tamburi nella notte 3 - piccola

Recensione di Carlo Tomeo

 foto carlo

“Tamburi nella notte” fu scritta da Bertold Brecht nel 1919 e rappresentata per la prima volta nel 1922, ottenendo il premio Kleist, L’azione scenica di svolge nell’autunno del 1918 e inizia nel pomeriggio in casa Balicke, borghesi genitori di Anna che era fidanzata di Andrea Klager, quando l’uomo era partito soldato per la prima guerra mondiale e dalla quale non era più tornato e dato per disperso.

D’altra parte i coniugi Balicke intendono fare sposare la propria figlia a Friedrich Murk, un uomo che non era partito per il fronte, ma al contrario si era arricchito speculando con gli affari che aveva condotto al termine della guerra. Lo stesso Murk intende celebrare il fidanzamento ufficiale con Anna nel rinomato locale Piccadilly quella sera stessa, nonostante in città, rullino i tamburi che danno inizio ai primi disordini di dissenso e che poi porteranno nel gennaio dell’anno successivo alla rivolta spartachista. L’azione principale di tutta la vicenda si svolge al Piccadilly e, mentre sta per avvenire il fidanzamento di Anna Balicke, che accetta per obbedienza ai genitori, compare all’improvviso, e quanto mai inaspettato, Andrea Klager per reclamare la sua promessa sposa.

Sul palcoscenico un sipario rosso, simbolo di lotta e di sangue, che si apre in due parti. Sulla parte sinistra attraverso un’apertura, quasi una finestra o anche un quadro, appare il volto di Anna Luxembourg che lancia il suo proclama comunista per un allargamento all’Europa della rivoluzione sovietica e intanto sul proscenio viene portato il soldato morto della famosa canzone “la Leggenda del soldato morto” musicata da Kurt Weill e che si intende “risvegliare” dalla morte per rimandarlo al fronte e per “servire” ancora la patria. Si apre quindi la parte destra del sipario per mostrare l’interno della casa dei Belicke i quali  continuano a imporre alla figlia il matrimonio con Murk: Anna aspetta ancora il ritorno del fidanzato, ma nello stesso tempo l’aspettativa si è molto ridotta, tanto che non ha rifiutato gli amplessi con Murk dal quale ora aspetta un bambino. Quando tutti si decidono ad accettare la proposta di quest’ultimo di recarsi al Piccadilly, il sipario si apre del tutto per mostrare il locale frequentato da diversi personaggi, tra cui due prostitute, che si dicono cantanti ma che la vita grama impone loro il doppio mestiere, e tutta l’azione successiva, che poi rappresenta il grosso della commedia, si svolge in questo spazio.

Andrea, una volta saputo del fidanzamento di Anna con un altro uomo e che, nonostante le promesse fatte, non gli sia stata fedele, la insulta ed esce dal locale per andare a prendere parte alla manifestazione. Ma la sua partecipazione sarà breve, quando si accorge che fare l’eroe e aiutare la collettività comincia a scemare di fronte a una vita privata appagante, vissuta lontana dal bene collettivo. E ciò che sembrava romantico all’inizio (la lotta per un miglioramento sociale oggettivo) lo diventa di meno nel momento in cui realizza che il vero miglioramento è solo quello soggettivo, sia pure dimenticando il tradimento subito, in vista di una vita futura che immagina felice?

È questo il tema principale al quale Francesco Frongia vuole  attrarre l’attenzione e rendere l’opera attuale, più vicina agli anni che stiamo vivendo, dove si rinuncia alle rivendicazioni soggettive, che sembrano essersi dimostrate inutili, e ci si raccoglie nel proprio”io” per portare avanti obiettivi propri, spesso lontani dagli interessi sociali.

L’opera di Brecht, che, in effetti, nonostante  fosse stata scritta in cinque atti brevi, ha una durata di un’ora e mezza, ma Frongia vi ha aggiunto del suo anche grazie alla versione scenica di Emanuele Aldrovandi. La trovata dei due interventi di Rosa Luxenbourg, non previsti nella stesura di Brecht ne sono un esempio.

Ha utilizzato gli attori appena diplomati dall’Accademia dei Filodrammatici, la più antica accademia d’arte drammatica (iniziata nel 1796 e costituita nel 1798), i quali sono stati magistralmente invecchiati e imbruttiti per far loro raggiungere le fisionomie e i fisici dei personaggi interpretati, di età maggiore, grazie al trucco di Erika Carretta.

A contribuire a una resa più insolita ha provveduto il materiale scenico fornito dal Teatro dell’Elfo, con il quale quest’anno è iniziata una collaborazione tra i due teatri che continuerà in diverse prossime opere in cartellone.

I nuovi attori hanno seguito alla lettera, con buoni risultati, gli insegnamenti di Francesco Frongia. In ogni caso non si può evitare di evidenziare le ottime performance di Denise Brambillasca nella parte di Amalia Balicke e di Eugenio Fea (nella doppia parte di Karl Balicke e in quella dello strillone Bulltrotter). Anche Edoardo Barbone si è ben adoperato nel non facile ruolo di Andrea Kragler, mentre invece sono apparsi meno convincenti Alessandro Savarese nella parte di Friedrich  Murch, che in alcuni momenti ha ecceduto in espressività nella parte del prepotente e Irene Urciuoli nel ruolo di Anna, che si è dimostrata quasi “anemica” all’inizio, e che però ha recuperato alla fine, quando ha potuto avere un dialogo più concreto e sincero con il “suo” Andrea.

Ottimi, sia pur brevi, i due interventi di Ilaria Longo nella parte di Rosa Luxembourg.

Quello che è un po’ mancato sono state le canzoni, peraltro non previste dal testo, ma che in un’opera di Brecht, specialmente fino a quando ha potuto collaborare con Kurt Weill, sono quasi indispensabili. Si è potuta ascoltare la famosa “Leggenda del soldato morto” , più un’altra al Piccadilly, ma poi, per le altre musiche, Frongia ha preferito ricorrere a temi  più classici. Del resto non è stato lo stesso Brecht a intitolare il terzo atto del dramma-commedia “La cavalcata delle Valchirie”?

Il pubblico, in un teatro pieno, ha molto apprezzato la messa in scena e ha applaudito a lungo tutta la compagnia.

 

Tamburi nella notte

Prima nazionale

di Bertold Brecht

Versione scenica di Emanuele Aldrovandi

Diritti del testo Suhrkamp Verlag

Regia  Francesco Frongia

Con Luigi Aquilino, Edoardo Barbone, Denise Brambillasca, Gaia Germani, Eugenio Fea, Ilaria Longo, Simone Previdi, Alessandro Savarese, Valentina Sichetti, Irene Urciuoli, Daniele Vagnozzi

Scene e costumi Erika Carretta

Disegno luci Fabrizio Visconti

Direzione tecnica Silvia Laureti

Assistenti alla regia Giacomo Ferraù e Giampiero Pitinzano

Realizzazione scene e costumi Laboratorio Paruta

Si ringrazia il Teatro dell’Elfo per il materiale scenico fornito

Produzione Accademia dei Filodrammatici

 

Si ringrazia Antonietta Magli dell’ufficio stampa

 

In scena al Teatro Filodrammatici di Milano fino al 15 ottobre.

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