voltati parlami

Voltati Parlami

Teatro Basilica

13 novembre 2021

Voltati Parlami – Debutto alla regia per Lucia Lavia

Voltati Parlami è lo spettacolo che segna il debutto alla regia di Lucia Lavia, talentosa figlia d’arte che sta tracciando un proprio cammino nel teatro italiano.

Il testo del 1984 di Alberto Moravia è un “a solo” femminile ispirato a Prima di colazione, pezzo breve e tragico scritto da O’Neil nel 1916, ma il soggetto è ricavato da un precedente racconto di Moravia, La vergine e la droga.

Voltati Parlami è un soliloquio disperato di una donna sola e fragilissima, che ha impostato la propria vita in completa opposizione con quella finta e disordinata della madre, nel tentativo illusorio di costituirsi un mondo rigidamente ordinato, inseguendo il sogno di una vita integrata.

Alice (Lucia Lavia) conosce ad una delle feste organizzate dalla madre il poeta Byron, dalla vita licenziosa ed estremamente libertina e se ne innamora.

Il loro rapporto la porterà ad abbattere tutte le sovrastrutture che si era creata, lei, vergine ad oltranza e ancora vergine dentro nonostante le violente deflorazioni di Byron.

Voltati Parlami è la storia di due esseri umani alla deriva, l’uno muto e immobile, l’altra inarrestabile e prorompente.

Due anime afflitte incapaci di aprirsi al mondo, ripiegate nei reciproci strazianti dolori e in dolorose frustrazioni.

Chiusi in se stessi, l’uno offre le spalle alla vita, l’altra la cavalca inarrestabile e senza respiro per cercare di non avvertirne il vuoto incolmabile.

Un disperato bisogno di amore, quello di Alice, che la porta a tollerare i tradimenti di Byron e la sua continua ricerca di droga.

Una dipendenza psicologica talmente forte e insana, da portare Alice a procurarsi la droga per lui in cambio dell’amore.

Amore, però, non può esserci in un uomo che non ama nemmeno se stesso; l’amore non può essere mendicato con le lacrime e le urla; amore non è la ricerca di rapporti carnali anche brutali al solo scopo di illudersi di essere desiderata e voluta.

Tra i due domina il gelo: lui sdraiato sempre di spalle e silenzioso, lei, vulcanica, irruente, pazza di dolore e del desiderio di amore.

Non amore, ma desiderio; ricerca spasmodica di qualcosa che possa riempirla e colmarle il vuoto esistenziale. 

Assenza, quindi, proprio di quell’amore tanto cercato, urlato e preteso. Un’assenza che viene da lontano, dal reciproco e opposto rapporto con le proprie madri.

Voltati Parlami è un testo asciutto e tagliente che Lucia Lavia porta in scena con grande capacità e sapiente uso dei mezzi teatrali.

Lucia riversa con una prorompente forza espressiva e recitativa il mondo emotivo di Alice, fatto di vuoti immensi e desolazioni struggenti; un mondo improntato al rigore e all’ordine, ma che crolla irrimediabilmente di fronte alla fragilità psichica di due esseri instabili, vittoriosi e vinti allo stesso tempo: “Lui che sembra vinto in realtà è vittorioso e lei che sembra vittoriosa in realtà è vinta”

Il desiderio di emancipazione di Alice si scontra con un anelito femminista, reminiscenza del passato materno, ed entrambi sono destinati a sgretolarsi fragorosamente di fronte al bisogno di colmare un vuoto esistenziale.

Il conflitto tra le ideologie di Alice è rappresentato con modi e sfumature diverse nei discorsi del suo personaggio; nel richiamo, a inizio spettacolo e poi quasi alla fine, con significato nuovo e diverso, nelle poche, ma incisive frasi della canzone “il tango della femminista”, brano simbolo del Movimento Femminista Romano del ’68.

Eppure, a questo carattere forte e combattivo, si oppone la frigidità emotiva e affettiva di Alice, in una deflagrazione che Lucia Lavia riesce a rappresentare con forza e impeto emotivi ed espressivi, attraverso sorprendenti mutazioni, dalla disperazione intima a quella esasperata nel pianto; nel contrasto tra i silenzi e le urla che restano inascoltate; il tutto nutrito e sorretto da una gestualità e da una vocalità decisamente teatrali.

Una teatralità che è gesto e parola, suono e voce, che si nutre di contrasti, di piano e forte, silenzio ed eccesso, in un percorso psicologico attraverso una mente disturbata e disperata che alterna lucidità a follia.

Eppure tutto appare logico nella mente di Alice (“secondo me”, come tiene a precisare).   

Lucia, vestita di un abito di velluto bordeaux, appare su una scena ingombra di pochi arredamenti coperti da teli.

Tirando via quei teli, scopre il mondo borghese di Alice e, nel mostrarlo all’occhio dello spettatore, lo rende vulnerabile, come svelando qualcosa che era rimasto protetto sotto il velo del tempo e del silenzio, in un presente sospeso.

Un grande tappeto centrale; a sinistra una poltrona e a destra una dormeuse (o triclinio) entrambi in velluto rosso; sullo sfondo è posata a terra una valigetta rossa.

Il volto è truccato come una maschera dolorosa da cui trapela un senso di morte: sul bianco del viso campeggiano due occhi rossi cerchiati di nero e zigomi neri: le labbra sono rosse, ma contornate di nero.

Sulle spalle porta un fantoccio dal volto truccato come il suo e lo adagia sulla dormeuse, steso di spalle.

Ogni particolare è curato con precisione e attenzione al dettaglio; eccellente il disegno luci che dà spessore e tono alle scene.

Lucia riesce a utilizzare con padronanza ed effetto il suggestivo spazio scenico del Teatro Basilica, dosando bene movimenti e prospettive.

Quel fantoccio a cui Alice si rivolge in continuazione e da cui pretende attenzione e risposte è, sì, Byron, ma diventa anche il riflesso dell’anima già morta di Alice, ancora inconsapevole della propria sconfitta perché troppo presa a colmare quel vuoto esistenziale con gesti e parole.

Splendido debutto alla regia per Lucia Lavia, un’attrice di talento che ha mestiere e capacità e a cui va riconosciuto il merito di aver portato in scena un testo teatrale di Moravia, forse troppo poco conosciuto come autore di teatro; un testo a cui ha saputo dare anima, corpo, forma e voce.

VOLTATI, PARLAMI

di Alberto Moravia

Diretto ed interpretato da Lucia Lavia 

Scene e Costumi: Laura Giannisi 

Luci: Matteo Ziglio 

Musiche: Giacomo Vezzani 

Regista assistente: Danilo Capezzani 

Direttore di produzione: Pino Le Pera 

Progetto grafico: StudioTurandò 

Produzione: Gruppo della Creta

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