un uomo è un uomo

Il 4 giugno 2017, è andato in scena al Teatro Vittoria, all’interno della rassegna Salviamo I Talenti, lo spettacolo Un uomo è un uomo, di Bertolt Brecht, con la regia di Lorenzo De Liberato e la traduzione di Giulia Veronesi.

Uno spettacolo che colpisce, attira e coinvolge per una serie di soluzioni rappresentative molto interessanti.

Siamo nel 1925. L’esercito inglese arriva a Kilkoa con centomila soldati per marciare verso le frontiere settentrionali per fare guerra contro il Tibet. Quattro commilitoni, durante una serata libera, danno fuoco ad una pagoda per rubare i soldi delle elemosine, lasciando evidenti tracce del proprio passaggio. Uria, Jesse e Polly si vedranno costretti ad abbandonare Jip e far ritorno al treno che li trasporterà al confine. Per evitare di essere fucilati dovranno trovare nell’immediato qualcuno che possa sostituirsi a Jip per l’appello della sera: si imbattono, così, in Galy Gay, un uomo semplice, uno scaricatore di porto, che non sa mai dire di no ad alcuno.

Con l’aiuto della vedova Begbick, che gestisce il vagone-birreria dell’esercito, i tre metteranno in atto un piano grottesco per convincere Galy Gay a sostituirsi a Jip. La situazione, però, si evolverà velocemente e Galy Gay si vedrà coinvolto in un processo di trasformazione totale destinato a farlo diventare un vero soldato per sostituire definitivamente Jip, che, intanto, sembra essersi perso.

A rendere la situazione più complessa e pericolosa si aggiunge il Sergente, detto Il Sanguinario 5, o La Tigre di Kilkoa, feroce militare che ha fiutato l’inganno e tiene sotto controllo i quattro commilitoni.

Un uomo è un uomo è una tra le opere meno conosciute, studiate e rappresentate di Bertolt Brecht; che restituisce un’immagine lucida e cinica dell’imperialismo coloniale e del capitalismo che manipola il proletariato.

Una storia drammatica e comica allo stesso tempo, terribile e pungente sulla capacità di certi individui di trasformare un uomo in un altro uomo.

Galy Gay viene preso, usato, manipolato, smontato nella propria individualità e ricostituito come altro da se stesso, tanto da non essere capace più egli stesso di riconoscersi in quello che era prima.

Mentre viene messo in atto questo processo di metamorfosi profonda, inarrestabile e senza ritorno, anche le persone intorno a lui cambiano, ma, mentre gli altri cambiano con consapevolezza nell’intento di manipolarlo, invece egli muta nome e carattere perché vittima del potere che gli altri esercitano su di lui.

Lo spettacolo restituisce in pieno non solo la storia, sebbene con alcuni (graditi) tagli ed un finale diverso, quanto, soprattutto, i meccanismi psicologici e le dinamiche relazionali tra i personaggi.

Attraverso un processo graduale si passa dalla narrazione e comicità del primo atto, alla più ampia esplicazione e rappresentazione del pensiero brecthiano, attraverso la trasformazione completa di un uomo in un altro uomo e la comicità si fa ironia tagliente e beffarda.

Ciò che il primo atto sottende, richiama e anticipa, nel secondo prende prepotentemente piede in una successione di eventi che distruggono il concetto di individuo, scomponendolo e ricomponendolo a piacimento e al servizio di una ristretta collettività. L’uno cede di fronte al gruppo, l’individuo viene riconosciuto solo in riferimento ad una collettività che gli conferisce senso ed esistenza.

D’altronde “un uomo vale un altro uomo”, “un uomo lo si può rifare a volontà” perché un “uomo è un uomo”.

Il processo di disgregazione dell’individualità e la sua ricostituzione in qualcosa di diverso, manipolato e programmato a piacimento da altri, è rappresentato nello spettacolo in maniera intelligente e acuta, in una narrazione che resta fluida, con una successione di eventi non forzati, ma consequenziali, nonostante  un progressivo approfondimento del carattere psicologico dell’opera e un’atmosfera che diventa sempre più surreale.

I giovani attori in scena sono all’altezza del difficile testo, facendosi allo stesso tempo agenti e strumenti al servizio della storia e del messaggio, merito anche della evidente coesione che caratterizza le dinamiche attoriali e che si riflette nell’interazione dei personaggi.

Bellissima prova personale e collettiva per i tre commilitoni Matteo Cirillo (Uria), Tiziano Caputo (Jesse) e Stefano Patti (Polly), sia a livello interpretativo che espressivo.

Gli fa contrasto Alessandro De Feo, nella doppia veste di Galy Gay e il nuovo Jip, in un processo metamorfico graduale e costante, che forse avrebbe richiesto maggior enfasi nei due antipodi, soprattutto nello smarrimento.

Lorenzo Garufo è il Sanguinario 5, anch’esso un personaggio che muta nel corso degli eventi e che Lorenzo ben riesce a sostenere nel cambiamento.

Arianna Pozzoli è la vedova Begbick, un personaggio centrale per il piano dei tre commilitoni, di cui Arianna fa sentire l’importanza e la presenza con leggerezza e bellezza.

Agnese Fallongo interpreta la moglie di Galy Gay e, nel secondo atto, un soldato.  Di lei ammiro quella sua capacità di contenere il teatro in un gesto o in un’espressione oltre che nella sola verbalità.

Completano il cast Bruno Ricci, nei panni del vero Jip, e Mario Russo, un soldato.

La regia di Lorenzo De Liberato riesce ad alleggerire la rappresentazione a favore del messaggio che, complesso, arriva con immediatezza e lucido cinismo.

La scenografia, nuda ed essenziale, gioca sugli stessi pochissimi elementi utilizzati ogni volta in maniera diversa.

Azzeccata la scelta di utilizzare inserti musicali che, oltre a mutare ritmo allo spettacolo e a mettere in luce alcuni stati d’animo, sono essi stessi narrativi. Già presenti in Brecht, qui, tranne che per due brani, sono stati scritti e composti da Tiziano Caputo a cui va  dato merito.

Un uomo è un uomo è il quarto spettacolo di Brecht che la compagnia mette in scena e con il quale dimostra di aver saputo raccogliere e rappresentare la provocazione intellettuale di Brecht stimolando la riflessione e destando nello spettatore la curiosità di conoscerne e approfondire il pensiero e la poetica.

Lo spettacolo, inoltre, affronta un tema quanto mai ancora attuale: l’annullamento dell’individualità a favore di una massificazione acritica affinché i gruppi di potere possano manipolare gusti e orientamenti degli uomini a proprio favore.

E’ un vero piacere vedere attori, anagraficamente giovani, professionalmente già avanzati, seppur a livelli diversi, affrontare a teatro un testo di tale valore e un autore così complesso come Brecht. Lo trovo un ottimo modo per avvicinare i giovani al teatro e alla conoscenza dei classici.

 

Un uomo è un uomo
di Bertolt Brecht
regia Lorenzo De Liberato
traduzione Giulia Veronesi

con Tiziano Caputo, Matteo Cirillo, Alessandro De Feo, Agnese Fallongo, Lorenzo Garufo, Stefano Patti, Arianna Pozzoli, Bruno Ricci, Mario Russo
disegno luci Matteo Ziglio
scene Laura Giusti
musiche eseguite dal vivo da Mario Russo e dal M° Valerio Mele.

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