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Romeo l’ultrà e Giulietta l’irriducibile è uno splendido e geniale testo scritto e diretto da Gianni Clementi, autore tra i più prolifici e rappresentati che ha sempre qualcosa da raccontare e che trova sempre modi diversi per farlo.

In questo caso la più famosa tragedia di Shakespeare viene ripresa e adattata in chiave contemporanea (tutto si svolge ai giorni nostri) lasciandone intatti il senso e il dramma, ma riscrivendone completamente il testo e ricreando una nuova ambientazione.

Qui i Montecchi e i Capuleti sono due fazioni opposte in una fede fortissima, il calcio: ultrà della Roma i primi e irriducibili della Lazio i secondi.

La scena è aperta e l’azione prende l’avvio dai padri, Montecchi e Capuleti, che fanno pari e dispari per formare le squadre, come si faceva a scuola quando si giocava. Così, Er Murena e Er Catena compongono le proprie formazioni di quelli che saranno i protagonisti della storia: non più Montecchi, ma ultrà della Roma e non più Capuleti, ma irriducibili della Lazio.

Non siamo più a Verona, ovviamente, ma a Roma: le due opposte formazioni si scontrano ogni domenica allo stadio, tra cori denigratori, insulti e frequenti scontri spesso armati. Tra le vie della città, dal centro alla periferia, è sempre un corri corri: non appena membri degli opposti gruppi si incrociano come minimo volano provocazioni e insulti.

Sono ragazzi di una Roma popolare, periferica, che trascinano la propria vita tra lavoretti rimediati e le pasticche per sballarsi e fuggire per un breve momento da una realtà che non offre loro nulla o dalla quale non sono capaci di ricavare nulla di buono. Vivono lavori precari, consumano amori precari; non sognano, non hanno ambizioni. Attendono la domenica come fosse un evento per potersi incontrare, raccogliersi tutti insieme e ritrovarsi allo stadio, che diventa l’unico luogo di agglomerazione, l’unico spazio a cui sentono di appartenere e nel quale sentono di appartenersi.

In questa realtà, cruda, degradata e vera, che ricorda molto Pasolini, si muovono i personaggi che prendono le mosse da quelli shakespeariani, assumendone l’indole, ma reinterpretati in un chiave completamente nuova, contemporanea, bellissima e terribile insieme e sempre realistica.

Romeo è figlio de Er Murena e Giulietta è figlia de Er Catena: sono solo due giovani pieni d’amore che desiderano donarsi. Sarebbe impensabile che potessero anche solo avvicinarsi, eppure è scritto nel loro destino.

Così, mentre i loro sguardi si incontrano e la scintilla scoppia e poi l’amore divampa fino alla tragedia finale, intorno a loro si muovono gli altri personaggi, sempre gli stessi, ma che allo stesso tempo non lo sono: Mercuzio diventa Er Poeta, giovane amante della vita e della buona lettura che si esprime con linguaggio poetico; Benvolio diventa Er Colombia; Tebaldo, Er Cobra; la balia diventa Jessica, migliore amica di Giulietta; Paride, Er Macarena; Frate Lorenzo, Er Frate o Zì Frate e via dicendo con Babbuino, Schizzo, Spadino, Er Lumaca. Il Principe di Verona, infine, diventa il Sindaco.

Lo svolgimento sarà lo stesso che conosciamo e che conoscono anche gli stessi personaggi della storia: Giulietta e Er Frate, infatti, diranno di conoscere la tragedia shakespeariana, ma di aver sperato per se stessi in un finale diverso.

Romeo l’ultrà e Giulietta l’irriducibile è una storia di borgata che, affondando a piene mani nella poetica universale del Bardo, riesce a creare un qualcosa che, “nel già sentito”, è qualcosa di completamente nuovo.

E’una storia dal forte valore sociale che nel suo raccontare ammonisce a non lasciarsi andare agli estremismi dettati dal fanatismo, perché ogni fede portata all’estremo è pericolosa e dannosa, sia che si parli di politica, di religione o di calcio.

Che poi di calcio non si parla in questa storia se non per l’appartenenza dei due gruppi alle due opposte tifoserie. Il resto è Shakespeare, riletto e riscritto da Gianni Clementi. La scrittura è qualcosa di geniale e poetico: il linguaggio parte dal basso, dal romano della borgata, per esprimersi in versi, in quartine, volando così alto verso una poetica dolce ed espressiva.

Il testo è ironico, divertente, ma anche drammatico ed emozionante. Il tutto è sostenuto da un cast di quattordici bravissimi, alcuni straordinari, attori, di cui undici molto giovani, ma già davvero molto forti.

Ognuno riesce a caratterizzare in maniera precisa e tagliente il proprio personaggio, costruendogli una personalità che esce fuori man mano nel corso dello spettacolo. Un gruppo di lavoro molto bello, di cui si avverte e si apprezzano la presenza scenica del singolo e la sinergia del gruppo. C’è intenzione, c’è carica, energia, capacità di impatto; c’è verità e c’è preparazione.

La regia di Gianni Clementi è sferzante e incalzante e riserva delle chicche molto interessanti, come la presenza in scena di Tebaldo/Er Cobra e Mercuzio/Er Poeta anche dopo essere morti, come due fantasmi, due presenze che guardano gli eventi dall’altro e provano pena; oppure il divano sulla destra da cui gli attori fuori scena assistono agli eventi come spettatori davanti alla televisione o commentatori da stadio, quasi un coro greco che non può far altro che assistere impotente alla scena e manifestare la propria pietà. Anche la presenza in scena degli attori in movimento durante l’intervallo dà alla storia un senso di continuità, come a dire che la vita scorre anche quando non ce ne accorgiamo o siamo intenti a fare altro.

La scenografia di Carlo De Marino rispecchia la modernità della storia e l’ambientazione metropolitana nel suo essere costituita da un ponteggio e da impalcature che ogni volta diventano il balcone di Giulietta o la Cappella di Zì Frate.

Bellissimi e decisamente azzeccati anche i costumi di Mara Gentile e suggestiva la scelta delle musiche.

Romeo l’ultrà e Giulietta l’irriducibile è uno spettacolo bellissimo, di grande impatto emotivo, divertente e commovente. Uno spettacolo che resta un inno all’amore, universale, ed esprime un forte messaggio sociale: in un periodo di grande confusione ed enorme incertezza sociale e politica, una sola cosa sembra allo stesso tempo accomunare tutti, il calcio. Una passione così fortemente universale e così altamente condivisa e che allo stesso tempo divide opposti tifosi in maniera dura e drammatica, come se lo stadio fosse l’unico luogo di ritrovo per certi giovani e la violenza che si sprigiona tra le curve l’unico sfogo al loro dolore e alla loro insoddisfazione.

Mercuzio/Er Poeta muore “per due colori differenti”, Tebaldo/Er Cobra per un fanatismo dietro il quale nasconde la propria solitudine e la propria debolezza; Romeo e Giulietta, uniche anime diverse, col cuore disponibile all’amore e all’accoglienza, muoiono uccisi da un mondo che non sa vedere e accettare il loro amore e il suo significato universale.

Allora è il caso di mettere da parte l’odio e la divisione di cui non ricordiamo nemmeno le radici e rimettere la palla al centro, ricominciare. Perché, in fondo, “basta volesse bene”.

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Foto di Pino Le Pera

Romeo l’ultrà e Giulietta l’irriducibile (Storia d’ amore e tifo, con tragedia finale)

scritto e diretto da Gianni Clementi

con (in ordine alfabetico): Simone Crisari (Zì Frate), Alessio D’Amico (Er Macarena e il Sindaco), Giulia Fiume (Giulietta), Edoardo Frullini (Romeo), Federico Le Pera (Er Cobra), Daniele Locci (Spadino), Matteo Milani (Er Colombia), Luca Paniconi (Schizzo), Simone Pulcini (Er Lumaca),  Guido Quaglione (Babbuino), Luna Romani (Jessica), Gianmarco Vettori (Er Poeta)

con la partecipazione straordinaria di Stefano Ambrogi e Marco Prosperini

aiuto regia Claudia Genolini

assistente alla regia Guido Quaglione – Lucia Clementi

scene Carlo De Marino

costumi Mara Gentile.

foto di scena Pino Le Pera

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