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Carrozzeria Orfeo ha ripresentato a Roma, al Teatro Piccolo Eliseo, Thanks for Vaselina. uno spettacolo dissacrante e cinico che riscuote da tempo enormi consensi da pubblico e critica.

Scritto da Gabriele Di Luca, diretto da Gabriele Di Luca, Massimilano  Setti e Alessandro Tedeschi, interpretato dai tre suddetti e da Beatrice Schiros e Francesca Turrini, Thanks for Vaselina è “la storia di esseri umani sconfitti e abbattuti”.

Gli Stati Uniti hanno dichiarato guerra al commercio di marijuana dal Messico, bombardando il paese per distruggere le piantagioni e uccidendo civili in nome della democrazia.

Fil e Charlie, trentenni dal presente instabile, pensano di “svoltare” invertendo il mercato con l’esportazione della marijuana che coltivano in casa dall’Italia al Messico. I due sono tipi molto diversi: Fil è un cinico irrisolto, Charlie uno strenuo difensore dei diritti civili e animalista convinto.

A loro si uniranno Lucia, madre di Fil, donna frustrata e dipendente dal gioco d’azzardo e Wanda, una ragazza obesa e insicura.

A complicare le cose, il ritorno, dopo quindici anni di assenza e silenzio, del padre di Fil ed ex marito di Lucia, diventato nel frattempo transessuale, che porta con sé un vissuto drammatico e doloroso e nasconde un piano pericoloso.

Thanks for Vaselina racconta la quotidianità di un’umanità ai margini, ma non per questo lontana, perché l’estremo disagio rappresentato è in qualche modo universale: siamo ormai quasi tutti un po’ ai margini, per colpa di una democrazia che in nome di se stessa giustifica palesi azioni di “terrorismo”, ma anche sottili e nascoste politiche di manipolazione psicologica.

Thanks for Vaselina è sicuramente uno degli spettacoli più originali e impegnati degli ultimi anni. Una grandissima drammaturgia fortemente contemporanea che delinea e approfondisce psicologie umane reali e credibili ben distinte tra loro.

Una storia cinica, spietata e (di)sprezzante che si esprime in un linguaggio crudo, asciutto e provocatorio; uno spaccato tragicamente reale della disperazione umana sempre più diffusa oggi a più livelli. Un affresco completo in cui si amalgamano con crudezza temi sociali, politici ed economici senza forzature né storpiature perché, in fondo, la realtà può essere esasperante senza rimedio.

Esseri umani annientati dalla società e falliti nella loro individualità, rancore, frustrazione, dipendenze (dal gioco, dal cibo, dalla droga), conflitti sull’identità sessuale, ideologie radicali, fanatismo religioso, esercizio senza controllo del potere militare e dell’influenza politica: Thanks for Vaselina tocca tutti temi drammaticamente attuali con intenso realismo.

La vaselina richiamata nel titolo non è solo il lubrificante che Lucia utilizza per “riempire” Wanda di ovuli pieni di marijuana, ma, soprattutto e per estensione, vaselina indica quel modo subdolo e apparentemente indolore con cui il sistema ci convince che tutto ciò che fa e decide sia giusto e finalizzato a stabilire un ordine.

Non ci sono ostentazioni, non c’è esagerazione: la realtà è davvero così disarmante, terribile, crudele ed efferata.

Nonostante tutto questo, per buona parte dello spettacolo si ride anche molto, con sarcasmo sfacciato, a volte di gusto altre volte amaramente.

Gli interpreti sono grandiosi: ognuno caratterizza il proprio personaggio al meglio, senza sbavature. Interpreti di grande livello che danno dimostrazione di vero Teatro.

La regia è molto attenta e curata, asciutta e cruda come tutto il resto e riesce a ordinare insieme tempo, ritmo, musica e silenzi rendendo l’allestimento decisamente cinematografico.

Tra tutti, momento di altissimo livello tecnico, ma soprattutto poetico, è la scena delle tazzine: un quadro di grandissimo effetto in cui a comunicare sono solo il suono, melodico e a tempo, del cucchiaino nella tazzina e gli sguardi che i protagonisti si rivolgono in alternanza.

Il linguaggio, fortemente icastico, sempre molto forte, volgare, senza filtri, è vero ed espressione di una situazione di estremo disagio dettata dalla disperazione, dalla rabbia e dalla frustrazione dei personaggi, sentimenti forti dai quali sembrerebbe non esserci ritorno, né riscatto, né pentimento.

Durante la rappresentazione, ho deciso, sforzandomi un po’, di accettare il turpiloquio perché perfettamente funzionale al racconto; sebbene eccessivo, alla fine ho abbracciato il testo e non ho voluto farmi  distogliere dal linguaggio forte. D’altronde tutti noi, portati alle estreme conseguenze, esasperati da situazioni difficili e pesanti, cediamo spesso ad espressioni eccessive e volgari.

Ho adorato il cinismo spudorato, grezzo e crudo che credevo senza ritorno e senza possibilità di riscatto. Peccato alla fine si cada nel buonismo interrompendo un andamento tragico e nichilista e tradendo, a mio parere, la potenza del messaggio di fondo.

Perché nel  mondo reale non siamo tutti buoni: cinismo è anche la consapevolezza che certi sentimenti e atteggiamenti non possano cambiare, che indietro non si torna, che pensare questo sia solo un’illusione, un’utopia, sebbene questa posizione entri  in conflitto con le convenzioni sociali e morali e con ragionamenti di convenienza .

Perché il vero cinico sa che non può e non deve esserci redenzione per tutti.

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