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Sweeney Todd, il (poco) diabolico barbiere di Fleet Street.

Teatro Olimpico

5 novembre 2019. Prima

Quando si fanno delle premesse in una recensione non è sempre una buona cosa, ma a volte è necessario. Come in questo caso.

Il musical Sweeney Todd: The Demon Barber of Fleet Street, tratto dal libro di Hugh Wheeler, ha le musiche e le liriche di Stephen Sondheim, compositore, paroliere e drammaturgo statunitense considerato uno dei più importanti autori nel panorama del teatro musicale del XX secolo il cui ruolo nello sviluppo del genere musical moderno viene considerato fondamentale.

Lo stile compositivo di Sondheim è unico e molto particolare e costituisce il suo tratto distintivo. Semplicisticamente si può affermare che Sondheim abbia un modo diretto e schietto di unire l’alto e il basso, il raffinato e il popolare, esprimendo la propria creatività artistica attraverso una composizione musicale decisamente disarticolata e dissonante e un fraseggio difficile e compresso.

Ragion per cui una traduzione e un adattamento delle liriche in italiano è operazione assai ardua e complicata e ci si trova a malincuore ad affermare che questa volta il lavoro svolto da Emiliano Palmieri non ha raggiunto gli stessi entusiastici risultati come fu per Kinky Boots (spettacolo decisamente diverso).

Sondheim piace o non piace, non consente vie di mezzo (almeno non in Sweeney Todd) ed il suo stile è sicuramente qualcosa di molto poco conosciuto in Italia e certo non melodico o orecchiabile.

La partitura originale è indubbiamente difficile. La scelta di mantenere la metrica originale per salvaguardare il significato originale del testo entra spesso in dissonanza con il fraseggio.

Veniamo alla storia: il barbiere Benjamin Barker, detenuto ingiustamente in una colonia penale per colpa del giudice Turpin che desiderava conquistarne la moglie Lucy, dopo quindici anni riesce a fuggire e a tornare a Londra col nome di Sweeney Todd, andando a vivere nel suo vecchio appartamento di Fleet Street, sopra il negozio di Mrs Lovett, amorale e dissoluta proprietaria di un negozio di pasticci di carne.

La donna, riconosciutolo, gli racconta bugie sul destino della moglie alimentando in lui un odio feroce e il desiderio di vendicarsi e riprendersi la figlia Johanna allevata dal giudice Turpin.

Sul suo cammino Todd incontrerà una serie di personaggi che saranno vittime della sua sete di vendetta.

Nonostante il cast sia composto da artisti molto validi, alcuni si rivelano non adatti al ruolo e non per mancanza di capacità, ma, prima di tutto, per un dato puramente anagrafico e, in secondo luogo, ma strettamente connesso, per una non sufficiente maturità artistica e impostazione scenica.

Lorenzo Tognocchi è troppo giovane per interpretare Sweeney Todd, per il quale ci si aspetterebbe una voce baritonale, mentre il timbro di Tognocchi è troppo leggero, così come lo è l’interpretazione che non si dimostra abbastanza inquietante né cupa.

Francesca Taverni è strepitosa, ma la sua Mrs Lovett risulta eccessiva, troppo colorata laddove non ha un contraltare abbastanza gotico e cupo.

Simone Leonardi, nonostante anche per lui valga il discorso anagrafico, è un severo e perverso giudice Turpin, anche se non appare sufficientemente centrato.

Luca Giacomelli Ferrarini è un ottimo Anthony, vocalmente sempre ineccepibile.

Federica De Riggi nei panni di Johanna, la giovane figlia di Benjamin, pur avendo una voce graziosa, non trasmette né sentimento né partecipazione.

Di contro, i ruoli secondari si rilevano molto più forti e gli attori decisamente centrati.

Annalisa Cucchiara adombra di mistero il personaggio della Mendicante impreziosendolo con la sua bellissima voce.

Michelangelo Nari è bravissimo nel suo Tobias che fa vivere in un percorso tormentato di ragazzo maltrattato che subirà una folle regressione infantile post traumatica.

Domenico Nappi è molto adatto fisicamente e vocalmente per il ruolo di Pirelli.

Vitantonio Boccuzzi restituisce un personaggio completo e maturo con il suo messo.

Un problema si evidenzia, poi, nelle parti corali in cui si avverte molta confusione.

Nemmeno la presenza in buca della Ensemble Symphony Orchestra, diretta dal Maestro Paolo Zaltron riesce a dare maggiore smalto allo spettacolo.

Anche dal punto di vista tecnico lo spettacolo è penalizzato da un disegno luci inefficace.

A differenza di quanto ci si sarebbe atteso, lo Sweeney Todd italiano con la regia di Claudio Insegno non riesce a creare un’atmosfera da thriller: non è cupo, non c’è inquietudine, né tormento. Non è quella favola nera che colpisce come un pugno, non si respira l’odore della vendetta. Però si dà ampio spazio al malessere dei personaggi: dal senso di impotenza e abbandono di Tobias alla pazzia della mendicante, passando per l’orgoglio frustrato di Pirelli e la perversione del giudice Turpin.

Sweeney Todd – Il diabolico barbiere di Fleet Street

Musiche e liriche di Stephen Sondheim

libretto Hugh Wheeler

Regia Claudio Insegno

Adattamento liriche Emiliano Palmieri

Con Lorenzo Tognocchi, Francesca Taverni, Simone Leonardo, Luca Giacomelli Ferrarini, Federica De Riggi, Annalisa Cucchiara, Michelangelo Nari, Domenico Nappi, Vitantonio Boccuzzi

Ensemble: Manuela Tasciotti, Chiara Di Girolamo, Sofia Caselli, Elisa Dal Corso, Michel Orlando, Ciro Salatino, Niccolò Umberto Minonzio, Francesco Bianchini

Presentazione_Regista Presentazione_SweeneyTodd Presentazione_Miss Lovett Presentazione_Giudice Turpin Presentazione_Johanna Presentazione_mendicante Presentazione_Anthony Presentazione_Tobias Presentazione_Pirelli

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