Foto-Il-Non-Visto

Vox Animi ha portato in scena al Teatro Trastevere Il non visto, di Craig Wrigth, commediografo, sceneggiatore e produttore televisivo statunitense, uno dei più stimati drammaturghi della scena americana contemporanea.

Il testo, all’interno di una trama stimolante, contiene interessantissime speculazioni di filosofia del linguaggio e di ontologia espresse in affermazioni accessibili perché riferite a situazioni concrete.

A sipario aperto, mentre gli spettatori prendono posto in sala, rumorosamente e senza prestare attenzione a ciò che intanto accade sul palco. una guardia carceraria sta prendendo a botte un carcerato. Calci, pugni, sprangate, umiliazioni, minacce che si odono appena come se i due fossero sullo sfondo. Nel frattempo un altro carcerato è sdraiato nella propria cella, poi si mette seduto e gioca con quella che sembra una pallina di mollica di pane.

Una scena troppo lunga e alla fine stancante tanto da far distogliere l’attenzione anche a chi la prestava.

Si scoprirà che i due sono due uomini imprigionati da undici anni da un supposto regime totalitario per crimini che ignorano e senza alcuna speranza di essere liberati. Occupano due celle attigue, non possono vedersi e possono solo parlarsi. Nei loro discorsi intervengono lunghi giochi per far passare il tempo e tenere la mente sveglia, ma anche considerazioni sul loro stato di prigionia, sulle sofferenze e umiliazioni a cui vengono sottoposti dalla guarda carceraria, uomo visibilmente frustrato, e ipotesi su un mondo esterno di cui non sanno più nulla.

L’arrivo di un terzo silenzioso prigioniero li spingerà a reagire e a progettare una fuga cercando la collaborazione della stessa guardia carceraria.

Il non visto è un testo profondo e complesso che si interroga sulla distinzione tra reale e immaginario e sulla difficoltà di abbandonare la propria opinione a favore di quella di un altro, affrontando temi cari alla filosofia del linguaggio (il concetto di esistenza legato ad un nome o all’esperienza empirica che di quell’oggetto possiamo avere).

Purtroppo però, lo spettacolo non coinvolge né per la storia umana raccontata né per i concetti espressi.

Nonostante si intuisca la bravura degli attori, la storia non arriva a colpire emotivamente a causa di una recitazione artefatta e poco credibile che frustra qualsiasi tentativo di empatia e di una regia statica se non assente, impedendo così la creazione di una dimensione comunicativa o figurativa.

Anche la scenografia, praticamente inesistente, e un uso scorretto delle luci lasciano troppo spazio al campo visivo che si perde tra le lunghe pareti nere del fondale senza sapere dove poggiarsi.

Peccato: un’occasione persa per la compagnia Vox Animi che gode di una certa considerazione nell’ambiente teatrale off.

Il non visto

Di Craig Wright

A cura di Vox Animi

Con Marco Barbarisi, Gabriele Namio, Federico Pastore

Regia Valentina Guaetta, Paola Moscelli, Lodovico Zago

Vox Animi

FacebookTwitterPinterestGoogle +Stumbleupon