globe occupato

I lavoratori precari dello spettacolo dal vivo, raccolti sotto il nome di Rete dei lavoratori dello spettacolo, hanno occupato il Globe Theatre di Roma per richiedere un reddito continuo, una formazione retribuita permanente e una revisione dei criteri di finanziamento pubblico.

Globe Theatre occupato: scatta la polemica sui social

Immediata è stata la reazione di altri lavoratori dello spettacolo dal vivo sui social, una reazione indignata arrivata da più parti e, c’è da dire, numericamente più consistente rispetto al gruppo di occupanti.

La prima cosa che ha fatto indignare tutti è il fatto che questa occupazione, caldeggiata dal Teatro di Roma, sia proprio al Globe, nemmeno un anno dopo la morte del suo pregiato direttore artistico Gigi Proietti, e, in più, forse l’unico teatro che avrebbe potuto riaprire e fare stagione vista la sua stessa struttura aperta, dando lavoro a decine e decine tra attori, tecnici e figure professionali varie.

Però, pare esserci molto di più: la situazione, sicuramente molto chiara a chi la vive e a chi la respinge, è alquanto oscura per l’opinione pubblica.

Al momento, la polemica, forte e pungente che arriva spesso ad eccessi che rasentano gli insulti, è solamente interna e manifestata sui Social.

Sono moltissimi gli artisti che denunciano come scandalosa un’iniziativa siffatta, nei modi e nei termini.

C’è che parla di scelta politica; c’è chi individua nei manifestanti al Globe gli stessi che occuparono per anni lo storico e meraviglioso Teatro Valle portandolo ad una rovina peggiore di quella in cui già versava.

Tutti coloro che criticano fortemente questa iniziativa, poi, condannano l’individualismo di piccoli gruppi a fronte di un movimento collettivo più forte che si è costituito soprattutto in quest’ultimo anno; a loro volta, però, i manifestanti denunciano di essere stati tagliati fuori da queste discussioni.

In un’intervista rilasciata ad Alessia De Antoniis sulla testata Unfolding Roma Marco D’Amelio

ha dichiarato come il movimento e questa iniziativa vogliano portare ad un dialogo con tutte le istituzioni, non solo il Ministero della Cultura, per una riforma globale del settore.

Eppure, dai loro più numerosi colleghi che trovano questa situazione aberrante e assurda, additandola come atto politico, questi stessi individui non vengono considerati lavoratori dello spettacolo, ma prestatori occasionali si potrebbe dire, persone che non vivono del mestiere di attore e che non raggiungono ore contributive degne di farli considerare professionisti del settore o semplicemente lavoratori a tutti gli effetti

Nell’intervista citata, D’Amelio fa un’affermazione molto importante e condivisibile sotto molti punti di vista:

“Noi abbiamo fatto manifestazioni con centinaia di persone e, contemporaneamente, c’erano manifestazioni di sigle sindacali con venti persone. Addirittura noi abbiamo al nostro interno lavoratori appartenenti ai sindacati confederali che stanno disconoscendo il percorso dei sindacati stessi”

Eppure, chiunque stia seguendo un po’ le vicende del teatro italiano in questo ultimo anno e più di pandemia, sa anche che molte cose sono state fatte molti, passi segnati come la creazione di U.N.I.T.A. Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo  e la sua attività anche di  dialogo con le Istituzioni.

Purtroppo il comparto dello spettacolo dal vivo soffre da sempre di una mancanza di organizzazione e compattezza dovuta anche all’assenza di un riconoscimento di categoria.

Problema immenso che solo gli stessi lavoratori dello spettacolo possono spiegare e che, purtroppo, non è emerso mai abbastanza agli occhi dell’opinione pubblica proprio a causa della scarsa considerazione di questo settore, primo fra tutti da parte delle Istituzioni e poi da parte della gente stessa.

Ahimè, si sa, non si parla di calcio, ma di cultura.

La notizia dell’occupazione è rimbalzata con un’ampio servizio sul Tg 3 regionale, mentre sarebbe da capire come mai gli oppositori, ben più numerosi, non abbiano trovato altro modo di lamentarsi che sui Social, senza volere o riuscire a farsi sentire attraverso canali di informazione ufficiali.

Se è vero che magari per i canali di informazione ufficiali e mediatici l’interesse è marginale, esistono ormai tantissime testate serie che si occupano di attualità, cultura e specificamente di teatro.

Perché nessuno di loro ha pensato di rilasciare dichiarazioni a questi mezzi di informazione che essendo più settoriali, raggiungono immediatamente un pubblico interessato all’argomento, così da contribuire alla creazione di una consapevolezza sociale e civile?