Recensione di Carlo Tomeo

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È arrivato al Teatro San Babila la Compagnia Attori e Tecnici, una delle compagnie più longeve del teatro italiano: fondata quaranta anni fa da Attilio Corsini e Viviana Toniolo, si distinse subito per la scelta del suo repertorio, brillante e comico, interpretato da attori di ottima levatura. Il cavallo di battaglia della Compagnia fu rappresentato per la prima volta nell’83 (“Rumori fuori scena” di Michael Frayn) e da allora non ha mai smesso di appassionare gli spettatori del Teatro Vittoria di Roma che è diventato il “loro” teatro. Nessun’altra compagnia è mai riuscita a  ripetere il loro successo in quella commedia, tanto che la stessa versione cinematografica di un regista prestigioso come Peter Bogdanovich del 1992 si rivelò un mezzo flop.

Al Teatro San Babila la Compagnia ha portato un altro loro successo “Terapia di gruppo” dell’americano Christopher Durang, tradotto da Giovanni Lombardo Radice di cui qualcuno ricorda una versione cinematografica di Robert Altman del 1987.

La commedia è costruita sulle insoddisfazioni, desideri irrisolti e i conseguenti malesseri che tormentano l’uomo del nostro secolo e, nello stesso tempo, il richiamo, che diventa ossessivo, verso la psicanalisi, considerata come mezzo per superare le difficoltà psichiche.

Bruce, che si definisce bisessuale ed è fidanzato con Bob, conosce, tramite un annuncio scritto su una rivista, Prudence, che, dopo una serie di fallimenti sentimentali, sta cercando l’uomo della sua vita, un uomo che si occupi di lei come dice la canzone di Gerswhin “Someone To Watch Over Me” che, guarda caso, è anche la canzone preferita dall’uomo costituisce il principale leitmotiv di tutta la commedia, considerando che i vari personaggi hanno tutti dei problemi e si vedono costretti a cercare qualcuno che “si occupi” di loro.

Prudence è una paziente dell’analista Stuart, che soffre di eiaculatio precox che, secondo lui non è un problema reale perché nella società di oggi si corre tanto, si deve fare tutto in fretta, e quindi finge di credere che il suo non sia un problema sessuale, ma trovi una giustificazione nell’ambito convulso della vita moderna. Nello stesso tempo è stato l’amante di Prudence, cosa non ammessa dal punto di vista deontologico e ora la donna vuole chiudere l’analisi che, secondo lei, non le ha portato nulla di buono.

Anche Bruce ha un’analista, la dottoressa Wallace, dalla memoria labile e che si serve di un peluche per trarre le diagnosi dei pazienti.

Bob, invece, si è affidato a un gruppo di persone che hanno gli stessi suoi problemi: quello di vivere con ansietà un rapporto omosessuale  che potrebbe ogni giorno mostrare la sua precarietà e quindi la fine.

Finalmente il rapporto di Bruce con Prudence sembra diventare più serio fino ad arrivare a parlare di matrimonio, nonostante la presenza di Bob che viene consigliato da Bruce stesso di abbandonare l’analisi che sta conducendo in un gruppo e di passare a un’analista seria come la sua che, dapprima si mostra omofoba, ma poi cerca di risolvere “il problema”.

La commedia è strutturata su un gioco di equivoci e si richiama agli atti più ricorrenti della vita odierna per metterne in mostra il ridicolo. E lo fa con battute comiche, irriverenti e surreali, tanto da far venire in mente, come hanno rilevato in molti, lo stile di scrittura di Woody Allen, che porta alla risata apparentemente facile ma che nasconde un profondo cinismo che non sempre viene alla luce. Del resto le situazioni stesse e i comportamenti dei personaggi sono surreali, fino a un finale caotico che sembra mettere tutti d’accordo tanto da poter essere interpretata come una nuova terapia di gruppo, al passo con i tempi odierni.

Gli attori sono tutti al massimo livello di recitazione, del resto appartengono, come scritto all’inizio, a una compagnia storica e collaudata e non può che essere lodata. Fare il nome di qualcuno di essi sarebbe ingiusto nei confronti degli altri che si comprende bene quanto siano partecipativi  nel mostrare il meglio della loro professionalità. Così come è inappuntabile la regia di Stefano Messina, che nella commedia è anche attore, il quale sa sfruttare intelligentemente le peculiarità di ciascun collega per metterle meglio in evidenza e creare uno spettacolo divertente senza essere evasivo.

Per i conoscitori della psicanalisi e che vogliono trovare a tutti i costi un  significato che vada al di là del piacere dell’aver visto la commedia, non sarà difficile riconoscere la parodia bonaria sulla tipologia di analisi (freudiana e junghiana) esercitata dai due personaggi che nella commedia interpretano le parti degli psicanalisti.

 

Terapia di Gruppo

di Christopher Durang

traduzione di Giovanni Lombardo Radice

con Annalisa di Nola, Stefano Messina, Carlo Lizzani, Sebastiano Colla, Crescenza Guarnieri, Valerio Camelin

regia Stefano Messina

scene Alessandro Chiti

costumi Isabella Rizza

musiche Pino Cangialosi

luci Alessandro Pezza

foto di scena Manuela Giusto

Produzione Attori e Tecnici

in scena al Teatro San Babila di Milano fino al 19 febbraio.

 

Si ringrazia la Sig.ra Roberta Cucchi dell’Ufficio Stampa

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