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UN GABBIANO

Teatro Sala Uno, Roma dall’ 8 al 17 ottobre 2015
da Anton Cechov
Adattamento e regia: Gianluca Merolli
Attori: Ivan Alovisio, Anita Bartolucci, Pippo Cangiano, Francesca Golia,
Giulia Maulucci, Gianluca Merolli, Fabio Pasquini.
Scene: Davide Dormino Costumi: Milla
Movimenti: Martina Grilli Musiche originali: Luca Longobardi

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COMUNICATO STAMPA

 

 RITORNA A GRANDE RICHIESTA A ROMA “UN GABBIANO”,

L’ESORDIO ALLA REGIA DI GIANLUCA MEROLLI

 

Andrea Schiavo presenta a Roma “Un Gabbiano” prima regia di Gianluca Merolli: poliedrico interprete delle regie di Giancarlo Sepe, Marco Carniti, Pino Micol, Cristopher Malcolm, Pappi Corsicato, Maria Sole Tognazzi e Peter Marcias; ultimamente protagonista a Roma degli spettacoli “Dignità autonome di prostituzione” e “Romeo e Giulietta Ama e cambia il mondo” per la regia di Giuliano Peparini. Merolli sceglie di mettere in scena un’attenta rilettura del “Gabbiano” di Anton Cechov.

La storia si svolge nella tenuta estiva di Sorin, fratello della famosa attrice Irina, appena arrivata per una breve vacanza con il suo amante, il noto scrittore Trigorin. Il figlio di lei, Konstantin, scrive drammi teatrali ed è innamorato di Nina, una giovane che desidera diventare attrice. Durante la rappresentazione in giardino di un suo testo, Irina deride il figlio. Nel frattempo Nina scappa con Trigorin. Diventata attrice, conoscerà molte delusioni e pur abbandonata da Trigorin, continuerà a rifiutarsi a Konstantin.

«Tra atmosfere pieno melò e thriller simbolista, gli uomini e le donne sono amati senza ricambiare: Kostja ama Nina, che ama Trigorin, che ama la sua poesia. In questo circolo del “non amore” si aggira l’unica viva del gruppo, Nina, che nella ricerca disperata di appartenere a questo humus umano che tanto la attrae, ne sarà risucchiata definitivamente quando deciderà di diventare attrice».

Uno spettacolo che vede un cast di altissimo livello: Anita Bartolucci (Irina), Francesca Golia (Nina), Giulia Maulucci (Mascia), Fabio Pasquini (Medvedenko), Ivan Alovisio (Trigorin), Pippo Cangiano (Sorin) e lo stesso Gianluca Merolli (Konstantin).

Il cast tecnico vede in scena eccellenze come lo scenografo e artista Davide Dormino, la costumista Milla, le coreografie di Martina Grilli, il musicista Luca Longobardi, il light designer Camilla Piccioni. Lo spettacolo ha debuttato con grande successo di pubblico al Teatro Sannazzaro di Napoli in occasione dal Napoli Teatro Festival Italia, coproduttore insieme con Spettacolo Sas dell’opera.

 

UN GABBIANO
da Anton Cechov
Adattamento e regia di Gianluca Merolli
Produzione Andrea Schiavo per H501 e Napoli Teatro Festival Italia
Teatro SALA UNO
Piazza di Porta San Giovanni 10
Dal 8 al 17 Ottobre 2015 ore 21 (domenica, ore 18)

INFO: 347.3044141

EMAIL: INFO@H501.IT

 

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Note di regia.

Persone dal sentire spento, dall’animo stanco e arido, o anime morte ancora desiderose di immergersi nelle proprie esperienze di vita?
Una manciata di personaggi, polverosi e consumati, sono i protagonisti della nostra storia che parte da Cechov per raccontare, attraverso simboli esistenziali e forme poetiche, il fallimento ineluttabile del vivere (o del morire?). Quel senso di solitudine e vagabondaggio che ci appartiene e, a volte, ci dispera.
In bilico tra morte e non morte, i nostri recitano ciò che non hanno potuto non essere, circondati da fantocci abbandonati e da oggetti del passato.
Più o meno coscienti, più o meno felici di esserci, trascinano i loro corpi, agili un tempo, ora sospesi, fluidi, come in un rewind esistenziale. Le storie s’intrecciano seguendo una narrazione veloce e discontinua, affondando i significati in radici profonde, in una ricerca personale dell’attore.
Queste animelle vagano per la scena, sempre presenti, anche quando non previsti nella “rappresentazione”: chi pettina i suoi capelli ormai lunghissimi, chi prepara miscugli alcolici, chi dà grasso alla propria pistola, che sempre fa cilecca. Alcuni attimi, come fotogrammi, si ripeteranno più volte, come in una prova a migliorarsi, a definirsi.
La scena è pressoché vuota: un ambiente chiaro, come se le ceneri dei secoli avessero coperto i luoghi della rimembranza, sedimentando ciò che siamo stati. Poche sedie, un tavolo, un lago. Ed è proprio il lago l’elemento fondante di questa messinscena: che ha perso i propri argini e ha invaso i luoghi dell’agire, che ha bagnato le persone e personalità facendole più mansuete e si è infiltrato nei loro occhi, rendendo quegli sguardi acquosi, stinti.
Tra atmosfere pieno melò e thriller simbolista, gli uomini e le donne sono amati senza ricambiare: Medvedenko ama Maša, che ama Kostja, che ama Nina, che ama Trigorin, che ama la sua poesia. In questo circolo del “non amore” si aggira l’unica viva del gruppo, Nina, che nella ricerca disperata di appartenere a questo humus umano che tanto la attrae ne sarà risucchiata definitivamente decidendo di diventare attrice.
Il tema del suicidio usato, dunque, come parabola per raccontare le piccole morti, quei pallidi blackout che segnano e logorano quotidianamente il nostro vivere. Una riflessione su quanto c’è di morto in ognuno di noi e sul suicidio, concetto “proibito” di quest’epoca, perchè mette a rischio la vacuità e la felicità a tutti i costi che definiscono il nostro tempo.
Anime trapassate che giocano a rappresentare le loro vite pur di restare legati a ciò che sono stati? O vivi dall’anima già morta, che non hanno saputo fuggire dal piccolo paesino di Kief e scegliere di essere chi hanno sempre sognato di essere?
Siamo partiti dal suicidio di Kostja, focalizzando l’attenzione su quel preciso istante in cui abbiamo deciso di toglierci la vita. Quell’attimo in cui ci è caduta addosso la nostra pochezza, quel senso di frustrazione che ci ha resi simili ai personaggi che raccontiamo. Come se pensando la nostra morte potessimo aprire una porta e ritrovarci in un limbo immaginifico, un paradiso laico, in cui si può ricordare con distacco e gioco a ciò che si è stati. E, volendo, trovare nuova morte, aprire nuove porte ed agire nuovi lidi del disincanto. Anche perchè il gabbiano e’ un testo sul teatro, sui teatranti, sugli scrittori di teatro.

Quanto bisogno resta di rappresentare? Di rappresentarsi? Quando l’apatia ci dissolve cosa ci fa andare avanti? Quando la nostra vita votata al teatro ci ingoia nella solitudine, cosa ci fa vedere un barlume di luce se non la possibilità stessa di fare teatro.

Allora sette cadaveri, inermi, stanchi che ritrovano le forze solo nella rappresentazione. Attori dunque. Teatro nella morte dunque. Teatro di morte. Morti di teatro.
Abbiamo così usato la parabola della morte per raccontare sette solitudini. Il suicidio inteso come possibilità di donare il proprio tempo, i propri talenti, la vita stessa per un’idea.

Tutto questo percorso, cominciato più di un anno fa, ci sembra tanto più vitale in quanto l’autore nel 1896 ambienta Il gabbiano nella città di Kiev.

Nel 2014 Kiev si pone al centro della cronaca mondiale per una guerra civile che miete vittime e produce lotte intestine. Ci è sembrata quindi una coincidenza non trascurabile e un impulso ad andare avanti non per raccontare una contemporaneità, che del resto sarebbe forse impossibile raccontare, ma per aderire all’analisi e alla rivalutazione di questi personaggi che in maniera più nitida si sono mostrati a noi. Con la forza dei suicidi e la poetica dei disperati, abbiamo raccontato la storia cechoviana come più ci è sembrato giusto, mettendo al centro dell’indagine un viaggio che parte da Kiev per giungere dentro noi stessi.  Da qui partirà la nostra esperienza.

Gianluca Merolli

 

GIANLUCA MEROLLI

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Gianluca Merolli, classe 1981, attore e cantautore. Studia canto con Antonella Sdoia, Eleonora Bruni e Tosca e recitazione con Antonio Latella, Danio Manfredini, Cesar Brie, Lindsay Kemp, Pierpaolo Sepe, Ricci/Forte.

Si divide tra il teatro musicale e la prosa lavorando con Marco Carniti, Pino Micol, Claudio Insegno, Cristopher Malcolm.

Studia e lavora per anni con Giancarlo Sepe, approfondendo il lavoro di improvvisazione e di ricerca nel movimento.

Nel 2007 viene scelto per interpretare Claude nel musical Hair, con gli arrangiamenti musicali di Elisa. Per questo spettacolo vince il premio Ammaniti come miglior attore della stagione 2008/2009.

A fine estate 2008 fa parte del cast de “I Giganti della montagna” di Pirandello che gira i teatri di pietra. Viene scelto dai Queen per interpretare il ruolo di Galileo, protagonista di “We will rock you”.

Luca Tommassini gli affida l’adattamento in italiano delle canzoni del suo spettacolo “Il pianeta proibito” e la composizione del tema originale, “Incolpame”, che viene cantata dalla protagonista Lorella Cuccarini con Chiara Ranieri.

Scrive e interpreta “Piccolo”, brano portante della colonna sonora de “I bambini della sua vita” film per il cinema diretto da Peter Marcias, con Piera degli Esposti, in cui recita anche un piccolo ruolo. Nel 2010 frequenta una Masterclass al Piccolo Teatro di Milano diretto da Luca Ronconi studiando con Flavio Albanese, Antonella Astolfi, Marise Flach e Michele Abbondanza.

Ritorna a Roma ed entra a far parte della famiglia di Dignità Autonome di Prostituzione, sotto la guida dell’Amministratore Luciano Melchionna, per cui ha scritto e cantato lo stornello d’apertura: “Puttana con Dignità”.

Successivamente nasce Gianluca Merolli Pure, gruppo con il quale interpreta i suoi pezzi nonché cover che spaziano tra gli autori più diversi, dai Radiohead a David Bowie, dai Talking Heads ai Queen.

Nel 2013 viene scelto per interpretare Tebaldo nel musical Romeo e Giulietta Ama e cambia il mondo, per la regia di Giuliano Peparini, spettacolo con il quale è ancora in tournée nei più grandi teatri internazionali.

Nel 2014 esordisce alla regia con “Un Gabbiano”, versione inedita e sorprendente della celebre opera di Cechov, in cui interpreta il tormentato Konstantin. Lo spettacolo ha debuttato con grande successo al Teatro Sannazzaro di Napoli in occasione dal Napoli Teatro Festival Italia, e successivamente al Teatro Sala Uno di Roma.

 

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