lady

I Solisti del teatro

Giardini della Filarmonica

28 luglio 2022

Annalisa Favetti ha portato in scena ai Giardini della Filarmonica, all’interno della rassegna I Solisti del teatro, (direzione artistica di Carmen Pigantaro), lo spettacolo LADY D, scritto da Clelia Ciaramelli e diretto da Pino Ammendola,

LADY D tenta di raccontare la principessa Diana da un punto di vista diverso rispetto a quello delle cronache, cercando di sondarne l’umanità.

Diana esce dai rottami di un automobile, quella che si schiantò sotto il tunnel del Pont De L’Alma a Parigi e in cui perse la vita.

E’ stordita, confusa e non si rende conto di ciò che è successo; pensa di essere ancora in auto e aspetta di vedere la fine di quel lungo tunnel.

Piano piano si rende conto di non essere sull’auto in marcia, ma in mezzo a dei rottami. Cerca il suo Dodi, lo chiama, ma non lo trova; cerca Trevor, l’autista, ma anche lui sembra essere sparito.

Solo dopo un po’ si rende conto di essere morta in quell’incidente. E’ arrabbiata e disperata; ha paura.

In  maniera confusa mette insieme pezzi di ricordi che si sovrappongono: ricordi confusi dell’incidente e di quello che è avvenuto dopo (l’ospedale; il medico che la visitava e ne constatava il decesso; il funerale) e della sua infanzia (i genitori; il fidanzamento con Carlo; il matrimonio).

LADY D è un testo spiazzante e a tratti disturbante: la principessa Diana viene presentata come una donna altezzosa, ambiziosa e capricciosa, che non perde occasione di ricordare a tutti di essere la futura regina.

Non è difficile credere che l’immagine di Diana presentata al mondo non racchiudesse la sua intera sfera emotiva. 

Una donna cosi importante e potente, compatita da tutti per il suo triste matrimonio e amata in tutto il mondo per il suo inesauribile impegno nel sociale, sempre al centro dell’attenzione dei media, è più che plausibile che nascondesse le proprie debolezze e stanchezze, la propria infelicità e i fatti intimi e privati.

Eppure, qui, ne emerge il profilo di una donna superficiale, sensuale, desiderosa d’amore, ma anche di sesso.

Nonostante l’intenzione fosse quella di presentare Lady Diana nella sua dimensione umana, di donna, più che in quella della principessa reale, il testo, oltre ad apparire frastagliato e confuso, presenta delle forzature davvero difficili da accettare.

E’ molto interessante l’intenzione di parlare dei diversi aspetti privati di Diana che l’hanno segnata emotivamente: la consapevolezza, già prima del matrimonio, della relazione tra Carlo e Camilla; l’indifferenza della Regina nei suoi confronti; i suoi amanti; i dubbi sulla paternità di Henry; il mistero di un suo ovulo fecondato e poi sparito.

Il tutto, però, è centrifugato in un testo confuso che non soddisfa le intenzioni.

Nemmeno la regia di Pino Ammendola riesce a dare fluidità ad un racconto che sembra procedere senza regole.

Nonostante tutto questo, Annalisa Favetti è molto brava nel restituire  l’umanità di un personaggio così complesso, rappresentandone la forza e la caparbia, ma anche le fragilità e le paure attraverso una recitazione intensa e partecipata.

LADY D

di Clelia Ciaramelli

regia Pino Ammendola

con Annalisa Favetti

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