il grande inquisitore

OFF/OFF Theatre

8 gennaio 2022

Il grande Inquisitore – Il peso della libertà

E’ andato in scena all’OFF/OFF Theatre, Il Grande Inquisitore di Fëdor Dostoevskij, spettacolo adattato, diretto ed interpretato da Daniele Salvo in scena con Melania Giglio e Daniele Ronco.

Il Grande Inquisitore porta in scena un capitolo dell’opera I fratelli Karàmazov di Dostoevskij

che può essere benissimo estrapolato dall’intero romanzo e letto, rappresentato e analizzato a sé, come espressione degli elementi psicologici, antropologici e di filosofia della religione propri dell’autore russo.

Ivàn Karamàzov espone al fratello Aleksej (Alëša) un racconto allegorico di sua invenzione, ambientato in Spagna ai tempi della Santa Inquisizione.

Millecinquecento anni dopo la sua morte, a Siviglia, Cristo torna sulla terra. Le strade della città sono piene dei roghi degli uomini che il Grande Inquisitore ha condannato come eretici.

Mentre cammina tra la folla che lo riconosce e lo circonda, acclamandolo, Gesù viene catturato su ordine del Grande Inquisitore e rinchiuso in prigione.

Nel carcere buio, il Grande Inquisitore muove la sua feroce accusa contro Gesù e lo condanna a morte.

Nella sua lunga arringa contro il Messia, il Grande Inquisitore affronta temi della filosofia morale, filosofia politica, filosofia della storia e filosofia della religione fondanti.

In particolare, il grande tema dibattuto è quello della libertà dell’essere umano, considerata dal Grande Inquisitore come il più grande fardello dell’uomo.

Il libero arbitrio, costituisce un peso per l’uomo, incapace di scegliere tra il bene e il male. L’uomo, essere vile e spregevole, non è capace di anteporre il bene al proprio interesse.

L’unica soluzione è quella di creare un’organizzazione fortemente gerarchica che detti regole ferree all’interno delle quali l’uomo possa scoprire i limiti della propria libertà.

Il Grande Inquisitore si presenta, così, come liberatore degli uomini dal peso della libertà attraverso il miracolo, il mistero e l’autorità, perché la grande libertà che Gesù è venuto a portare è per gli uomini una maledizione.

Quello tra il Grande Inquisitore e Gesù, non è un dialogo. Il Cardinale inquisitore espone la propria visone del mondo, opposta a quella di Gesù che rimane sempre in silenzio.

Come unica risposta Egli si avvicina al vecchio Inquisitore e lo bacia sulle sue vecchie labbra esangui: “il vecchio sussulta (…) e lo lascia andare per le oscure vie della città”.

Portare Dostoevskij a teatro è impresa ardua,

perché non si tratta di rappresentare un racconto, ma il suo pensiero: non è solo narrazione, ma riflessione sull’uomo.

Si richiede all’attore un grande lavoro di interpretazione che sia carico di emotività e faccia sentire prepotente la propria presenza scenica.

Daniele Salvo rappresenta i dubbi, il cinismo e la sfrontatezza di Ivan e la ferocia e smania di potere del Grande Inquisitore disegnando due personaggi reali carichi di turbamenti e frustrazioni.

Al suo fianco Daniele Ronco nei panni del fratello minore Alëša, timorato di Dio e poi in quelli di Cristo: un Cristo, inerme, imbelle, muto, quasi rassegnato a farsi mettere al patibolo un’altra volta dall’umanità.

La rappresentazione è carica di segni, simboli e allegorie

necessari a rappresentare i diversi aspetti della riflessione dello scrittore russo intorno all’uomo, che Daniele Salvo, con la sua regia, sa gestire grazie alla potente visionarietà a cui ci ha abituati, ma di cui non ci si sente mai stanchi.

Gli elementi razionali, teorici e cognitivi sono concentrati su Ivan; quelli più pragmatici, cinici e, allo stesso tempo speculativi, sulla figura del Grande Inquisitore; in Alëša vivono gli elementi più umani e sensibili e nella figura del Cristo, quelli più spirituali.

E’nel terzo, fondamentale personaggio de Lo spirito nero che è incarnato l’elemento mistico.

il grande inquisitore

Melania Giglio aleggia come uno spirito sulla scena, attraversando il tempo: prima come spirito al fianco di Ivan, la sua coscienza forse,  una voce espressione del suo lato più intimo e nascosto; come uno spirito nero, il diavolo, dopo, presenza oscura e cupa che incombe su Gesù e lo tenta attraverso le promesse lusinghiere del Grande Inquisitore.

Come sempre, la potenza espressiva ed evocativa di Melania carica di mistero e misticismo l’intera messa in scena, conferendole un senso di orrore incombente, sempre suscitato, mai compiuto o tradotto in azioni.

La scena di Alessandro Chiti riporta, dapprima, ad un ambiente rustico e semplice di una locanda, con una tavola, panche e banchetti in legno, per poi trasformarsi nel patibolo di Cristo.

Il tappeto di foglie ingiallite a terra, oltre a evocare una stagione di transizione, richiama la classica immagine degli ambienti rappresentati nei drammi degli autori russi.

I veli neri tagliati che circondano la piccola scena centrale dai tre lati, dividono il noto dall’ignoto, il reale dallo spirituale. Dagli spazi tra le tele l’elemento spiritico incarnato da Melania si affaccia sulla scena e fa il suo ingresso, tra gemiti, lamenti e canti latini.

La musica di Patrizio Maria D’Artista riesce a creare un’atmosfera inquietante, di continua sospensione del tempo, affiancando alle suggestioni delle antiche musiche di chiesa o alle arie delle preghiere cantate in latino, suggestioni gotiche.

IL GRANDE INQUISITORE
Di Fëdor Dostoevskij

Adattamento e regia di Daniele Salvo

Con
Daniele Salvo (Ivan – Il Grande Inquisitore)
Melania Giglio (Lo spirito nero)
Daniele Ronco (Alesa)

Scene Alessandro Chiti – Costumi Daniele Gelsi
Musiche originali Patrizio Maria D’Artista – Luci Giuseppe Filipponio

Assistenti alla regia Riccardo Parravicini, Matteo Fiori
Understudies Riccardo Parravicini (Ivan / Alesa) – Matteo Fiori (Alesa)
Una produzione: Centro Studi Viačeslav Ivanov (Roma) con il contributo di GAZPROMBANK / Fahrenheit 451 Teatro / Teatro Maria Caniglia (Sulmona) / Mulino ad Arte
Elaborazione grafica Michele Salvezza

Foto di Tiziano Ionta

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