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Recensione di Carlo Tomeo

 foto carlo

Una commedia musicale che racconta il periodo più drammatico vissuto in Europa nel secolo scorso. E lo fa attraverso i dialoghi preoccupati di una coppia, unici protagonisti, cantanti in attesa di scritture che non arrivano e marito e moglie per convenienza di entrambi (lei è ebrea tedesca, lui un omosessuale italiano). Siamo a Berlino nel 1936, Hitler ha preso il potere già da circa due anni e ha instituito un regime dittatoriale. Si comincia a parlare di razze elette, di epurazioni, c’è chi è già fuggito all’estero e chi si prepara a farlo  perché è ebreo oppure omosessuale e ha timore per quello che possa accaderli. La crisi economica aggrava la situazione e la gente si stordisce nei locali di cabaret.

Nella coppia si apre un conflitto: lui vorrebbe fuggire a Parigi, dove le persone che hanno il suo stesso problema non sono perseguite e inoltre è più facile trovare lavoro, lei è consapevole di questo, tuttavia fa fatica a immaginare di lasciare Berlino che è comunque la sua città. Vorrebbe, se mai fuggire in America e raggiungere Marlene Dietrich che aveva conosciuto a Berlino prima ancora che l’attrice recitasse ne”L’angelo azzurro” e fuggisse poi in America perché aveva capito che il suo paese era in decadenza e il cinema aveva il nome di Hollywood. 43 lettere la donna ha scritto a Marlene e ne ha ricevuta una sola, con foto, dalla grande attrice, ma lei sostiene sempre di essere sua amica e che, in America, non verrebbe abbandonata ma, anzi, farebbe carriera.

Nei discorsi che i due fanno in un una scena vuota ingombra solo di bauli e valigie che fanno pensare a una partenza che comunque bisognerà attuare, si innescano canzoni che vogliono essere dei palliativi e che riflettono i desideri e il clima che si respira in una città che sta percorrendo un cammino pericoloso, mentre, chi ha voluto che si cominciasse a definire quel cammino pensa che esso rappresenta il raggiungimento della vita perfetta per la classe eletta e lo vuole attuare, liberandosi del “fardello umano” ritenuto inutile

E così tra un dialogo è l’altro i due cantano qualche canzone italiana rassicurante come “Voglio vivere così”, o una celebrativa come “Berlin im Licht” oppure una semplicemente allegra come “Kinder, heute Abend”, o anche il brano grottesco di “Surabaya Johnny”, o il sogno di una vita felice su un’isola che non c’è come “Youkali”, e la speranza a non smettere nel credere nell’amore come in “Someone to Watch Over me”  Canzoni che vengono da diversi paesi e che dovrebbero riflettere lo stato d’animo del popolo che le canta. Ma noi italiani sappiamo a cosa sottendono le cosidette canzoni dei telefoni bianchi…

La rappresentazione si intitola “Ti parlerò d’amor” appartenente al periodo dei telefoni bianchi. Ma non dice “Ti parlo d’amore”, volge la frase al futuro e già questo dovrebbe far riflettere, poi c’è il sottotitolo “Aufwiedersehen Berlin” che non promette granché di buono.

La scena, pur essendo quasi vuota (non appare neanche il pianista, Corrado Gulin, unico musicista ad accompagnare le canzoni), è illuminata nel fondale con colori alterni, a seconda del momento del parlato o di quello della parte cantata (e qui i colori passano da un azzurro pallido a uno più vivo fino a un verde e ancora in altre gradazioni delle stesse tinte, che riflettono lo stato emotivo della persona che canta e la tipologia della canzone stessa).

Durante l’ultima canzone “Das Lied ist aus” (“La canzone è finita” di  Robert Stolz e del quale all’inizio si era ascoltata “Abat jour”) scende alle spalle dei due personaggi un pannello il quale riporta che il paragrafo 175 del Codice Penale Tedesco, noto anche con la sigla §175 StGB, e che aveva avuto diversi rimaneggiamenti dal momento in cui fu scritto (1871) è stato totalmente abolito solo nel 1994 in virtù della  riunificazione della Germania dell’Ovest con quella dell’Est (il muro di Berlino era stato già abbattuto cinque anni prima il 9 novembre 1989). Nel paragrafo 175 era ancora previsto che l’atto di omosessualità, a determinate condizioni, era considerato un reato e in quanto tale condannato penalmente.

Prima ho scritto che la scena era semivuota, in realtà, oltre al gioco delle luci e ai bauli e alla valigie, a riempirla totalmente sono stati i due protagonisti, Marzia Postogna e Andrea Binetti: attori e cantanti di enorme levatura che hanno scelto un percorso poco frequentato ma non per questo meno valido di altri tipi di opere teatrali. Si spera che questo loro lavoro, non solo non termini qui, ma che venga ulteriormente arricchito, perché i due attori possano far conoscere al pubblico, in maniera sobria, e anche divertente in certi casi, una realtà del passato che non abbia più a ripetersi.

La regia di  Tommaso Tuzzoli  non poteva fare di meglio e ha colto pienamente sia lo spirito dell’epoca così ben descritto da Gianni Gori e Alessandro Gillleri, e inoltre mi sembra doveroso riconoscergli il merito di aver scelto le canzoni più idonee.

Grandi applausi, tutti meritatissimi, tanto che il pubblico ha ottenuto due bis e sono stati, nei testi, due brani positivi, grazie alle loro parole di speranza: “Youkali” e “Someone to Watch Over Me”

Qualcuno, leggendo la scaletta delle canzoni eseguite si meraviglierà di non trovarvi quella del titolo. Vorrà dire che avrà modo di ascoltarla in una prossima auspicabile ripresa dello spettacolo.

 

Scaletta brani musicali

Brecht/Weill “Surabaya Johnny” da “Happy End”

Weill “Berlin in Licht”

Stolz “Abat jour”

Weill “Nana’s Lied”

Holländer “Kinder, heute Abend…”

Giovanni D’Anzi “Voglio vivere così”

Bixio/Neri “Parlami d’amore Mariù”

Giovanni D’Anzi “Non dimenticar le mie parole”

Siegel “Ich hab’ noch einen Koffer in Berlin”

Weill “Youkali”

Gershwin “Someone to watch over me”

Irving Berlin “Let’s face the Music and Dance”

Stolz “Das Lied ist aus”

 

Il trailer dello spettacolo

https://www.youtube.com/watch?v=s7TRSILSVrk

 

Ti parlerò d’amor

(Aufwiedersehen Berlin)

 

di Gianni Gori e Alessandro Gilleri

regia Tommaso Tuzzoli

con Marzia Postogna e Andrea Binetti 

scene e costumi  Pierpaolo Bisleri

musiche di scena  Corrado Gulin

luci  Nino Napolitano

effetti sonori  Federico Dal Pozzo

musiche  Brecht-Weill, Stolz, Hollander, D’Anzi, Bixio-Negri, Siegel, I.Berlin, G. Gershwin

Produzione Golden Show con Comune di Muggia

Al Teatro Manzoni di Milano solo per il 12 aprile

 

Si ringrazia per la collaborazione la Sig.ra Rita Cicero Santalena dell’ufficio stampa

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