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Torno alla vita è un opera musicaledi Toni Fornari e Dino Scuderi con la regia di Francesco Sala.

Racconta una storia contemporanea che si dipana nello scorrere della vita di una famiglia e suscita riflessioni, domande  e pensieri.

Michele vive da quindici anni in uno stato vegetativo permanente ed è assistito costantemente dalla mamma Luisa che lo cura e ci parla convinta che lui possa in qualche modo sentirla (“lui comunica in un altro modo” dirà ad un certo punto).

Luisa accudisce Michele con grandissima dedizione, sacrificando tutto della propria vita e trascurando il figlio maggiore, Giacomo e il nuovo marito Marco.

Luisa, infatti, rimasta vedova, da dieci anni è risposata con un altro uomo, Marco appunto, che cerca in tutti i modi di convincerla a vivere una vita sana senza illudersi che il figlio possa sentirla e tentando di persuaderla ad inserirlo in una struttura ospedaliera.

Giacomo, intanto, sacrifica anch’egli la propria vita per stare vicino alla madre, venendo lasciato da tutte le ragazze con cui negli anni è stato.

Michele è seguito da un giovane medico e ricercatore e dalla sua assistente che sembra abbiano trovato una cura per risvegliare Michele. Visti i lunghi tempi della sperimentazione clinica, il dott. Bassani propone a Luisa di sperimentare illegalmente la terapia sul figlio, mettendola però in guardia sul fatto che siano sconosciuti eventuali effetti collaterali della cura. Luisa accetta e, di nascosto dalla famiglia, ipoteca la casa per far fronte alle spese mediche. Dopo alcuni mesi di cure, Michele si risveglia.

Michele era un ragazzino quando cadde in stato catatonico e ora si risveglia uomo.  A lui sembra essere passato solo il tempo di una notte, ma il suo viso e  il suo corpo portano i segni del tempo passato.

Si ritroverà improvvisamente a fare i conti con un tempo trascorso e non vissuto, con un pezzo di vita mancante che non potrà essergli restituito. Confusione, dolore, tristezza, rabbia, frustrazione porteranno Michele a ribellarsi ad una situazione troppo assurda per lui.

Una fame di vita lo divora dall’interno: Michele vuole vivere la sua vita, ma intorno a lui, la famiglia glielo impedisce, per il suo bene forse.

Le dinamiche familiari rivelano la loro estrema fragilità e, di fronte ad un cambiamento così forte e repentino, franano clamorosamente in mille pezzi. Le persone più vicine a Michele mutano in un attimo completamente il proprio atteggiamento con una crudezza assoluta.

In Michele aumenterà la rabbia, anche a causa dell’ostracismo fatto dalla sua famiglia alla relazione che ha cominciato con Sara, la dottoressa che lo ha in cura.

Torno alla vita solleva molte importanti questioni: la disabilità grave e le pesantissime ripercussioni che questa ha sulla famiglia del malato; l’amore insano; il profondo smarrimento che si prova nel ritrovarsi in un mondo che non si riconosce e che non ti riconosce; la ricerca di un’identità; le relazione parentali spesso avvelenate da odio, egoismo, gelosia.

E’ uno spettacolo che parla diversi linguaggi, in cui le storie e le vite si intrecciano su diversi livelli e i personaggi rivelano una doppia natura.

Mano a mano che la rappresentazione procede si entra in contatto col mondo segreto di ognuno di essi fino ad arrivare ad un epilogo drammatico, ma affascinante. In un crescendo di detonazioni si giunge ad un finale parossistico che, per quanto crudele, colpisce per la sua forza rappresentativa di una realtà possibile.

Il bravissimo Mariano Riccio, Michele, dà un’interpretazione intensa e appassionata sia nel recitativo che nel cantato calandosi molto bene nelle emozioni e movenze del personaggio.

Belle anche le prove di Valeria Girelli, Sara, l’assistente del dott. Bassani, molto brava e dotata di bella voce e di Paolo Gatti nei panni di Giacomo, il fratello maggiore, con un brano molto bello che Paolo colora con la sua bellissima voce.

Gabriella Borri è Luisa, la mamma, un personaggio ambiguo, controverso di cui la Borri dà la propria interpretazione che a me, però, non ha convinto.

Massimo Cimaglia è Marco, il marito di Luisa, uomo duro e severo, ma alla fine sempre presente.

Francesco Sgro è il dott. Bassani, personaggio di poco spessore.

Ero curioso di assistere alla messa in scena di un testo di Toni Fornari così diverso da quello a cui fino ad ora mi ero abituato e devo dire che è stata una piacevole sorpresa. Il testo è valido e l’argomento importante: la realizzazione suscita domande e reazioni emotive contrastanti e credo che questo sia dimostrazione che ha colpito nel segno.

Dino Scuderi, pregevole e sensibile compositore (autore, musicista e direttore d’orchestra), da cui nasce l’idea di questo spettacolo e che ha collaborato con Toni alla sua realizzazione, ha creato una  colonna sonora ariosa e delicata in alcuni brani e pungente e intima in altri, dando voce alle emozioni dei personaggi, come una sottotraccia narrativa costante.

La regia, del bravissimo Francesco Sala, è un po’ costretta in una narrazione che in alcuni punti troppo rapida. Lo scorrere del tempo non è sufficientemente cadenzato e alcune scene sembrano troppo consecutive. Alcune soluzioni appaiono un po’ sbrigative, creando degli strappi che solo alla fine vengono ricuciti. D’altro canto è vero che il testo possiede immagini sottintese che trovano poi realizzazione e senso mano a mano che ci si avvicina al finale, lasciando lo spettatore a fare i conti con l’idea che fino a quel momento si era fatto.

La scenografia è composta da un separé ospedaliero a sinistra, un mobile da salotto sullo sfondo, delle sedie sulla destra e una porta. La suddivisione continua della scena nei due ambienti principali, la casa e l’ospedale, è abbastanza funzionale, ma quella porta spostata da una parte all’altra della scena risulta d’intralcio e distoglie l’attenzione.

Anche il disegno luci di Guido Pizzuti, per quanto efficace in alcune scene, è stonato in altre, lasciando in ombra gli attori.

Nel complesso ho apprezzato questo spettacolo, il percorso che traccia e il modo in cui svela la personalità dei personaggi riuscendo a suscitare dubbi e domande nello spettatore. Ho trovato anche suggestivo l’impianto musicale e davvero coinvolgente l’interpretazione del protagonista. Ho adorato il finale che non è scontato, né banale, ma potrei dire “scomodo” e senz’altro coraggioso e crudelmente realistico.

Ritengo che servano solo degli aggiustamenti di tiro per rendere certi passaggi più chiari e alcuni elementi più incisivi.

Torno alla vita

opera musicale di Toni Fornari e Dino Scuderi

regia Francesco Sala

con Mariano Riccio, Francesco Sgro, Paolo Gatti, Massimo Cimaglia, Gabriella Borri, Valeria Girelli

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