Teatro Greco

10 Aprile 2015

Robin Hood, Il Valore della Giustizia è un gradevole musical “in progress”: possiede infatti interessanti, a volte ottimi elementi scenici e narrativi, belle musiche, un’ ottima orchestrazione e alcuni interpreti molto validi

Allo stesso tempo, si avverte che si tratta di un lavoro che deve ancora prendere una propria strada e acquisire un’identità ben specifica; d’altronde dopo solo due giorni in scena (quella a cui ho assistito è la terza replica) è più che normale.

La storia è ben nota: Robin Hood è il ladro che ruba ai ricchi per dare ai poveri; quando sul trono salirà il Principe Giovanni, usurpando il posto che appartiene di diritto a Re Riccardo, Robin sentirà il dovere di intervenire insieme al suo fido amico Little John per ripristinare l’ordine delle cose.

Lo spettacolo possiede alcune soluzioni registiche molto interessanti: Robin Hood  arriva in scena entrando dalla platea vestito in abiti moderni e indossando i panni dell’eroe di Nottingham solo una volta arrivato sul palcoscenico; la stessa cosa accadrà alla fine, quando Robin svestirà i propri panni di scena, per tornare ad indossarne di moderni, come a indicare una contemporaneità della storia ed una continuità anche dopo la fine della rappresentazione.

Molto bella è la scena in cui Re Riccardo è in cella e canta disperato mentre in primo piano si svolge un’altra azione completamente al rallentatore.

Le musiche e l’orchestrazione di Simone Martino sono molto belle e anche le liriche ben gestite e in accordo: si avverte solo un tono in generale sempre troppo grave: è vero che si parla di fame, miseria e povertà, ma, a volte, si sarebbe potuto usare un tono più incisivo; ci sono momenti in cui le voci maschili sono tutte troppo “cupe”.

Molto belli i costumi; meno efficaci, in alcuni momenti, le luci, che accentuano una chiusura sulla scena piuttosto che un’apertura verso il pubblico. Si tratta pur sempre di una commedia e forse un po’ più di “apertura” sarebbe stata più efficace.

Elementi di eccellenza dello spettacolo sono Daniele Derogatis, Il Principe Giovanni: oltre dar vita ad un personaggio cattivo, ma molto divertente, Derogatis affascina e cattura immediatamente l’attenzione e il plauso del pubblico per la gestualità, la mimica facciale ed una voce potente e perfetta per il carattere del personaggio.

Travolgente, carico e dalla voce possente come la sua figura Giuseppe Cartellà nei panni di Little John (tra l’altro anche autore del libretto con Simone Martino).

Altro elemento di spicco Simone Sibillano nei panni dello Sceriffo di Nottingham: perfettamente a proprio agio, con la sua bella voce e il suo saper stare in scena, dona al personaggio quel guizzo folle, avido e cinico al punto giusto.

Ancora, Mariagrazia Di Valentino, Lady Sibilla, assolve con onore al suo compito di spietata spada del Principe/Re Giovanni.

Lorenzo Tognocchi, Re Riccardo, dopo un inizio titubante, riesce a ritrovarsi e a portare a casa il suo personaggio.

Giusto ed equilibrato Paolo Gatti nei panni di Frate Tuck: bella voce profonda forse qui più adatta che per altri personaggi (sempre per quel discorso di percezione musicale di un lirismo un po’ troppo grave).

Divertente e ironico Antonio D’Onofrio in Bronco che, non so perché, mi viene da chiamare Broccolo, forse per la caratterizzazione particolarmente buffa che ne viene data e perfettamente funzionale.

Mi spiace aver lasciato per ultimi Michelangelo Nari Sharon Alessandri, rispettivamente Robin Hood e Lady Marian; purtroppo la loro esibizione non mi ha convinto.

Da un punto di vista puramente estetico sembra più di vedere Peter Pan e Trilly; la figura di Michelangelo viene soffocata dalla statura fisica degli altri interpreti, primo il Re Riccardo (escluso Little John che deve essere così come è) e la sua interpretazione non è così efficace da supplire a questo limite.

Però c’è da dire che Michelangelo è straordinario nel brano in cui Robin urla disperato il suo senso di inadeguatezza, il suo essere solo un uomo.

Qui tira fuori quella che sembra essere veramente la sua voce che fino a quel momento era stata trattenuta e che arriva dritta, non per gli acuti o le “urla”, bensì per l’intonazione è l’intensità interpretativa.

E allora, visto che un “momento no” può capitare a chiunque, sospendo in parte il giudizio, in attesa di un nuovo e diverso confronto.

Menzione a parte va fatta per la splendida Brunella Platania nel ruolo di Lady Rose: oltre ad essere simpatica e a divertire con le sue espressioni, Brunella è un’artista che fa sentire il suo valore con leggerezza, senza imporsi. Il suo solo essere in scena dona un qualcosa di più allo spettacolo: ne avverti la lieve presenza nei controcanti delicati che non si sovrappongono mai alla prima voce.

Una grande fortuna per questi ragazzi vedere in azione ed essere in scena con un talento come quello di Brunella, da cui poter prendere e imparare sicuramente qualcosa.

Sono convinto che questi cinque giorni in scena saranno molto utili per limare e sistemare quegli aspetti ancora un po’ rigidi e per aiutare questi ragazzi ad acquisire piena scioltezza sul palco. La curiosità e la voglia di rivederli tra qualche tempo c’è.

 

Musiche e Orchestrazione: Simone Martino

Libretto: Simone Martino – Giuseppe Cartellà

Regia: Paolo Gatti

Aiuto Regia: Serena Mastrosimone

Tecnico del suono: Willy Antico

Scenografa: Martina Basta Salvetti

Direttore di scena: Fabrizio del Prete

Coreografie: 2D

Coreografie: Claudia Gallo

Grafica: Giulia Pagano

Assemblaggio costumi: Rita Pagano

 

CAST di ROBIN HOOD IL VALORE DELLA GIUSTIZIA:

Robin Hood: Michelangelo Nari

Little John: Giuseppe Cartellà

Lady Marian: Sharon Alessandri

Re Riccardo I Cuor di Leone: Lorenzo Tognocchi

Principe Giovanni: Daniele Derogatis

Sceriffo di Nottingham: Simone Sibillano

Fra Tuck: Paolo Gatti

Lady Sibilla: Mariagrazia Di Valentino

Bronco: Antonio D’Onofrio 

Con la Partecipazione di Brunella Platania in Lady Rose

Voce Narrante: Davide Lepore

Ensemble:

Claudia Gallo, Danilo Monardi, Serena Mastrosimone, Massimiliano Lombardi, Arianna Milani, Pierluigi Sorteni, Martin Loberto, Alice Viglioglia.