che dovevo scendere da una scala a pioli e Saverio mi disse: “Non scendere come un ballerino, scendi come un attore!”.

Io non sapevo cosa dovessi essere in West Side Story. Poi Tim Connell ha rimontato i pezzi: non voleva danza, doveva essere uno spettacolo No Dance, dovevo ballare senza ballare, non sapevo cosa volesse dire.

A proposito della danza c’è una cosa che colpisce molto quelli della mia, nostra generazione: tra i vari grandi maestri che hai avuto, tu hai danzato sotto la guida di Debbie Allen! Quella di Saranno Famosi. Raccontami qualcosa! Era così severa come nel telefilm?

Ho studiato con Debbie Allen a Los Angeles: lei è una persona umile, puliva la sala insieme a noi. Gli americani sono diversi, hanno un mood diverso: sono più sciolti, non si cristallizzano nei ruoli. Le sue lezioni erano fantastiche: quel jazz con contaminazioni afro.

Penso spesso con divertita gioia ai casi della vita: qualche “annetto” fa ero in platea ad assistere al musical che mi aprì definitivamente verso questa strada: Grease con Lorella Cuccarini e Giampiero Ingrassia. Pensare che su quel palco c’eravate te, Stefania Fratepietro, Michele Carfora, Giuseppe Galizia e tanti altri che ancora oggi sono punti fermi nel musical italiano è emozionante, ti fa sentire come se avessimo cominciato insieme un viaggio, poi voi siete arrivati molto oltre.

Parliamo di Grease, grandissimo successo di pubblico e critica: però in un’intervista precedente poi hai dichiarato: poi le cose sono precipitate. 

Perché?

Grease è stato un grandissimo successo, ha aperto una strada in Italia. All’inizio è stata dura, difficile: dovevamo confrontarci con un mito e la pressione era notevole, pretendevano tanto. Poi è partito ed è stato un successo; allora ci hanno lasciato fare ed è andata alla grande. 

Quando ho detto che le cose sono precipitate intendevo dire che dopo Grease le cose   sono andate avanti bene, ho sempre lavorato. Non ho mai dovuto fare un altro lavoro. Anche se c’è stato un momento, da giovane, in cui vedevo i miei coetanei che lavoravano e allora mi sono detto che forse anche io mi sarei dovuto trovare un lavoro più “ordinario”. A quel tempo avevo presentato domanda di assunzione da David Mayer: il giorno in cui dovevo cominciare a lavorare da loro mi chiamarono per uno spettacolo e da lì non ho più lasciato.

Hai inoltre dichiarato che Happy Days sarebbe dovuto essere il nuovo Grease, ma si trattava di un’operazione strana che non andò come si pensava: quali sono gli elementi che determinano il successo di uno spettacolo, quali le discriminanti? 

Il musical di Happy Days è nato dalle ultime puntate dell’ultima stagione del telefilm. Rispetto a Grease che nasceva come film musicale con due stelle come John Travolta ed Olivia Newton John, Happy Days ha avuto una storia diversa e nell’impostazione di questo lavoro c’è stata una scelta diversa. E’ stato un buon lavoro, un buon prodotto mosso da scelte di un certo tipo.

Il tuo curriculum è lunghissimo e pieno di lavori diversi e importanti: abbiamo ricordato West Side Story e Grease, ma poi ci sono: La febbre del Sabato Sera, Jesus Christ Superstar in varie edizioni e ruoli diversi; My Fair Lady; Rent, Hairspray; Cats; Fantasmi a Roma; Ghost e tanti tanti altri.

Ce n’è uno che ti è rimasto dentro più di altri?

Processo a Pinocchio lo adoro: mi sono innamorato subito di questo spettacolo e ci ho creduto e ci credo molto. Mi sono divertito molto a prepararlo.

Un altro spettacolo che ho adorato è Rent: mi appassiona ancora oggi anche se forse la storia non è più così attuale.

Per te che hai cavalcato la storia del musical italiano dall’inizio fino a oggi, cosa è cambiato negli anni? Come sono cambiate le produzioni e come è cambiato il gusto del pubblico?

Oggi esistono poche Produzioni grandi e tante piccole Produzioni. Non ci sono soldi o ce ne sono pochi ed è difficile fare gli spettacoli di una volta.

Però queste piccole Produzioni nel tempo hanno acquisito know how, esperienza, competenza e professionalità. Con le piccole Produzioni è possibile fare cose nuove, sperimentare. Non c’è il grosso nome in cartellone che richiama il pubblico, però si crea un pubblico diverso. Abbiamo il nostro pubblico che ci segue, ci sono persone che vengono a teatro e tornano a vederci. Si crea un legame di fedeltà del pubblico.

A questo proposito: tu sei sempre gentile e sorridente con tutti. Il pubblico ti aspetta fuori dal teatro e tu saluti sempre tutti gentilmente. Non lo fanno tutti. Dimostri sempre un senso di riconoscenza verso il pubblico.

Mi piace salutare chi viene a vedere lo spettacolo. Il pubblico è come la gente che viene a casa tua, a Teatro e quando va via la saluti. Certo capitano momenti in cui sei più stanco o magari influenzato, allora lo dico, saluto tutti, ma mi scuso e mi trattengo meno.

In tutti questi anni avrai avuto dei momenti meno facili: come si fa rimanere Cristian Ruiz in quei momenti?  Come si fa a non cedere, a mantenere sempre il sorriso e ad avere la forza di andare avanti?

Io sono un uomo che ama la pace e la serenità. Mi piacciono gli ambienti sereni: non amo lo scontro, non è necessario. Faccio sempre in modo di creare un rapporto armonioso con le persone con cui lavoro, scambiando opinioni, ma non cercando mai, anzi evitando, lo scontro. Ci sono persone a cui piace scontrarsi, per me non è necessario. Ho anche io i miei momenti di nervosismo personali, allora lo dico e mi concentro per essere tranquillo e gli altri mi rispettano.

In che direzione stanno andando il Teatro e il Musical italiani?

I buoni prodotti ci sono, quello che manca è il budget; bisogna trovare una mediazione e cercare di fare più cose. Adesso le tournée sono molto più brevi. Una volta era impensabile fare due lavori insieme, lavorare per due Produzioni. Oggi sono più malleabili e si può lavorare contemporaneamente a più cose. E’ comunque un momento di risalita. 

…a presto con la seconda parte dell’intervista a Cristian!

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