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SALA UMBERTO 

STAGIONE 2017/2018

PRESENTAZIONE

Buongiorno e benvenuti alla presentazione della 16ª stagione teatrale  che porta la mia firma.

La sala teatro Umberto è oramai uno spazio consolidato nel tessuto della città e conferma la sua vivace ed intensa iniziativa culturale;  dalla mattina alla sera, 7 giorni su 7, lo spazio è sempre aperto al pubblico, un luogo di incontro tra l’arte e le persone.

Nel nostro palinsesto si conferma:

1) Il progetto di teatro per le scuole diretto da Livia Clementi, giunto alla sua 13ma edizione,  con 20.000 presenze e una vetrina per 18 compagnie,  tra le migliori in Italia;

2) La Scuola di teatro con 18 corsi mono settimanali,  anche in inglese,  per tutte le fasce d’età per diffondere il wellness teatrale;

3) L’Accademia di recitazione, regia e drammaturgia STAP Brancaccio,  diretta da Lorenzo Gioielli, che conclude il suo III anno di attività e che ha realizzato la prima edizione della rassegna I Classici del secolo futuro, con gli allievi attori.

4) Lo spazio espositivo aperto ad artisti contemporanei dedicato alla fotografia;

5) gli incontri per la formazione del pubblico degli studenti e i seminari per i docenti;

6) I laboratori della domenica mattina per i più piccoli;

7) I concerti di musica classica dell’Ass. Suono e immagine, diretti da Lorenzo Porta del Lungo;

8) Una piacevole caffetteria con il Vivi bistrot che offre una linea Bio;

9) Progetti di alternanza scuola lavoro con alcune scuole romane;

10) Particolare cura del pubblico attraverso iniziative come L’aperitivo con…Le compagnie incontrano il pubblico” ;

11) La stagione teatrale con molti appuntamenti e 324 alzate di sipario.

Per tutto questo un sentito ringraziamento va a tutti i dipendenti, collaboratori, compagnie intervenute, amici, abbonati del teatro e pubblico.

In questa stagione abbiamo avuto circa 60 mila presenze,  16 compagnie in abbonamento, oltre quelle del teatro ragazzi e degli eventi fuori cartellone.

E’ stato un anno difficile rispetto alle attese, nonostante tutto la Sala Umberto guarda sempre avanti, investendo molto sulla qualità e proponendo un’offerta artistica che pone una forte attenzione alla drammaturgia contemporanea.

Nella prossima stagione ho previsto 13 compagnie che rispondono a due esigenze distinte: consolidare il target tradizionale della linea artistica sul “teatro comico d’autore” e aprire ad un nuovo pubblico guardando i giovani, offrendo loro spettacoli che abbiano linguaggi e argomenti a loro più vicini.

Ho altresì inserito un contenitore di eventi extra- stagionali nel quale si celebrano figure importanti della musica come Franco Califano (UN BASTARDO VENUTO DAL SUD
scritto e diretto da Pietro Genuardi), Giorgio Gaber e  Georges Brassens (DEGNI DI NOTA regia di Emilio Russo)  Domenico Modugno (MIMI’ regia di Moni Ovadia), Francesco Guccini (TALKIN’ GUCCINI regia di Emilio Russo);  figure di donne come Maria Curie nei 150 anni dalla nascita (DUE DONNE AI RAGGI X diretto da Giampiero Cicciò) – con Gabriella Greison che ritorna dopo il successo di 1927 Monologo Quantistico – o come quella di Salvo D’Acquisto,  nel testo scritto e interpretato da Claudio Boccaccini (LA FOTO DEL CARABINIERE); quella del mito romanista Francesco Totti nel giorno del suo debutto in Serie A, scritto e interpretato da Giuseppe Manfridi nel DISCORSO DEL CAPITANO. E ancora gli incontri con lo sport : Andrea Scanzi racconterà storie emblematiche di sport come quelle di Pantani Tomba, Yuri Chechi e molti altri in EROI ;  lo scrittore Francesco Piccolo travolgerà il pubblico con i suoi racconti sull’esistenza quotidiana in MOMENTI DI TRASCURABILE (IN)FELICITÀ

Non mancheranno i comici intelligenti come Maurizio Colombi con il suo CAVEMANBarbara Foria con il nuovo spettacolo, IN CERCA DI TITOLOGabriele Cirilli in #TALEEQUALEAME diretto da Gabriele Guidi dal 3 al 13 maggio.

La stagione 17/18 si inaugura il 28 settembre con ODIO AMLETO di Paul Rudnik, commediografo americano, con Gabriel Garko, Ugo Pagliai e la partecipazione di Paola Gassman diretti da Alessandro Benvenuti, una storia di una star televisiva che accetta di interpretare Amleto e si imbatte nel fantasma del leggendario attore John Barrymore.

Segue un classico del repertorio di Molière,  prodotto dal Teatro Stabile di Genova e dal Teatro Due di Parma,  IL BORGHESE GENTILUOMO diretto e interpretato da Filippo Dini insieme a Orietta Notari, Sara Bertelà, Davide Lorino, Valeria Angelozzi,
Ivan Zerbinati
Ilaria Falini, Roberto Serpi, Antonio Zavatteri.

A dicembre arriva UN’ORA DI TRANQUILLITÀ che ha già raccolto un gran successo di pubblico nella passata stagione,  con Massimo Ghini che interpreta e dirige l’opera di Zeller,  con Claudio Bigagli, Massimo Ciavarro, Alessandro Giuggioli, Galatea Ranzi, Luca Scapparone, Marta Zoffoli;  un testo semplicemente esilarante.

A Natale il nuovo testo di Gianni Clementi BUKUROSH MIO NIPOTE, OVVERO IL RITORNO DEI SUOCERI ALBANESI con Francesco Pannofino ed Emanuela Rossi e altri cinque attori diretti da Claudio Boccaccini;  la medesima compagnia che ha segnato il grande successo delle passate stagioni con oltre 200 recite al suo attivo in tutta Italia.

Nel 2018 Carlo Buccirosso festeggia il suo decimo anno in stagione alla Sala Umberto con una nuova produzione IL POMO DELLA DISCORDIA con una compagnia di 10 attori di grande valore, tra i quali ricordo la meravigliosa voce di Maria Nazionale: un padre conservatore e un figlio gay non dichiarato;  una solida scrittura dove si ride e si pensa.

Arriviamo a  Carnevale con il nuovo spettacolo musicale di Lina Sastri, ricco di videoproiezioni e meravigliose canzoni dal repertorio tradizionale napoletano e non, che scandiscono il racconto della vita di Lina

Segue a fine febbraio ROSALYN una commedia noir di Edoardo Erba con Marina Massironi Alessandra Faiella; due donne, un amante violento, un omicidio, un mistero profondo,  alla cui soluzione è appesa la vita delle due donne.

In aprile due progetti molto interessanti dedicati ai giovani, che ci auguriamo accorrano in massa: LA PARTITELLA di Giuseppe Manfridi con 20 attori giovanissimi, diretti da Francesco Bellomo –  un viaggio nell’età di passaggio che va dall’ultimo anno di scuola al primo anno di Università o lavoro –   e poi THE EFFECT di Lucy Prebble, con Fabrizio FalcoSara PutignanoAlessandro Federico e Alessandra Giangiuliani, diretti da Silvio Peroni: un dramma nodoso che indaga ciò che ci rende quello che siamo.

Chiuderà la stagione con un ritorno a grande richiesta LE BAL L’Italia balla dal 1940 al 2001 uno spettacolo di Giancarlo Fares; siamo felici che un progetto così rischioso con 16 attori under 30 sia realmente piaciuto,  ottenendo un ampio consenso.

Prima di salutarvi e chiudere questa presentazione ricordo che gli abbonati della Sala Umberto tramite una card possono assistere agli spettacoli del Teatro Brancaccio, Brancaccino e dello Spazio Diamante.

                                                                                                     Alessandro Longobardi

IL PADIGLIONE DELLE MERAVIGLIE

Lo dico sempre che i veri maestri della commedia “noir” siedono nel posto sbagliato: li puoi trovare in Parlamento o nei Ministeri invece che in teatro. Dal 2015 esiste la norma che regola i finanziamenti allo spettacolo – Fus – diciamo discutibile. E poi, ancora più discutibile è la sua applicazione: il comodo criterio della “qualità”, requisito prodromo alla valutazione. Con tale sistema è possibile precludere l’accesso alla valutazione della richiesta. Non si riesce a garantire equità e trasparenza della procedura. Ciò ha messo in difficoltà molti operatori del settore. A mio parere la qualità potrebbe essere utilizzata per dare un “premio” dopo aver analizzato la quantità di attività svolta, che comunque deve sempre essere presa in considerazione a prescindere.

La Politica, che meraviglia, forse colta da un senso di colpa, ha poi deciso di aiutare un teatro, deliberando un aiuto di Stato stupefacente, con due emendamenti bipartisan per un totale di 8 milioni di euro, deformando ulteriormente i rapporti di forza tra i teatri, già molto appesantiti dall’altra discriminazione pubblico/privato, con buona pace della concorrenza.

Certo se fosse un nuovo canale di risorse, appena inaugurato, condivisibile da tutti, saremmo più sollevati, anzi potremmo gridare al miracolo.

Diversamente appaiono come due aberrazioni.

Questi fatti sono tuttavia la conseguenza dell’incapacità del Teatro di oggi di avere una vera rappresentanza, che conosca le norme e sappia confrontarsi con la politica, diventare un movimento consapevole e non anacronistico, per sostenere realmente tutto il patrimonio culturale che conserva, promuovendo un principio di mutuo soccorso, sempre nel rispetto di norme chiare a tutti. Oggi vedo solo Monadi allo sbaraglio.

Il buon teatro, come la buona scuola e la buona sanità, è indispensabile per migliorare la qualità della vita dell’uomo e accrescere il suo senso civile.

Dove c’è questa attenzione si vive meglio. Pensiamoci tutti e adoperiamoci concretamente.

Nei vivaci saloon del Far West il pianista dava il tempo ed era tutelato nelle diatribe tra i convenuti. Così nel nostro Far West il teatro concorre a tenere alta la bandiera della cultura: “NON SPARATE SUL TEATRO!”

STAP BRANCACCIO

ACCADEMIA DI RECITAZIONE, DRAMMATURGIA E REGIA

ANNO ACCADEMICO 2017/2018

L’ Accademia Professionale STAP BRANCACCIO giunge al suo quarto anno di attività e aprirà l’anno accademico 2017/2018 il giorno lunedì 23 ottobre 2017 nella nuova sede Centro Culturale Spazio Impero, in Via di Acqua Bullicante, 121 a Roma; sale polifunzionali dedicate interamente alla formazione teatrale.

La Stap Brancaccio Accademia di recitazione, drammaturgia e regia nasce da un’idea del direttore artistico del Teatro Brancaccio e della Sala UmbertoAlessandro Longobardi, da sempre convinto dell’importanza della formazione dei giovani attori. Lorenzo Gioielli, attore, drammaturgo e regista romano, a cui è affidata la direzione artistica dell’Accademia e Rossella Marchi, organizzatrice teatrale e direttrice organizzativa della scuola, accolgono la sfida perseguendo – da tre anni – con grande entusiasmo, l’obiettivo di formare artisti completi in grado di recitare, scrivere e dirigere un testo teatrale. A questo scopo rilanciano ogni anno l’assetto interno dell’Accademia arricchendola di nuove collaborazioni e mettendo in relazione gli allievi con il mondo del lavoro. Grazie alla precisa volontà di Alessandro Longobardi di impiegare gli allievi diplomati all’Accademia Stap Brancaccio, Lorenzo Gioielli ha ideato il format “I classici del secolo futuro – Quattro riscritture senza paura” una rassegna prodotta dalla Sala Umberto che si basa su un percorso di riscrittura contemporanea di alcuni autori classici del teatro e che ha debuttato alla Sala Umberto con grande successo di pubblico e critica nella stagione 2016/2017. Atti unici, dalla durata di un’ora al massimo, interamente scritti e interpretati dagli allievi del terzo anno dell’ Accademia Professionale Stap Brancaccio provocati e sostenuti dai docenti e dalle molte esperienze creative vissute nel triennio.

L’accademia Professionale Stap Brancaccio accoglie quindici allievi l’anno, ha una durata triennale ed è rivolta a ragazze e ragazzi dai 18 ai 26 anni e persegue lo scopo di formare artisti utilizzando gli insegnamenti delle tre arti fondamentali del teatro: recitazione, drammaturgia e regia in una fusione senza soluzione di continuità. L’allievo viene condotto a farsi strumento e autore dell’evento teatrale: dalla lettura di un testo, alla sua interpretazione attraverso le fondamentali tecniche di recitazione e regia, comprendendo e anche creando strutture drammaturgiche e testi originali. Da quest’anno l’Accademia Stap Brancaccio potrà rilasciare al compimento del percorso triennale il diploma di attore riconosciuto dalla Regione Lazio.

I NOSTRI DOCENTI

LORENZO GIOIELLI – Direttore Artistico, docente di recitazione

ALBERTO BELLANDI – Docente di movimento scenico

ANNALISA CANFORA – Docente di dizione e uso della voce

VRIGINIA FRANCHI – Docente di regia

KATIA IPPASO – Docente di drammaturgia

ROSA MASCIOPINTO – Docente di improvvisazione

ANDREA  PORCHEDDU – Docente di storia del teatro

DANIELE PRATO – Docente di drammaturgia

VERUSKA ROSSI – Docente di recitazione

STAP BRANCACCIO

Tel 06 87671757 – 340 6716474 E- mail: stap@teatrobrancaccio.it

Site: www.teatrobrancaccio.it

UFFICIO STAMPA SILVIA SIGNORELLI
signorellisilvia@libero.it – ufficiostampasignorelli@gmail.com

UFFICIO STAMPA STAP BRANCACCIO GIULIA TAGLIENTI
ufficiostampa@offrome.com

STAGIONE 2017/18

28 settembre – 15 ottobre 2017

Ares Film e  Isola Trovata

(in ordine alfabetico)
Gabriel Garko e Ugo Pagliai

ODIO AMLETO
di Paul Rudnick

e con la partecipazione di Paola Gassman

regia Alessandro Benvenuti

19 – 29 ottobre 2017

Fondazione Teatro Due, Teatro Stabile di Genova

Filippo Dini, Orietta Notari, Sara Bertelà, Davide Lorino, Valeria Angelozzi
Ivan Zerbinati, Ilaria Falini, Roberto Serpi, Antonio Zavatteri
IL BORGHESE GENTILUOMO
di Molière – traduzione Cesare Garboli

regia Filippo Dini

30 novembre – 17 dicembre 2017
Valerio Santoro per La Pirandelliana
Massimo Ghini
UN’ORA DI TRANQUILLITA’
di Florian Zeller
con in ordine alfabetico
Claudio Bigagli, Massimo Ciavarro Alessandro Giuggioli

Galatea Ranzi, Luca Scapparone, Marta Zoffoli

regia Massimo Ghini

19 dicembre 2017 – 14 gennaio 2018
Viola Produzioni
Francesco Pannofino  Emanuela Rossi
BUKUROSH, MIO NIPOTE
ovvero il ritorno de I suoceri albanesi
di Gianni Clementi
con Andrea Lolli Silvia Brogi Maurizio Pepe Filippo Laganà Elisabetta Clementi
regia di Claudio Boccaccini

16 gennaio – 4 febbraio 2018

Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro

Carlo Buccirosso
IL POMO DELLA DISCORDIA

con Maria Nazionale

e con (in ordine di apparizione) Monica Assante di Tatisso, Giordano Bassetti, Claudiafederica Petrella, Elvira Zingone, Matteo Tugnoli, Mauro de Palma, Peppe Miale Fiorella Zullo

e con la partecipazione di Gino Monteleone

scritto e diretto da Carlo Buccirosso

8 – 18 febbraio 2018

Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro

Lina Sastri
LA MIA VITA… IN MUSICA

scritto e diretto da Lina Sastri

22 febbraio –  11 marzo 2018

Nidodiragno/ Coop CMC

con la collaborazione del Teatro del Buratto

Marina Massironi, Alessandra Faiella

ROSALYN

di Edoardo Erba

regia di Serena Sinigaglia

29 marzo – 15 aprile 2018

Isola Trovata

Carmine Buschini Claudia Tosoni
LA PARTITELLA

di Giuseppe Manfridi

(Compagnia formata da 20 attori)

regia di Francesco Bellomo

19 – 29 aprile 2018

Karamazov Associati

Fabrizio Falco  Sara Putignano

Alessandro Federico  Alessia Giangiuliani

THE EFFECT

di Lucy Prebble

traduzione di Andrea Peghinelli

regia di Silvio Peroni

3 – 13  maggio 2018

Ma.Ga.Mat

Gabriele Cirilli

#TALEEQUALEAME

di Gabriele Cirilli, Maria De Luca, Carlo Negri
regia di Gabriele Guidi

17- 27  maggio 2018

Viola Produzioni

LE BAL
da Le bal, una creazione del Théâtre du Campagnol
da un’idea e nella regia di Jean-Claude Penchenat

coreografie di Ilaria Amaldi

regia di Giancarlo Fares

INCURSIONI

14 SETTEMBRE 2017

Fabio Cursio Giacobbe

UN BASTARDO VENUTO DAL SUD
Franco Califano

con Carla Bavaro (voce)

Marco Contardi (pianoforte)
scritto e diretto da Pietro Genuardi

23 SETTEMBRE 2017

Claudio Boccaccini

LA FOTO DEL CARABINIERE

(la storia di Salvo D’Acquisto e di mio padre)

musiche Originali Maurizio Coccarelli

di Claudio Boccaccini

16 OTTOBRE 2017

Tieffeteatro
Lucia Vasini   Andrea Mirò 

Fabio Zulli   Enrico Ballardini

TALKIN’ GUCCINI
di amore, di morte e altre sciocchezze

racconto teatrale tra la musica e le parole di Francesco Guccini

alle chitarre Juan Carlos “Flaco” Biondini |
pianoforte  e direzione musicale Alessandro Nidi
drammaturgia e regia  Emilio Russo

3 – 5 NOVEMBRE 2017

TieffeTeatro

Alberto Patrucco e Andrea Mirò

DEGNI DI NOTA

tra Gaber e Brassens

scritto da Alberto e Antonio Voceri

con pianoforte e tastiera Daniele Caldarini

contrabasso e basso elettrico Francesco Gaffuri

batteria e percussioni Beppe Gagliardi

musiche di Georges Brassens e Giorgio Gaber

arrangiamenti e direzione musicale di Daniele Caldarini e Andrea Mirò

regia Emilio Russo

7 NOVEMBRE 2017

Infinito

Gabriella Greison

DUE DONNE AI RAGGI X

Marie Curie e Hedy Lamarr, ve le racconto io

di Gabriella Greison e Giampiero Cicciò

regia di Giampiero Cicciò

28 – 29 NOVEMBRE 2017

Promomusic – Corvino Produzioni

Mario Incudine

MIMI’

Quando ancora Modugno non era Mister Volare

Storie, parole e canzoni di un uomo del sud

uno spettacolo di Mario Incudine

testi di Sabrina Petix

con Antonio Vasta (pianoforte, fisarmonia e organetto) Antonio Putzu (fiati)

Manfredi Tumminello (chitarre e bouzouki) Pino Ricosta (contrabbasso)

Emanuele Rinella (batteria)

regia di Moni Ovadia

4 DICEMBRE 2017

Promomusic – Corvino Produzioni

Andrea Scanzi

EROI

Storie emblematiche di sport

regia di Angelo Generali

20 FEBBRAIO 2018

Francesco Piccolo

MOMENTI DI TRASCURABILE (IN)FELICITÀ
di Francesco Piccolo

28 MARZO 2018

Giuseppe Manfridi

IL DICORSO DEL CAPITANO

(Roma-Genoa 3-2)

di Giuseppe Manfridi

Barbara Foria

NUOVO SPETTACOLO

di Barbara Foria

Maurizio Colombi

CAVEMAN

di Maurizio Colombi

PRESENTAZIONE SPETTACOLI 

odio amleto Garko e Pagliai

GABRIEL GARKO E UGO PAGLIAI (IN ORDINE ALFABETICO)

ODIO AMLETO
DI PAUL RUDNICK

CON CLAUDIA TOSONI, ANNALISA FAVETTI, GUGLIELMO FAVILLA

E CON LA PARTECIPAZIONE DI PAOLA GASSMAN

SCENE E COSTUMI CARLO DE MARINO

REGIA
ALESSANDRO BENVENUTI

PRODUZIONE ARES FILM E ISOLA TROVATA

28 SETTEMBRE – 15 OTTOBRE 2017

Divertente commedia di Paul Rudnick, che porta in scena la storia di una star del piccolo schermo che, per rifarsi un look da attore impegnato, accetta di interpretare il personaggio shakespeariano in palcoscenico, ma spunta il fantasma del leggendario John Barrymore. Quando il protagonista riceverà la proposta di un nuovo ruolo importante in tv, con relativo compenso stellare e la prospettiva di una platea oceanica, si troverà a dover scegliere tra il nobile Shakespeare e la popolarità della televisione…

Andrew Rally, giovane stella di una serie televisiva recentemente cancellata, è appena arrivato con la sua agente immobiliare in quello che sarà il suo nuovo appartamento a New York City. Rally, originario di Los Angeles, è scoraggiato dagli orpelli gotici della vecchia casa. Il fatto che l’appartamento apparteneva al leggendario attore John Barrymore, fa ben poco per dissolvere le riserve di Rally. Egli è doppiamente disturbato, dal momento che sta anche per interpretare sul palcoscenico la difficile parte di Amleto, il ruolo reso famoso da Barrymore, lontano dallo scintillio di Hollywood.

Rally e Dantine sono presto raggiunti dall’ agente di Rally, Lillian Troy, e la sua fidanzata, Deirdre McDavey. Troy, molti anni fa, ha avuto un breve flirt con Barrymore in questo appartamento. Eccitata, Dantine sostiene che lei è in grado di comunicare con gli spiriti dei defunti e suggerisce di convocare Barrymore per verificare l’affermazione di Lillian. Incoraggiato da Deirdre, Dantine inizia la seduta.

Andrew viene incoraggiato a formulare una domanda da fare Barrymore, forse qualche consiglio per interpretare il ruolo di Amleto. Ma quando Andrew grida “Odio Amleto!” un fulmine illumina la stanza, gettando brevemente l’ombra del profilo di un uomo sul muro. Soltanto Andrew vede l’ombra.

Dopo la seduta, Andrew e Deirdre sono soli nel vecchio appartamento. La loro conversazione si concentra, come spesso accade, sulla volontà di Deirdre di non fare sesso prima del matrimonio, con grande delusione di Andrew. Quando Deirdre si ritira per la notte nella camera da letto al piano superiore, Barrymore, splendente nel suo costume di Amleto, appare allo stordito Andrew. Barrymore spiega che si fa vedere ad ogni giovane attore che sta affrontando il ruolo di Amleto.

Con l’aiuto di Barrymore, Andrew si cala completamente nella parte ma purtroppo, non va tutto bene. La prestazione di Andrew è debole.

Alla fine, Andrew riceve una nuova offerta televisiva rispetto alla possibilità di una vita sul palcoscenico…Si troverà quindi dinanzi ad un dilemma “amletico”!

 

 

FILIPPO DINI | ORIETTA NOTARI | SARA BERTELÀ
DAVIDE LORINO |  VALERIA ANGELOZZI | IVAN ZERBINATI

ILARIA FALINI | ROBERTO SERPI | ANTONIO ZAVATTERI

IL BORGHESE GENTILUOMO
DI MOLIÈRE 
TRADUZIONE  CESARE GARBOLI

REGIA
FILIPPO DINI

PRODUZIONE FONDAZIONE TEATRO DUETEATRO STABILE DI GENOVA

19 – 29 OTTOBRE 2017

L’attore e regista Filippo Dini torna con questa commedia di Molière a dirigere Valeria Angelozzi, Sara Bertelà, Ilaria Falini, Davide Lorino, Orietta Notari, Roberto Serpi, Antonio Zavatteri, Ivan Zerbinati, in scena insieme a lui, la stessa équipe artistica di Ivanov di Cechov, che Fondazione Teatro Due ha prodotto insieme al Teatro Stabile di Genova nel 2015, e che ha ottenuto nel corso della lunga tournée italiana, appena conclusa, un grande successo di pubblico e critica, consacrato anche dalla consegna del premio Le Maschere del Teatro Italiano 2016 per la Miglior Regia e del premio della critica ANCT (Associazione Nazionale Critici di Teatro) all’attrice Orietta Notari per la sua interpretazione. Le scene e i costumi sono di Laura Benzi, le musiche di Arturo Annecchino, le luci di Pasquale Mari. La traduzione è di Cesare Garboli.

La commedia Il borghese gentiluomo nasce come sberleffo razzista, commissionato a Molière dal fratello di Re Luigi XIV, in risposta a una indelicatezza commessa da un ambasciatore turco. Al commediografo fu posta inoltre un’altra condizione, ovvero che il copione avesse la forma di comedie-ballet, facendo da sfondo narrativo e raccordo ai balletti e alle arie del compositore e coreografo Lully, in quel momento favorito del re. Da queste premesse e da tali ingerenze nacque quella che è forse la più esilarante commedia di Molière, capolavoro assoluto arrivato fino ai giorni nostri nella sua freschezza e nella sua comicità.

Monsieur Jourdain è un personaggio insieme ridicolo e commovente, divertente e contraddittorio, un uomo a metà tra la più antica tradizione del teatro comico e la più crudele volgarità del nostro quotidiano. Jourdain incarna contemporaneamente un’irresistibile tensione al miglioramento di se stesso e il più becero degli arricchiti, negando continuamente nei fatti ciò che a parole chiama “fame di cultura”, lordandola di orgogliosa ignoranza e arrogante tracotanza. Attorno a lui gravitano i maestri che dovrebbero formarlo per raggiungere questo status superiore, maestri di musica, di ballo, di filosofia, di scherma, figuri loschissimi che desiderano soltanto derubarlo e truffarlo, coppie di nobili annoiati e scrocconi e una moglie che lo detesta, e che vorrebbe restare nell’immobilità della propria mediocrità, nell’agio ozioso del raggiunto benessere.

A completare il quadretto due coppie di giovani senza speranze e senza ambizioni, tranne quella di sposarsi per sopravvivere alla noia, fra questi Lucile la figlia di Jourdain per la quale il padre desidera una sorte più “nobile” che il matrimonio con Cleonte. I quattro, capitanati dall’astuto e perfido Coviello (servo e compare di Cleonte), decideranno di organizzare una messa in scena per gabbare il vecchio, dove si fingeranno dei turchi appunto e, con la scusa di riconoscere a Jourdain un’altissima carica turca (il titolo di Mamamouchi), gli riserveranno un’amara sorpresa.

Col Borghese gentiluomo Molière riesce in un’impresa titanica: ridere del suo contemporaneo Monsieur Jourdain è ridere di noi spettatori, del nostro tempo, della nostra epoca folle e misera, consegnandoci un teatro apparentemente “basso”, ridicolo ed esilarante, ma al tempo stesso violento e crudele, “un teatro” come diceva Cesare Garboli “che deride e deforma la realtà senza mai detestarla”.

Se in Ivanov Dini aveva dato grande ritmo allo spleen cechoviano, nel Borghese conferisce al carattere farsesco di Jourdain lo spessore di un personaggio a tutto tondo, suggerendo che certi vizi sono connaturati alla natura umana.

 

patruccomiro

ANDREA MIRÒ E ALBERTO PATRUCCO

DEGNI DI NOTA
TRA GABER E BRASSENS

SCRITTO DA ALBERTO PATRUCCO E ANTONIO VOCERI

CON

PIANOFORTE E TASTIERA DANIELE CALDARINI

CONTRABASSO E BASSO ELETTRICO FRANCESCO GAFFURI

BATTERIA E PERCUSSIONI BEPPE GAGLIARDI

MUSICHE DI GEORGES BRASSENS E GIORGIO GABER

ARRANGIAMENTI E DIREZIONE MUSICALE DI
DANIELE CALDARINI E ANDREA MIRÒ

REGIA
EMILIO RUSSO

PRODUZIONE TIEFFE TEATRO MILANO

3 – 5 NOVEMBRE 2017

Alberto Patrucco e Andrea Mirò, con la complicità di tre musicisti, presentano Degni di nota, la nuova produzione di Tieffe Teatro, diretta da Emilio Russo.

Frutto di un appassionante lavoro durato quasi due anni, lo spettacolo di teatro musicale è stato scritto da Alberto Patrucco con la collaborazione di Antonio Voceri.

Gli interpreti hanno ripreso il lavoro che Alberto Patrucco aveva ideato nel 2014 in segni (e) particolari – Alberto Patrucco e Andrea Miro’ cantano Georges Brassens, disco che riprendeva 13 musiche di Georges Brassens, tradotte dallo stesso Patrucco, inedite, prima, in italiano.

Agli argomenti trattati dall’autore francese, non potevano che unirsi i temi e le musiche di Giorgio Gaber, due artisti unici, in antitesi, ma allo stesso tempo con sinergie in comune.

Un recital coinvolgente e graffiante privo di retorica e tormentoni, nel quale ironia, musica e riflessione, per una volta, sono padrone di casa insieme alle parole e alle melodie di due artisti senza eguali dotati di rara genialità. Un incontro tra canzone d’autore e comicità, senza che una dimensione prevarichi l’altra, sul filo di emozioni da anni dimenticate, che si colorisce qua e là di suoni e poesia.

Niente celebrazioni brassensiane e gaberiane, bensì l’idea di unire, seppure in epoche storiche diverse, sensibilità tanto affini; punti di vista che coesistono in perfetta armonia, proprio grazie al tessuto connettivo della musica.

Uno spettacolo dolce-amaro che lascia spazio a riflessioni profonde sul senso della vita.

Si ringrazia la Fondazione Gaber.

Ho sempre pensato che il teatro fosse anche arte dell’incontro. Incontro tra le persone in platea, tra questi e il palcoscenico, incontro tra gli attori, incontro e scontro tra l’attore e il suo personaggio. Incontro di lingue e linguaggi, di espressioni artistiche contaminate, incontri attraverso il tempo tra il passato e il presente. Incontri veri e, a volte, immaginati. In Degni di Nota gli incontri sono multipli. Intanto quello tra un attore/autore come Alberto Patrucco, straordinario ed efficace stand up comedian, e una musicista/autrice di particolare sensibilità e carisma come Andrea Mirò, qui per la prima volta impegnata anche come attrice, poi quello tra la parola e la musica, tra la comicità d’autore e la canzone d’autore per scoprire che raccontano di storie simili, storie individuali e collettive del nostro tempo. Ma se il teatro può immaginare, o meglio far immaginare, luoghi, tempi e personaggi, può anche far incontrare chi non si è mai incontrato per distanza di luoghi o differenze di tempo. E’ il caso di un altro incontro “degno di nota”, quello più audace ed impossibile, quello tra i due Giorgio, quello tra Gaber e Brassens. Sono loro a delineare il percorso dello spettacolo, con quanto ci hanno lasciato in canzoni, poesia, visione della vita. A volte sguardi opposti, che paiono allontanarsi, si incrociano e poi ancora si allontanano. Abbiamo provato a sottolineare i grandi temi della loro poetica, la vita, la morte, l’amore costruendo le tappe di uno spettacolo di teatro musicale tra incroci e digressioni, dove il loro presente, quello dei due “Giorgi”, si incontra con il nostro, in particolare quello raccontato dalla comicità a forti tinte di Alberto Patrucco, anche autore di traduzioni salaci e colorite delle straordinarie canzoni di Brassens.

La sfida registica è stata quella di tracciare una articolata linea rossa lungo la quale sistemare, o provare a sistemare, le tessere di un mosaico, o forse meglio, le schegge di un “cluster”, un’esplosione pacifica di parole, musica, idee e suggestioni, non sempre e volutamente controllabile, spesso e involontariamente sorprendente. Uno spettacolo, Degni di Nota_Tra Gaber e Brassens dove si ride, si riflette, forse si pongono delle domande, magari quelle per completare quel mosaico rimasto incompiuto, o magari per arricchire l’incontro con le persone in platea. Incontro, appunto. 

Emilio Russo

In Degni di nota, due è il numero perfetto. Due, come Georges Brassens e Giorgio Gaber. Due, sono Alberto Patrucco e Andrea Mirò, così come i codici espressivi che incrociano sulle tavole del palcoscenico: la canzone d’autore e la parola, volutamente in bilico tra due – ancora una volta il due! – cifre stilistiche, l’umorismo e la poesia. Degni di nota è tutto questo. È uno spettacolo di Teatro e Canzone che scava nel tempo per brillare di luce propria nella più stretta attualità, dando profondità prospettica, tra le altre, ad alcune tematiche anticipate in anni non sospetti dai due Maestri d’antan. È una fusione di epoche, ieri e oggi; una miscela di stili, l’anarchico “minimalismo” brassensiano e il caustico “massimalismo” gaberiano; un’accoppiata di voci, quella profonda di Alberto Patrucco e quella inconfondibile di Andrea Mirò; un ampio ventaglio di emozioni, dalla risata liberatoria alla struggente malinconia, dall’ironia più sottile al graffio della satira, in un entusiasmante incedere di canzoni, monologhi e sonorità, sapientemente dosati dalla perfetta regia di Emilio Russo e da una band di ispirati musicisti. La varietà dei temi, ostinatamente rivolti a scartare gli stanchi cliché della comicità di oggi, portano lo spettatore a ridere con intelligenza dell’amore, della vita e anche della morte. Niente celebrazioni, quindi, bensì l’idea di unire, seppure in epoche storiche diverse, sensibilità tanto affini, punti di vista che coesistono in perfetta armonia, anche grazie al tessuto connettivo della musica. Uno spettacolo importante, neanche a dirlo, degno di nota, che resta a lungo nella testa e nel cuore. Già, testa e cuore, ancora una volta il due.

Alberto Patrucco

un'ora di tranquillità

MASSIMO GHINI

UN’ORA DI TRANQUILLITÁ

DI FLORIAN ZELLER

CON IN ORDINE ALFABETICO

CLAUDIO BIGAGLI | MASSIMO CIAVARRO | ALESSANDRO GIUGGIOLI

GALATEA RANZI | LUCA SCAPPARONE | MARTA ZOFFOLI

REGIA
MASSIMO GHINI

PRODUZIONE VALERIO SANTORO PER LA PIRANDELLIANA

30 NOVEMBRE – 17 DICEMBRE 2017

Massimo Ghini ha deciso di misurarsi con la travolgente comicità di un testo mai rappresentato in Italia Un’ora di tranquillità di Florian Zeller uno dei più apprezzati drammaturghi francesi contemporanei.

Un’ora di tranquillità è una commedia moderna, brillante e divertente grazie al meccanismo del vaudeville giocato tra equivoci e battute esilaranti, è una macchina drammaturgicamente perfetta inventata da questo geniale scrittore francese che è stata in patria un grandissimo successo teatrale, definita una spassosa, intelligente e geniale operazione da non perdere.

Il meccanismo della comicità presente nel testo consente di non dover ricorrere a imponenti adattamenti, anzi è proprio nel meccanismo utilizzato nella scrittura che si poggia la forza di questa commedia brillante. I personaggi hanno ciascuno un ruolo fondamentale nella vicenda, è come se fossero loro stessi gli ingranaggi che mettono in moto la macchina della risata già dalle prime battute del testo.

Si tratta di un’opera corale dove ogni attore deve legare la propria arte agli altri.

Il personaggio “centrale” di Un’ora di tranquillità è un uomo che cerca disperatamente un momento di solitudine e serenità.

E’ riuscito a rintracciare e acquistare un vecchio disco in vinile da un rigattiere ma, mentre cerca di trovare il modo per dedicarsi a questo cimelio, una serie di eventi e personaggi lo interrompono: la moglie che, gli deve parlare di cose importanti del loro rapporto, il vicino di casa che, a causa dei lavori che sta effettuando nella propria abitazione, irrompe mentre Michel sta cercando di ascoltare il disco, fino ad un improbabile idraulico che invece di riparare i guasti, ne provoca ulteriori. A questi si aggiungono altri amici, amanti e figli che entrano in scena inconsapevoli di rendere impossibile al povero protagonista di godersi solo un’ora di tranquillità.

Senza poterli minimamente prevedere verranno alla luce vecchi amori, tradimenti, bugie… il tutto tenuto sempre sotto perfetto controllo ma con la genuinità dirompente del non programmato.

Il tempo di pace è praticamente un sogno irraggiungibile fino al momento in cui tutto si ferma e il disco finalmente sta per essere ascoltato…

L’abilità di Florian Zeller non è solo nella scrittura brillante, ma anche nell’arte di gestire l’imprevisto continuo, in un vortice in cui le collisioni sono inevitabili, con un gusto che amplifica il divertimento. Lo spettatore è invitato e sollecitato a conoscere la verità ma continua ad avere ben presente l’impossibilità di riuscire a sistemare le cose perché ci sono troppe varianti che interferiscono con quello che sembrava un banale progetto per trascorrere un po’ di tempo, anzi solo un’ora, di tranquillità.

NOTE DI REGIA

Un’ora di tranquillità. Ho avuto proprio bisogno di questo, per riuscire a scrivere queste poche note di regia. Un titolo che rappresenta in maniera precisa un sogno, un’esigenza che, dati i momenti convulsi che viviamo, si fa quasi utopia.

La commedia mi è stata segnalata da un direttore di teatro che l’aveva appena vista a Parigi. La prima lettura è stata immediatamente rivelatrice delle potenzialità del testo stesso. Una intelaiatura da farsa, composta e sviluppata con eleganza che, non disdegna la memoria geometrica di tanta commedia francese cinica e moderna che, ancora continua ad essere fonte di ispirazione per molti film di successo. Il nostro protagonista, che più che essere un protagonista finisce per essere il Caronte di sé stesso, andrà incontro ad uno tsunami che lo travolgerà. Onda anomala composta da una serie di persone, di affetti, di sconosciuti che scaricheranno su di lui le loro nevrosi, spinti, a loro pensare, da un senso di giustizia che vorrebbe riparare al male fatto. La meravigliosa doppiezza dei protagonisti fa sì che qualunque opera riparatrice essi vogliano compiere, si trasformerà in tortura. Il cinismo che pervade tutta la storia mi ha affascinato. Quando la mancanza di ipocrisia permette ad un autore di poter essere così diretto e spietatamente onesto, la risata arriva là dove tanta morale, tanta ipocrisia appunto, fa spesso danni irreparabili. Ridere continuando a descrivere la doppiezza della società che non parla e, se lo fa, mente, accettando tutti di essere protagonisti del nulla. Il testo è di Florian Zeller, uno dei talenti più affermati della nuova drammaturgia francese. I suoi testi sono rappresentati nei maggiori paesi d’Europa riscuotendo successo di critica e di pubblico. Un’ora di tranquillità è stata realizzata la scorsa stagione a Parigi diretta ed interpretata da Fabrice Lucchini con un successo travolgente, tanto da ottenere l’interesse di Patrice Leconte che ne ha fatto un film con Christian Claviert e Carol Bouquet, campione d’incassi.

Massimo Ghini

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FRANCESCO PANNOFINO  EMANUELA ROSSI

BUKUROSH, MIO NIPOTE
OVVERO IL RITORNO DE I SUOCERI ALBANESI

DI GIANNI CLEMENTI

CON

ANDREA LOLLI SILVIA BROGI MAURIZIO PEPE FILIPPO LAGANÀ ELISABETTA CLEMENTI

REGIA
CLAUDIO BOCCACCINI

PRODUZIONE VIOLA PRODUZIONI

19 DICEMBRE – 14  GENNAIO 2017

Dopo lo straordinario successo de I Suoceri Albanesi  con una tournèe di 200 repliche in tutta Italia, Francesco Pannofino ed Emanuela Rossi, tornano a raccontarsi in Bukurosh, mio nipote. Lucio, consigliere comunale progressista; Ginevra, chef in carriera di cucina molecolare e la loro figlia 17enne Camilla;  Corrado, Colonnello gay in pensione; Benedetta, titolare dell’erboristeria sotto casa; Igli, albanese, titolare di una piccola Ditta edile e Lushan, il suo giovane fratello, sono nuovamente gli “eroi” della nuova commedia di Gianni Clementi, autonoma, ma anche sequel ideale.

Lucio e Ginevra sono appena tornati dall’Albania, reduci insieme a Corrado e Benedetta dal matrimonio riparatore di Camilla con Lushan, di cui è rimasta incinta durante i lavori di ristrutturazione del bagno di casa. Ai dubbi per la scelta tanto azzardata della figlia si sommano le preoccupazioni per il suo futuro, l’annuncio delle imminenti elezioni comunali per Lucio, la notizia che il ristorante molecolare di Ginevra comincia ad accusare un notevole calo di clienti e il problema della imminente convivenza in casa con i novelli sposi. L’impegno di acquistare e ristrutturare, tramite la ditta di Igli, l’appartamento sullo stesso pianerottolo, anche se economicamente impegnativa, si prospetta come un’occasione unica per preservare la vicinanza con la figlia ma anche l’intimità familiare. Ma l’arrivo improvviso e anticipato dal viaggio di nozze di una Camilla disperata e sola, non fa che rafforzare i loro dubbi sulla fragilità della loro figliola e soprattutto di quell’unione. Anche per gli amici di famiglia Corrado e Benedetta le novità non mancano…

Tutto sembra precipitare ulteriormente: purtroppo Lucio non viene eletto e da ex onorevole, per la prima volta in vita sua, scopre di non saper fare niente. Non ha un mestiere; lui che ha dedicato tutta la sua vita sempre e solo alla politica! Lucio e Ginevra cadono in una profonda depressione, ma paradossalmente le difficoltà del momento riavvicinano molto la coppia e, come recita il famoso detto spagnolo: “un bambino arriva sempre con il pane sotto il braccio”, la nascita di Bukurosh sembra sgombrare il cielo dalle nubi.

Un interno medio borghese, una famiglia che vede messa in pericolo la propria presunta stabilità ed è costretta a mettersi in gioco. Bukurosh, mio nipote vuole essere una divertita riflessione sulla nostra società, sui nostri pregiudizi, i nostri timori, le nostre contraddizioni, debolezze e piccolezze.

 

GREISON

GABRIELLA GREISON
DUE DONNE AI RAGGI X
MARIE CURIE E HEDY LAMARR, VE LE RACCONTO IO

DI GABRIELLA GREISON E GIAMPIERO CICCIÒ

REGIA DI
GIAMPIERO CICCIÒ

PRODUZIONE INFINITO

7 NOVEMBRE 2017

Questo spettacolo sulla vita di Marie Curie va in scena il 7 novembre 2017, giorno in cui in tutto il mondo si festeggiano i 150 anni dalla nascita della grande scienziata due volte premio Nobel.

“Due donne ai raggi X” celebra l’esaltante vita di Marie Curie, di cui sappiamo poco dal punto di vista umano, ma alla quale universalmente sono riconosciute doti da grande scienziata (come la chiamava Albert Einstein) e i connotati del genio.

Marie fu anche precursore delle battaglie sociali per il raggiungimento di pari dignità e diritti tra donne e uomini nella società maschilista a cavallo tra ‘800 e ‘900.

Nello spettacolo, la vita di Marie Curie, con i suoi baratri e le sue mete raggiunte, con le sue origini umili e la poca cura di sé, si intreccia con la sontuosa vita di Hedy Lamarr, scienziata e inventrice del Wi-Fi moderno, e allo stesso tempo star di Hollywood, da tutti considerata la donna più bella del mondo (prima dell’arrivo di Marilyn Monroe). Hedy con le sue debolezze, le sue passioni smodate, il suo spirito libero.

Le due donne, nel racconto della protagonista del monologo (una scienziata che sta per ricevere un prestigioso premio a Parigi per i suoi studi scientifici), sono la raffigurazione degli opposti, della vita e della morte, di dio e della scienza… E gli opposti, come nella vita di tutti i giorni, si diluiranno l’uno nell’altro così da apparire senza più confini.

Chiunque può identificarsi nelle vicende evocate in questo spettacolo che parla delle piccole azioni di ogni giorno e di grandi progetti. Chiunque è mosso dalla ricerca affannosa di ciò che non conosciamo.

Il pomo della discorda ph Gilda Valenza IMG_0293

CARLO BUCCIROSSO

IL POMO DELLA DISCORDIA 

CON MARIA NAZIONALE

E CON (IN ORDINE DI APPARIZIONE)
MONICA ASSANTE DI TATISSO | GIORDANO BASSETTI

CLAUDIAFEDERICA PETRELLA | ELVIRA ZINGONE | MATTEO TUGNOLI MAURO DE PALMA | PEPPE MIALE | FIORELLA ZULLO

E CON LA PARTECIPAZIONE DI GINO MONTELEONE

SCRITTO E DIRETTO DA
CARLO BUCCIROSSO

PRODUZIONE ENTE TEATRO CRONACA VESUVIOTEATRO

16 GENNAIO – 04 FEBBRAIO 2018

“Doveva essere un giorno felice, si celebravano le nozze della dea del mare con un uomo bellissimo, e tutti gli dei erano venuti a festeggiare gli sposi, portando loro dei doni!…

La sala del banchetto splendeva di mille luci e sulla tavola brillavano caraffe e coppe preziose, colme di nettare ed ambrosia, e tutti gli invitati erano felici e contenti… solo Eris, dea della discordia, non era stata invitata, ma nel bel mezzo del banchetto, arrivò, lanciò una mela d’oro sul tavolo imbandito e scappò via, creando dissapori e contrasti tra i tutti i presenti.”

Tutto ciò, in breve, appartiene alla classica mitologia greca, ma proviamo a trasferirla ai giorni d’oggi, in una normale famiglia benestante, dove l’atmosfera e l’euforia di una festa di compleanno organizzata a sorpresa per Achille, primogenito dei coniugi Tramontano, potrebbe essere turbata non da una mela, non da un frutto, bensì da un pomo, un pomo d’Adamo, o meglio, il pomo di Achille, il festeggiato, ritenuto un po’ troppo sporgente…

E se aggiungiamo che Achille, vivendo un rapporto molto difficile con suo padre Nicola, è

continuamente difeso a spada tratta da sua madre, la epica Angela, non essendosi ancora dichiarato gay, e non avendo mai presentato Cristian, il proprio fidanzato, che da anni bazzica in casa spacciandosi per il compagno di sua sorella Francesca… se aggiungiamo poi che alla festa sarà presente anche Sara, prima ed unica fiamma al femminile della sua tormentata adolescenza, Manuel estroso trasformista, Marianna garbata psicologa di famiglia, ed Oscar un bizzarro vicino di casa che non ha mai tenuto nascoste le proprie simpatie nei confronti di Achille… beh, allora possiamo realmente comprendere come a volte la realtà, possa di gran lunga superare le fantasie, anche quelle più remote della antica mitologia… Omero mi perdoni!

Carlo Buccirosso

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LINA SASTRI

LA MIA VITA… IN MUSICA

SCRITTO E DIRETTO DA
LINA SASTRI

con

Filippo D’Allio, chitarra

Gennaro Desiderio, violino

Salvatore Minale, percussioni

Salvatore Piedepalumbo, fisarmonica e tastiere

Antonello Buonocore, contrabbasso

PRODUZIONE ENTE TEATRO CRONACA VESUVIOTEATRO

8 – 18 FEBBRAIO 2018

Un racconto libero della vita artistica di Lina Sastri, dal debutto in Masaniello alle prime esperienze teatrali con Eduardo e Patroni Griffi, dal cinema alla musica, all’invenzione del suo teatro musicale. E così, di volta in volta, il racconto si anima di citazioni di prosa, da Filumena Marturano di Eduardo a Pirandello a La casa di Ninetta della stessa attrice autrice, ma si anima soprattutto di musica, da Assaje scritta da Pino Daniele per il film Mi manda Picone alla Madonna de lu Carmine di Roberto De Simone per spettacolo Masaniello, da Reginella cantata per la prima volta a Cinecittà in una serata dedicata alla commemorazione di Anna Magnani, a Maruzzella, da Gracias a la vida di Violeta Parra ad Alfonsina y el mar, dal tango al bolero, alle tammurriate popolari, dai classici napoletani ai brani inediti scritti per lei dai nuovi compositori e autori napoletani.

Un viaggio nel teatro, nella musica e nel cinema italiano, attraverso i racconti di vita vissuta, di incontri indimenticabili con le eccellenze artistiche del nostro paese, brani poetici e di drammaturgia di grandi autori e registi, brani musicali della grande tradizione classica napoletana e internazionale, tutto liberamente e semplicemente proposto da Lina Sastri, accompagnata in scena dai suoi valentissimi musicisti pronti a seguirla ad ogni invito o suggerimento musicale.

Un viaggio nell’anima che ogni sera si rinnova liberamente, sull’onda dell’emozione, delle parole e della musica.

Note di Lina Sastri

Era il 1976, una ragazzina di 17 anni, timidissima e scontrosa, con tanta voglia di assoluto, e nessun adattamento al compromesso della vita, quindi con un grande disagio di vivere, vede per la prima volta il palcoscenico e sceglie di fare l’attrice, fulminata da una vocazione annunciata già da quando era piccolissima, e neanche sapeva che il teatro esistesse, ma ne respirava il rito con il profumo di incenso di chiesa. Su quel palco respira la libertà, e non ci pensa un attimo a lasciare la casa, genitori, tutto, così…senza un soldo, senza una certezza, senza niente, con una forza e una sfrontatezza che solo la giovinezza può dare, per inseguire quel sogno di libertà e di assoluto, quell’aria di vita che sentiva solo sul palcoscenico.

Ed è Masaniello di Armando Pugliese, spettacolo di strada e di innovazione, sotto una tenda da circo, spettacolo di parole, canto, musica, che la vede debuttare come una piccola mendicante che inneggia, rabbiosa, alla giustizia, rivolgendosi, in un inno scritto da Roberto De Simone, alla Madonna, la Madonna nera del Carmine, quella madonna che poi tornerà spesso nel suo percorso artistico.

E poi arriva il teatro, quello con il sipario rosso di velluto, le regole della recitazione, un mondo sconosciuto e misterioso, che l’avvolge e la terrorizza ma che sempre la fa sentire se stessa, come mai le riesce nella vita.

Un salto… ed è attrice!

Patroni Griffi la sceglie e l’accoglie, e lei, sconosciuta fa la prima donna in spettacoli di Goldoni, Pirandello, Fassbinder, Dumas. E poi Eduardo, il grande Eduardo De Filippo: un incontro del destino, timido all’inizio, come tutti i grandi amori. Prima quasi una comparsa, poi una battuta, poi due, poi una sostituzione, il destino che sempre decide, poi Natale in casa Cupiello, e altro ancora. Un percorso che l’avrebbe portata anni dopo a incontrare Luca De Filippo e ad interpretare con lui e la regia di Francesco Rosi il difficile e bellissimo personaggio di Filumena Marturano. E intanto il cinema, grande seduttore, arriva a rubarla al teatro: Nanni Moretti, Gianfranco Mingozzi, fino a Nanny Loy regista di quel Mi manda Picone, con Giancarlo Giannini che le cambia la vita e la fa sentire veramente in una favola, nel mondo dorato del cinema. Il primo David di Donatello, il primo Nastro d’Argento e la musica di Pino Daniele che le scrive una canzone per il film, prima ancora che il film uscisse al cinema quando nessuno la conosceva ancora, se non come una giovane e promettente attrice di teatro, quando, una sera, a Cinecittà, di nuovo è il destino a decidere. Sostituisce qualcuno, lei, sconosciuta, in una serata dedicata alla commemorazione della grande Anna Magnani, e la Magnani – da lontano – la tiene a battesimo, fino ad interpretarla, poi, la Magnani, nel film in celluloide di Carlo Lizzani. Quella sera le viene chiesto di cantare una canzone napoletana che la Magnani amava molto: Reginella.

Ecco, la musica è arrivata!

E canta per la prima volta canta una canzone napoletana in pubblico e scopre che è bella quella musica napoletana antica che lei da ragazzina un po’ commiserava quando la sentiva cantare nel vicolo in cui era nata. E decide di cantare, scegliendo fra tante, le canzoni che le ricordano qualcosa, quelle che conosce intimamente, quelle che cantava sua madre, senza impararle, perché le conosce con il cuore, con la voce, con l’anima, perché fanno parte della sua vita, della sua infanzia, sono odori, sapori, ricordi, visioni, sono la sua profonda identità. Arriva anche il primo cd e sperimenta il ritmo, anche quello le appartiene, come la melodia è della madre, il ritmo è suo padre, che va e che viene dal Sud America portando nel vicolo dove è nata, nella piccola casa napoletana dell’infanzia, il bolero, il fado, il mambo, il tango. Di nuovo il teatro, la commedia musicale, da Medea di Portamedina a Gilda Mignonette, e poi la tragedia, Medea, Elettra, fino all’Opera da tre soldi e la casa di Bernarda Alba. E ancora il cinema, che la premia con David di Donatello, dopo Mi panda Picone, per Segreti Segreti di Giuseppe Bertolucci e L’Inchiesta di Damiano Damiani, e le nominations per Celluloide di Carlo Lizzani, Vite Strozzate di Ricky Tognazzi e molti altri. Fino a Baaria di Giuseppe Tornatore, To Rome with Love di Woody Allen. E poi la musica che sempre chiama, incanto antico, che si infila con forza nella sua vita divisa ormai fra teatro cinema e musica. Ma cantare non le basta, ha bisogno di farla diventare teatro quella musica. E così nascono spettacoli di prosa, poesia, musica e danza, che immagina, scrive, dirige e produce. La musica diventa teatro. Cuore mio è il primo spettacolo, subito dopo Corpo celeste, Mese mariano dedicato a Salvatore Di Giacomo e poi ancora Lina rossa, Linapolina e tanti altri..

Lina Sastri

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MARINA MASSIRONI   ALESSANDRA FAIELLA

ROSALYN

DI EDOARDO ERBA

REGIA
SERENA SINIGAGLIA

PRODUZIONE NIDODIRAGNO/ COOP CMC

CON LA COLLABORAZIONE DEL TEATRO DEL BURATTO

22 FEBBRAIO –  11 MARZO 2018

Nel corso della presentazione del suo libro a Toronto in Canada, Esther, una scrittrice americana, conosce Rosalyn, la donna delle pulizie della sala conferenze. Il libro insegna a liberare la vera natura del sé, e Rosalyn ne è ammirata e sconvolta. Vuole leggerlo subito, e si offre, il giorno dopo, di portare la scrittrice a vedere la città.

Dopo la visita ritroviamo le due in un prato in periferia. Qui Rosalyn rivela ad Esther la storia del suo amore per un uomo bugiardo e perverso, che le fa continue violenze fisiche e psicologiche. Lui ha famiglia e la relazione con Rosalyn è clandestina. La sera prima, quando lei è tornata in ritardo dal lavoro per aver seguito la conferenza della scrittrice, l’uomo infuriato l’ha picchiata e ferita. Esther sbotta: un uomo del genere è da ammazzare. Infatti – dice Rosalyn – è nel bagagliaio.

Questo il folgorante avvio della nuova commedia noir di Edoardo Erba. Che continua con un pressante interrogatorio di polizia, dove Esther racconta della sua attrazione per Rosalyn. E la storia diventa torbida, i contorni si fanno sfumati, quello che in un primo momento sembrava chiaro improvvisamente non torna più.

Dietro i fatti si nasconde un mistero più profondo. Alla cui soluzione è appesa la vita delle due donne. Avvincente, ricco di colpi di scena, sostenuto da una scrittura incalzante, Rosalyn è il ritratto della solitudine e dell’isolamento delle persone nella società americana contemporanea. E parla di quel grumo di violenza compressa e segreta pronta ad esplodere per mandare in frantumi le nostre fragili vite.

CARMINE BUSCHINI  CLAUDIA TOSONI

LA PARTITELLA

DI GIUSEPPE MANFRIDI

(COMPAGNIA FORMATA DA 20 ATTORI)

REGIA
FRANCESCO BELLOMO

PRODUZIONE ISOLA TROVATA

29 MARZO – 15 APRILE 2018

Carmine Buschini, il personaggio principale della serie televisiva “Braccialetti Rossi”, si cimenta insieme a Claudia Tosoni ad altri 20 giovani nella splendida Commedia di Giuseppe Manfridi.

In quel bizzarro assemblaggio umano che costituisce il microcosmo della ‘partitella’ di calcio non è infrequente ritrovare gomito a gomito il laureato con l‘analfabeta, il quindicenne con il trentenne, l’incontro tra i più diversi strati sociali e tra le più distanti fisionomie culturali. Mescolanza riverberata nelle arlecchinesche tenute da gioco, sperando possano armonizzarsi in una concordata uniformità. I ragazzi si muovono nella illusoria speranza di resistere ai colpi del mondo, a quello spazio temporale, che dovrà spingere il gruppo ad affrontare un domani di fronte al quale anche gli adulti più attrezzati si trovano spiazzati e impreparati. Forse erano anche questi i motivi per cui Pasolini, ottimo calciatore, trovava nell’idea stessa della “Partitella” di cui era appassionato sostenitore e frequente protagonista, tratti di struggente, infantile e malinconica poesia.

NOTE DELL’AUTORE

Uno sterrato ai piedi di una scarpata su cui passa un cavalcavia.

Sul terriccio grumoso, due linee di gesso bianche. Si tratta del ‘corner’ di un campetto di calcio presso cui, sin dalle prime ore dell’alba, affluiscono vari ragazzi e ragazze che, disertando la scuola, si sono dati appuntamento lì per una partitella di cui gli uni saranno protagonisti e le altre spettatrici. La situazione è tale da consentire un intreccio di racconti. Piccoli grandi amori… ansie di crescita… sogni di trionfi futuri… progetti matrimoniali… e quant’altro ancora può immaginarsi come alimento fantastico di quell’ineffabile età di passaggio che è possibile individuare nel valico tra l’ultimo anno di scuola e il primo di università, o di lavoro.

L’età delle prime ‘chances’, delle grandi attese, del futuro che incombe.

Il secondo atto della commedia racconta un’altra partitella giocata in quello stesso campo e dagli stessi ragazzi ma un anno prima della precedente. In questo montaggio ‘a ritroso’ sarà dato di ricomporre i disegni imperscrutabili del destino che, si scoprirà, ha giocato, come spesso avviene, con le vite di quei ragazzi decidendone a suo piacimento e in ossequio a un’apparente casualità di cui non ha senso, qui, anticipare nulla.

Giuseppe Manfridi

FABRIZIO FALCO   SARA PUTIGNANO

ALESSANDRO FEDERICO   ALESSIA GIANGIULIANI

THE EFFECT

DI LUCY PREBBLE

TRADUZIONE DI ANDREA PEGHINELLI

REGIA
SILVIO PERONI

PRODUZIONE KARAMAZOV ASSOCIATI
(CAPOTRAVE/KILOWATT PIERFRANCESCO PISANI, PROGETTO GOLDSTEIN)

17 – 29 APRILE 2018

“Per studiare gli animali, possiamo utilizzare un laboratorio.

Per studiare gli esseri umani, possiamo andare a teatro.”

Con questo testo, Lucy Prebble, autrice anglosassone pluripremiata, si pone il dilemma esistenziale posto da Shakespeare in Amleto e da Oliver Sacks ne L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello: Cos’è che ci rende noi stessi?

The Effect è uno spettacolo a quattro personaggi che parla di amore, di depressione e dei limiti della neuroscienza; un testo impegnativo, divertente e straziante ambientato durante la sperimentazione clinica di un nuovo antidepressivo.

In un’elegante clinica dove si fanno esperimenti farmaceutici su volontari a pagamento, Connie e Tristan sono due cavie da laboratorio sotto la supervisione della dottoressa Lorna James la quale – a differenza del soave Toby, il direttore dell’esperimento e suo ex amante – non crede che la depressione sia uno squilibrio chimico del cervello e che possa essere curata con i farmaci. Forse Lorna pensa che le persone depresse abbiano solo una visione più profonda del mondo, di se stessi e della vita?

Con l’avanzare del racconto le due cavie umane assumono dosaggi farmaceutici sempre più elevati, ma sfuggendo al controllo dei medici si innamorano. Quello di cui non sono certi, però, è se questa loro passione sia frutto dell’istinto o sia invece frutto degli effetti della dopamina.

«Come posso capire la differenza tra chi sono e dall’effetto collaterale», dichiara Tristan quando Connie si preoccupa che la loro passione potrebbe essere, unicamente, il risultato dell’assunzione dei farmaci. Ma, naturalmente, tutto l’amore è una droga; come possiamo fidarci veramente dei nostri sentimenti? The Effect è un dramma nodoso, che si occupa di oggettività scientifica, di senso di colpa, dei misteri del cuore e del cervello umano e di “ciò che ci rende quello che siamo”, celato in una forma ingannevolmente semplice e costantemente divertente. Un testo che sa miscelare un linguaggio carnale e temperato con la tenerezza e l’ironia.

La versione inglese ha debuttato al National Theatre, Cottesloe di Londra il 13 Novembre 2012; lo stesso anno l’opera ha vinto il Critics’ Circle Award come Best New Play.

La regia è tesa a far emergere le storie e i conflitti dei quattro protagonisti attraverso un gioco teatrale scevro da “effetti”. Vuole far affiorare l’elemento tragico in sé.

Un lavoro incentrato sugli attori, sulla capacità di raccontare e sulla relazione che si dovrebbe stabilire fra autore, attore e spettatore; un triangolo comunicativo che pone l’accento sul messaggio del testo e sulle immagini emotive che le parole del testo ricreano. Un tipo di teatro che si potrebbe definire “teatro di parola”, un modo teatrale che non ha mai trovato una vera e propria collocazione di “genere”. Forse l’unica definizione la si può trovare nel Manifesto per un nuovo teatro di Pierpaolo Pasolini; una delle questioni evidenziate da Pasolini nel manifesto è, appunto, sulla precarietà del messaggio nel teatro “canonico”: «Pensiamo ad esempio di andare a vedere la prima di Otello, ciò che risulterà più evidente dello spettacolo sarà la recitazione degli attori, la visione del regista, la bellezza della scenografia, ma probabilmente il pubblico non rifletterà a pieno sul messaggio reale a cui si è ispirato Shakespeare, basterà dire di aver visto una gran bella rappresentazione». Il messaggio quindi perde di valore nel momento in cui viene focalizzata l’attenzione sulla spettacolarità della rappresentazione e progressivamente si perde anche l’attitudine nel riflettere sul perché si è scelto di mettere in scena un determinato testo. L’urgenza di comunicare un messaggio viene relegata ad una dimensione meramente estetica. Viene meno dunque la riflessione che il pubblico dovrebbe fare al termine di ogni spettacolo, che esuli da una prima analisi tecnica o qualitativa. Il pubblico infatti è la finalità ultima e centrale, perché è proprio a quest’ultimo che il teatro – e chi lo fa – dovrebbe rivolgersi.

 

 

GABRIELE CIRILLI

#TALEEQUALEAME
DI GABRIELE CIRILLI, MARIA DE LUCACARLO NEGRI

REGIA
GABRIELE GUIDI

3 – 13 MAGGIO 2018

Un attore è una persona che accetta, sin dall’infanzia, di mettersi in mostra per tutta la vita davanti ad un pubblico anonimo
Milan Kundera

Dopo il successo delle tournèe 2016-2017 Gabriele Cirilli torna in teatro con #TALEEQUALEAME.

“La casa nasconde ma non perde” – Lo diceva nonna CONCETTA.
Ogni pezzettino di vita o ricordo di ognuno di noi è in una soffitta o in una cantina, ma con l’avvento di Internet il nascondiglio viene sostituito da un hashtag dentro il quale puoi conservare le tue emozioni. Gabriele apre il suo # al suo pubblico proprio sul palcoscenico, l’unico luogo dove l’attore riesce ad essere tale e quale a se stesso.

 

LE BAL
L’ITALIA BALLA DAL 1940 AL 2001
DA LE BAL, UNA CREAZIONE DEL THÉÂTRE DU CAMPAGNOL
DA UN’IDEA E NELLA REGIA DI
JEAN-CLAUDE PENCHENAT

COREOGRAFIE ILARIA AMALDI

UNO SPETTACOLO DI
GIANCARLO FARES

PRODUZIONE VIOLA PRODUZIONI

17 – 27 MAGGIO 2018

Un fortunato format francese di Penchenat con il quale si racconta la storia del nostro paese dall’inizio della seconda guerra mondiale al crollo delle torri gemelle. Due momenti drammatici che segnano l’inizio e la fine di un lungo periodo, narrato abilmente attraverso le più belle canzoni italiane che hanno caratterizzato la vita e il costume della società.

Tutto si svolge in una balera. Un caleidoscopio di accadimenti e curiosità che viviamo attraverso sedici attori, i quali ci accompagnano in un appassionante viaggio nel tempo, scandito dalla musica che si fa drammaturgia.

Un racconto senza parole, affidato alla musica e agli attori, alla forza comunicativa delle azioni, dei gesti e dei suoni. Uno spettacolo elegante, poetico, divertente.

FABIO CURSIO GIACOBBE

UN BASTARDO
VENUTO DAL SUD
FRANCO CALIFANO

CON CARLA BAVARO (VOCE)

MARCO CONTARDI (PIANOFORTE)

SCRITTO E DIRETTO DA PIETRO GENUARDI

14 SETTEMBRE 2017

E’ una storia che in parole e musica ripercorre la vita avventurosa di uno degli autori più amati e controversi della musica italiana: Franco Califano. Un poeta di strada, un vero pensatore di vita che è stato capace di salire fino alle stelle per poi cadere nel buio e nel silenzio di quattro mura. Se fosse nato altrove, magari in America, oggi sarebbe annoverato tra i guru di quell’élite rivoluzionaria targata “beat generation”. In Francia si parlerebbe di lui come di un impenitente chansonnier. Questo e tanto altro è Franco Califano, uno che non ha bisogno di morire per diventare leggenda…

CLAUDIO BOCCACCINI

LA FOTO DEL CARABINIERE

(LA STORIA DI SALVO D’ACQUISTO E DI MIO PADRE)

MUSICHE ORIGINALI MAURIZIO COCCARELLI

SCRITTO E DIRETTODA
CLAUDIO BOCCACCINI

23 SETTEMBRE 2017

Il 23 settembre del 1943 davanti al mare di Palidoro un vicebrigadiere dei carabinieri, il ventitreenne Salvo D’Acquisto, fu ucciso dalle SS.

Il giorno prima durante un’ispezione era esplosa fortuitamente una cassa di munizioni, uccidendo due soldati tedeschi.

Era stato un incidente, ma per i tedeschi – che dopo l’8 settembre erano passati dall’essere truppe alleate a truppe d’occupazione nemiche – quell’episodio era da considerarsi un attentato e come tale vendicato con una rappresaglia.

La mattina del 23 settembre vennero quindi rastrellati ventidue uomini innocenti per essere fucilati, ma l’intervento di Salvo D’acquisto – che si autoaccusò del fatto –  salvò loro la vita.

Lo spettacolo racconta questa vicenda attraverso i ricordi circostanziati di chi ne fu protagonista, il padre dell’autore e interprete: Tarquinio Boccaccini, che quella mattina del ‘43 era tra i ventidue uomini salvati dal sacrificio dell’eroico carabiniere.

Un racconto della memoria che parte dall’estate del 1960 – allorché l’allora bambino Claudio Boccaccini scopre che il papà Tarquinio conservava gelosamente, e ai suoi occhi misteriosamente, la foto di un giovane carabiniere dentro la propria patente di guida – per andare a ritroso fino ai tragici fatti del 1943.

“La foto del carabiniere” si propone come occasione – soprattutto per le giovani generazioni – di riflettere e confrontarsi, oltre che con il gesto di un grande uomo figlio del nostro paese, anche con i valori che dovrebbero essere fondanti per ogni comunità e ogni essere umano, quali l’altruismo e la solidarietà, la gratitudine e la conoscenza della propria storia e delle proprie radici.

BARBARA FORIA

NUOVO SPETTACOLO

DI
BARBARA FORIA

MAURIZIO COLOMBI

CAVEMAN

DI
MAURIZIO COLOMBI

Continua il grande successo di “Caveman”, l’uomo delle caverne con Maurizio Colombi. Il più famoso spettacolo al mondo sul rapporto di coppia.

Il testo originale, nasce da Rob Becker, è frutto di studi di antropologia, preistoria, psicologia, sociologia e mitologia.

Il monologo, nato negli States, esportato in 30 paesi nel mondo, è già stato visto da oltre 10 milioni di spettatori. La versione italiana con Maurizio Colombi, nel 2013, si afferma come la migliore interpretazione nel mondo dalla quale prenderanno ispirazione numerose versioni estere.

Milano conta fino ad oggi una cifra da record: 97.000 spettatori in 110 repliche.

L’eterno incontro/scontro tra uomo e donna. Le manie, i difetti, i differenti modi di pensare e agire. Un tema vecchio come il mondo.

Sei innamorato? Cerchi l’amore della tua vita? Sei stata lasciata? Non capisci il tuo fidanzato? Non capisci tua moglie? Siete in crisi? Vuoi passare una serata romantica?

Caveman vi farà ridere, vi aiuterà a capirvi e ad essere più felici insieme.

Maurizio Colombi, alfiere in Italia dei family show, è maggiormente conosciuto come regista; basta citare l’ultimo successo “RAPUNZEL” con Lorella Cuccarini o Peter Pan, Heidi, I Gormiti, Christmas Show, We Will Rock You, Divina Commedia, etc..

Colombi si scopre un attore comico che affronta, con eleganza, 2 ore di spettacolo ad un ritmo incalzante sorprendendo ogni genere di pubblico.

GIUSEPPE MANFRIDI

IL DISCORSO DEL CAPITANO

(ROMA-GENOA 3-2)

DI
GIUSEPPE MANFRIDI

28 MARZO 2018

ANDREA SCANZI

EROI

STORIE EMBLEMATICHE DI SPORT

REGIA DI
ANGELO GENERALI

PRODUZIONE PROMOMUSIC CORVINO PRODUZIONI

4 DICEMBRE 2017

In questo nuovo monologo Andrea Scanzi racconta una carrellata di campioni ognuno a suo modo eccezionale. La bellezza di Marco Van Basten e il talento di Alberto Tomba, l’agonia del Pirata Pantani e l’ostinazione di Yuri Chechi, la rivoluzione di Nadia Comaneci e il sogno di Gilles Villeneuve, costi quel che costi. Lo scatto proletario di Pietro Mennea e la grandezza di Muhammad Ali. Storie di redenzioni, ma pure di dissipazioni, come quella di George Best. Storie di eroi, a volte loro malgrado. Ora per sempre e ora anche solo per un giorno.

MARIO INCUDINE

MIMI’

QUANDO ANCORA MODUGNO NON ERA MISTER VOLARE

STORIE, PAROLE E CANZONI DI UN UOMO DEL SUD

UNO SPETTACOLO DI MARIO INCUDINE

TESTI DI SABRINA PETIX

CON

ANTONIO VASTA (PIANOFORTE, FISARMONIA E ORGANETTO)
ANTONIO PUTZU (FIATI) MANFREDI TUMMINELLO (CHITARRE E BOUZOUKI)
PINO RICOSTA (CONTRABBASSO) EMANUELE RINELLA (BATTERIA

REGIA DI
MONI OVADIA

PRODUZIONE PROMOMUSC CORVINO PRODUZIONI

28 – 29 NOVEMBRE 2017

Un giovanissimo Domenico Modugno durante le riprese di un film, a cui partecipava con un piccolo ruolo come attore/cantante, viene notato dal protagonista Frank Sinatra mentre canta una ninna nanna pugliese. Sinatra, incuriosito, chiede al giovane cosa fosse quella stupenda nenia e Mimì, cosi lo chiamavano tutti in paese, risponde che era un vecchio canto della sua terra, la Puglia.

Il divo americano sorrise e gli consigliò immediatamente di fingersi siciliano, perché, diceva “la Sicilia la conoscono tutti, tutti sanno dov’è e poi il dialetto è molto simile al tuo. Fingiti siciliano e conquisterai il mondo”. E cosi il giovane Mimì Modugno, nato a Polignano a Mare, cominciò a inventare la nuova canzone d’autore in dialetto. Fu il primo a dare una voce agli animali, prima ancora che lo facesse Disney con i suoi cartoni animati e un po’ come Esopo nelle sue favole sottolineò vizi e virtù degli uomini prendendo ad esempio proprio gli animali. Da tutto questo nascono capolavori come “musciu niuru” (gatto nero), canzone sulla diversità dell’uomo; “lu grillu e la luna” poetica canzone sull’amore impossibile; “Cavaddu cecu di la miniera” e “Sciccareddu ‘mbriacu”, struggente canto il primo, ironico e divertentissimo il secondo, raccontato lo sfruttamento sul lavoro. E ancora la più grande storia d’amore tra due animali nel famosissimo brano “u pisci spata”. Aveva anticipato i tempi di tutto Modugno. Quando apriva i concerti di Gilbert Becaud, aveva già inventato il teatro canzone con brani come “lu frasulinu” cunto ironico e drammatico sulla morte improvvisa dello scemo del paese trovato congelato in una pozzanghera d’acqua di fronte alla totale indifferenza di tutti. Cantava contro la Guerra in

“tamburo della guerra” , portò per la prima volta alla ribalta la pizzica della terra salentina con “pizzica po’” e cantò la sua preghiera laica nella dolcissima “notte chiara” fino a raccontare il mondo femminile con dissacrante poesia nella “donna riccia”.

Parte da qui lo spettacolo creato da Mario Incudine, con la regia di Moni Ovadia e i testi di

Sabrina Petix, che annoda tutte le fila della narrazione per dipingere un personaggio unico che ha creato uno stile inimitabile.

Incudine porta sul palcoscenico tutta quell’energia del cantore fintosi siciliano che ha

conquistato il mondo. Porta alla luce quel repertorio sommerso, quasi inedito, poco esplorato della canzone d’autore in dialetto che ha segnato l’inizio della carriera di Domenico Modugno in un’originale rilettura con particolari arrangiamenti che restituiscono tutto l’incanto di un mondo che è resistito grazie alla voce di quello che sarebbe poi passato alla storia come “Mister Volare”. Un progetto che racconta un pezzo importante della storia del nostro paese. Un’occasione per conoscere il sud da un’altra angolazione, per guardarlo per una volta senza oleografia e senza retorica, lontano da facili folklorismi e ritratti da cartolina, ma visto con gli occhi di chi, da lontano, fingendosi siciliano, è riuscito forse a disegnare l’immagine più autentica e poetica di una terra agrodolce.

FRANCESCO PICCOLO

MOMENTI DI TRASCURABILE (IN)FELICITÀ

REGIA
ANGELO GENERALI

Francesco Piccolo racconta momenti felici e infelici dell’esistenza quotidiana che ci accomunano tutti in un sorriso (a volte amaro), che sul palco vengono trasformati in un’ora divertente e a volte esilarante.

20 FEBBRAIO 2018

LUCIA VASINI   ANDREA MIRÒ 

FABIO ZULLI   ENRICO BALLARDINI

TALKIN’ GUCCINI
DI AMORE, DI MORTE E ALTRE SCIOCCHEZZE
RACCONTO TEATRALE TRA LA MUSICA E LE PAROLE DI
 FRANCESCO GUCCINI

ALLE CHITARRE JUAN CARLOS “FLACO” BIONDINI
AL PIANOFORTE E DIREZIONE MUSICALE  ALESSANDRO NIDI
CON LA PARTECIPAZIONE DI JUAN CARLOS “FLACO” BIONDINI

DRAMMATURGIA E REGIA
EMILIO RUSSO

PRODUZIONE  TIEFFETEATRO MILANO
CON IL SOSTEGNO DI REGIONE LOMBARDIA – PROGETTO NEXT 2015

16 OTTOBRE 2017

Musica e parole per un teatro della vita che si racconta come un talking blues, un blues parlato, un viaggio all’interno e ai bordi del pianeta dello straordinario cantore e scrittore di storie Francesco Guccini, che, in oltre cinquant’anni di carriera, ha attraversato tre generazioni tra canzoni, racconti, personaggi e le cose irrimediabilmente perdute di una storia personale e collettiva.

Brani scherzosi, tirate piuttosto serie, atti d’accusa e ballate malinconiche…

Speranza, politica, sentimento, nostalgia, la Bologna delle osterie di fuori porta e poi ancora Pàvana, il borgo dell’Appennino, Via Paolo Fabbri 43 e le suggestioni e le pagine nuove, scritte appositamente per lo spettacolo.

In scena Lucia Vasini e Andrea Mirò insieme a una compagnia di attori, cantanti, musicisti, diretti da Emilio Russo e la musica di Alessandro Nidi con la partecipazione del mitico Flaco Biondini, da sempre compagno di musica ed emozioni di Francesco Guccinie ispiratore del progetto.

SUONO

E IMMAGINE CLASSICA   

L’Associazione Suono e Immagine che, come Onlus opera dal 2009, è oggi riconosciuta (nell’ Istituzione Biblioteche) fra le prime di Roma per l’offerta culturale: concerti, ricerca musicologica, lezioni – concerto, presentazioni di libri, mostre di arti figurative, dibattiti e conferenze. I concerti sono prevalentemente matinée domenicali e sono pensati per un pubblico di intenditori e appassionati.

Anche per questa stagione, per il quarto anno, prosegue la collaborazione con la Sala Umberto con un programma  di 5 appuntamenti che aprono una prospettiva storico – musicale molto ampia, la ricerca sulla Composizione, dal Barocco della Scuola Romana, con rare e prime esecuzioni, al Mozart maturo ormai libero professionista, ai grandi maestri innovatori dell’opera  classica e del bel canto, al tardo periodo dei lieder, fino all’opera pianistica del ‘900 e alla contemporanea.

Un’attenzione particolare è rivolta al pubblico giovane e all’informazione musicale che riceve oggi dai media:  il consumo di musica di massa, una volta, diciamo nel periodo che va dai Beatles ai Genesis, ai Pink Floyd fino a Sting , per citare solo alcuni, era orientato ad un contenuto musicale importante ed erano le novità di queste  composizioni che si aspettavano e seguivano. Esse, per molti,  sono stati il ponte verso una maggior conoscenza della musica, fino a scoprire la classica. Oggi invece i talent ci danno  personaggi che si avvicendano utilizzando un solo schema  formale , sempre uguale, in cui il contenuto musicale deve essere ridotto al minimo, al minimalismo direi, per fare da semplice fondale sonoro e ritmico. L’interesse per il modello di comportamento, per il personaggio,  ha annullato quello per la musica. L’uso dell’attenzione concentrata sul suono come linguaggio autosufficiente, non è previsto.

.Il nostro compito allora, è quello di aiutare i nostri giovani a distinguere l’Arte della Musica, che riguarda il nostro inconscio, dall’intrattenimento quotidiano, che riguarda molto di più la nostra banale coscienza e portarli a conoscere le meraviglie che si possono creare  con la sola Composizione e che sono state realizzate da compositori grandi e grandissimi, cose che nemmeno immaginano, oppure che rifiutano al primo suono, per semplice ignoranza. Occorre aiutarli, inoltre, a guardare alla Storia attraverso la musica.

L’Arte della Musica rivive sempre, non è legata al suo tempo, occorre solo conoscerla per ricevere la sua ricchezza.

Lorenzo Porta del Lungo.

Domenica 26 Novembre 2017  h. 11,00

D’OMBRA E DI LUCE”

LA TRIOSONATA A ROMA NELLA SECONDA META’ DEL SEICENTO

La sonata a tre, composta da due strumenti melodici e basso continuo di clavicembalo e, in questo caso, anche violoncello, fu la forma più usata nel ‘600 e ‘700. Qui ascoltiamo brani di rara esecuzione di un quartetto di compositori che fecero di Roma  la loro patria musicale,  diventando celebri nel mondo.

Musiche di

CARLO AMBROGIO LONATI ( Prima esecuzione moderna ) , ALESSANDRO STRADELLA,  ARCANGELO CORELLI,  LELIO COLISTA

ENSEMBLE DI MUSICA ANTICA

“GIARDINO DI DELIZIE“

LUCIA A. DI NICOLA                 clavicembalo

KATARZYNA SOLECKA            violino

EWA A. AUGUSTYNOWICZ      violino

CRISTINA VIDONI                       violoncello

Domenica 21 gennaio 2018 h. 11,00

MOZART IN  CONCERTO E IN QUARTETTO

Il concerto n° 12, nel secondo movimento, presenta un tema tratto da una sinfonia di  Johann Christian Bach per onorare la sua memoria, e il quartetto n°19 è l’ultimo dei sei quartetti dedicati a Joseph Haydn ed eseguito in sua presenza.

W. A. MOZART    Concerto per pianoforte in la magg. n° 12 K  414

W. A.  MOZART     Quartetto in do magg. n° 19 “ Delle dissonanze” K 465

A. IGUDESMAN    Turkish Dance

MARCO BARBARESI   E   ALAUDA QUARTET

MARCO BARBARESI                pianoforte

CRISTINA PRATS COSTA       violino

MILAN BERGINC                      violino

MARI  ADACHI                          viola

ELENA  CAPPELLETTI              violoncello

Domenica   11 febbraio 2018  h. 11,00

    LA NASCITA DEL CANTO EUROPEO

La vita e la produzione  di questi grandi maestri d’opera,  si svolgono in uno scenario di relazioni europeo, tra Parigi, Napoli, Londra, Vienna, Firenze e Venezia fra il ‘700 e l’800.

Musiche di G. F. HAENDEL, C. W. GLUCK, V. BELLINI, G. ROSSINI

KATIA CASTELLI      mezzosoprano

ILONA BALINT          viola

EDINA BAK                pianoforte

Domenica 11 marzo 2018 h. 11.00

LIEDER E TABLET 2

IL RAPPORTO DEI GIOVANI CON LA STORIA DELLA MUSICA

In controtendenza rispetto all’annullamento della storia della musica e, si potrebbe dire, della storia in generale, una coppia di adolescenti scopre l’arte della composizione attraverso i lieder ed impara anche a vedere se stessi nella prospettiva storica, anziché nell’ eterno presente dei social.

Musiche di H. WOLF, C. DEBUSSY, M.  RAVEL

BRUNA TREDICINE soprano

FRANCESCO GIANNELLI tenore

LORENZO PORTA DEL LUNGO pianoforte

UNA COPPIA DI ADOLESCENTI attori

Mercoledì  11 aprile 2018 h. 20,30

RECITAL

IL SUONO DEL  MARE

Il suono che fa l’immagine del mare, come rappresentazione della realtà interiore dell’artista, nelle opere dei grandi Autori.

                  Musiche di C. DEBUSSY, M. RAVEL

Pianista                   LORENZO PORTA DEL LUNGO

UFFICIO STAMPA SILVIA SIGNORELLI
signorellisilvia@libero.it – ufficiostampasignorelli@gmail.com

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