Recensione di Carlo Tomeo

 foto carlo

La commedia “Separati”, scritta e diretta da Alessandro Capone, affronta uno dei problemi molto ricorrenti nei nostri tempi e lo fa in maniera divertente dove i dialoghi tra i personaggi volgono al comico e spesso riflettono volutamente battute da luoghi comuni, per suscitare maggiore ilarità tra il pubblico che risponde con non pochi applausi a scena aperta.

La commedia si svolge in uno seminterrato ingombro di scatoloni dell’Ikea: è lì che Massimiliano (l’attore Giampiero Mancini), libero professionista, ha trovato la nuova abitazione da single dopo la separazione dalla moglie “mangiasoldi” Giovanna. Ad accompagnarlo ci sono tre suoi amici fraterni che dovranno aiutarlo a montare l’arredamento una volta che avranno aperto gli scatoloni dell’Ikea. Gli amici criticano Massimiliano per essere andato in affitto in un seminterrato, d’altra parte l’uomo non ha trovato di meglio con la bassa cifra di cui dispone dopo la separazione. Anche i tre amici sono separati dalle loro mogli e, mentre il più giovane è tornato a casa dalla mamma, gli altri due si sono dovuti accontentare di una sistemazione non molto dissimile da quella di Massimiliano.

A un certo punto, nel momento in cui si trova solo in casa, Massimiliano riceve la visita di Francesca (l’attrice Emy Bergamo), anch’ella separata e abitante nello stabile, per sua fortuna nell’ultimo piano, definito ottimisticamente “attico”. Tra i due nasce un’attrazione che galvanizza subito l’uomo ma mette sulle difensive la donna.

Intanto, nell’attesa di iniziare il lavoro di montaggio dei mobili, avviene quello che solitamente capita in questi casi: gli amici che cercano di sdrammatizzare la condizione di esseri separati e che Massimiliano sta iniziando a provare, ma pronti a inveire contro le donne chiamate “sanguisughe” e maledicono il matrimonio.

Tra una risata liberatoria che possiede però un retrogusto amaro, si parla indirettamente della crisi che proprio negli ultimi quaranta anni stanno vivendo sia gli uomini che le donne, che appaiono sempre più isolati nel loro “io” e incapaci di iniziare e portare avanti con consapevolezza una storia d’amore reale. È molto facile oggi, sembra dire l’autore/regista, creare una famiglia, ma è altrettanto facile che quella famiglia possa essere disfatta a causa di comportamenti poco sinceri o inadatti alle varie circostanze. Un malessere sotterraneo, non sempre facilmente intuibile, né ancor meno spiegabile, sia da parte dell’uomo che della donna crea l’incapacità di comprendersi nel profondo che porta come conseguenza la  difficoltà ad amarsi veramente.

Ne da prova il personaggio di Francesca che, nel secondo atto, e proprio dopo che aveva imbastito una relazione con Massimiliano, si tira indietro perché l’esperienza vissuta precedentemente con l’ex marito non l’ha ancora resa disponibile a investire in una nuova storia. Caso, questo che non capita a Massimiliano che aveva invece trovato nella donna la sua ancora di salvezza

La commedia è comunque costruita tenendo conto di più della condizione del separato maschile che sembra costituire la parte più colpita e quindi più debole nei casi di rottura del vincolo matrimoniale. Si dà più voce ai quattro attori che non all’unica attrice che interpreta anche un ruolo capibile sul piano umano ma francamente non del tutto simpatico.

Mentre simpaticissimo è il personaggio di Roberto (l’attore Roberto D’Alessandro), ottimo caratterista e godibilissimo nelle sue performance non certo facili, arricchite da qualche termine calabrese. E altrettanto bravo si rivela il personaggio di Nicola (l’attore Massimiliano Vado) che fa la parte dello psicologo dell’Assl che sostiene il ruolo dell’uomo più saggio della compagnia, mentre tenta di ridimensionare maldestramente certe situazioni.

Bravissimo, nelle sue mille sfaccettature, il protagonista Massimiliano (l’attore Giampiero Mancini) che è l’unico personaggio sempre in scena, mentre si dibatte tra la nuova attrazione fisica provata per Francesca, il dispiacere di non poter parlare a telefono con suo figlio, il disagio della nuova abitazione e l’ipocondria che lo devasta e ricorre, sempre pronto all’uso, lo sfigmomanometro.

L’attore Francesco Bauco, nella parte dell’amico più giovane, è altrettanto bravo nel cercare di aiutare con metafore ed esempi vari l’amico Massimiliano.

L’unico personaggio femminile è interpretto da Emy Bergamo, anch’ella fornita di eccellenti doti che mette in luce proprio interpretando il personaggio meno accattivante della troupe.

La regia di Alessandro Capone si è dimostrata eccellente nel saper dirigere i vari attori e di far mantenere per tutta la commedia un ritmo serrato: irresistibile e applauditissima la scena dove i quattro uomini parlano contemporaneamente a telefono con le rispettive e odiate ex mogli.

La commedia si chiude con un abbassamento di luci e un finale da tenerezza.

Tantissimi gli applausi e le chiamate in scena.

 

Separati

di Alessandro Capone

con Francesco Bauco,  Emy Bergamo,

Roberto D’Alessandro, Giampiero Mancini

e Massimiliano Vado

regia Alessandro Capone

aiuto regia Alessandro Sanacore

assistente alla regia Roberta Tocci

scene Maria Catena Pennisi

costumi Giusy Nicoletti

musiche originali Stefano Caprioli

luci Stefano Valentini

Produzione La Bilancia

in scena al Teatro Martinitt di Milano fino al 4 giugno.

Si ringrazia la Sig.ra Federica Zanini dell’Ufficio Stampa

 

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