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Romeo e Giulietta, Ama e cambia il mondo – La danza (considerazioni)

Quando la musica non è solo suono, quando il corpo diventa simbolo, quando i muscoli sono tesi al massimo, quando un gruppo diventa un unico insieme è allora che i nostri appassionati ballerini creano figure nell’aria, li vediamo non solo ballare , ma disegnare una coreografia, rappresentare un film le cui immagini sono chiare e distinte.
E’ allora che il messaggio arriva.
Non sono solo corpi in movimento, ma matite nelle mani di un artista.
E’ allora che il ballo diventa danza e la danza diventa altro, trasfigurandosi e andando oltre se stessa.
Immagine e rappresentazione.
Quanto deve essere duro il lavoro di un danzatore! Non solo devi sottoporti ad un allenamento costante, lungo e faticoso, sempre diverso per far sì che non siano sempre gli stessi muscoli a lavorare, ma devi imparare decine di coreografie tutte insieme, in una volta sola.
Un ballerino deve avere sicuramente un’ottima memoria; deve vedere i passi e saperli riprodurre immediatamente. Immagino, per esempio, in un lavoro come R&G quante volte avranno dovuto provare non solo per imparare i passi, ma anche per realizzare le coreografie tutti all’unisono. Ancora, vedendo i video delle lezioni postati su Facebook, immagino quante coreografie diverse a settimana debbano imparare, immagazzinare e riproporre.
Poi, dopo tutto il lavoro, di allenamento, prova, affinamento in sala, ci sono le prove sul palco. A volte, magari, non si ha nemmeno il tempo di prendere dimestichezza con un palco nuovo, ma il ballerino conosce la propria posizione e sa come deve acquisirla e mantenerla.
Un’altra cosa notevolmente importante è quella che ogni ballerino (almeno in R&G) conosce non solo la propria posizione sul palco, ma anche quella di tutti gli altri.
Le scene di ballo del musical sono tutte corali, quindi è fondamentale che tutti conoscano gli spazi e i movimenti degli altri, per una serie di motivi.
Io posso immaginare che uno sia il fatto di poter sostituire al bisogno un ballerino assente, o, se non sostituirlo, coprire anche il suo spazio in modo da non lasciare “buchi” in scena.
Un altro motivo può essere quello di essere in grado di occupare più o meno spazio laddove qualcuno dovesse entrare in ritardo non arrivando in tempo al proprio posto.
C’è, dietro il lavoro di danzatore, un grandissimo impegno e tanti aspetti che penso ancora di non conoscere.
Mi viene da pensare a quelle settimane particolari in cui a Roma e a Milano i nostri artisti hanno avuto due repliche consecutive al giorno per tre o quattro giorni.
Matinée e serale, matinée e serale…immagino le alzatacce, la corsa in teatro, il riscaldamento, le prove, poi lo spettacolo, poi un po’ di riposo, magari torni a casa, magari resti lì perché casa è lontana o perché c’è qualche modifica dell’ultimo momento da apportare, poi il serale.
A mezzanotte, sfinito, ma soddisfatto e felice, termini lo spettacolo e vorresti solo crollare nel letto perché sai che il giorno dopo, molto presto, si ricomincia.
Sì è vero che sono giovani e allenati, ma questi ragazzi e queste ragazze sono davvero tosti/e: il corpo è una macchina e per quanto giovane e allenata, ha bisogno di riposo e di tempi di recupero.
Ho una grandissima stima per questi danzatori.
Innanzitutto perché hanno inseguito una passione e sono riusciti a farne la propria professione. Poi perché non smettono mai di dare il massimo e si vede ad ogni replica. Inoltre sono sempre sorridenti e disponibili con chiunque li fermi per un complimento e una foto.
Non pensiamo poi che il loro impegno finisca qui. Molti di loro, insegnano presso altre scuole, tengono lezioni ad altri futuri danzatori e continuano ad aggiornarsi con stage e corsi specifici. Alcuni hanno partecipato anche ad altri lavori, quindi altre prove, altre coreografie da memorizzare, spostamenti…
Se ci avete fatto caso, nessuno di loro si è fermato completamente questa estate e, se lo hanno fatto, è stato per pochissimo tempo; il resto del tempo lo hanno trascorso a danzare, insegnando e specializzandosi.
Una professione meravigliosa la loro, faticosa e non credo troppo ben pagata.
Sono fiero di poter dire che sin dalla prima replica alla quale ho assistito (Roma, ottobre 2013) io mi fermavo a fine spettacolo, quando ancora non c’era il delirio delle fan sfegatate e invasate, alle transenne poste all’uscita dei camerini ad applaudire ogni singolo ballerino e ballerina.
Mi sentivo un po’ scemo nel farlo, lo ammetto; inoltre ammetto anche che allora ne conoscevo proprio pochi, ma sapevo che era giusto così, che dovevo farlo, che questi ragazzi e queste ragazze, alla fine di tanto lavoro dovevano sapere che questo loro impegno era stato apprezzato, che grazie a loro io avevo sognato, avevo danzato.
Un altro aspetto da sottolineare è il forte senso del gruppo che hanno sviluppato, la grande unione che c’è tra tutti loro. Si vede, è palpabile: sono tutti amici, tutti uniti. Sono i primi a intervenire se un collega si fa male, prima ancora degli infermieri del primo soccorso presenti in teatro. Lo vediamo dalle foto che pubblicano sui social network.
Un grandissimo gruppo di grandi professionisti per uno spettacolo meraviglioso!
Senza di loro R&G non sarebbe Romeo e Giulietta – Ama e cambia il mondo.
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