SALOME foto di FABIO DONATO 6020

Teatro Eliseo

1123 dicembre 2018

Salomè

SALOME Eros Pagni e Gaia Aprea foto di FABIO DONATO 5923

di Oscar Wilde

Traduzione Gianni Garrera

Adattamento e regia Luca De Fusco

Con

Eros Pagni, Gaia Aprea, Anita Bartolucci,

Alessandro Balletta, Silvia Biancalana, Paolo Cresta,

 Gianluca Musiu, Alessandra Pacifico Griffini, Giacinto Palmarini,

Carlo Sciaccaluga, Francesco Scolaro, Paolo Serra, Enzo Turrin

Scene e costumi Marta Crisolini Malatesta

Disegno luci Gigi Saccomandi

Musiche originali Ran Bagno

Coreografie e aiuto regia Alessandra Panzavolta

Installazioni video Alessandro Papa

Produzione Teatro Stabile DI Napoli – Teatro Nazionale, Teatro Nazionale di Genova, Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Teatro Stabile di Verona

Un grande archetipo, un simbolo eterno di amore e morte

 

Dopo il grande successo al suo debutto lo scorso giugno alla rassegna Pompei Theatrum Mundi al Teatro Grande di Pompei, arriva al Teatro Eliseo lo spettacolo Salomè di Oscar Wilde, nella traduzione di Gianni Garrera e l’adattamento e la regia di Luca De Fusco. Interpreti dello spettacolo sono Eros Pagni nel ruolo di Erode, Gaia Aprea in quello di Salomè, Anita Bartolucci nei panni di Erodiade, Giacinto Palmarini in quelli di Iokanaan. Con loro Alessandro Balletta, Silvia Biancalana, Paolo Cresta, Luca Iervolino, Gianluca Musiu, Alessandra Pacifico Griffini, Carlo Sciaccaluga, Paolo Serra, Enzo Turrin.

 

Sinossi

Nel palazzo del tetrarca di Giudea, Erode Antipa, che ha sposato l’ex moglie del fratello Filippo, Erodiade, si sta svolgendo un banchetto che vede ospiti giudei, romani, egizi. Sulla terrazza un soldato siriano e un altro di Cappadocia ammirano la bellezza della luna e quella della principessa Salomè, figlia di Erodiade. Nel salone c’è una grande cisterna dove il tetrarca Erode ha fatto rinchiudere Iokanaan, spaventato dal suo comportamento: il profeta, infatti, urla dal fondo della sua prigione le profezie sull’avvento del Messia condannando il comportamento dei monarchi di Giudea. Salomè, infastidita dai continui sguardi interessati di Erode, si allontana dal banchetto e, incuriosita dall’uomo ne chiede la liberazione alle guardie per potergli parlare. Questi, spaventati, cercano di eludere la richiesta, ma alla fine cedono alle lusinghe della principessa. Uscito dalla cisterna Iokanaan proferisce parole di sdegno contro Erode ed Erodiade. Ma l’aspetto e la voce del profeta seducono Salomè e la inducono a rivelare l’irrefrenabile desiderio di baciarlo: «Bacerò la tua bocca, Iokanaan; bacerò la tua bocca». Iokanaan la sfugge inorridito, mentre il capitano della guardia, innamorato di Salomè, si uccide nel sentirla esternare in maniera tanto audace la repentina e travolgente passione per il profeta. Giungono sulla terrazza Erode e Erodiade. Il tetrarca blandisce amorosamente Salomè, la quale, di contro, non fa mistero del fastidio che le provoca il comportamento del patrigno. Iokanaan inveisce contro i costumi libertini di Erodiade, la quale è profondamente offesa dalle accuse, ma soprattutto dalla mancata difesa da parte del marito. Ma Erode è troppo preso dalla bellezza di Salomè per darle retta e quando le chiede di danzare per lui arriva ad offrirsi di esaudire qualsiasi suo desiderio. Salomè accetta l’offerta ed esegue la danza dei sette veli, posando i piedi nudi nel sangue del cadavere del capitano della guardia. Terminata la sua esibizione, la danzatrice esprime il suo desiderio: vuole che le venga consegnata la testa di Iokanaan su un bacile d’argento. Inorridito, Erode prova a convincerla ad accettare qualsiasi altro dono: la metà del suo regno, i suoi rarissimi pavoni bianchi, gli abiti e i gioielli più preziosi, ma Salomè è irremovibile, pretende la testa di Iokanaan per poter finalmente fare quello che il profeta le ha negato, baciare le sue labbra. Erode non vorrebbe proprio uccidere un uomo che ha visto Dio, ma non può venir meno alla parola data e alla fine cede, dando ordine di decapitare il profeta. Salomè, ricevuto il suo dono, bacia le labbra di Iokanaan. Erode, in preda all’orrore, ordina ai suoi soldati di uccidere la ragazza, che resta schiacciata sotto i loro scudi.

 

Note Di Regia

Poche volte si verifica un caso di un titolo tanto noto quanto poco rappresentato. Salomè è un grande archetipo, un simbolo eterno di amore e morte ma la sua versione lirica è comunemente rappresentata mentre il capolavoro di Wilde sembra destinato più alla lettura che alla rappresentazione. In effetti i registri che Wilde usa oscillano tra il drammatico, l’ironico, l’erotico, il grottesco in una miscela che è effettivamente molto ambigua e di difficile rappresentazione proprio per i suoi meriti, ovvero per la sua originalità, che la fa solo in apparenza somigliare ad una tragedia greca mentre in realtà ci troviamo di fronte ad un’opera unica nel genere. È inoltre enigmatica ed inafferrabile la natura della protagonista e il suo desiderio di amore e morte che non trova logiche spiegazioni. Perché allora affrontare una sfida così difficile? Innanzitutto, appunto, per il gusto delle sfide. Uno dei modi di innovare il repertorio teatrale non è solo quello di incoraggiare la nascita di nuovi testi, come peraltro facciamo frequentemente, ma è anche quello di rimettere in circolazione opere che sono uscite dai cartelloni per pigrizia mentale, per abitudine, per poco coraggio, di registi e teatri. È poi nota la mia passione per le contaminazioni tra teatro, danza, musica, cinema. Salomè, con la sua luna piena incombente e allucinata, con la sua danza dei sette veli, sembra quindi un testo ideale per questo teatro “spurio” che prediligo da molto tempo. Credo inoltre di aver qualcosa da dire sulla natura della protagonista. Credo che l’amore/odio di Salomé per Iokanaan sia figlio di quel desiderio mimetico su cui il grande antropologo René Girard ha scritto pagine memorabili. In sostanza, a mio avviso, Salomé ama talmente il profeta da volersi trasformare in lui stesso. Non può e non vuole uscire da una dimensione narcisistica dell’amore e quindi si specchia nel profeta. Questa intuizione, spero felice, porterà ad un finale sorprendente che preferisco non rivelare. Ma affrontiamo la sfida anche perché ci basiamo su un quartetto di attori di eccezione come Eros Pagni, Gaia Aprea, Anita Bartolucci e Giacinto Palmarini che incarneranno rispettivamente i ruoli di Erode, Salomè, Erodiade, Iokanaan.

Luca De Fusco

 

Personaggi e interpreti:

Eros Pagni Erode

Gaia Aprea Salomè

Anita Bartolucci Erodiade

Alessandro Balletta secondo giudeo

Silvia Biancalana paggio di Erodiade

Paolo Cresta un sadduceo

Gianluca Musiu giovane siriano / un nazareno

Alessandra Pacifico Griffini schiava di Salomè

Giacinto Palmarini Iokanaan

Carlo Sciaccaluga secondo soldato

Francesco Scolaro un nubiano / un fariseo

Paolo Serra Tigellino / cappadociano

Enzo Turrin primo giudeo

 

Durata: Atto unico 1 ore e 35’

Debutto nazionale Teatro Grande di Pompei 21 giugno 2018

Così la critica:

De Fusco agisce chirurgicamente (…), evita ogni estetismo, ogni indulgenza barocca, essenzializza. (…) L’insistenza sulla drammatica follia di Salomè, oltre a esaltare una formidabile Gaia Aprea, accentua il contrasto con la figura del profeta (Giacinto Palmarini). (…) Attori che rendono Wilde anche tragico, a modo suo ma tragico, in ogni personaggio e sommamente nel crudele, perverso eppure sapiente tetrarca, un Eros Pagni straordinario e affiancato da interpreti impeccabili.

Roberto Mussapi, Avvenire 23 giugno 2018

 

Uno dei meriti dell’allestimento di De Fusco (…) è quello di far emergere la coesistenza dei diversi registri dell’opera (…) grazie soprattutto alla magistrale interpretazione di Eros Pagni nel ruolo di Erode, con la sua abilità davvero notevole nel mutare tutti quei registri con incredibile disinvoltura. (…) La comparsa di Salomè – una Gaia Aprea sempre più duttile – è nel segno dell’ambiguità: lunare e frigida, ma anche morbosamente passionale e seduttiva, con l’apice della danza dei sette veli, qui trasformata in tango.

Fabrizio Coscia, Il Mattino 23 giugno 2018

 

Come Marco Lucchesi con Il Capitale, oggi un altro sessantenne, De Fusco, ha realizzato la sua opera più bella.

Franco Cordelli, la Lettura / Il Corriere della sera 30 giugno 2018

 

Luca De Fusco (…) ha mantenuto un wildianissimo equilibrio tra la cruenta vicenda e l’ironia che la percorre (…). Severo e fascinoso, colorito e composto, lo spettacolo si svolge davanti a un enorme globo lunare reso cangiante da proiezioni squisitamente realizzate. Superbamente resi dai quattro interpreti principali, i personaggi declamano le loro tirate con lenta precisione.

Masolino D’Amico, La Stampa 4 luglio 2018

 

Luca De Fusco ha inscenato un impianto con una macro-luna incombente, dotando Gaia Aprea alias Principessa di Giudea d’una calotta fantascientifica e d’un guardaroba bianco destinato a sfaldarsi nella danza dei sette veli come fosse una poupée mécanique. Persino Erode, assume con Eros Pagni, autoritario come Moissi, un’identità incommensurabile, davanti alla forte Salomè androide che nel finale extra copione assume la maschera del decapitato Iokanaan (Giacinto Palmarini). Gli ‘umanoidi’ sono l’Erodiade di Anita Bartolucci e il Tigellino di Paolo Serra.

Rodolfo Di Giammarco, la Repubblica 8 luglio 2018

 

 

TEATRO ELISEO

Da martedì 11 a domenica 23 dicembre 2018

 

Orario spettacoli:

martedì, giovedì, venerdì e sabato ore 20.00

mercoledì e domenica ore 17.00

Sabato 15 dicembre doppio spettacolo ore 16.00 e ore 20.00

 

Biglietteria tel. 06.83510216

Giorni e orari: lun. 13 – 19, da martedì a sab 10.00 – 19.00, dom 10 – 16

Via Nazionale 183 – 00184 Roma

Biglietteria on-line www.teatroeliseo.com e www.vivaticket.it

Call center Vivaticket: 892234

Prezzi da 20 € a 40 €

 

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