rotti

Vetri rotti

Teatro Eliseo

4 febbraio 2020

 

In scena al Teatro Eliseo Vetri rotti, il testo di Arthur Miller tradotto da Masolino D’Amico, diretto da Armando Pugliese e che è valso ad Elena Sofia Ricci il Premio Flaiano 2018 per l’interpretazione.

Siamo a Brooklyn nel 1938. Sylvia Gelburg resta improvvisamente paralizzata alle gambe: non esistono cause cliniche al suo stato e il dottor Herry Hyman si convince sempre di più che si tratti di un blocco psicologico, di un trauma che Sylvia ha somatizzato con l’immobilità. Phillip, il marito di Sylvia, non riesce ad affrontare questa nuova situazione, arrivando a credere che questa sia una punizione della moglie nei suoi confronti.

Sylvia è una donna ebrea sconvolta dagli eventi che stanno accadendo in Germania: i nazisti distruggono le vetrine dei negozi degli ebrei, li deridono, li umiliano, costringendo i vecchi a pulire le strade con gli spazzolini da denti. Sylvia trascorre le giornate assorte nella lettura dei giornali che riportano le notizie di questi tragici eventi.

Di contro, Phillip sembra nutrire un’avversione per gli ebrei non americani, creando una distinzione tra ebrei ed ebrei, stupendosi dell’esistenza di ebrei cinesi, avendo in mente una sola definizione di giudeo.

Frequentando la donna per tentare di curarla, il dott. Hyman scava nei rapporti tra lei e il marito cercando di entrare nella psicologia dei due coniugi. Nel frattempo tra Sylvia e Herry nasce un’attrazione, una sorta di dipendenza.

Parallelamente ai drammatici accadimenti storici che avvengono in Europa e da cui Sylvia è fortemente turbata, altri eventi ne sconvolgono la mente e l’anima. Sylvia un tempo era una donna molto appagata dal proprio lavoro a cui dovette rinunciare per compiacere il marito. Dopo la nascita del figlio, tra lei e Phillip qualcosa si è spezzato tanto che sono venti anni che non hanno più rapporti.

I due si amano, o almeno dicono di amarsi, eppure sono ormai distanti. Phillip è un ebreo che non vuole essere ebreo o, almeno, non vuole apparire ebreo. I suoi discorsi spaventano Sylvia che inizia ad avere “paura” di lui.

Andando avanti nella narrazione la dimensione storica e quella personale dei protagonisti si andranno sempre più ad accavallare, fino ad un finale risolutivo e illuminante.

Il testo di Arthur Miller è sicuramente affascinante per i dettagli personali e psicologici di tutti i personaggi e per quel suo indugiare su dialoghi ripetitivi che sembrano stagnare la situazione e farla procedere con grande lentezza.

I Vetri rotti del titolo sono certo un riferimento chiaro alla Notte dei cristalli, ma anche al progressivo incrinarsi della relazione tra Sylvia e Phillip.

Il testo è una riflessione sull’identità ebraica che si esprime nei punti di vista diversi dei protagonisti e che si dipana in una struttura di dialogo continuo fatto di affermazioni e negazioni, da dove non emerge una visione univoca, ma diversi punti di vista. Non solo per i due protagonisti: lo stesso dott. Hyman si pone nel mezzo tra Sylvia e Phillip, rappresentando un ulteriore spunto di riflessione.

Forse per la stessa struttura del testo Vetri rotti in scena al Teatro Eliseo risulta uno spettacolo verboso, esageratamente prolisso. Uno stile certamente più adatto ad un libro, nei cui dialoghi potersi immergere, ma eccessivo per una rappresentazione teatrale. Già nel primo atto si è in attesa di un accento, di una svolta, di qualcosa di diverso che stenta ad arrivare e l’attesa non è sufficientemente sostenuta da altri elementi drammaturgici.

Il finale, inoltre, unico momento di sblocco dello stallo, arriva piuttosto scontato, senza particolare attesa o trasporto.

Lo spettacolo è certamente bello non solo per i messaggi di cui si fa portatore, ma anche per le interpretazioni di tutti gli attori, eppure resta distante, appare scollato, privando le scene di una consequenzialità e di un collegamento fluido.

Quello che resta, però, è importante. Oltre al monito storico, culturale, politico e sociale sui pericoli dell’antisemitismo, Vetri rotti esplora l’animo umano, sondandone la vulnerabilità. Una fragilità che diventa paura, una paura che si impossessa del corpo fino a paralizzarlo.

Inoltre, Vetri rotti dimostra come lasciando andare le cose, lasciando correre, abituandosi alla routine, seppellendo i problemi, senza affrontarli, senza parlarne, tutto cade e lentamente si muore. Muore ciò che siamo dentro e muore ciò che potremmo essere per gli altri e con gli altri.

Elena Sofia Ricci propone un’interpretazione forte e convincente; Maurizio Donadoni ci mette carica e potenza. Ma è David Coco a risaltare in scena, per l’approccio al personaggio, per presenza.  Così come il suo Herry si inserisce con garbo, delicatezza, intelligenza e un pizzico di malizia nel rapporto tra Sylvia e Herry, così Coco riesce a destreggiarsi con padronanza, eleganza e forza espressiva con le interpretazioni concitate dei due protagonisti.

Completano il cast Elisabetta Arosio, Alessandro Cremona, Serena Amalia Mazzone.

 

Vetri rotti

Di Arthur Miller

Traduzione Masolino D’Amico

Regia Armando Pugliese

Con Elena Sofia Ricci, Maurizio Donadoni, David Coco

e con Elisabetta Arosio, Alessandro Cremona, Serena Amalia Mazzone

Scena Andrea Taddei

Costumi Barbara Bessi

Luci Gaetano La Mela

Musiche Stefano Mainetti

Produzione ErreTiTeatro30