FOTO TRADIMENTI

Federica VINCENTI per GOLDEN HART Production presenta:

TRADIMENTI

Teatro Manzoni di Milano

18 gennaio 2017

 

Recensione di Carlo Tomeo

CARLO TOMEO FOTO

“Tradimenti” è una delle più famose commedie dell’inglese  Harold Pinter, rappresentata con la regia di Michele Placido lo scorso anno al Teatro Eliseo di Roma e, dopo aver toccato varie piazze, è arrivata finalmente al Manzoni di Milano il 12 scorso.

La storia è nota, fu scritta nel 1978 e  pare sia basata su una relazione extraconiugale segreta che il commediografo aveva avuto per sette anni e che era terminata nel 1969 con la presentatrice televisiva Joan Bakewell.

La storia, come dice il titolo, si basa su tradimenti che avvengono tra i tre protagonisti della commedia: Robert, editore, in cui si può intravvedere psicologicamente lo stesso Pinter, Emma, sua moglie, gallerista d’arte, e Jerry, scrittore e migliore amico dello stesso Robert.

L’inizio della vicenda parte dal 1968, anno cruciale, dove cominciano a nascere nuove ideologie politiche e sociologiche che si fanno anche portatori  di amori liberi e di coppie aperte. Era l’anno “clou” da cui partiva una nuova filosofia in cui si propagandava la libertà di pensiero, soprattutto portata avanti dai giovani, in prevalenza parigini, e che poi iniziò a prendere piede in tutta Europa, fino a mostrare il fallimento proprio dieci anni dopo quando Pinter scrive la sua commedia.

Nonostante la propaganda per il libero amore, questa non attecchì se non marginalmente tra la classe borghese benestante, e in particolare quella inglese e per vari motivi: il primo per cercare di mantenere un rassicurante ben pensare, il secondo perché il tradimento nascosto è sicuramente più allettante di quello alla luce del sole, perché può nascondere quello che è pensato universalmente come illecito e per questo motivo più allentante in quanto trasgressivo.

Attenzione però, il rapporto sentimentale e sessuale con un’altra persona, vuol dire anche mettersi in gioco al fine di conoscere meglio se stesso. A Pinter, più che l’amore sentimentale, interessa capire in che cosa egli può essere cresciuto intellettualmente e psicologicamente, e non è detto che sia sempre una crescita, potrebbe essere anche un passo indietro nella sua personalità. Questo accade a tutte le persone che si mettono in gioco per un nuovo amore, ma non tutti ne sono consapevoli.  Parliamo naturalmente di amore sentimentale, che può contenere o no anche una parte sessuale, ma non una storia di sesso fine a se stessa necessaria a soddisfare un momentaneo bisogno… fisiologico.

La cosa che più preme in ogni caso a Pinter è la memoria, il ricordo (non a caso aveva scritto la sceneggiatura de “la Recherche” Proustiana che difficilmente troverà mai, data la mole, un produttore che vorrà rischiare il suo denaro, eppure sarebbe bellissimo!).

Ed è per questo motivo che la commedia “Tradimenti” viene rappresentata a “ritroso”: perché, quando si inizia a ricordare si comincia dall’ultimo episodio accaduto e, pian piano, si va indietro nel tempo. Si parte dalla prima scena, dove Emma si incontra in un pub con il suo ex amante Jerry (la loro storia è finita ed è durata solo sette anni) e gli racconta che il marito le ha confessato di averla tradita con altre donne per anni. Jerry le fa notare che lei non è stata da meno, ma la donna non riesce a rassegnarsi a questa cosa, anche perché lei ha tradito per amore con un solo uomo mentre il marito lo ha fatto per il piacere fisico e con diverse donne. Si avverte in Emma un accenno di tristezza profonda che segue la rabbia iniziale. In realtà Jerry è preoccupato della reazione che possa avere Robert, ma non più di tanto, considerando che lui ha già parlato con l’amico che gli ha anche confessato di essere al corrente che lui era l’amante di sua moglie.

E qui si coglie un piccolo sfasamento nella sceneggiatura che vuole raccontare le cose a ritroso: infatti il primo episodio è in realtà conseguente di poche ore al secondo, dove è avvenuto il colloquio, tra Robert e Jerry. E la stessa cosa accade ancora in altri due punti della commedia ma possiamo accettarli considerando che si tratta di poche ore e non di periodi più lunghi.

Michele Placido ha condotto una regia sostanzialmente fredda, secondo il luogo in cui è rappresentata la commedia. Il bon ton inglese la fa da padrone per quanto riguarda i personaggi di Emma e Jerry. Solo Robert dà sfogo all’ironia inglese. Anche le scene mostrano una freddezza prettamente nordica. Le finestre dell’appartamento che prendono in affitto i due amanti Emma e Jerry mostrano spesso un tempo nuvoloso.

I dialoghi fra i personaggi sono intervallati da pause e silenzi ma, a un’attesta analisi, hanno un significato che è propedeutico alle parole e può essere soggetto a svariate interpretazioni, dipende dalla sensibilità dello spettatore. Per esempio Emma, a un certo punto del primo episodio sussurra quasi “sono contenta di vederti”, prima di pronunciare del tutto la frase ad alta voce, quasi esitasse a dire il suo pensiero: è una donna in crisi e cerca quasi un aiuto al vecchio amante.

C’è da chiedersi come mai , dopo tanti anni e, visto le nuove interpretazioni che le giovani compagnie danno dei classici, a nessuno è venuto ancora in mente un nuova drammaturgia di questa opera.

Si potrebbe partire, per esempio, sovvertendo l’origine della sceneggiatura a ritroso voluta da Pinter. In  questo caso, però, cadrebbe il discorso principale che Pinter aveva ripetuto più volte: questa è una commedia che parla di rievocazione, Il tradimento, come l’amore, sono gli argomenti più immediati e a portata di mano per ottenere lo scopo principale: il ricordo, la ricostruzione, ancora una volta “Du temps perdu”.

Però, se si volesse fare questo si dovrebbe rinunciare all’ultima brevissima scena che appare sul palcoscenico al termine della commedia. E sarebbe un peccato gravissimo.

 

TRADIMENTI

di HAROLD PINTER

traduzione di ADRIANA SERRA

con AMBRA ANGIOLINI, FRANCESCO SCIANNA

e con  FRANSCESCO BISCIONE

regia di MICHELE PLACIDO

musiche originali di LUCA D’ALBERTO

costumi di MARIANO TUFANI

scene di GIANLUCA AMODIO

light designer: GIUSEPPE FILIPPONIO

 

Si ringrazia la Sig.ra Rita Cicero Santalena dell’Ufficio Stampa del Teatro

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