locandina Canto della Rosa Bianca - Indole Teatro

 

Per la prima volta a Roma, la compagnia Indole Teatro, costituita da giovani attori diplomati all’Accademia d’Arte del Dramma Antico, ha portato in scena, presso il Teatro Le Maschere,  lo spettacolo Canto della Rosa Bianca. Studenti contro Hitler. Monaco 1942/43 di Maurizio Donadoni.

Lo spettacolo è un interessantissima testimonianza di uno dei periodi più tragici per la storia dell’umanità, strutturato e raccontato attraverso l’utilizzo di documenti storiografici reali.

Si parte presentando, a volo d’uccello, ma documenti alla mano, la famiglia di origine di Adolf Hitler, la sua nascita, il suo percorso scolastico pieno di insuccessi e poi interrotto e la sua assurda ascesa militare e poi politica, basata su una fitta propaganda pubblicitaria piuttosto che su programmi reali e in qualche modo concreti.

Dopo questa prima parte biografica, si arriva alla Germania degli anni trenta, quando ormai Hitler è protagonista della scena politica e la sua vita e attività si intrecciano alle storie degli studenti del movimento universitario Weisse Rose, la Rosa Bianca, che dapprima silenziosamente e in segreto, poi sempre con maggiore determinazione e coraggio portarono avanti un movimento di opposizione politica che fece molto rumore.

Nonostante questo tipo di rappresentazioni non appartengano al mio genere, non per il tema trattato, ma per la tipologia dell’allestimento, non posso non tentarne un’analisi quanto più obiettiva possibile.

Innanzitutto il tema affrontato è importante, fondamentale ed è trattato con grande precisione senza cedere a facili sentimentalismi o pietismi. Il suo essere basato su documenti storici, anche poco conosciuti, e rappresentato sotto forma di documentario drammaturgico lo fa rientrare nell’ambito del teatro civile basato sulla ricerca storiografica in cui l’attore, attraverso l’uso di varie arti performative, porta in scena una testimonianza forte di identità civile e politica.

Canto della Rosa Bianca è, quindi, un forte richiamo a non dimenticare.

L’andamento della rappresentazione, però, non è omogeneo. Nonostante si tratti di un atto unico di poco più di un’ora, si avverte una netta cesura tra una prima e una seconda parte.

Si comincia, come detto, con la presentazione delle origini di Hitler, tracciandone una rapida, allarmante, biografia. In questa parte si utilizza la figurazione propria dell’avanguardia del primo novecento: rapide e brevi  scene a se stanti, piccoli quadri di carattere satirico.

Nella seconda parte si cambia stile e ci ritroviamo in uno svolgimento più teatrale, più rappresentato, in cui gli attori mettono a confronto i proprio personaggi in azioni e dialoghi più fitti e ritmati. E’ tutta la parte che presenta il movimento de la Rosa Bianca, ne spiega l’ispirazione, ne racconta le azioni, il suo svilupparsi, le aspirazioni e le illusioni.

In mezzo c’è qualcosa che spezza: le due parti non riescono a mantenere un continuum e c’è qualcosa che fa calare l’attenzione, nonostante la continua presenza di un narratore (alcuni attori in alternanza) a fare da filo conduttore della storia.

Attenzione che viene poi ridestata nella seconda parte, più coinvolgente, perché più recitata e perché contiene il messaggio di tutto lo spettacolo.

Un messaggio forte, civile e sociale, non necessariamente politico perché non contiene un indirizzo politico specifico, ma è utilizzabile contro ogni tipo di totalitarismo. Qui si racconta una storia precisa che, però, si fa universale nel suo messaggio.

Inquietante il finale per la sua drammatica aderenza alla realtà.

“C’era una volta un gruppo di amici che un giorno si risvegliò e disse: facciamo qualcosa”: questo è il senso, questo  il messaggio, l’invito. Risvegliare le coscienze di oggi grazie all’esempio di ieri per non ripetere gli stessi, tragici, errori.

La scenografia è quasi nulla, solo delle sedie e un paio di teli; gli attori, come mimi, indossano abiti neri: il tutto è funzionale a concentrare l’attenzione sul racconto più che sull’azione scenica, visto anche che i giovani attori interpretano ognuno più ruoli.

E’ la parola la protagonista, la parola che racconta i fatti, più che la rappresentazione dei fatti.

Buona la prova per questi ragazzi che si alternano sul palco in vari personaggi.

Molto brave tutte le donne. Mi fa piacere sottolineare le belle interpretazioni di Eleonora De Luca e Nicasio Catanese che spiccano un po’ di più, non solo in virtù dei personaggi interpretati, ma proprio per intenzione e sguardo.

Canto della Rosa Bianca è sicuramente un esempio di teatro civile e sociale che sarebbe un supporto molto valido alla formazione civica di giovani studenti.

 

CANTO DELLA ROSA BIANCA

Studenti contro Hitler

di Maurizio Donadoni

regia di Carmelo Alù

con Gianluca Ariemma, Antonio Bandiera, Nicasio Catanese, Federica Cavallaro, Eleonora De Luca, Maddalena Serratore e Claudia Zàppia

musiche Nicola Alesini

scene e costumi Laboratorio scenotecnica e sartoria INDA

con il  gentile sostegno della Fondazione INDA – Istituto Nazionale del Dramma Antico

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