20160414_150747

Racconto di un’esperienza da giurato

Teatro Vittoria

14 aprile 2016.

Tradizione – Il Teatro di Domani è la prima edizione di un grande progetto nato per sostenere tanti giovani emergenti in un percorso di formazione mirato e accurato, fornendo loro gli strumenti teorici e pratici per poter sviluppare la propria creatività.

L’idea di fondo che ha dato vita a questa lodevole iniziativa, ideata da Davide Sacco e Ilaria Ceci, è stata quella di porre i ragazzi di fronte al concetto di Tradizione (teatrale) e invitarli, quasi sfidarli, a Tradire la Tradizione, ossia a cogliere, assaporare, assimilare la tradizione per trasformarla in altro, qualcosa di nuovo, originale, inaspettato.

A tale scopo sono stati organizzati, presso il Teatro Vittoria di Roma, incontri con i più autorevoli Maestri del teatro italiano perché “tramandassero” ai partecipanti le proprie conoscenze ed esperienze, fornendo nozioni accademiche, ma anche consigli.

Hanno guidato questi incontri grandi protagonisti e anime del teatro contemporaneo: Dacia Maraini, Roberto Herlitzka, Gabriele Lavia, Maurizio Scaparro, Michele Monetta, Tato Russo, Mariano Rigillo, Vittorio Matteucci, Viviana Toniolo e Tommaso Le Pera.

Finalità del progetto Tradizione – Il Teatro di domani non era solo quello di formare i partecipanti attraverso questi incontri di alto livello, quanto quello di creare in loro una coscienza critica e creativa che, prendendo spunto dalle indicazioni dei Maestri, se ne distaccasse per generare qualcosa di nuovo, diverso e originale.

Alla fine di questo lungo e intenso percorso formativo sono stati selezionati sette gruppi di attori, autori, registi che hanno messo in scena brevi spettacoli sotto forma di studio della durata di circa 15/20 minuti l’uno.

Questi premi previsti per quelli ritenuti più meritevoli:

  • premio di produzione di € 1000 per lo studio ritenuto dalla commissione più attinente alle tematiche dibattute durante gli incontri e un supporto logistico, amministrativo, nella promozione e comunicazione.
  • Automatica partecipazione di uno degli studi (in forma estesa) tra i quattro finalisti della rassegna “Salviamo i talenti – premio Attilio Corsini”presso il teatro Vittoria di Roma.
  • Automatica partecipazione di uno degli studi (in forma di corto) alla rassegna “La corte della formica”di Napoli.
  • Automatica partecipazione di uno degli studi (in forma estesa) alla rassegna “UT35 FESTIVAL”di Napoli.
  • Automatica partecipazione di uno degli studi (in forma estesa) al Festival “Le voci dell’anima”presso il Teatro degli Atti di Rimini

E’ stata prevista anche per gli Uditori la possibilità di presentare un progetto di spettacolo che verrà premiato con:

  • premio di produzione 500 euro
  • una data di debutto in un teatro romano nella stagione 2016/2017.

Ho avuto il piacere e l’onore di essere invitato a far parte della giuria dei giornalisti incaricata di assegnare un altro premio: un abbonamento presso un prestigioso Teatro di Roma per la prossima stagione da conferire a tutti i partecipanti del gruppo scelto.

E’ stata un’esperienza importante e gratificante, che  mi ha fatto conoscere un altro piccolo pezzetto di questo meraviglioso e durissimo mondo che è il Teatro.

In gara sette “spettacoli brevi”, sette studi, sette progetti di cui sono state motivate scelte ed intenzioni e illustrate le caratteristiche tecniche, quali eventuale allestimento e scenografia.

Di seguito, alcune note su ognuno di questi studi, in ordine di presentazione in scaletta.

Sebastian Gimelli Morosini ha presentato Andy e Norma, di cui è regista e interprete, una divertente rivisitazione del famoso testo di Neil Simon.

La storia è la stessa, ma Sebastian ha deciso di ambientare la scena non più negli anni ’60, bensì negli anni ’50, secondo lui ancora più eleganti, e ha fatto diventare il Norman di Neil Simon, Norma, una ragazza. Non solo: Norma è lesbica: da qui scaturiranno una serie di gag che vedranno protagonista un insolito trio.

Il progetto presentato da Sebastian Gimelli Morosini, Cecilia Gallo e Serena de Siena si è presentato già abbastanza compiuto, anche già corredato di scenografia. Interessanti le idee del regista riguardo ad una eventuale rappresentazione per esteso. Ho solo avvertito un po’ di insicurezza ancora in Sebastian, probabilmente dovuta solo all’enorme impegno di questi giorni.

Il secondo lavoro presentato è stato Clitennestra. Voi la mia coscienza, io il vostro grido. Scritto da Federica Genovese ed Eleonora Lipuma, con la regia di Alessia Tona, la rappresentazione mette in scena non una parte del testo, ma l’intera vicenda nei suoi punti nodali.

Il lavoro presenta un tema antico e tradizionale in chiave moderna e dimostra uno studio e una ricerca sulle possibilità dell’uso del corpo, della voce e del suono. E’ evidente uno sforzo di perlustrazione del sentimento individuale e collettivo e il tentativo, riuscito, di utilizzare la materia in forme nuove.

Clitennestra è un progetto che mi ha lasciato la voglia e la curiosità di vederne una versione estesa e completa.

Terzo lavoro, L’America dentro di e con Carolina Balucani: un interessante monologo introspettivo di una border line. Carolina dimostra un sapiente uso del corpo, della voce e della espressività, anche se, a volte, alcuni accenti sono troppo affettati. Manca una direzione chiara e precisa; si avverte un po’ di confusione nelle intenzioni: il personaggio è a cavallo tra una ragazza disturbata e una ragazza viziata senza voglia di fare, una bambocciona e le due cose non sono omogenee.

Quarto lavoro, Terra can un senti, di Luisa Casasanta e Cristel Caccetta, regia di Gianluca Ariemma, con  Antonio Bandiera, Cristel Caccetta, Luisa Casasanta, Maddalena Serratore, Marco Tomba.

Un tema della tragedia classica ricontestualizzato ai tempi nostri: una comunità che vive avulsa dal contesto contemporaneo, in cui unica fonte di vita e sostentamento è la Madre Terra, divinità da rispettare e a cui tributare sacrifici; un leader ambizioso ed esaltato con la sola voglia di comandare. Cieca obbedienza, sacrificio, invidia.

Un azzardo tematico, linguistico, drammaturgico e rappresentativo che non mi ha convinto.

Quinto lavoro presentato, L’Isola delle marionette, di Gianluca Paolisso, regia di Simone Giustinelli, con Luciano Dell’Aglio, Giulia Faggioni, Roberta Giulia Lucca, Fabio Minicillo.

Una storia cruda e crudele che prende spunto da fatti terribilmente e drammaticamente reali e raccapriccianti. Ispirazione di questo testo, che in questo estratto appare già magnifico e potente, è l’invasione dei villaggi yazidi sul monte Sinjar da parte dei jihadisti dell’Isis e i seguenti cruenti fatti: gli uomini giustiziati brutalmente, le donne fatte prigioniere e trasformate in schiave, donate o vendute, sottoposte a indicibili torture fisiche e psicologiche e a ripetuti stupri.

Da qui il tentativo, complesso, di entrare nelle dinamiche di un mondo che conosciamo solo attraverso il filtro dei media e dalle strazianti testimonianze, poche, di quelle donne che sono riuscite a salvarsi.

Il disegno di Paolisso si allarga dalla denuncia di un crimine dell’umanità alla riflessione sui conflitti sociali e delle civiltà fino a rientrare in una dimensione intima e personale, ma allo stesso tempo universale, del significato dell’alterità, il rispetto dell’Altro e della diversità in maniera assoluta.

Affascinante e suggestiva l’idea di trasportare una realtà che potrebbe sembrare appartenere solo ad una certa parte del mondo, quello medio orientale, nel contesto contemporaneo occidentale, colpendo e destabilizzando la coscienza collettiva di chi si sente estraneo a certi avvenimenti e certe dinamiche, conferendo quella universalità a cui ho fatto riferimento prima.

Un testo, quello di Paolisso, bellissimo: una scrittura asciutta e diretta che veicola un messaggio forte e attuale trattato con grande rispetto e in maniera molto originale. Un testo emozionante che provoca compassione, nel senso originale del termine di patire con, soffrire insieme, partecipare della sofferenza altrui.

Contribuiscono a raggiungere questo risultato anche i bravissimi i protagonisti che dimostrano una solida preparazione e un’ottima capacità di modulare parole e toni.

Sesto lavoro presentato Persone naturali e strafottenti di Giuseppe Patroni Griffi, portato in scena da Sebastian Gimelli, Adrian Di Carlo e Andrea Monno con la regia di Giancarlo Nicoletti.

Sul testo nulla da dire: è quello originale di Patroni Griffi del 1973, bello, forte e sempre attuale.

Giancarlo Nicoletti è un abile regista che sa come arrivare al pubblico e si avvale sempre di validi attori.

La storia di quattro solitudini in un appartamento durante la notte di Capodanno a Napoli. Emarginazione, violenza, sessualità; creature inquiete alla continua ricerca di qualcosa o qualcuno che non esiste e che vivono la sessualità come sfogo alla propria irrequietezza e insoddisfazione.

Nicoletti fa di Persone naturali e strafottenti uno spettacolo da camera, modificando lo spazio scenico e portandone il pubblico all’interno.

Una bella prova artistica per dei bravi attori, sicuri e “spavaldi”, maliziosi e affascinanti.

In Lui di Francesca R. Cicetti, ultimo lavoro presentato, tre terroristi rapiscono il Presidente e lo tengono in ostaggio con l’intenzione di ucciderlo. Con loro, una poliziotta, anch’essa in ostaggio.

Quattro umanità confuse e disperate, quattro vite subite, prive di fini. Quattro esistenze smarrite che trovano senso solo nell’appartenenza a qualcosa, qualsiasi essa sia.  Uomini e donne alla ricerca di rivalsa   su una vista che non li soddisfa.

L’estratto proposto è l’inizio di un progetto che si pone l’obiettivo di una recitazione realistica e asciutta per far emergere l’umanità sofferta dei personaggi.

 

Al termine della presentazione dei sette lavori finalisti la giuria dei giornalisti, composta da me, Carla Di Leo e Michele Di Muro, si è riunita per decidere a chi assegnare in premio un abbonamento annuale ad un prestigioso Teatro di Roma.

Dopo un ricco e stimolante confronto, ci siamo trovati d’accordo nell’assegnare il premio al gruppo che ha presentato Clitennestra motivandolo come segue:
La critica decide di premiare lo spettacolo “Clitennestra” per lo spirito comune e uniforme con cui gli attori hanno portato in scena un dramma classico, ricontestualizzato in epoca moderna.
Apprezzata la recitazione, precisa, puntuale, mai ossessiva o debole.
Ma quel che spinge a favorire questo studio sugli altri è la cura minuziosa del dettaglio: è evidente nella rappresentazione un’accurata fase precedente di ricerca, in particolare sulla scelta di forme di comunicazione alternative alla recitazione classica. Il movimento corporeo diventa esso stesso parola, narrazione. A ciò si aggiunge il sapiente uso del telo, che non è solo elemento scenografico, ma diventa linguaggio, suono e racconto per immagini.
Il premio sarà così utile occasione di crescita e di formazione.

 

Ecco gli altri premi:

Terra ca nun senti si è aggiudicato il Premio Produzione di 1000,00 euro.

Persone naturali e strafottenti è stato selezionato per partecipare alla rassegna Salviamo i talenti del Teatro Vittoria di Roma.

Andy e Norma è stato selezionato per il Teatro del Loto di Ferrazzano.

L’Isola delle Marionette ha vinto la partecipazione alla rassegna Quinta Armata del Teatro Marconi di Roma.

L’America dentro è stato selezionato per il Festival delle Voci dell’Anima presso il Teatro degli Atti di Rimini.

Lui ha vinto la partecipazione alla rassegna UT35 presso il Teatro Sancarluccio di Napoli.

Inoltre, L’Isola delle Marionette, Clitennestra e Terra ca nun senti sono stati selezionati per partecipare alla rassegna di corti La Corte della Formica di Napoli.

Tra gli uditori War – la caduta di Troia, presentato da Chiara Alivernini vince il premio di produzione di 500 euro e una data di debutto in un teatro romano nella stagione 2016/2017.

 

FB_IMG_1461162102135 FB_IMG_1461162094473 FB_IMG_1461162087626 FB_IMG_1461162071089 FB_IMG_1461162062632 FB_IMG_1461162053595 FB_IMG_1461162041614 FB_IMG_1461162025438

Foto prese dalla pagina Facebook di Tradizione – Il Teatro di Domani

FacebookTwitterPinterestGoogle +Stumbleupon