Cessi pubblici. Teatro Filodrammatici di Milano, 22 febbraio 2017

Recensione di Carlo Tomeo

CARLO TOMEO FOTO

Ci sono vari modi per raccontare l’evoluzione (o anche l’involuzione) che un Paese ha subito in un certo numero di decenni. Uno di questi può essere il teatro: procedendo con una storia lineare e realistica, raccontando fatti concreti, oppure ricorrendo a episodi, anche essi  reali e concreti, che però sono una metafora che faccia capire, attraverso il cambiamento di costumi di una certa pratica cui il popolo è abituato, quanto il Paese stesso si sia mosso negli anni nel bene o nel male.

È questo il caso di “Cessi pubblici” una commedia in tre atti che racconta, attraverso il cambiamento subìto dal punto di vista formale dei luoghi dove la gente si reca per i propri bisogni corporali.

La pièce fu iniziata nel 1998 da uno dei più grandi drammaturghi cinesi Gao Shixing ed ebbe diversi rimaneggiamenti, fino a terminare nel 2003 e rappresentata per la prima volta l’anno successivo al Teatro Sperimentale  dell’Accademia Centrale di Teatro di Pechino.  Shixing fu “scoperto” dal regista sinologo Sergio Basso che ha vissuto a Pechino per due anni e ha avuto la fortuna di conoscere nel 2003 anche Lin Zhaohua uno dei più grandi registi cinesi e amico di Shixing, proprio quando quest’ultimo, dopo i numerosi successi ottenuti negli anni precedenti, aveva ultimato di scrivere “Cessi pubblici” .

Sergio Basso racconta nell’introduzione del libro riportante il testo della pièce (tradotta da lui stesso in italiano e stampata proprio quest’anno dalla Cue Press), che quando si trovava a Pechino, era molto difficile intervistare il grande regista Lin Zhaohua perché la Cina era piena di stranieri che per studio o altri tipi di lavoro, desideravano incontrarlo, tuttavia l’agente del regista non riusciva a trovare una data utile per soddisfare queste richieste, essendo troppe numerose. Ma, allo scoppio di un’epidemia di polmonite atipica chiamata Sars, gli stranieri furono espatriati, per cui, Sergio Basso, restato a Pechino, rappresentava uno dei pochissimi studiosi che avrebbe potuto conoscere e intervistare Zhaohua, che gli raccontò tutti i trascorsi di Gao Shixing e dei suoi successi teatrali.

Ora finalmente possiamo anche noi conoscere questa commedia cinese che consta di tre atti e copre un periodo che va dal 1975 al 1995 e racconta, attraverso lo stato in cui si trovavano e si trasformavano i cessi pubblici cinesi durante il ventennio. Nel 1975 erano praticamente in uno stato per noi inimmaginabile. Divisi in due reparti, uno per le donne, l’altro per gli uomini, e i bisogni corporali venivano fatti in comune, erano spesso luoghi di incontro dove non si provava pudore ma l’idea di comunanza, che era nata con la rivoluzione culturale quasi un decennio prima, si applicava anche in quest’azione cosa che, secondo il  senso comune, sarebbe dovuta essere riservata. Al primo atto, che si conclude con il 1985, assistiamo alle conversazioni le più varie, ai racconti di vari accadimenti, alle lamentele del vecchio Shi che aspetta l’arrivo dalla capitale del figlio Shy-Ye, che dovrà sostituirlo nella pulizia dei cessi. Nel secondo atto si capisce che i tempi stanno cambiando anche per la Cina e i cessi pubblici vengono messi da Shy-Ye a pagamento. Nel terzo atto, siamo nel 1995, e le condizioni economiche della Cina sono migliorate. Ora i cessi, oltre che essere a pagamento e costare di più, hanno acquisito il dono della riservatezza, la pulizia è molto più accurata e il popolo non cerca più la comunanza perché ormai il nascere del benessere lo ha abituato all’individualismo. Rimane una forma di spaccatura tra la vecchia e la nuova generazione, ma quest’ultima prende sempre di più il sopravvento: verso la fine dello spettacolo una donna in vesti occidentali canta una canzone rock-post punk a dimostrazione che la globalizzazione ormai sta includendo anche la Cina che, anzi, ne fa tesoro per prendervi parte sempre più attiva.

E intanto viene ripetuta e anche proiettata la frase di Mosè che diceva di coprire i propri escrementi: altro segnale che porta a ricordare che la salute è segno di benessere. Tuttavia secondo alcune tesi il gatto libero copre le sue feci per non lasciare traccia della sua presenza (lo fa anche il gatto di casa ma perché l’azione fa parte del suo istinto) e anche questo ha un significato ma diverso a quello attribuito alla frase di Mosè: il significato è il nascondere le tracce del vero se stesso.

Significativa la frase di Guo Shixing: “ Quando i cessi erano brutti e appartenevano a tutti, i cinesi erano felici, ora che sono più belli e privati i cinesi sono diventati tristi”

Sergio Basso ha portato in scena “Cessi pubblici”(come usa adesso molto spesso, specie nel teatro contemporaneo) in un unico atto che comprendeva i tre originali e ha scelto 12 attori dei 19 richiesti dal testo e che, in realtà, sarebbero stati anche inutili. Gli attori sono stati scelti non secondo il sesso ma secondo la loro bravura, o meglio “l’aura”, così l’ha chiamata il regista che ciascuno di loro gli ispirava. Questo stante alla risposta che Basso ha dato nell’incontro del dopo spettacolo a uno spettatore che chiedeva come mai alcuni personaggi maschili venissero interpretati da donne.

E qui bisogna ammettere che il regista ha “scoperto” veramente delle “aure “ pertinenti alla pièce che, oltre ad avere avuto il merito di far conoscere anche in Italia un testo teatrale cinese, si è rivelato vivace nonostante il tema fosse la metafora di un periodo passato e di un futuro: la differenzazione tra il pubblico e il privato che, a seconda del modo di pensare (e vivere) dell’uomo odierno può significare rimpianto o sguardo verso un futuro ritenuto migliore.

Teatro giustamente esaurito in ogni ordine di post e quasi sold out per tutta la settimana.

Al termine dello spettacolo, Guo Shixing e Sergio Basso hanno incontrato il pubblico e risposto alle sue domande.

Cessi pubblici

di Guo Shixing

traduzione  e regia Sergio Basso

con Lidia Castella, Cristina Castigliola, Federico Dilirio, Mele Ferrarini, Mattia Giordano, Eva Martucci, Paolo Mazzanti, Francesco Meola, Lucia Messina, Elena Nico, Matthieu Pastore, Alessandra Raichi

acting coachKarina Arutyunyan

assistente alla regia Lucia Messina

scenografia Federica Pellati

direzioni cori Camilla Barbarito

produzione  Teatraz

musiche originali  Banda Fenice

in scena al Teatro Filodrammatici di Milano fino al 26 febbraio.

Il drammaturgo Guo Shixing che aveva già incontrato il pubblico milanese il 16 febbraio scorso all’Università statale, è presente a Milano per tutta la settimana e terrà successivamente conferenze per presentare il suo libro e lo spettacolo a Torino, Roma, Firenze, Enna