EQUILIBRIO

PROTEIN / LUCA SILVESTRINI

LOL (Lots of love)

AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA

Ideato e diretto da Luca Silvestrini 

Con l’animazione video di Rachel Davies e la musica originale di Andy Pink,

con Jon Beney

Valentina Golfieri

Parsifal James Hurst

Sally Marie

Stuart Waters

Clemmie Sveaas

 

Lol (lots of love) è un bellissimo spettacolo, acuto, ironico, coinvolgente, espressione di un teatro-danza intenso e spiritoso; è una divertente e coinvolgente riflessione sui rapporti umani in questa società contemporanea dove i social network hanno preso il sopravvento e vengono usati e abusati da milioni e milioni di utenti.

In scena 6 danzatori, tre uomini e tre donne, che interpretano, interscambiandosi continuamente, le infinite sfaccettature e pieghe che le relazioni umane assumono nella comunicazione web e le implicazioni nella vita reale (se qualcosa di reale rimane).

Sullo sfondo, tre pannelli video proiettano immagini di persone intente a confessarsi (?), mettersi a nudo davanti alla propria web cam.

La loro danza, frenetica, veloce, scattante, raffigura e rappresenta le conversazioni che avvengono in chat e sui social in genere tra gli utenti: i corpi mimano il rumore e il ritmo dei tasti, il suono dell’invio dei messaggi, il trillo dei messaggi ricevuti; è come se venissero percorsi dalla stessa scarica elettrica della connessione, se vivessero coi loro corpi l’energia con cui i tasti vengono premuti sulla tastiera del computer, trasferendo fuori di sé le emozioni, i dubbi, la solitudine degli utenti web.

Mentre danzano, i ballerini recitano i testi delle conversazioni via chat, o delle mail, o degli stati Facebook, con tanto di punteggiatura, maiuscole, faccine, like e tutto quello che c’è intorno deridendo in questo modo una conversazione vana, vacua, che nella sua globalizzazione perde il valore intimo e personale della comunicazione tra esseri umani.

La danza è concitata, è come se le parole corressero sul palco, come se venissero vomitate violentemente senza passare per la testa, buttate lì, svuotate di significato.

Elemento simbolico presente dall’inizio alla fine è una matassa di cavi di connessione completamente e inestricabilmente intricati tra di loro che passa di mano in mano tra i vari danzatori, tra queste anime del web che si studiano, si annusano, si cercano, ma non si trovano, si incontrano, ma non si vedono realmente.

E’ la rappresentazione di come nella realtà virtuale ognuno non cerchi realmente l’altro, ma cerchi qualcuno che assomigli all’idea che dell’altro si ha; siamo solitudini che nel web si comportano come automi, pupazzetti, soggetti a delle “regole” non scritte di una comunicazione effimera, superficiale, fatta di misure, età, colore di capelli, dove ci si crea un personaggio non sempre rispondente a quello che siamo.

Al termine della rappresentazione, le fila vengono tirate con sconcertante semplicità con la canzone di John Lennon, Love che riporta lo spettatore alla realtà genuina e umile di quello che l’amore in generale dovrebbe sempre essere. Il confronto tra queste semplici, ma meravigliose e, soprattuto, vere parole, con l’esperienza cibernetica appena vissuta è sconfortante: apre gli occhi sulla solitudine e sulla incomunicabilità delle persone che si rivolgono esclusivamente al web per vivere o fingere di vivere la propria esistenza. Di fronte a queste parole, ogni sovrastruttura, ogni costruzione falsa dell’io cade, ritrovandosi nella propria miseria e affogando in essa.

Love is real, real is love/ Love is feeling, feeling love/ Love is wanting to be loved/ Love is touch, touch is love/ Love is reaching, reaching love/ Love is asking to be loved/ Love is you/ You and me/ Love is knowing/ We can be/ Love is free, free is love/ Love is living, living love/Love is needing to be loved.

lol2