caso mai

Caso, Mai, lo spettacolo di Simone Guarany, in scena al Cometa Off di Roma, affronta, con attenzione e grande rispetto, il tema del fine vita.

L’intreccio racconta la storia di due giovani coppie che si trovano improvvisamente catapultate nell’abisso della malattia alla quale reagiscono in maniera differente.

Da una parte ci sono Massimiliano (Simone Guarany) e Flaminia (Licia Amendola).

Massimiliano disegna e lavora da casa; è un ragazzo semplice e innamorato. Flaminia è una ragazza intelligente, ma fragile. La loro vita di coppia scorre serena in una routine che appartiene a loro.

Poi ci sono Giuseppe (Marco Giustini) e Paola (Maria Sessa): Giuseppe ha perso i genitori quando aveva vent’anni, lavora in palestra ed è uno spirito libertino. Paola è una ragazza buona e insicura, profondamente innamorata del proprio fidanzato. Entrambe le coppie convivono.

Mentre la vita trascorre uguale come tutti i giorni, all’improvviso una tragedia si abbatte sulle loro vite: Massimiliano e Giuseppe vengono colpiti dalla SLA.

Si ritrovano ricoverati nella stessa stanza d’ospedale, seguiti da un medico bravo e umano, il dott. Giomberti (Giorgio Gobbi) e da Suor Lucia (Giulia Bornacin), che è anche fisioterapista, molto franca e pungente.

Velocemente, la loro vita cambia radicalmente: il decorso della malattia è diverso per entrambi, come diverso è lo stato d’animo con cui i due ragazzi affrontano il loro lento e doloroso cammino verso la fine.

A un certo punto, si troveranno a dover fare una scelta: fare di tutto per vivere o fare di tutto per morire.

La malattia degenerativa di Massimiliano e Giuseppe non coinvolgerà solo loro, ma stravolgerà la vita anche delle loro fidanzate, uniche altre persone vicine e presenti nella loro vita, mettendo a dura prova anche la loro resistenza fisica e psicologica.

caso mai
CASO, MAI

Caso, Mai è uno spettacolo ben scritto che rivela un buon lavoro di ricerca sull’argomento e usa una corretta terminologia risultando comunque facilmente comprensibile.

Il testo racconta con immediatezza la vita di quattro persone che precipitano da un momento all’altro in un profondo sconcerto e dolore, trovandosi a dover fare i conti con una malattia che non lascia scampo, affrontando nuove, drammatiche e sconvolgenti emozioni.

Massimiliano e Giuseppe dovranno scegliere se adeguarsi a un corpo che non risponde più ai loro pensieri e comandi, divenendo totalmente dipendenti da qualcun altro; allo stesso tempo, Paola e Flaminia dovranno affrontare l’enorme e schiacciante peso della malattia e delle conseguenze sulle loro vite.

Anche il dott. Giomberti e Suor Lucia verranno colpiti in maniera personale dalle vicende e ne saranno trasformati.

Simone Guarany riesce a presentare molto bene il duro e travolgente decorso di una malattia degenerativa (qui è la SLA, ma potrebbe essere qualsiasi altra malattia degenerativa) toccando le paure, le angosce, il dolore e la frustrazione di queste disgraziate vittime, sollevando considerazioni sulla dignità della vita e sulla speranza, instillando nella mente del pubblico domande esistenziali molto importanti. 

Decisamente apprezzabile è il fatto che Guarany si guardi bene dal fornire risposte: non viene presentata una soluzione ai dilemmi esistenziali di questi ragazzi; non ci sono un modo giusto e un modo sbagliato di reagire.

L’unico pensiero personale che si può dedurre dal testo di Guarany è una propria convinzione sull’inesistenza del Caso (da cui il titolo dello spettacolo).

Massimiliano e Giuseppe vivranno la loro malattia in maniera diversa, ma combattere o decidere di non combattere hanno lo stesso grado di dignità, perché rinunciare a combattere non significa perdere, ma è solo un altro modo di scegliere come poter vivere e come poter morire.

Tutti i personaggi, poi, sono adeguatamente approfonditi e presentati con una personalità ben definita.

La regia di Simone Gaurany e Licia Amendola è ben congegnata: la scena viene idealmente divisa in tre spazi: avanti i due ambienti domestici in cui vivono le coppie e, successivamente, la camera d’ospedale dei ragazzi; dietro, lo studio del dott. Giomberti.

Anche l’avvicendamento alternato della narrazione, che passa ogni volta da una coppia all’altra è ben diretto e non crea strappi.

Quello che forse andrebbe pensato è di rendere la prima parte più leggera ed energica, in modo da creare un maggiore contrasto emotivo con la seconda parte decisamente più drammatica, nonostante l’inserimento di alcuni bei momenti che riaccendono i colori.

Tutti e quattro danno un’interpretazione molto aderente ai propri personaggi, nonostante si debba notare che Simone Guarany è più coinvolgente e convincente di Marco Giustini e questo non è dovuto solo al diverso modo in cui loro personaggi vivono la propria condizione, ma all’intenzione profonda che muove la loro recitazione.

Il personaggio di Suor Lucia è davvero un ottimo elemento di contrasto con gli altri personaggi, grazie anche alla bellissima caratterizzazione che ne fa Giulia Bornacin.

Alcune dinamiche devono essere ancora ben rodate per rendere più fluida la relazione, soprattutto emotiva, tra tutte le coppie di personaggi (Massimiliano e Flaminia, Giuseppe e Paola, dottore e Suor Lucia) ma nel complesso è stata decisamente una buona prima.

Nel cast è presente anche una breve apparizione di Federica Proia.

La scenografia di Fabrizio Piergiovanni segue la divisione in due della scena inserendo elementi di arredamento diversi. 

Lo spettacolo è poi arricchito dalle musiche originali di Giacomo Vezzani

“CASO, MAI – L’imprevedibile virtù della dignità” 

di Simone Guarany

Regia: Licia Amendola & Simone Guarany

Aiuto Regia: Giulia Bornacin

Scenografia e fotografia: Fabrizio Piergiovanni

Costumi: G.d.F. Studio

Produzione: Calabria Movie

Musiche originali: Giacomo Vezzani

Foto di Matteo Nardone

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