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Periferia di Roma. Torre Elettra è il baluardo del Fronte della gente comune, è il forte, il centro logistico e operativo di una lunga guerra civile tra la cittadinanza e il governo, guerra che ha portato all’estinzione del controllo di uno Stato corrotto.

A Torre Elettra non c’è più un sistema legale che garantisca la libertà dei cittadini, la tanto sfruttata e infamata democrazia. Torre Elettra è ormai il territorio di chi si fa giustizia da sé. Anche le attività di contrabbando, un tempo ritenute illegali, ora sono solo attività pari alle altre, semplice commercio.

Per anni a Torre Elettra è imperversata una guerra civile che ha fatto molti morti. Tra questi anche Fulvio, marito di Velia, con la quale ha avuto tre figli: Virginia, morta  a sedici anni, in uno scontro in cui aveva voluto seguire il padre; Alma che vive con la madre e Flavio, trasferitosi per studio in Germania, dove ha vissuto per sei anni impossibilitato a tornare a causa della chiusura delle frontiere.

A seguito di un armistizio tra Stato e popolo insorto, in un momento di debole distensione, le frontiere vengono riaperte e Flavio può tornare a casa, dove lo ha preceduto di una settimane il carissimo amico Valerio, giornalista, col quale vive le sue giornate in Germania.

A casa lo aspettano con ansia la madre e la sorella, due donne che convivono in continuo conflitto a seguito di enormi rancori che affondano le radici nel passato oscuro e drammatico della famiglia.

Appena arrivato a casa, Alma cercherà di coinvolgere Flavio in una vendetta di famiglia. A questo punto si tratterà di capire dove sta la verità e di decidere se accettarla, andando avanti per la propria strada, oppure vendicare i torti, le bugie e le cattive azioni di chi dovrebbe amarti e difenderti.

Nel frattempo la situazione a Torre Elettra è sempre più tesa, a seguito di alcuni scontri dimostrativi, pilotati dal comitato del Fronte della gente comune per manipolare l’opinione pubblica. A capo del Fronte c’è Sergio, da anni compagno di Velia, sobillatore, calcolatore e cinico: alla fine un politico come quelli che c’erano prima, ma privo di un consenso legale e istituzionale.

Con il ritorno casa  di Flavio, Alma si metterà in moto per eseguire una vendetta covata da tanto tempo e condivisa con Olimpia, la sua ragazza, unica persona a lei vicina.

I ragazzi si troveranno così a confrontarsi e scontrarsi sul desiderio di vendetta, tra impeti istintivi e bestiali e valutazioni etiche.

Quello che succederà metterà in gioco considerazioni sulla libertà di scelta, sul valore attivo dell’omissione, sulla liceità del farsi giustizia da soli, ribaltando le dinamiche relazionali. Saranno scelte difficili, pesanti e molto pericolose, in un dramma in cui nessuno, forse, uscirà vincitore e in cui non morire non significa necessariamente vivere.

Come sempre Giancarlo Nicoletti pone una serie lunga e drammatica di riflessioni intense su temi forti e importanti: legalità e senso civico; liceità di una giustizia autodeterminata; l’avvelenamento dei rapporti familiari;  il sapore e il senso della vendetta; il modo, personale per ognuno, di salvare se stesso da un’eredità pesante e da una vita fatta di odio, rancore e, magari, senso di colpa.

Il tutto è raccontato col suo consueto stile attento e una drammaturgia strutturata su schemi precisi che fanno avanzare la storia svelando gradualmente gli angoli bui. In questo spettacolo i personaggi presentano gli aspetti molteplici e contradditori che possono coesistere in un essere umano a fronte di drammi esistenziali che qui vengono risolti dando sfogo all’esasperazione.

In generale, i personaggi sono approfonditi nei tratti psicologici e nella loro evoluzione all’interno della storia e si riesce a seguirne il percorso emotivo. Ho trovato meno tratteggiati Alma, la figlia che medita vendetta, che resta un personaggio un po’ troppo fisso (non so se questa sia un’intenzione drammaturgica o registica o una piccola mancanza) e Valerio, il giornalista vissuto sette anni in Germania frequentando “fumosi salotti”, il cui percorso verso un senso di rivalsa non mi è apparso ben definito.

Gli attori in scena sono straordinari.

Liliana Massari (Velia) è meravigliosa in questo ruolo di donna ferita a vita in cerca di un riscatto a tutti costi. Elegante e altera, algida quando necessario, con negli occhi quella luce della donna pazza di dolore che non vuole piegarsi nonostante tutto.

Cristina Todaro dà grandissima  prova del proprio talento nei panni di Olimpia, ragazza rimasta sola che si dà da fare in mille modi per vivere, ostinata e fiera. Fidanzata con Alma, sarà con lei in ogni cosa, decisa a dedicarle la propria esistenza. E’ il personaggio più bello e intenso che le abbia visto recitare, ed uno dei personaggi meglio scritti in questa storia.

Altro bellissimo personaggio è Sergio, compagno di Velia e cospiratore, sostenuto dalla bravura di Matteo Montalto che riesce ad accompagnarlo in ogni atteggiamento, dalle sfumature agli accesi accenti, in un’evoluzione del personaggio molto convincente.

Luciano Guerra è Flavio, fermo nel suo proposito di vivere la propria vita senza fare le guerre degli altri, ma che alla fine sarà soldato a suo modo fino al momento di un onorevole, almeno secondo lui, congedo. Un bellissimo personaggio che Luciano interpreta con passione e trasporto, con decisione e polso fermo, tanto che, alla fine, “tifavo” per lui.

Valentina Perrella è sempre bravissima, presente e coinvolta, ma in questa occasione al suo personaggio mancava qualcosa.

Alessandro Giova conferma la sua crescita professionale in un ruolo che si avvicina molte alle sue corde.

Torre Elettra è lo spettacolo più breve di Giancarlo Nicoletti, ma, nonostante questo, soffre di una certa lentezza e alcuni quadri o parti di testo sono pleonastici.

La scenografia non mi è piaciuta. Va bene la semplicità e il minimalismo, ma è già vista e commette l’errore di fissare tutto alla prima scena ed essere fuori contesto nel prosieguo dello spettacolo.

Molto interessante l’inserimento della malattia e dei suoi effetti sulla mente che marchia l’intera storia familiare allargandosi a quelli più prossimi in una  sorta di crudele e ironico contrappasso della potente lucidità che ha segnato i piani di tutti.

Torre Elettra è uno spettacolo ricco di spunti di riflessione, di riferimenti al classico e al moderno riletti in chiave contemporanea. Forse troppo materiale per un’ora e quaranta minuti circa di spettacolo per essere sufficientemente contestualizzati e affrontati. La nota verbosità complessa e articolata di Nicoletti, caratteristica da me sempre apprezzata perché gestita con grandissima padronanza e chiarezza, qui avrebbe dovuto essere ancora più contenuta. La durata di questo spettacolo rappresenta, forse, l’inizio di un percorso di sintesi che l’autore di Festa della Repubblica, #salvobuonfine e Kensington Gardens sembra aver intrapreso.

Torre Elettra

Scritto e diretto da Giancarlo Nicoletti

Con Liliana Massari, Valentina Perrella, Luciano Guerra, Matteo Montalto, Cristina Todaro, Alessandro Giova.

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