Teatro Elettra
1 aprile 2022 Prima
La soggezione di Mocciola indaga la paura nelle relazioni e il senso di colpa.
La soggezione di Mocciola, da cui è tratto il breve spettacolo andato in scena al Teatro Elettra di Roma, indaga la paura nelle relazioni ancora oggi ritenute “non conformi” e il senso di colpa, fornendo un’analisi che desta riflessione.
Luca (Renato Fontanarosa) è un giovane nuotatore che si allena nella stessa squadra in cui il padre aveva ottenuto grandi successi.
Rocco (Giuseppe Carosella), compagno di squadra e grande amico del padre, è il suo allenatore.
Rocco è un mister severo, autoritario e a tratti cinico, che riserva a Luca un trattamento particolare, animato da un crudele gioco psicologico: domande intime e imbarazzanti, umiliazioni, allenamenti estenuanti.
Passo passo, attraverso numerosi flashback, il presente si fa più chiaro, rivelando segreti e facendo luce sul rapporto tra i due personaggi.

Un rapporto di dipendenza psicologica reciproca cristallizzatosi nel tempo come riverbero di un passato doloroso e traumatico che non è stato elaborato e che si realizza nel gusto dell’umiliazione e attraverso atteggiamenti ambigui.
Luca e Rocco sono attraversati da un amore animato di una dipendenza reciproca che temono e, allo stesso tempo, desiderano; una sorta di fascino terribile verso ciò che si sa può fare male, ma, allo stesso tempo, attrae.
C’è una continua alternanza emotiva, sottolineata dal passaggio dal tu al lei nei dialoghi, in cui si delinea un’ambivalenza di ruoli: la vittima remissiva è, a sua volta, artefice di un dolore che si rinnova nel ricordo del carnefice autoritario, in un rapporto in cui nessuno dei due può fare a meno dell’altro.
Mocciola è immediato e presenta il quadro delle relazioni come un dato di fatto, una realtà che si è già manifestata e radicalizzata nell’intimo dei personaggi.
Un madre depressa e incline all’alcool, un padre che ama il proprio figlio e ha una relazione extraconiugale con un altro uomo, che, a sua volta innamorato, non trova spazio nella vita di questi.
Un disagio sociale ed emotivo, un male psichico dominato dal senso di colpa che porterà il padre ad abbandonare la famiglia e il suo compagno, sparendo nel nulla.
Tutti saranno abbandonati e di lui non si saprà più nulla.
Senso di colpa, senso di inadeguatezza, vigliaccheria; ma anche senso di colpa per chi resta, per ciò che avrebbe potuto fare e non ha fatto e quella dolorosa sensazione di rifiuto, che cambierà per tutti il modo di relazionarsi agli altri.
Nello spettacolo di Mocciola, diretto da Giuseppe Fiscariello e interpretato da Giuseppe Carosella e Renato Fontanarosa la soggezione è una dimensione psicologica che appartiene a tutti: alla madre debole e afflitta; al padre che vive nel rimorso e nel rifiuto di se stesso; al figlio che cerca nell’allenatore una figura paterna e autoritaria; all’allenatore che, seppure severo e, a volte, cinico, è rimasto succube di un amore lasciato in sospeso.
La sospensione è un altro elemento determinante: fuggendo di casa senza dire una parola, ma lasciando solo delle lettere, il padre ha gettato tutti in una dimensione temporale sospesa ed infinita, un’attesa senza riscatto.
Il finale delineerà una soluzione, ma non necessariamente la soluzione.
Eppure c’è un qualcosa di dolce nell’amaro di questa soggezione raccontata da Mocciola, quasi che l’autore la consideri un sentimento da trattenere e attraversare.
La storia di Mocciola racconta qualcosa che accade, ancora oggi, in tante famiglie, in cui si sente ancora la necessità sociale di nascondersi in relazioni di comodo.
Qualcuno, però, non regge.
Antonio Mocciola, che ci ha abituati a testi viscerali e senza filtri (Adolf prima di Hitler; L’isola degli invertiti), qui dà l’impressione di voler accennare caratteri piuttosto che approfondire personaggi, forse per lasciare allo spettatore una più vasta possibilità di immaginazione e immedesimazione.
Si avvertono, però, da parte di chi assiste, il desiderio e la necessità di un maggior approfondimento psicologico dei personaggi, una maggiore intensità emotiva e uno scarto più netto tra la realtà rappresentata e i ricordi rivissuti nei flashback.
Lo stesso vale per la regia di Fiscariello: laddove viene lasciato spazio ai personaggi e, di conseguenza, agli attori, inserendoli in una scena scarna ed essenziale, gli elementi emotivi e psicologici avrebbero richiesto un maggiore contrasto tra i due estremi.

La piscina gonfiabile, sebbene utilizzata in un bel momento di rivelazione personale, occupa troppo la scena dando sensazioni contrastanti.
Invece, il permesso richiesto da Luca di entrare in vasca, sempre negato da Rocco, diventa simbolo di un desiderio irrealizzato e di un amore non consumato.
Nel complesso, La soggezione di Mocciola è uno spettacolo che desta riflessioni e che riserva risvolti rimasti inespressi.
TEATRO ELETTRA
LA SOGGEZIONE
di Antonio Mocciola
Con Giuseppe Carosella e Renato Fontanarosa
Regia Giuseppe Fiscariello
Aiuto-regia Livia Berté
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