fedez

Fedez in difesa dello spettacolo dal vivo ha detto più di chiunque in un anno.

Ieri, al concerto del 1 maggio, è scoppiata una bomba politica e mediatica che è immediatamente rimbalzata sui Social e sulle testate giornalistiche.

A innescare questa bomba è stato il tanto acclamato, ma anche tanto contrastato e criticato rapper italiano Fedez.

Il discorso di Fedez ha toccato tre grandi nodi principali: la preventiva censura che la RAI avrebbe voluto applicare al suo discorso, che Ilaria Capitani, vicedirettrice di Rai 3 ha definito “inopportuno”; un discorso rivolto al Presidente del Consiglio Mario Draghi sul mondo dello spettacolo; un eloquente e forte discorso in difesa del DDL Zan.

In questo articolo mi interessa parlare del focus che Fedez è riuscito a mettere, con poche, precise parole, sulla disastrosa situazione in cui versa il mondo dello spettacolo dal vivo.

Perché Fedez è stato, forse, l’unico che nell’ultimo anno e passa abbia parlato come si deve in difesa di questa categoria.

Sicuramente Fedez parte da un posizione notevolmente avvantaggiata essendo lui un personaggio pubblico di enorme successo, non solo per la sua carriera musicale e televisiva, ma anche per essere il marito della super  influencer Chiara Ferragni.

A prescindere dai giudizi sulle qualità artistiche di Fedez, è inoppugnabile che il suo intervento a favore dell’intera categoria del mondo dello spettacolo dal vivo, sia stato forte e che vada accolto con tripudio da chiunque appartenga a questa categoria.

Sono certo che avrà un’importante risonanza e credo che ora la classe politica non possa esimersi dal dare un risposta.

Possiamo dire ciò che vogliamo, fatto sta che questo ragazzo di 31 anni, visibilmente emozionato, ci ha messo la faccia esponendosi in prima persona e assumendosi le responsabilità di quello che stava per dire, utilizzando il proprio potere mediatico per perorare delle cause non personali, ma sociali e collettive.

Forte del suo successo e dei suoi soldi, poteva benissimo starsene a casa con moglie e figli, oppure andare al concerto, fare il proprio pezzo e andarsene.

Invece, ha messo la propria faccia e popolarità al servizio del bene comune: d’altronde anche questo dovrebbe essere il senso della Festa dei lavoratori.

Nessun altro esponente del mondo dello spettacolo dal vivo è intervenuto in questo lungo periodo di fermo lavorativo dovuto alla pandemia, con altrettanta forza, con altrettanta efficacia, con altrettanta potenza sia verbale che mediatica.

Nemmeno i grandi cantanti intervenuti durante la bellissima e importantissima manifestazione dei Bauli in piazza dei giorni scorsi a Roma, sono stati capaci di mandare un messaggio così forte.

L’intervento di Fedez, le sue parole asciutte, secche; il suo rivolgersi direttamente al Presidente del Consiglio (“Caro Mario”), hanno saputo aprire un muro che nessun altro suo collega ha avuto il coraggio o la forza di abbattere.

E lo ha fatto da un palco importante e fortemente simbolico come quello del concerto del 1 maggio.

Leggiamo le parole di Fedez, poche semplici parole con le quali il rapper ha tratteggiato perfettamente, la situazione di questo nel nostro Bel Paese: 

Buon 1 maggio, buona festa a tutti i lavoratori anche a chi un lavoro ce l’ha ma non ha potuto esercitarlo per oltre un anno. E quale migliore occasione per celebrare questa festa dei non lavoratori se non un palco.

Per i lavoratori dello spettacolo questa non è più una festa.

Caro Mario, io capisco perfettamente che il calcio è il vero fondamento di questo Paese, però non dimentichiamo che il numero dei lavoratori del calcio e il numero dei lavoratori dello Spettacolo si equivalgono.

Quindi non dico di spendere qualche soldo, ma almeno qualche parola, un progetto di riforma in difesa di un settore che è stato decimato da quest’emergenza e che è regolato da normative stabilite negli anni 40 e mai modificate sino ad oggi.

Quindi Caro Mario, come si è esposto nel merito della SuperLega con grande tempestività  sarebbe altrettanto gradito il suo intervento sul mondo della cultura italiana. 

Probabilmente gli amanti del calcio adesso potrebbero infuriarsi per aver messo sullo stesso livello la sacralità dello sport nazionale e i “passatempi artistici” di centinaia di migliaia di lavoratori dello spettacolo.

Sarebbe bello, invece, che si creasse, finalmente, una solidarietà tra tutte le categorie in questo momento svantaggiate.

Eppure, si sa, il dio denaro è più forte di tutto e dove circolano milioni e milioni di euro, dove ci sono interessi così importanti, lì è territorio intoccabile.

Allora ben venga che un personaggio popolare come Fedez abbia detto queste parole (e anche tutte le altre, guardatevi il video e leggete l’intero discorso), denunciando un immobilismo politico che sta uccidendo lo spettacolo dal vivo e non solo e che è sotto gli occhi di tutti, ma che a molti, forse, non conviene attaccare.