samsa

Teatro Quirino

01 ottobre 2021

Una giornata qualunque del danzatore Gregorio Samsa, quando l’arte travolge la vita

In un allestimento scenico che abbandona il teatro all’italiana a favore di uno spazio più ristretto e intimo che scaraventa lo spettatore nella soffocata e tormentata anima del protagonista Gregorio Samsa, ha luogo un delirio umano in bilico tra sogno e realtà.

E’ Una giornata qualunque del danzatore Gregorio Samsa, con la regia e drammaturgia di Eugenio Barba, Lorenzo Gleijeses e Julia Varley, e protagonista uno straordinario Lorenzo Gleijeses.

Un lavoro sorprendente intorno all’opera di Franz Kafka,

in cui si intrecciano e fondono tre diversi nuclei narrativi: alcuni elementi tratti dalla Lettera al padre e dalla sua biografia, alcuni frammenti de La metamorfosi e le vicende del danzatore Gregorio Samsa.

Gregorio Samsa è prossimo al debutto del proprio spettacolo, ma, insoddisfatto dalle sue prestazioni e umiliato dalle critiche del proprio Maestro, ripete ossessivamente i passi delle coreografie.

Lo spettatore viene catapultato in una giornata qualunque del danzatore, che poi qualunque non è, visto il carico emotivo dovuto all’imminente debutto, ma che, comunque, è specchio della vita e dell’arte di Samsa.

Convinto che attraverso la ripetizione ossessiva delle sue partiture sia possibile arrivare alla perfezione ricercata nella precisione tecnica e nella qualità interpretativa, Samsa entra in un vortice psicotico di ossessione e compulsione in cui resta prigioniero, e che lo porta a entrare e a uscire da se stesso, tra reale e immaginario, senza più possibilità di distinguere l’uno e l’altro. 

Sul palco si assiste, allora, ad uno scontro violento tra l’arte e la vita, in cui l’arte travolge la vita.

Samsa, nella sua totalità, fisica e mentale, è talmente assorbito dalla propria mania di perfezione e da un sentimento di inadeguatezza, da buttarsi senza sosta in una coazione a ripetere all’infinito le coreografie  che lo risucchierà in un buco nero assoluto, in cui la luce non può entrare, ma resta solo una meta, inaccessibile, un luogo a cui tendere, ma mai raggiungibile.

La sua casa, la sua stanza, diventano la tana di un insetto in cui si rifugia ripiegato su se stesso e nella propria arte che perfeziona in maniera maniacale.

Nella foga della ricerca della perfezione e nella fuga dal mondo,

quella stanza sembra stingersi sempre di più intorno a lui fino a soffocarlo.

Le voci e i rumori che provengono dal mondo esterno sono elementi di disturbo e distrazione che egli allontana da sé, negandosi alla fidanzata e al contatto con la famiglia.

In questa chiusura al mondo si innesta poi il particolare rapporto col padre che Samsa non sa gestire.

Egli prova nei confronti del padre un senso di inadeguatezza da cui nasce un rifiuto, ma allo stesso tempo una ricerca della figura paterna che si pone in relazione con quella del Maestro.

Samsa, nella propria ricerca di libertà, soccombe a se stesso;

il suo grido di rifiuto è il prologo dell’annientamento. L’insetto verrà spazzato via come polvere.

La strada di fuoco che percorre in una corsa incessante e senza fine, lo porta al buio. La luce resta un miraggio.

Numerosissimi i segni scenici presenti: Lorenzo Gleijeses gioca incessantemente con la luce, quadrati di luce sempre più grandi in cui cerca di specchiarsi nella minuziosa cattura dei particolari.

I movimenti reiterati fino allo sfinimento richiamano pensieri inespressi in cui si può ritrovare il mondo interiore di Samsa.

Diversi sono i riferimenti al mondo animale, dapprima nella ricerca di movimenti da emulare, successivamente nella trasformazione di Samsa in un insetto prigioniero in una scatola trasparente, da cui arrivano i suoni e le immagini del mondo esterno che, però, egli rifiuta.

La luce, è un elemento determinante e lo è di più la sua assenza; anche la scena cambia luminosità nel passaggio da un fondo totalmente nero ad un bianco quasi accecante.

Fondamentale l’apporto del suono, opera di Mirto Baliani: musica  elettronica composta da percussioni, ma anche brani iconici come The Sound of Silence e Casta Diva.

Lorenzo Gleijeses non si risparmia, mettendo tutto se stesso, anima e corpo in questo sorprendete viaggio all’interno dell’uomo e dell’artista Samsa e rivelando un’energia inesauribile e un’espressività penetrante.

Riesce a rappresentare contemporaneamente immaterialità e concretezza.

Anche dal punto di vista attoriale si deve ammettere che Gleijeses  fa un lavoro notevole.

Eppure, si avverte la necessità di asciugare alcuni momenti, soprattuto nella parte centrale, in cui la vita sovrasta l’arte e la sofferenza è solo dolore e non sublimazione di se stessa.

Una giornata qualunque del danzatore Gregorio Samsa, prima e unica regia di Barba “fuori” dall’Odin Teatret, è indubbiamente uno spettacolo di alto valore artistico; frutto di un percorso di ricerca che va avanti dal 2015, dimostra esattamente ciò che rappresenta, ovvero, che la ricerca è un viaggio senza fine.

Una giornata qualunque del danzatore Gregorio Samsa
regia e drammaturgia Eugenio Barba, Lorenzo Gleijeses e Julia Varley

con Lorenzo Gleijeses
musiche originali e partiture luminose Mirto Baliani
oggetti coreografici Michele Di Stefano
consulenza drammaturgica Chiara Lagani
scene Roberto Creavoci off Eugenio Barba, Geppy Gleijeses, Maria Alberta Navello, Julia Varley

voci off Eugenio Barba, Geppy Gleijeses, Maria Alberta Navello, Julia Varley

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