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Bologninicosta porta in scena RomeoeGiulio, uno spettacolo emozionante che è un manifesto di impegno civile e sociale.

Il titolo fa subito pensare alla tragedia di Shakespeare, ma si tratta di un pretesto narrativo e concettuale, un riferimento e un’attualizzazione dei temi sottesi all’opera de Il Bardo: l’amore contrastato, lo scontro con una realtà ostile, la mancanza di comunicazione all’interno della famiglia, il percorso di conoscenza di se stessi e il riconoscimento della propria identità sessuale, il giudizio degli altri e la mancanza di accettazione da parte degli altri.

In un allestimento originale vengono affrontati con lucida asprezza i temi dell’amore, dell’integrazione, il razzismo e l’omofobia.

RomeoeGiulio non è soltanto uno studio sull’omofobia, ma prima di tutto un testo sulla questione di genere in quanto tale. Uno spettacolo quanto mai attuale in un periodo storico come quello presente dove ancora è necessario lottare per vedere riconosciuti i propri naturali diritti civili; non mancano, quindi, riferimenti all’attualità politica e sociale.

RomeoeGiulio sono solo due giovani uomini che si amano; non vogliono niente, non chiedono niente se non essere riconosciuti nel proprio amore, essere considerati quello che sono, esseri umani che si amano. Romeo e Giulio vogliono solo essere se stessi e amarsi liberamente.

Invece intorno ci sono solo ostacoli: la famiglia che non vuole vedere, una madre possessiva concentrata su se stessa, politici che si spendono in discorsi retorici contro l’amore omosessuale, preti inquisitori. Alla fine, sopraffatti dagli sguardi indagatori, dalle condanne sociali, abbandonati dalle famiglie, sono costretti a piegarsi, a soccombere, a morire nella solitudine di un freddo abbraccio.

Lo spettacolo è diviso in scene, in quadri che offrono punti di vista diversi, dando voce a carnefici di vario tipo. In tutto dodici quadri (come le stazioni della Via Crucis): Ninna Nanna, ovvero La Pietà; Dark Room ovvero Il ballo; The kiss ovvero Il balcone; Outing ovvero La confessione; Gender ovvero Lezioni di sessualità; Madonna Montecchi ovvero Madre di Romeo; Amore contrastato ovvero La colonizzazione ideologica; Fiati ovvero La prima notte; Gulag e tacchi a spillo ovvero L’aggressione di Genova; Monseur Capuleti ovvero Padre di Giulio; Temporali ovvero La morte; Ritorno primordiale ovvero Il matrimonio.

RomeoeGiulio è uno spettacolo molto fisico, che richiede un grande sforzo muscolare; i corpi si inseguono, respingono, si intrecciano con velocità e ritmo, rimanendo sempre in tensione. Sono più i gesti che vengono trattenuti che quelli che esplodono in un’azione finale e questo crea attesa e, appunto, tensione nello spettatore.

Ciò che deve essere buttato in faccia è buttato in faccia, ma non c’è esagerazione; nulla è fine a se stesso o ha il solo scopo di stupire; ogni azione, ogni parola ha un significato preciso. Non c’è esasperazione come scelta stilistica; ciò che appare esasperato lo è perché è la realtà che viviamo ad essere esasperante.

La drammaturgia è bellissima, inserendo un insieme di elementi combinati perfettamente: si nota subito che dietro ci sono studio e preparazione. Sofia Bolognini, autrice e regista, dimostra di avere una grande preparazione, di aver visto e letto molto, ma anche di aver interiorizzato ed elaborato. Sofia riesce a far proprio il  bagaglio culturale ed esperienziale e a tramutarlo filtrandolo attraverso la propria personalità e sensibilità.

Al suo fianco il compagno Dario Costa, autore delle musiche e dei suoni che ha composto una drammaturgia sonora che si affianca perfettamente al testo dando spunto e spinta alle azioni, alle parole e alle emozioni e scandendo i passaggi trai vari quadri. Una colonna sonora cucita sugli attori.

RomeoeGiulio è uno studio sul corpo violentato e violento degli attori in scena. È uno studio sulla fatica, sulla verità che racconta un corpo portato all’estremo”.

Si può ritrovare in questo modo di fare teatro qualcosa di già visto, terreni già esplorati: mi viene in mente la drammaturgia di Ricci/Forte. Però, l’opera di bologninicosta non è assolutamente un proporre qualcosa di già fatto: c’è studio, lavoro, elaborazione, costruzione e decostruzione.

D’altronde in ogni disciplina c’è qualcuno che ha lasciato una traccia importante e indelebile: la bravura e la differenza sta nel, se mai fosse, prendere spunto, ma poi introiettare, personalizzare ed elaborare.

RomeoeGiulio è in maniera evidente un lavoro di gruppo: è palpabile l’energia sul palco degli attori, la loro unione e sinergia. Il metodo seguito da bologninicosta, infatti, prevede una collaborazione continua tra autore, regista, attore e compositore musicale: l’attore non deve solo eseguire, ma essere parte del processo creativo. Un collettivo teatrale in un processo di sperimentazione continua e creatività autogestita.

Fondamentale è il ruolo del Coro, protagonista coi protagonisti: donne vestite da uomini e uomini vestiti da donne che rappresentano la società, con le sue paure, i suoi fantasmi, i bisogni e desideri.

Non si può prescindere dal coro in questo spettacolo: è un corpo unico che disegna lo spazio, definisce le azioni, primariamente con il grande uso di una forte fisicità, in secondo luogo con la voce e il canto per dare enfasi alle emozioni.

Riccardo Averaimo, Aurora di Gioia, Gabriele Olivi e Nicole Petruzza compongono il Coro donandosi completamente all’opera senza risparmiarsi: corpo, muscoli, spasmi, voce e cuore, mettono tutto in questa rappresentazione e si vede e arriva.

Mauro de Maio è un formidabile Romeo: così preso e presente, ogni movimento ed espressione arrivano diretti e pungenti. Dimostra di aver fatto un grande lavoro sulla espressività del corpo e del viso.

Andrea Zatti è un dolcissimo e sperduto Giulio, innamorato di Romeo; apparentemente un po’ più acerbo come attore, Andrea sostiene con trasporto il suo difficile ruolo.

Gianluca Paolisso è Madonna Montecchi, Madre di Romeo; una grande interpretazione per una figura che viene portata all’estremo non diventando mai ridicola. Eccentricamente truccata e addobbata, questa figura rispecchia l’amore che soffoca, l’amore che comanda, l’amore ripiegato su se stesso e, anche, lo sguardo degli altri, il giudizio esterno, l’opinione pubblica. Un plauso a Gianluca che raggiunge il suo apice nel momento drammatico.

Sofia Bolognini, autrice e regista, fa anche la sua apparizione in scena nelle vesti di Padre Capuleti, padre di Giulio, in un monologo duro e crudele, in una delle scene forse più forti.

RomeoeGiulio è uno spettacolo, ma anche un manifesto di impegno civile, sociale e politico. E’ testimonianza di un progetto, frutto di di un enorme lavoro di grande impegno e forti aspirazioni. Uno spettacolo che merita di girare ed essere visto.

RomeoeGiulio

Testo: Sofia Bolognini

Romeo: Mauro de Maio

Giulio: Andrea Zatti

Madonna Montecchi (Madre di Romeo): Gianluca Paolisso

Monseur Capuleti (Padre di Giulio): Sofia Bolognini

Coro: Riccardo Averaimo, Aurora di Gioia, Gabriele Olivi, Nicole Petruzza

Drammaturgia: Sofia Bolognini

Composer and live sound manager: Dario Costa

Regia: Sofia Bolognini

Assistente alla regia: Dario Costa

bologninicosta è una produzione che si occupa di arti perfomative. È un progetto di ricerca sociale e artistica.

Sociale perché si interessa di questioni civili utilizzando gli strumenti offerti dalla sociologia: indagine sul campo, raccolta dati, interviste. È uno studio attivo sul territorio, che attraverso l’esperienza diretta con le realtà suburbane amplifica e trasmette la voce delle minoranze.

Artistica perché, attraverso l’attivismo creativo, va alla ricerca di nuovi linguaggi. Spettacoli teatrali, live performances, istallazioni audiovisive: bologninicosta è un tentativo di contaminazione e sfondamento tra pratiche diverse di comunicazione col pubblico, passando dalla teatro-danza alla sperimentazione sonora con l’utilizzo di sintetizzatori e drum-machines.

bologninicosta è un processo, un’officina creativa in cui vocazione civile e onestà artistica vanno di pari passo, nel tentativo sempre aperto di ridisegnare un’ipotesi di spettacolarità più autentica e meno grossolana, una forma di fruizione più consapevole e precisa, veramente umana.

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