Teatro Sala Umberto

12 gennaio 2017. Prima

Anche se non l’ho seguito in tutte le sue attività, adoro Alessandro Fullin dai tempi delle sue lezioni di lingua Tuscolana a Zelig nel 2005 dove era la professoressa Fullin. Trovo che sia stato creatore di una comicità nuova, segnata da una spiccata intelligenza e arguzia.

Alessandro Fullin è arrivato al grande pubblico televisivo dopo una laurea in Psicologia delle Arti al Dams di Bologna e diversi anni di gavetta nella scena off bolognese, elementi importanti nella sua formazione professionale tanto da permettergli di entrare nel vivo di certe questioni ribaltandole in chiave comica attraverso una lettura perspicace oltre che “semplicemente” divertente.

Il personaggio della professoressa Fullin, oltre che coraggioso per i tempi e il contesto, è diventato un’icona della comicità italiana. La lingua tuscolana è stata per anni utilizzata dal pubblico nelle occasioni di vita quotidiana, nei momenti di gioco e convivialità tra amici e questo dimostra la forza strutturale di un prodotto non improvvisato.

Alessandro Fullin porta da sempre sulla scena se stesso e una parte del proprio mondo: raccoglie gli elementi più comuni del vivere quotidiano o di costume dando ad essi sfumature di colore sempre diverse, a volte sottolineandone alcune caratteristiche, altre esasperandole, ma sempre con grandissimo garbo.

Altra grande caratteristica della comicità di Fullin è, infatti, l’educazione e l’eleganza della battuta. Non c’è mai volgarità. Tutto è sempre basato sul gioco, sul prendersi in giro.

Anche nelle diverse declinazioni dei suoi personaggi Fullin gioca prima di tutto con se stesso, con la propria immagine e la propria voce portando sul palco uno spaccato del mondo omosessuale con semplicità e grande rispetto.

Non c’è polemica, critica o voglia di rivendicazione: ci sono solo personaggi coloriti, ma naturali e spontanei. Fullin gioca con tatto e malizia contenuta con alcuni luoghi comuni e atteggiamenti che sono costantemente intorno a noi.

Quella di Fullin è una comicità di buone maniere, forse più difficile proprio perché non urlata e non incline all’uso di un linguaggio volgare.

Ne è esempio anche La Divina, lo spettacolo in cui Fullin è alle prese con un Dante Alighieri costretto a riscrivere la Divina Commedia dopo aver saputo che Papa Ratzinger ha abolito il Purgatorio come luogo fisico.

A questo punto Dante è costretto a riprendere il suo viaggio nell’Oltretomba per ricollocare i tanti dannati rimasti senza alloggio.

Sarà di nuovo accompagnato dal grande poeta latino Virgilio (un bravo Simone Faraon), scambiato per celia per Catullo, e si imbatterà nei personaggi della sua Opera, opera e personaggi riletti in chiave camp (termine che fa riferimento all’uso deliberato e sofisticato del kitsch in vari ambiti).

Nel tentativo di riposizionare invidiosi, iracondi, accidiosi e così via, Dante si invaghirà di Caronte, rivelando che il suo amore per Beatrice è svanito.

A sua volta Beatrice, stanca di essere l’illibata beata, confida ancora nell’amore di Dante, ma frustrata in questo suo sentimento, si rivolge verso Paolo Malatesta, abbandonato dalla sua Francesca.

Nel suo viaggio Dante incontrerà personaggi assai diversi tra loro: Brunetto Latini, Farinata degli Uberti, Pia de’Tolomei, Annibale, ma anche gli Abba (con immancabile balletto), Darth Vader e il Maestro Yoda.

La Divina è uno spettacolo divertente e leggero che unisce alla comicità di Fullin un’ambientazione che fa tanto Gay Village.

Le scene, infatti, sono spesso inframmezzate da tiepidi balletti che danno colore, senza, però,  aggiungere o togliere nulla alla scena. Belli i costumi di Monica Cafiero.

Il testo e la regia, entrambe di Alessandro Fullin, in alcuni punti rivelano poca omegeneità riservando qualche calo, ma questi elementi vengono ampiamente ricompensati da fulminee battute geniali.

 La Divina resta un divertentissimo spettacolo in pieno stile Fullin!

 

La Divina

scritto e diretto da Alessandro Fullin

con Alessandro Fullin, Tiziana Catalano, Sergio Cavallaro, Simone Faraon, Paolo Mazzini, Mario Contenti, Ivan Fornaro

coreografie Sergio Cavallaro

costumi Monica Cafiero

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